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Marianne Faithfull “Negative Capability”

di | in: Primo Piano, Recensioni

“Negative Capability” (BMG, 2018)

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Etichetta: BMG
Brani: Misunderstanding / The Gypsy Faerie Queen / As Tears Go By / In My Own Particular Way / Born To Live / Witches’ Song / It’s All Over Now, Baby Blue / They Come At Night / Don’t Go / No Moon In Paris
Produttori: Head, Warren Ellis & Rob Ellis

 

 

Per artisti con il carisma e la biografia di Marianne Faithfull si finisce spesso erroneamente per credere che nessun nuovo disco possa aggiungere qualcosa a quanto già consegnato alla storia. Ed invece capita che l’arte dell’inquietudine praticata per tutta una vita non lasci scampo nemmeno a settantadue anni e non permetta di fare dischi indolenti o rilassati. Anzi: “questo è l’album più onesto che io abbia mai fatto”, ha dichiarato Marianne a proposito di Negative Capability, “questo album è un intervento a cuore aperto”.
Sin dall’iniziale Misunderstanding si capisce che aria tira, sia dal punto di vista musicale (con quella tessitura di piano e di viola che ricorre in tutto il disco) sia dal punto di vista testuale (lapidari i primi versi: “misunderstanding is my name/what I am is not a game/such an easy trap to fall for anyone”). C’è un dolore tangibile mostrato senza pietà verso se stessa ma, al contempo, c’è una sorta di strafottenza nel fronteggiare il tempo che passa. Il coraggio artistico di questa donna sopravvissuta a mille travagli personali colpisce ancora più a fondo con il brano successivo, The Gipsy Faerie Queen, scritta ed interpretata con l’amico Nick Cave, artista dal quale Marianne è separata da una generazione ma unita da un ineludibile destino da maudit.
Negative Capability è un album del tramonto talmente intenso che dopo un paio di brani si sente quasi il bisogno di fare una pausa. Una tale concentrazione di ruvidezza e catrame si raccoglie nelle dieci tracce registrate preso i La Frette Studios di Parigi con Warren Ellis, Rob Ellis e Head che, nel bel mezzo di un ritornello, può capitare di sentirsi mancare il respiro.
La rilettura di It’s All Over Now, Baby Blue di Bob Dylan dà il senso di un lento riannodare i fili della memoria, così come fanno le (auto)cover di Witches’s Song e soprattutto di As Tears Go By, perla donata da Jagger e Richards ormai cinquantaquattro anni fa e ora resa rugosa, straziata, emozionante come mai prima.
L’autobiografismo domina in In My Own Particular Way in cui Marianne mette a nudo molte delle sue cicatrici (“I know I’m not young and I’m damaged/but I’m still pretty, kind and funny/in my own particular way”), mentre nelle dolenti ballate Born To Live e Don’t Go, entrambe scritte con Ed Harcourt, il pensiero vola a due persone care recentemente scomparse, l’amica Anita Pallenberg e il chitarrista Martin Stone. Contribuiscono all’oscurità asfissiante del disco anche due brani dedicati a Parigi, la città dove Marianne vive: la prima è la traccia più rock, They Come At Night, scritta insieme a Mark Lanegan e dedicata agli attentati del novembre 2015, la seconda, No Moon In Paris, scritta ancora con Harcourt, è un gioiello di desolazione e totale assenza di speranza. Ma è proprio in questa assenza che si muove, resiste e brilla l’arte di Marianne Faithfull.

 

 

© 2018, Pierluigi Lucadei. All rights reserved.




31 Dicembre 2018 alle 12:59 | Scrivi all'autore | | |

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