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LA RIVIERA DEI COBRA [ DALLA CUFFIA GRIGIA ]…

di Redazione | in: Cactus, Cronaca e Attualità, Oblò: Appunti e Spunti, Quelli che...

…Parte da via Cairoli di Grottammare.
Fusti di palme suicide Cobra giganti ritti Sei
Pronti ad attaccare
Incontrali di notte Neri Non hai scampo viandante
Ma non attaccano ancora Vogliono diventare otto [ metamorfosi tragica di due palme ultime, quasi ex ]
Otto in fila e ritti saranno i cobra Soldati in guerra E nella Riviera un esercito In ordine sparso.
All’attacco.
E sarà la Riviera dei Cobra [dalla cuffia grigia] *
(*) Sbrigarsi a registrare nome e marchio. Sempre meglio che “Riviera dei cazzi dritti”
P.S. / Domani le foto

14.11.´09                                      PGC  


Caro PGC, Ti ho letto. La  vera vena poetica che mostri, sgorga dal cuore ma, come per me, è spinta dalla pressione insopportabile che si forma in ben altri organi maschili. Io spero anche Tu possa fare l’incontro in cui ieri sono stato coinvolto io mentre mi montava una pressione del tutto similare alla Tua. Leggimi in allegato, quando hai un momento (allontanandoTi dai Cobra, ovviamente!)
FDA  



14 novembre 2009 

SAN BENEDETTO DEL TRONTO IN INCOGNITO

Nella città del Santomartire, stamani mi ha svegliato il sole che filtrava dalle persiane. Succede raramente , chè sono in piedi quando è ancora buio: sono strutturato per poter dormire poco e, adesso che sono vecchio, ancor meno.

Sono uscito di casa, mi sono immerso nella “Qualità Della Vita” che mi ha portato ad abitare qua dove è nata la donna che mi controlla da quarant’anni e con cui ho in essere un contratto leonino  la cui scadenza recita “alla resurrezione della carne”.

Ho camminato toccando terra solo ogni tre-quattro passi, un sorriso irrepresso sulle labbra, il senso di fame giusto per una colazione nel mio bar del centro. E, come sempre, ho comprato i  quotidiani che, tornato a casa, assorbono buona parte del mattino dei miei sabati e delle mie domeniche oltre quelli della donna di cui al paragrafo precedente.

Non so Voi, io sono molto di Destra ed è questo il motivo per cui il mio edicolante, ormai senza più chiedermelo, appena mi avvicino mi porge “la Repubblica” , “l’Unità”  e “Il Manifesto” ed io gli rifondo un Capitale non indifferente che varia fra 3,30 e 3,80 euro. Stranamente, l’uomo, anzicchè “faccetta nera”, mentre mi allontano mi fischia dietro il refrain  de “ El pueblo Unido”.

 

Bene, il destino ha voluto che oggi abbia scorso in anticipo i titoli di prima pagina che normalmente scorro dopo la colazione: mi si è spento il sole di fronte e ho cominciato a strascicare i piedi per terra. Uno, spuntato non so da dove, con lo sguardo allucinato , fissandomi senza vedermi, mi ha fermato:

“ Nessuna qualità della vita” mi ha detto “tutte balle!”

“ Hai ragione, amico” gli ho risposto “ un caffè?”

“ No, non oggi , devo andare. Crolla tutto, sai? Tutto crolla! Non si può fermare!”

“ Hai ragione, amico” gli ho risposto “un caffe?”

“ E’ già domani? Va bene, l’accetto!”

Lo abbiamo preso in piedi di corsa,il caffè, mal volentieri.

“ Ciao, Pietro, grazie” mi ha salutato.

“ Ciao, Giorgio, a presto” l’ho salutato.

“ Io… Io non sono Giorgio “ mi ha detto voltandosi, a voce bassa, guardandomi senza vedermi.

“ E …io non sono Pietro” gli ho risposto allargando le braccia.

“ Non sei Pietro? Non sei Pietro?“ parlando quasi fra sé, scuotendo la testa, si è allontanato borbottando “ Tutto crolla, non si può fermare”. Certo era uno strano, a cominciare dal fatto che teneva stretto  in vita, con una cintura di cuoio improbabile, l’impermeabile cortissimo e al posto delle scarpe aveva dei calzari tenuti con dei legacci intrecciati sui polpacci, attorno ai calzoni sdruciti.

Io sono rimasto là, appoggiato al bancone, i giornali nella mano lasciata pendere lungo il fianco,  con il gusto del caffè che non riusciva a vincerla sull’acidità che mi saliva dallo stomaco, proprio non riusciva.

Non volevo votarlo Bersani, io, è troppo intelligente, troppo educato: i titoli oggi dicono che ha  “invitato” il nostro Sovrano a farsi processare.

E non mi fido di Saviano, io, è troppo intelligente, troppo educato: i titoli oggi dicono che abbia “pregato” il Sire di ritirare la “norma del privilegio”.

Ancora, rabbrividisco di Casini,io, sembra troppo intelligente, troppo educato, quasi di chiesa : i titoli oggi dicono che abbia “espresso” un giudizio sulla legge che salva il Re (dev’essere per questo che gli intenditori inglesi salvano solo la regina) definendola, signorilmente, “una porcheria”.

Sono uscito dal bar con la testa incassata tra le spalle come piovesse e una gran rabbia che mi montava all’altezza dei testicoli facendoli vorticare.

“Invitato”, “pregato”, “espresso un giudizio” !

“ Cazzo, cazzo, cazzo” ho pensato dentro di me “ ci vuole altro, ben altro, dell’altro per quello là! Parole sì ma non carezzevoli, timide, ossequiose, finto-educate. Ci vuole energia, sicurezza volontà indomita, consapevolezza dei valori, capacità di rischio, autostima: noi di destra dobbiamo finirla di essere il Popolo delle Cecità! Basta una parola, una parola sola: ma gridata, sbraitata, espettorata, vomitata; colpente, sfregiante, sfinente, sodomizzante; inconfutabile, indelebile, innegabile, irrefragabile; sferzante, tagliente, freddante,liquidante…”

“Tutto ormai sta crollando e finendo!” Mi sono ripreso dai pensieri  e, girandomi verso sinistra da dove proveniva la voce, l’ho rivisto. Lui era là, vicino a me quasi come quando avevamo sorbito il caffè poco prima al bar.

“ E’ vero, tutto ormai  cade” ho ribadito

“ Manca poco!”

“ Quanto, secondo te, amico?”

“ Sono vecchio” mi ha risposto “ ho perso il senso del tempo. Mi sembra di averti visto…”

“ Un quarto d’ora fa, amico! Ti ho offerto un caffè!”

Mi ha messo una mano sulla spalla e , guardandomi senza vedermi, mi ha detto:

“ Non se ne può più! Tutto ormai sta finendo! Ciao Franco”

“ Ciao Giorgio” ho risposto,  incredulo che adesso conoscesse il mio nome

“ Io…io non sono Giorgio” mi ha detto

“ Come ti chiami, amico?” gli ho chiesto mentre provavo  un calore confortevole irradiarsi dalla spalla dove si era posata la sua mano e il calore non raggiungeva altra parte del corpo che la mia testa, la mente, il cervello. Ho chiuso gli occhi e appena chiusi, come un lampo, accecante, mi è venuta  la parola, mi è venuta la parola!! Me la sono assaporata, passata dal cervelletto al lobo sinistro (anche se a noi di Destra tutti questi viraggi a sinistra piacciono poco). Splendida , unica, multiaggettivante, sintetizzante! Ottima e ottimale! Vincente!

“Signore, sta male?” mi  ha scosso una donna fermatamisi accanto “ E’ un po’ che l’osservo! sta parlando da solo con gli occhi chiusi !”

“ Sto bene signora, non si preoccupi” le ho detto “ non da solo, parlo a questo signore qui…” mi sono girato, ma alla mia sinistra non c’era più nessuno “parlavo adesso con il signore accanto a me…”

“ Ma no” mi ha detto con tono basso e preoccupato la signora “ le ho detto che è un po’ che l’osservo, non ha mai avuto nessuno accanto! Vada a casa, vada a casa subito!”

Ho seguito il consiglio della donna, sono andaton a casa, ero ormai a poche centinaia di metri.

La parola non mi sarebbe più sfuggita.

“Adesso la conservo ferma nella mente e la voglio suggerire io a Bersani , per primo, perché gliela dica al Re dei Re, all’Unto, gliela esterni chiara a nome di tutti noi di Destra.  Però non voglio umiliarlo, Bersani “ ho pensato mentre aprivo la porta di casa “non voglio umiliarlo. Voglio aiutarlo a comporla da solo la parola, aiutandolo come faccio, da tanti anni, quando scherzo con i miei studenti che non ricordano un termine che dovrebbero sapere”.

Sono entrato in casa e a voce alta ho detto a mia moglie:

“Sono tornato, amore. Ho qui i giornali!”

“ Gli voglio dire, a Bersani” ho continuato a pensare “ Bersani, è un’unica parola che devi dire a Sua Maestà, un’unica. E’ mediamente lunga ed è unica, ne sintetizza cinque ed è unica . Ti vedo in imbarazzo, Bersani. Non preoccuparti, ti aiuto io!”

“Grazie” mi risponderà Bersani “mi aiuti lei, professore”

Ed io : “ Bersani comincia per VU….”

E lui, arrossendo per lo sforzo mentale : “…per VU”

Ed io : “ Bravo, Bersani …per VU”

E lui : “Sì, professore…per VU”

Ed io :  “ E finisce per….”

Lui: “…finisce per…”

Ed io, con le mani a coppa sulla bocca, gridando rivolto in direzione di Roma :

“  E finisce per …A F F A N C U L O !!!  Per AFFANCULO finisce ”. 

 

Abbiamo finito di pranzare poco fa. Ha cucinato la controparte  del mio contratto perenne, molto bene devo dire. Abbiamo avuto ospiti: mio cognato, la sua consorte avvocato matrimonialista che difenderebbe subito mia moglie nell’eventualità io sgarrassi (spesso mi guardano assieme e mia moglie dice che Maria, l’avvocato appunto, vince tutte le cause e Maria, annuendo, dice che sì le vince tutte e chi perde paga tanti soldi. Sono ormai vecchio, non capisco questo accanimento).

Chissà come, il discorso è andato sulla festa del patrono della nostra città, sulla “festa del Santomartire” insomma e poi sul Santo in prima persona.

Mi sono sentito gelare (e mentre scrivo sono ancora scosso) quando ho saputo che S. Benedetto era un soldato romano, vestiva la corta tunica del legionario, ai piedi i calzari legati ai polpacci.

FDA


Caro PGC, Credo che stavolta Tu abbia preso un granchio, grosso peraltro. Pare Tu non sia al corrente dello sforzo a livello mondiale per fermare il grande male che si trasmette con l’atto sessuale, prima che ci sopraffagga tutti. Trattasi quindi , ne sono certo,  di comunicazione comunale creativa che da un lato vuole sensibilizzare sulla prevenzione e dall’altro pubblicizzare al mondo intero le caratteristiche dei maschi indigeni per sostenere il turismo. Cordialità PGC, cordialità.
FDA




15 novembre 2009 alle 19:26 | Scrivi all'autore | stampa stampa | Invia ad un amico Invia ad un amico |
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