Judy Budnitz “L’odore afrodisiaco del cloro”
di Pierluigi Lucadei | in: Primo Piano, Recensioni“L’odore afrodisiaco del cloro” è una raccolta di racconti che non si dimentica facilmente. L’autrice, la trentasettenne Judy Budnitz, è maestra nel costruire storie di quotidiani squallori ed egoismi, nell’ambientarle in una realtà appena più magica della nostra, nel tenere i personaggi per mano per buona parte del racconto per poi, all’improvviso, liberarli e, così facendo, lasciarli alle loro (anti)umane azioni, permettergli di trafiggere il lettore, fargli – a volte anche per una brevissima frazione di secondo – tremare i polsi. Immaginate una poetica a metà strada tra quelle di Garcia Marquez e Alfred Hitchcock, trapiantatela in una cittadina americana che non abbia tra i suoi pregi la tolleranza e un alto quoziente intellettivo medio (fratelli Coen?), e potrete farvi un’idea di cosa aspettarvi da queste duecentottanta pagine.
Il surreale e il grottesco – gravidanze che durano quattro anni, figlie che sostituiscono madri agli esami mammografici, uomini che ordinano mogli per corrispondenza, una ragazzina coi piedi palmati che finisce nella nazionale di nuoto, coniugi bianchi che mettono al mondo bambini neri, un guardiano di elefanti senza il suo elefante – sono solo i lati dei racconti di pronta presa sul lettore. Occorre buttare l’occhio più a fondo, inabissarsi oltre la superficie per trovare la materia pulsante della scrittura di Judy Budnitz. E, ogni racconto, sotto il pelo dell’acqua, nasconde una sottile ma feroce critica dell’America e dei suoi vizi. I momenti più riusciti sono nel quasi-realismo-magico di “Da dove veniamo”, il racconto d’apertura, in “Ospiti”, raccontino di rara maestria minimalista, tutto incentrato su una serie di telefonate tra madre e figlia, e nella storia paranoide di “Salvare la faccia”, forse apice della raccolta.
“Preziosa vuole andare in America. Ha sentito dire che appena varchi il confine ti danno subito una lavastoviglie gratis. Nei negozi americani di ogni cosa ce n’è sempre a centinaia, roba da mangiare a perdita d’occhio, più di quanta uno ne può ingurgitare in una vita intera. C’è lavoro in abbondanza per chiunque lo voglia, perché gli americani sono il popolo più pigro della terra e non vogliono fare niente se possono pagare qualcuno che lo faccia al posto loro.”
Non è una visione allucinata dell’America. E’ la nostra epoca, graffiata da una penna spietata nel modo in cui solo una penna femminile riesce ad essere. Non vengono date molte possibilità di redenzione a questi esseri umani che vivono dei loro istinti e viaggiano solitari alla ricerca di una normalità che stride nettamente con l’anomalia che li tiene in scacco. Attenzione però: finito il libro, può capitare di guardare indietro ai dodici racconti appena letti e scoprire di non potersi dire totalmente estranei all’anomala e stridente brutalità di questi esserini.
L’editore Alet pubblicherà presto anche “If I Told You Once”, romanzo d’esordio della Budnitz, e aspettare con una certa ansia la sua traduzione italiana è l’altra cosa che può capitare dopo aver letto “L’odore afrodisiaco del cloro”.


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