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Musica e letteratura. Quali sono i libri preferiti di Bugo?

di | in: Interviste

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Da quasi vent’anni porta irriverenza e poesia surreale tra gli spartiti troppo spesso omologati della musica italiana. Bugo, al secolo Cristian Bugatti, è l’autore di brani cult come Casalingo, Il sintetizzatore, Nel giro giusto e di album come “Dal lofai al cisei”, “Golia & Melchiorre”, “Contatti”. Nel 2015 è uscito il singolo Cosa ne pensi Sergio, che anticipa il nuovo atteso album, attualmente in fase di registrazione, che di sicuro avrà la capacità di sorprendere e di impedire ancora una volta una facile classificazione dell’artista novarese. Intanto, Bugo si è divertito con noi a ripercorrere le sue passioni letterarie, anch’esse varie e per certi versi inaspettate: da Goethe a Dave Eggers, il suo comodino, proprio come i suoi dischi, è un mix esplosivo.


Quando hai iniziato a leggere romanzi?

Durante gli ultimi anni del liceo, ho iniziato ad avvicinarmi alla letteratura coi classici del periodo romantico. A dirla tutta, ho iniziato con la poesia, specialmente quella di fine Settecento e prima metà Ottocento, Rimbaud, Foscolo, Keats. Mi affascinava quel sentimento definito “romantico” che stabiliva la fine di un’epoca e portava l’uomo del Rinascimento verso la turbolenza dell’uomo moderno. Dalla poesia romantica sono presto passato ai romanzi, sempre di quel periodo. Ricordo i classici Goethe e Dostoevskij.

C’è stato un periodo della tua vita in cui hai letto molto più che in altri?

Due periodi. Il primo è stato quello della scoperta della letteratura con i romantici, quindi tra i diciasette e i vent’anni circa. Ho letto moltissimo, solo classici. Il secondo periodo lo individuo più avanti negli anni, attorno ai trenta, quando ho scoperto autori come Paul Auster che mi hanno avvicinato alla letteratura contemporanea.

Leggi quando sei in viaggio?

Non molto. Io sono un lettore da poltrona, talvolta leggo sdraiato sul letto. Quando viaggio non riesco a leggere, mi piace viaggiare per godermi il movimento, non per stare con gli occhi puntati sul libro.

Sei uno che scrive o prende appunti tra le pagine di un libro?

Dipende. Se si tratta di un romanzo, direi di no, non scrivo nulla. Talvolta sottolineo qualche passo che mi ha colpito, ma nulla di più. Mi piace invece scrivere tra le pagine delle biografie dei grandi della storia, dell’arte e della musica. Tendo ad immedesimarmi, mi salgono ricordi della mia vita, faccio paragoni tra le mie esperienze e quelle dei miei eroi, fantastico sulla mia vita.

Usi il segnalibro o fai le orecchie?

Faccio le orecchie! Non ho molta cura dei libri, li stropiccio, ci scrivo sopra, e molto spesso li regalo dopo che li ho letti. Mi interessa il contenuto di un libro, non l’oggetto libro, anche se francamente devo ammettere che mi piacerebbe avere una libreria enorme con tutti i libri letti da me, ma vista la mia vita “nomade” non posso permettermi di traslocare ogni volta tutti quei libri, quindi preferisco regalarli una volta letti.

Rileggi libri già letti?

No, non rileggo mai i romanzi. Forse è successo in uno o due casi, ma ora non ricordo di quale libro si trattasse, forse “Invisibile” di Paul Auster. Rileggo invece le poesie, quelle di Rimbaud in particolar modo.

C’è stato un autore che ha contribuito a farti diventare l’uomo che sei?

Rimbaud. Lui è stato il mio punto di riferimento per molti anni, soprattutto quando ero un adolescente. Era strano per me, sul finire degli anni Ottanta, ascoltare la musica dei Duran Duran e leggere Rimbaud, erano mondi decisamente distanti e io adoravo i contrasti! Li adoro tuttora! La vicenda di Rimbaud, quella sua voglia di “reinventare l’amore”, quel suo sentirsi “altro”, la fuga da se stesso, l’immenso desiderio di essere amato, il non cedere mai alle lusinghe dell’arte, ecco, direi che sono state la base della mia formazione artistica giovanile che anche al giorno d’oggi non dimentico mai.

C’è stato un personaggio letterario che, da giovane, ti ha ispirato qualche impresa o che ti ha convinto a prendere una particolare decisione?

Direi di no, oppure non so dirlo, forse in qualche modo qualche personaggio letterario mi ha influenzato, ma se così è stato, allora è stato in modo inconsapevole. In generale posso dirti che non ho un eroe letterario.

Qual è il romanzo per il quale ti piacerebbe scrivere un’ideale colonna sonora?

Ti dico “Il cerchio” di Dave Eggers. Spaventoso, moderno, cinematografico. E’ fatto di diversi momenti emotivi, c’è l’entusiasmo iniziale della protagonista, c’è la rigidità del potere, c’è la paura e la voglia di fuga, c’è l’amore e la famiglia, tutti elementi che sarebbe interessnate provare a musicare in qualche modo.

trilogianyQuali sono i tuoi tre romanzi preferiti?

Il deserto dei Tartari”. Adoro Dino Buzzati, credo di aver letto quasi tutto di lui. Questo romanzo mi attrae perché fa crescere profondamente dentro di me l’isolamento e l’attesa.
“I nostri antenati” di Italo Calvino. Non è un romanzo, è la raccolta che comprende “Il barone rampante”, “Il cavaliere inesistente” e “Il visconte dimezzato”. Non c’è niente che descrive meglio l’uomo moderno di questi tre personaggi.

Trilogia di New York”. Paul Auster è il mio romanziere contemporaneo prediletto, ho letto tutto di lui. Il caso, la coincidenza, quel senso di fallimento, l’ossessione dello scritore e del proprio mestiere, un certo lato “investigativo”, sono temi che mi conquistano e che sento vicini a me.

Hai mai letto un romanzo che parli di musica in un modo che ti ha emozionato?

Credo di non aver mai letto un romanzo che parla di musica. Mi interessano di più le biografie sui musicisti. Per me certe biografie sono come romanzi, perché anche se basate su dati storici e biografici, anche se non basate sull’invenzione, mi fanno fantasticare. Mi viene in mente “Un pensiero irregolare” di Rob Chapman sulla vicenda umana e artistica di Syd Barrett. Ecco, per me quello è un romanzo, tutta la vicenda di Barrett va oltre il dato biografico.

Oltre alla musica, ti dedichi anche alle arti visive. Mai pensato, invece, di scrivere un romanzo?

In passato mi sono dedicato all’arte per qualche anno, ma ora è una parentesi chiusa. Mi hanno proposto di scrivere in un paio di occasioni ma poi non si è concluso niente, per varie ragioni sulle quali ora non serve dilungarsi. Io non sono uno scrittore, mi mancano le basi. Però sono un narratore, so narrare ed inventare, forse questo potrebbe bastare in futuro per potermi buttare in questa sfida.

Che opinione hai dei romanzi scritti dai tuoi colleghi musicisti? Riesci, tra le loro, a trovare una voce letteraria autorevole?

Francamente, non mi è mai capitato di leggere un romanzo scritto da un musicista. Comunque, secondo me fanno bene, se è una necessità ben vanga, ognuno d’altronde gestisce come meglio crede la propria creatività, non credi?

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25 luglio 2015 alle 14:16 | Scrivi all'autore | | |

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