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“We Were Here”, intervista ai Turin Brakes sul nuovo album

di | in: in Vetrina, Interviste

 

Attorno al 2001 i Turin Brakes ottennero un improvviso successo con una proposta musicale fatta di sonorità acustiche e armonie vocali che si richiamavano al folk di Simon & Garfunkel e alla malinconia cosmica di Nick Drake, contribuendo, con Kings Of Convenience e I Am Kloot, a definire le coordinate del movimento che qualcuno chiamò New Acoustic. Perso irrimediabilmente l’hype di quel preciso momento storico, lontani dalle luci e dagli eccessi dello star system, Olly Knights e Gale Paridjanian hanno continuato però a proporre ottima musica e a regalare in giro per il mondo, magari davanti ad un pubblico di nicchia, performance intense ed emozionanti. Da alcuni mesi, su etichetta Cooking Vinyl, è uscito il nuovo album “We Were Here”, che allarga lo spettro sonoro dei Turin Brakes, grazie al contributo dei due membri aggiunti, Rob Allum e Eddie Myer, e grazie ad una ritrovata ispirazione che ha portato a pezzi come “Blindsided Again” e “Guess You Heard”. Abbiamo colto l’occasione per rivolgere alcune domande ad Olly e Gale.

 

Sono passati tredici anni da “The Optimist”. Come sono cambiati i Turin Brakes in questo arco di tempo?
Olly: Al centro del nostro progetto ci sono gli stessi valori di allora, ma chiaramente noi siamo persone diverse. Persino le nostre cellule, dal 2001 ad oggi, non sono più le stesse. Ci emozioniamo ancora molto con la musica, adoriamo suonare la chitarra e cantare storie, ma queste storie, oggi, sono diverse.
Tra l’altro il nuovo album mostra una band in grande salute…
Gale: Amiamo molto il nuovo album. Ho smesso di ascoltarlo solo da poco, dopo aver ascoltato ininterrottamente le sue canzoni, in una forma o nell’altra, dal dicembre del 2012.
Olly: Siamo felici. Ci sembra di aver fatto il disco che volevamo fare, e questa è una cosa, ti garantisco, più facile a dirsi che a farsi. Ci siamo in qualche modo riconnessi con il nostro primo album ma, allo stesso tempo, abbiamo trovato una nuova identità.

Quando sono state scritte le canzoni di “We Were Here”?

Gale: Alcune canzoni risuonavano attorno a noi da molto tempo, altre invece sono state scritte solo quando abbiamo deciso di lavorare a un nuovo album. Comunque, nel 2012 abbiamo lavorato ad un sacco di idee e alla fine abbiamo tenuto le canzoni che convincevano tutti, lavorando come una vera band.

Quali sono le vostre canzoni preferite di “We Were Here”?
Gale: Amo tutte le canzoni di “We Were Here” ma “Blindsided Again” mi toglie letteralmente il respiro. Adoro gli ultimi versi di “Stop The World” seguiti dai primi versi di “Guess You Heard” e credo che “Erase Everything” sia la chiave di lettura di tutto il lavoro.
Olly: Direi “Goodbye”, amo il suo senso di solitudine assoluta. E poi dico anche io “Blindsided Again”, che è come un viaggio nello spazio infinito.
Come suoneranno dal vivo le nuove canzoni?
Gale: Quasi tutte le canzoni sono state scritte e arrangiate con Eddie al basso e Rob alla batteria, quindi possiamo dire di sapere già da tempo come suoneranno dal vivo. Stavolta la transizione da disco a live dovrebbe essere più agevole del solito.
Olly: Cercheremo di riproporle in modo molto fedele, forse solo un tantino più dure.
Ascoltando il nuovo disco, bisogna spendere due parole anche per il lato psichedelico della vostra musica…
Gale: Sì, è un lato della nostra musica che forse in passato avremmo tenuto nascosto, questa volta invece abbiamo voluto mostrarlo e percorrerlo.
Olly: Personalmente credo di aver sempre avuto una forma mentis “psichedelica”, sono sempre stato attratto da idée e da mondi che si trovano al di là della nostra realtà materiale. Sono convinto che da qualche parte ci sia una forza intangibile, una vibrazione, una forma di intelligenza, e quando scrivo una canzone mi piace mettere in contrasto queste visioni con il crudo realismo.
Siete nostalgici di quel fortunato periodo dei primi anni 2000, quando voi e gli altri protagonisti del cosiddetto New Acoustic Movement foste baciati da un improvviso successo?
Olly: Assolutamente no. Ad essere onesti, non sono mai stato stressato e confuso come in quel periodo. Certo, ho avuto alcuni momenti meravigliosi, ma sono felice di essere invecchiato e di essere diventato un po’ più ottuso (ride, ndr).

Qual è stato il momento più memorabile della vostra carriera?

Olly: Abbiamo appena fatto un concerto fantastico al Queen Elizabeth Hall di Londra: ecco, quello è stato un momento memorabile! I miei concerti preferiti sono di solito quelli in cui accade qualcosa di inaspettato, quando intraprendiamo un viaggio che non sappiamo esattamente dove ci porterà e il pubblico riesce a percepire l’elettricità di questa incertezza. In realtà, facciamo piccoli e segreti viaggi di questo tipo ogni sera.
Gale: Fortunatamente abbiamo avuto tanti momenti memorabili e non solamente agli inizi degli anni 2000. Guarda, ti confesso che leggere alcune recensioni entusiastiche del nuovo disco mi ha commosso.

 

© 2014, Pierluigi Lucadei. All rights reserved.

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15 giugno 2014 alle 11:51 | Scrivi all'autore | | |

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