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Spiritualized “And Nothing Hurt”

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“And Nothing Hurt” (Bella Union/Fat Possum, 2018)

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Etichetta: Bella Union
Brani: A Perfect Miracle / I’m Your Man / Here It Comes (The Road) Let’s Go / Let’s Dance / On the Sunshine / Damaged / The Morning After / The Prize / Sail on Through

Produttore: Jason Pierce

 

C’è chi sostiene che Jason Pierce scriva sempre la stessa canzone. Se la canzone è A Perfect Miracle, quella che apre il nuovo album And Nothing Hurt, o I’m Your Man, quella che viene subito dopo, o ancora Sail On Through, quella che chiude la scaletta, non si può che essere contenti. La verità è che l’ottavo lavoro degli Spiritualized è una grande opera rock, probabilmente il miglior disco della band inglese dopo il capolavoro tossico del 1997, Ladies And Gentlemen We Are Floating In Space, uno dei capisaldi del rock britannico anni Novanta.

 

And Nothing Hurt è sostanzialmente un’opera del solo Pierce, che passato attraverso alcuni problemi di produzione, ha deciso di fare da sé, nell’isolamento completo del suo appartamento londinese, suonando tutto il disco, strumento per strumento. Se è vero che la sofferenza e la frustrazione sono sempre stati il lasciapassare per raggiungere la bellezza con la sua musica e che il suo sistema nervoso gli ha presentato il conto già da un pezzo, stavolta le incertezza di una produzione autarchica hanno fiaccato Pierce (“lavorare da solo a questo disco mi ha fatto impazzire più di qualsiasi altra cosa abbia fatto in precedenza”, ha dichiarato) al punto da fargli pensare And Nothing Hurt come l’ultimo album della carriera quasi trentennale degli Spiritualized.

 

Che sia o meno un disco di commiato, le sue nove tracce abbondano della meraviglia e dell’oblio tipici della musica di Pierce e brillano di una qualche forma di definitività. Basti prendere i cinque minuti di A Perfect Miracle, ukulele e carillon dalla parte sbagliata del cuore, la fine dell’amore cantata con fierezza (“darling you know I’m sorry/I won’t get to see you today/my mind is a mess and I’m needing you less/give me a call in a little while”). Oppure il pop cosmico di Damaged, telecaster e pianoforte a scintillare nel languore, la forma più bella di dolore mai cantata da Pierce (“and I/wanna just take my time/deel like I’m broken/and I’m laid out and dying/wasted and stolen/quell the cavalier child/darlin’ I’m lost/and I’m damaged/over you”). Ci sono anche momenti più lennoniani (I’m Your Man), passaggi rock’n’roll (On The Sunshine, The Morning After) o accenni gospel ricamati di psichedelia (Sail On Through). Il risultato è invariabilmente struggente.

 

© 2018, Pierluigi Lucadei. All rights reserved.




6 ottobre 2018 alle 19:36 | Scrivi all'autore | | |

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