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«Sono un incidente di percorso»: intervista a Nick Cave

di | in: Interviste, Primo Piano

Nick Cave

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Nick Cave, intervista – 2008

 

 

 

2015-12-28 – [La mia vecchia intervista a Nick Cave non si trova più online (le webzine dove era stata pubblicata non esistono più o hanno smarrito gli archivi). La ripubblico con piacere visto che rimane e rimarrà sempre uno dei momenti più belli del mio rapporto di amore con il rock’n’roll.]

di Pierluigi Lucadei

 

 

Da diverso tempo racconta di essere diventato un impiegato del rock, si alza presto la mattina, va in ufficio, compone fino all’ora di pranzo e poi di nuovo a lavoro nel pomeriggio. Un impareggiabile professionista e un bravo padre di famiglia. Eppure, a guardarlo da vicino, Nick Cave è ancora un cavaliere dell’apocalisse. Certo, oggi è molto più disposto al dialogo rispetto a qualche anno fa, condisce i suoi pensieri con graffiante ironia, ma il solito piglio da stupratore incallito e il sapore torbido e insano che emana dalla sua voce non mentono: il Re Inchiostro camminerà sempre sul lato selvaggio. Il 2008 segna il suo ritorno con “Dig, Lazarus, Dig!!!” (Scava, Lazzaro, scava), a tre anni e mezzo di distanza dal doppio “Abattoir Blues/The Lyre of Orpheus” e un anno dopo la scappatella col progetto collaterale Grinderman. Con “Dig, Lazarus, Dig!!!” Nick Cave propone un rock ruvido e colto, chiama in ballo personaggi e passaggi cruciali della civiltà occidentale, ci permette di incontrare Marilyn Monroe e Harry Houdini, ruggisce e strugge.

Nick Cave - the boatman's call

Nick Cave – the boatman’s call


Da dove è arrivata l’ispirazione per il nuovo album? E perché proprio il personaggio di Lazzaro?

Non lo so, non saprei dire da dove arriva l’ispirazione. Io sono un lavoratore, vado in ufficio, scrivo e chissà cosa mi ispira. Lazzaro comunque è stata un’ottima guida per il mondo sotterraneo che c’è in questo disco. E poi, basta solo il nome a dare un peso diverso a quello che si dice. Se avessi scritto, che ne so, “Scava, Giovanni, scava”, sarebbe stato diverso, no?

E’ intrigante la tua idea di mischiare, nei testi, mitologia e contemporaneità.

Sì, è una cosa che mi sono divertito molto a fare in questo disco, ma l’avevo fatto anche in precedenza, per esempio con Orfeo. Ho preso dei personaggi mitici e li ho rapportati al nostro presente, magnificandoli in questo modo. Trovo che sia molto interessante.

E come mai vicino a Lazzaro hai messo Houdini?

Mentre scrivevo la canzone stavo leggendo una biografia di Houdini. Non tutti lo sanno, ma Houdini ha cercato di smascherare le persone che si spacciavano per medium cercando di trarne profitto. Amo Houdini. Poi, questo non lo sa nessuno, è stato un pioniere dell’aviazione e il primo uomo a guidare un aereo fino in Australia.

Cosa puoi dire riguardo il suono che hai voluto per “Dig, Lazarus, Dig!!!”?

C’è stata la precisa scelta stilistica di tenere il pianoforte un po’ in sottofondo. L’idea era di fare un album guidato dalla chitarra acustica, un disco in cui la chitarra acustica facesse da base su cui mettere un sacco di effetti. Quello che è venuto fuori lo definirei un rumore pieno di gioia. Volevo un po’ distanziarmi dal suono dei miei ultimi dischi e ti rivelo che quattro o cinque canzoni le ho scritte con la tastierina giocattolo di mio figlio.

Che contributo hanno dato i Bad Seeds alla composizione di “Dig, Lazarus, Dig!!!”?

Un contributo massiccio, importante. I Bad Seeds hanno scritto un terzo delle musiche del disco, un terzo le ho scritte io e un terzo le abbiamo scritte io e Warren Ellis insieme. In questo modo ho avuto diverse fonti a cui attingere e questo è stato molto importante. Non sarei nulla senza i Bad Seeds.

E’ passato qualche anno da quando Blixa Bargeld ha lasciato il gruppo. Ti manca?

Sì, Blixa mi manca.

E il gruppo ha assorbito la sua mancanza?

No.

E’ cresciuto d’altro canto l’apporto di Warren Ellis.

Quando Blixa se n’è andato (fa finta di asciugarsi gli occhi dalle lacrime, nda) c’è stato molto più spazio per Warren. Blixa si occupava di tutti i suoni particolari e dei rumori e quando è andato via, Warren ha iniziato ad occuparsi personalmente di questi aspetti.

Quando avevi vent’anni e pensavi al disco che avresti fatto a cinquanta, pensavi a un disco comeDig, Lazarus, Dig!!!”?

(Ride, nda) Quando avevo vent’anni non avrei mai pensato di arrivare a cinquanta. Nick Cave cinquantenne è un incidente di percorso.

E fare rock a cinquant’anni com’è?

Molto più giocoso. La musica è più ludica anche se i miei testi possono apparire più arrabbiati.

Il progetto Grinderman?

Grinderman è un progetto a lungo termine. Non si tratta di una band da un solo album, anzi ti dico che stiamo già pensando al secondo. Quell’esperienza e quel suono hanno avuto effetti importanti anche sui Bad Seeds. I Bad Seeds non sanno mai come sarà il loro prossimo album.

Dopo “E l’asina vide l’angelo” non hai più pensato di scrivere un romanzo?

Sì, sto pensando di scrivere un nuovo romanzo. Anzi, scrivere il romanzo sarà la prossima cosa che farò. Ma sarà molto diverso da “E l’asina vide l’angelo”.

E’ vero che volevi scrivere il seguito de “Il gladiatore”?

No. L’ho scritto. Era un capolavoro. Purtroppo adesso si trova nel cestino della spazzatura di Ridley Scott.

Proposte per recitare in qualche film ne hai più ricevute?

Sì, tutti mi propongono di fare l’attore ma io rifiuto sempre. Fare l’attore è estremamente noioso per me. E poi non ho tempo, io lavoro tutto il giorno. 

Tra tutti i tuoi album quello che preferisco è “The Boatman’s Call”, anche se non tutti i tuoi fan saranno d’accordo con me. A distanza di dieci anni, come giudichi quel disco?

E’ un disco veramente buono. Anche se non è il mio preferito, è veramente buono. Ma tutti i miei dischi sono buoni, ognuno lo è in modo diverso. Tra tutti i dischi, però, quello che non riascolterei mai è proprio “The Boatman’s Call”. Ci sono troppe donne lì dentro, meglio non pensarci.

© 2015, Pierluigi Lucadei. All rights reserved.




29 Dicembre 2015 alle 0:52 | Scrivi all'autore | | |
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