LA SFIGA
di Redazione | in: Cactus, Cronaca e Attualità, Oblò: Appunti e Spunti, Quelli che...di Franco De Anna
13 DIC 09 – Si era chiesto molte volte perché fosse così sfortunato. Da sempre. Andava rivangando mentalmente esempi da quando era giovane ai tempi presenti: sfiga, sfiga nera non c’era dubbio.
Per esempio, a scuola era avanti di un anno e aveva perso il vantaggio in seconda superiore quando quella…quella…della professoressa di chimica prima gli aveva mostrato le mutandine bianche accavallando in continuazione le gambe mentre era seduta in cattedra e poi, con la scusa di dargli una mano a ripetere la lezione, l’aveva invitato in laboratorio all’ora di pranzo (…chè tanto mangio lì solo un croissant e mi bevo solo un mezzo bicchierino di grappa che distillo con l’alambicco della scuola…ne vuoi assaggiare un poco?… dimmi la formula del carbonato acido di sodio…dimmi cos’è la bauxite e scrivine la formula…ma ,caro, non sai quasi niente!..). Certo! Lui si confondeva: quella aveva il camice bianco attillato sul petto con un bottone di troppo sbottonato: si badi bene, negli anni sessanta non si vedevano seni al vento come oggi, tanto che adesso fanno più effetto quelle ben coperte. Basandosi sull’esperienza personale, purtroppo non ancora operativa ma sostanzialmente basata sul pensare iperrealista durante l’autosoddisfazione, con le viscere giunte alla loro massima espressione, aveva allungato la mano per accarezzargliene una , la più vicina.
La vigliacca tentatrice gliel’aveva arpionata, la mano e a nulla era valsa la scusa che volesse prendere una provetta…L’aveva rimandato a settembre per la sola chimica e regolarmente bocciato all’esame di riparazione autunnale nonostante fosse evidente quanto avesse approfondito la materia (passando l’estate nel retro della farmacia sotto casa, con la figlia del dottore iscritta al terzo anno della facoltà d’interesse, bravissima anche se assolutamente non bella come la professoressa: grazieaddio, unica cosa positiva della storia, gli aveva insegnato anche un paio di giochetti che, diceva lei, erano la risultanza di vere e proprie reazioni chimiche sviluppate dall’organismo umano ).
Per esempio, una volta diplomato – aveva vinto una borsa di studi per un superdiploma di specializzazione in materie petrolifere e, nel preparare la tesi presso una raffineria dell’Agip era stato assunto a tempo indeterminato e senza periodo di prova per lavorare in Costa d’Avorio con uno stipendio “stra-bi-lian-te”. Poche settimane prima di partire per l’Africa, una delegazione di due carabinieri aveva suonato alla porta di casa spaventando a morte la madre. Quello che sapeva leggere, gli aveva letto piano l’oggetto del decreto che aveva in mano: aveva superato gli esami psicotecnico-attitudinali sostenuti a Torino e doveva partire per la scuola militare d’artiglieria di Foligno. Non valevano più le autorizzazioni di legge per procastinare il servizio militare attraverso l’iscrizione all’università: non era più un militare “semplice” ma aveva superato un concorso statale per divenire ufficiale! (assieme a quello che sapeva scrivere, il carabiniere scattò sull’attenti…)
Per esempio, terminato il servizio militare e assunto da una multinazionale petrolifera gli erano state rivolte congratulazioni perchè veniva assegnato ad un ufficio assolutamente non distante dai luoghi natii del nord-est Italia. “Quanto distante?” chiese, “ Oh, poco… “ gli risposero sorridendogli “…più o meno un quattrocento kilometri!”, “Come si chiama il luogo?” balbettò, “ Perla” gli dissero e siccome era evidente che non sapeva dove si trovasse, aggiunsero battendogli sulle spalle “ E’ nello Stato Pontificio!”
Comunque non fu quella la negatività ma una successiva traversia che ebbe con un’indigena di quello Stato, espertissima di contratti e approfonditissima sui Patti Lateranensi. La donna, con uno strattagemma lo condusse in una chiesa del paese limitrofo a Perla, chiamato Santomartire dove lo indusse a firmare assieme a lei un registro assicurando che era quello dei visitatori e quindi confermandogli con un sorriso beatissimo , non rammentava bene se “ Adesso sei mio per sempre!” o “ Adesso sono tua per sempre!” : il dettaglio si sarebbe rivelato del tutto insignificante.
Per esempio, in tempi molto più recenti, trasferitosi in Santomartire per finire lì i suoi giorni ed essendosi messo a scrivere i propri ricordi, un quotidiano on-line aveva iniziato a pubblicarglieli nonostante la prosa risultasse scadentissima. Quasi tutti gli amici storici, spesso richiamati nei citati articoli, gli avevano tolto il saluto, offesi di ritrovarsi menzionati nei suoi racconti senza essere stati preventivamente avvertiti e senza fosse stato loro richiesta autorizzazione. Si ritrovava adesso straniero nella patria dell’indigena truffatrice e senza amici, peraltro circondato da palme dalle ombre incombenti con forse già insediato il “punteruolo rosso” che ne mina la stabilità.
Mentre pensava a quegli e a molti altri esempi della sfiga che lo aveva investito, una considerazione gli si faceva strada nella mente e contribuiva a rasserenarlo molto in quanto era abbinabile fortissimamente al famoso proverbio “sfiga comune, mezzo gaudio”.
Sì, non poteva dirsi sfiga comune ma certamente stava per colpire un gran numero di persone, circa metà degli Italiani: “ Quando cadrà il nostro Sovrano “ elaborò “ ah, ah, ah! Voglio proprio vedere la faccia dei sudditi prediletti abbandonati ed in totale balia dei Comunisti. Intanto gli mangeranno subito tutti i bambini e sarà solo l’inizio, sarà…”
Era così bella quella sensazione riconducibile alla sfiga altrui, che la problematica che lo investiva così pressantemente sembrava di molto lenita. Già cominciava a credere che, rispetto alla sfiga che avrebbe colpito tanta gente e per così tanto tempo, la sua di sfiga poteva considerarsi senz’altro più contenuta, più piccola.
Una sfiga più breve.
Magari senza l’esse.
FDA
Attenzione!!!
Mentre scrivo, gridano dai TG che Silvio Berlusconi a Milano è stato oggetto del lancio di un pesante oggetto contudente che l’ha colpito sul labbro.
Non ci sono ancora notizie precise sull’attentatore.
Un amico che si trova proprio là e sta per rientrare a Santomartire, sospendendo l’atteggiamento offeso nei miei confronti, mi ha telefonato dicendomi che gira voce che l’attentatore sia un pro-pro-pro-nipote dell’anarchico che fece fuori l’arciduca Francesco Ferdinando d’Asburgo a Sarajevo.
L’unica cosa che si mormora dell’uomo è che, a differenza dell’antenato, pare abbia grossi problemi alla vista.
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