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La buona letteratura, tra ricerca e tradizione: la sfida di NN Editore

di | in: Interviste

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Un nuovo marchio editoriale, apparso in libreria da qualche settimana, ha già richiamato la curiosità di lettori e addetti ai lavori, per la qualità della proposta, per la cura del prodotto e per la squadra che si cela dietro l’enigmatico nome: NN Editore. Eugenia Dubini, editrice, Gaia Mazzolini, responsabile editoriale, Alberto Ibba, amministratore delegato ed Edoardo Caizzi, responsabile commerciale, sono carichi d’entusiasmo per la nuova avventura e ci hanno tenuto a rispondere tutti insieme alle nostre domande. Con loro abbiamo parlato del progetto di NN, di collane, racconti, traduttori e delle prime due interessanti uscite: “Benedizione” di Kent Haruf, uno dei protagonisti della letteratura americana contemporanea, scomparso prematuramente pochi mesi fa, e “Sembrava una felicità” di Jenny Offill, dichiarato Libro dell’Anno 2014 dal New York Times Book Review, The Observer, The Guardian.

 

Cosa vi ha spinto a creare un nuovo marchio editoriale, in un periodo di così forte crisi del settore?
Le crisi, non lo inventiamo noi, da sempre offrono opportunità. Sono, per chi ne ha la forza e la volontà, momenti anche particolarmente vitali, di spinte al cambiamento, di sperimentazione e innovazione. NN, pur lavorando sul solco dell’editoria classica di ricerca, sarà sempre molto attenta ad ogni piccolo cambiamento in atto nel panorama editoriale per renderlo un alleato. Dalle fasi di ideazione dei format (non organizziamo la produzione in collane ma in serie), alla promozione dei contenuti (attenzione particolare ai social e alla multimedialità) sino alla vendita dei libri (stretto contatto con la rete promozionale e coinvolgimento dei punti vendita). Quanto ai lettori, più che ripetere che la lettura è drammaticamente in crisi, preferiamo indagare le nuove forme che sta prendendo.


Quali principi guida faranno compagnia al vostro percorso?
La qualità è l’unico principio guida che seguiremo, sia nella scelta dei titoli che nella loro cura. Abbiamo molto rispetto per tutta la filiera. Un esempio evidente è quanta importanza diamo al ruolo del traduttore, ancora oggi molto spesso maltrattato e dimenticato.


Entrambe le prime uscite sono americane: sarà quello l’ambito nel quale intendete muovervi preferibilmente?
No, non necessariamente. Anche se nutriamo un profondo amore per la letteratura americana, non seguiamo un criterio di appartenenza geografica nella nostra scelta editoriale. Pensiamo che l’unico criterio valido da seguire sia quello di proporre buona letteratura, e la nostra speranza è di riuscire a farlo, senza accettare compromessi, soprattutto di carattere commerciale. Oltre a questo abbiamo ovviamente delle linee editoriali che tracciano la strada che desideriamo seguire e proporre ai nostri lettori, che in una parola consiste nell’attraversare il concetto di identità, secondo tutte le sue declinazioni, e confusioni, dell’essere uomo e donna nell’epoca contemporanea. E a farlo saranno autori italiani e stranieri. Senz’altro ci piace la tradizione americana classica, in cui rientra Kent Haruf a pieno titolo, così come ci interessano moltissimo i racconti, che la scuola anglosassone – ovviamente senza detenere l’esclusiva – continua a proporre attraverso ottimi esempi. I racconti, ad esempio, rientrano in quel famoso genere che in Italia viene considerato un tabù, per il semplice motivo che “da noi i racconti non si vendono”. Pare che sia quasi meno compromettente proporre pornografia che racconti, perlomeno si viene guardati con minore sorpresa e, sembrerà assurdo, occhiate di riprovazione… Ecco, noi pubblicheremo almeno una raccolta di racconti ogni anno. Una piccola anticipazione: le prossime uscite di NN saranno i romanzi di quattro autori italiani e di un’autrice inglese, e presenteremo con loro altre due serie della casa editrice, oltre alla Stagione già inaugurata con Jenny Offill: si tratta di ViceVersa e delle Inchieste di Gemma Ranieri, e poi proporremo un autore esordiente italiano. Perché ogni anno NN pubblicherà un esordiente. Ma di tutto questo, nel dettaglio, ci auguriamo di avere spazio per parlarne nel prossimo futuro.


Ci raccontate qualcosa di Kent Haruf e della sua “Trilogia della Pianura”?
Kent Haruf è stato amore a prima vista: negli Stati Uniti è considerato un classico, è stato paragonato a Hemingway, Cormac McCarthy e Richard Ford, è riconosciuto come autore di capolavori della letteratura americana contemporanea, ed è stato un uomo che ha lasciato un segno al di là dei suoi romanzi (che tra l’altro hanno sempre ottenuto riconoscimenti da tutti i premi letterari più importanti). Kent Haruf è quel tipo di persona che vorresti incontrare di persona e stringergli la mano, perché la sua purezza e la sua profondità sono assolute. E la sua scrittura è esattamente lo specchio fedele di ciò che è stato questo autore: una mente superiore, illuminata, pacata, autentica e modesta, che ha lasciato un’eredità che tutti dovrebbero avere l’opportunità di leggere. Noi abbiamo avuto la fortuna di conoscerlo attraverso una corrispondenza via email, lui e la moglie Cathy, e la sua scomparsa improvvisa ci ha lasciati attoniti e addolorati. E probabilmente leggendo anche solo uno dei suoi romanzi è semplice capire perché, e quanto. Per dare un esempio dell’uomo e dell’autore probabilmente bastano poche parole, quelle che ha lasciato con l’ultima sua intervista: “Come scrittore vorrei essere ricordato come qualcuno che ha ricevuto un talento molto piccolo ma che ha lavorato al suo meglio per utilizzare quel talento. Voglio pensare di aver scritto quanto più vicino all’osso che potevo. Con questo intendo dire che ho cercato di scavare fino alla fondamentale, irriducibile struttura della vita, e delle nostre vite in relazione a quelle degli altri”.
La “Trilogia della Pianura”, che NN pubblicherà integralmente, a partire da “Benedizione” uscito il 19 marzo, ha come elemento comune l’essere ambientata nella medesima cittadina del Colorado. Per il resto ciascun romanzo è a sé, ma ugualmente racconta la vita di una piccola comunità, la cittadina di Holt, in cui la vita ordinaria dei suoi abitanti assume toni di epicità e verità universali. I romanzi di Kent Haruf danno una sensazione strana, sono portatori di un dono, che si potrebbe riassumere così: dopo averli letti ti viene voglia di diventare una persona migliore.


sembrava_una_felicità
Ci potete presentare anche “Sembrava una felicità” di Jenny Offill?
Jenny Offill è un’autrice di cui siamo orgogliosi. Come Haruf è stata scelta in quanto è una grande autrice rimasta “orfana” in Italia, ovvero mai pubblicata da noi, nonostante fosse molto nota in patria. Già famosa negli Stati Uniti con il primo romanzo che risale a quindici anni fa (“Last Things”, Notable Book dell’anno del New York Times e finalista per il Los Angeles Times First Book Award), con “Sembrava una felicità” è diventata – ripetutamente – autrice dell’anno 2014 (per The New York Times Book Review, The Observer, The Guardian, The Times Literary Supplement, e soprattutto per i lettori: nei vari blog, siti, circoli di lettura, classifiche di vendita, e tutte quelle realtà che testimoniano da vicino che il libro è piaciuto moltissimo). Il nostro orgoglio è dovuto al fatto che quando abbiamo acquistato i diritti del libro, più di un anno fa, il successo di “Sembrava una felicità” non era ancora minimamente esploso: vi abbiamo assistito mese dopo mese, sapendo che su questo titolo stavamo scommettendo moltissimo: è stato, insieme a “Benedizione”, il romanzo con cui abbiamo deciso di presentare la casa editrice al nostro pubblico. “Sembrava una felicità” è un libro che parla di una donna negli anni della sua vita adulta: è diventata moglie e madre – nonostante da giovane fosse del tutto contraria all’idea –  ha dovuto accogliere dei compromessi, è una donna consapevole e sicura, abituata a viversi come capace, autonoma e risoluta, e si ritrova a fare i conti con una vita che rischia di mettere in serio dubbio il suo concetto – e le sue aspettative – di felicità. Tutti i cambiamenti e gli imprevisti di questa epoca di vita, compreso un tradimento del marito, diventano un puzzle di eventi, sensazioni, riflessioni che la protagonista deve rimettere ciascuno al proprio posto, per ritrovare un quadro di insieme che le restituisca la sua immagine di donna: come madre, come moglie, come innamorata, come professionista, come amica… insomma come tutto ciò che una donna è, deve essere, e soprattutto sa essere. La protagonista lo fa in una maniera molto convincente e umana: è fragile, è arguta, è arrabbiata, è forte, è madre amorevole, è madre insofferente, è amica sincera, è ironica, è disperata, è innamorata, è una donna che vuole la felicità, che vuole trovarla, e che ce la farà. Il tutto attraverso una carrellata di pensieri, di spunti, di citazioni, di scene di vita quotidiana, di aneddoti, sia coltissimi sia molto normali, che rendono questo romanzo un piccolo gioiello da rimirare, da ripercorrere, da assaporare, che sorprende a ogni paragrafo. “Sembrava una felicità” è il ritratto di una donna, ma è soprattutto una riflessione sui misteri dell’intimità di coppia, della fiducia, della felicità e dell’amore. Noi pensiamo che tutte le donne dovrebbero leggerlo, ma anche gli uomini, perché no: avrebbero la straordinaria occasione di capire finalmente cosa succede nella mente della loro compagna…


C’è un autore che avete sempre sognato pubblicare? Un sogno proibito? Qualcuno per cui sareste disposto a fare una follia?
Ci piacerebbe pubblicare l’epistolario di Ottavio Tondi con Ligeia Tissot.

© 2015, Pierluigi Lucadei. All rights reserved.




9 Aprile 2015 alle 19:11 | Scrivi all'autore | | |

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