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Tweedy @ Het Depot, Louvain – 15.11.2014

di | in: in Vetrina, Recensioni

Jeff Tweedy @ Het Depot, Louvain – 15.11.14 (foto www.ilmascalzone.it)

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Si chiude a Louvain, pochi chilometri fuori Bruxelles, il tour con cui Jeff Tweedy ha portato in giro per l’Europa le canzoni del suo primo album solista, “Sukiarae”, un affare di famiglia composto di sorprendenti ballate agrodolci dedicate alla moglie Susan e registrate con il primogenito Spencer alla batteria. “Sukiarae” è un lavoro capace di mescolare con nonchalance il gusto pop di Ray Davies e John Lennon con almeno quattro decenni di musica americana, dosando le lezioni di Gram Parsons, The Band, R.E.M., Will Oldham, Elliott Smith con l’obliqua introspezione tipica del songwriting di Jeff Tweedy. Dal vivo i nuovi brani, proposti con una band giovane in cui Spencer fa una gran bella figura, incontrano senza difficoltà la sensibilità del pubblico belga, molto più partecipe e rumoroso rispetto a quello dell’Aia, che la sera precedente pare sia rimasto troppo freddo per i gusti di Jeff, il quale non la smette di ironizzare sugli olandesi tra un brano e l’altro. “Non mi era mai successo di parlare così tanto durante un concerto”, dice dopo l’ennesimo scambio di battute con le prime file.

Dato, però, che in questi giorni si festeggia l’anniversario del 17 novembre 1994, quando al Cicero’s Basement Bar di St. Louis fecero il loro esordio live quei Black Shampoo che di lì a poco si sarebbero ribattezzati Wilco, non c’è da sorprendersi che Jeff, dopo aver percorso per un’ora abbondante le note rinfrancanti di “Sukiarae, resti solo sul palco per riproporre, voce e chitarra, i momenti più alti della sua carriera. Così, per quanto le esecuzioni di Nobody Dies Anymore, Hazel, Pigeons e Wait For Love siano perfette, è nella seconda parte dello show che arrivano le emozioni autentiche. Sia che ripeschi dalle session di “Mermaid Avenue” (Remember The Mountain Bed) o dal repertorio degli Uncle Tupelo (New Madrid), sia che prenda le più appassionate pagine dei Wilco per offrirne una rilettura, se possibile, ancora più intensa (I Am Trying To Break Your Heart, One Wing, You And I, Hummingbird), dimostra di essere il più autorevole cantore di un’America che non intende piegarsi se non alle bislacche regole del cuore. Non canta gli ultimi né i primi, ma solo i più puri cercatori d’amore, che quasi mai riescono nel loro scopo, ma nonostante ciò, indefessamente e per la vita, continuano a cercare. Jesus Etc, anche – o soprattutto – in questa versione spogliata, non è la più assurda e disarmante canzone d’amore del nuovo secolo?

Nei bis, come sempre accade nei concerti dei Wilco, c’è spazio solo per le composizioni più movimentate e rumorose. Il suggello finale, dopo una scoppiettante Only The Lord Knows, lo mette la festaiola California Stars.

Ma, considerato che chi scrive è uno di quei nostalgici incapaci di non attribuire un senso alle ricorrenze, come perle della serata viene naturale scegliere le uniche due canzoni presenti anche nella scaletta del 17 novembre 1994: New Madrid e Passenger Side, antiche, graffiate ma ancora limpide fotografie di un’epoca d’oro del rock americano che, grazie al fuoco di musicisti come Jeff Tweedy, è ancora lontana dal finire.

© 2014, Pierluigi Lucadei. All rights reserved.




18 Novembre 2014 alle 20:18 | Scrivi all'autore | | |

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