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Riccardo Santolini tra i membri del Comitato per il Capitale Naturale

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Riccardo Santolini

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Il Ministero dell’Ambiente ha appena nominato i 10 membri del Comitato per il Capitale Naturale, che si occuperà di green economy e contenimento dell’uso di risorse naturali. Tra di essi, Riccardo Santolini, docente di Ecologia all’Università di Urbino, del quale pubblichiamo alcune dichiarazioni sulle attività del Comitato

 

Urbino – Il professor Riccardo Santolini, docente di Ecologia dell’Università di Urbino  è stato nominato tra i dieci membri del Comitato per il Capitale Naturale, l’organismo creato dal Ministero dell’Ambiente per “promuovere misure di green economy e ridurre il consumo di risorse naturali” in applicazione della legge 221 del 2015.

 

 

Professor Santolini, che obiettivi si pone il Comitato?

<Il primo compito è quello di trasmettere, entro il 28 febbraio di ogni anno, un rapporto sullo stato del capitale naturale del Paese, corredato di informazioni e dati ambientali espressi in unità fisiche e monetarie, seguendo le metodologie definite dall’Organizzazione delle Nazioni Unite e dall’Unione europea, nonché di valutazioni ex ante ed ex post degli effetti delle politiche pubbliche sul Capitale Naturale e sui Servizi Ecosistemici.

 

Quali sono le urgenze di “green economy” alle quali il comitato è chiamato a rispondere?

<Il Comitato promuove anche l’adozione, da parte degli enti locali, di sistemi di contabilità ambientale e la predisposizione, da parte dei medesimi enti, di appositi bilanci ambientali, finalizzati al monitoraggio e alla rendicontazione dell’attuazione, dell’efficacia e dell’efficienza delle politiche e delle azioni svolte dall’ente per la tutela dell’ambiente, nonché dello stato dell’ambiente e del capitale naturale. In particolare il Comitato definisce uno schema di riferimento sulla base delle sperimentazioni già effettuate dagli enti locali in tale ambito, anche avvalendosi di cofinanziamenti europei. Si tratta di assumere consapevolezza del fatto che il Capitale di un territorio non è costituito solamente dal capitale costruito dall’uomo ma anche da tutte quelle funzioni ecologiche che mantengono gli ecosistemi (Capitale Naturale) e creano benessere: il valore di un bosco ad esempio non è solamente relativo al legname che produce (uso diretto della risorsa – bene privato), ma anche da una serie di funzioni di tipo indiretto (fissazione di CO2, produzione di O2, trattenimento del suolo, depurazione e trattenimento dell’acqua ecc.) patrimonio della collettività (bene comune), valutabili economicamente e che diventano servizi perchè produttrici di benessere. Si pensi alle funzioni della montagna e dell’alta collina> evidenzia il docente di Uniurb <e di tutte quelle attività (agro-silvo-pastorali) che possono mantenere queste funzioni, cioè garantire il funzionamento degli ecosistemi e la stabilità dei suoli, la produzione di prodotti di eccellenza attraverso il riconoscimento economico di chi mantiene e produce risorsa rispetto a chi la usa (perequazione territoriale) (es. L39/2015 Regolamento recante i criteri per la definizione del costo ambientale e del costo della risorsa per i vari settori d’impiego dell’acqua; L221/2015 “ex collegato ambientale” art. 70). Nel 2015 a livello nazionale, il valore economico di 6 tipologie di ecosistemi che erogano 8 servizi ecosistemici è stato stimato pari a 338 miliardi di euro (23% del PIL nazionale) 

 

Da quali esperienze è motivato il suo ruolo? 

<Con il mio gruppo di lavoro abbiamo sviluppato la prima stima a livello nazionale del Capitale Naturale per alcuni servizi ecosistemici (2012) e abbiamo approfondito questo valore per le aree protette sempre a livello nazionale (2014). Siamo riusciti a stimare il valore dei servizi ecosistemici legati al ciclo dell’acqua e alla fissazione della CO2 delle superfici boscate dei fiumi Foglia e Marecchia in rapporto al valore di uso diretto del legname che è risultato avere un rapporto di 1:3.  Questi metodi sono poi stati presi come riferimento per la valutazione di queste funzioni ecologiche a livello nazionale ed  europeo. Inoltre abbiamo collaborato all’interno del primo progetto Life italiano che ha valutato i Servizi Ecosistemici di una ventina di aree protette italiane in cui ci siamo occupati di 12 aree protette lombarde e del Parco del Sasso Simone e Simoncello partner del progetto e primo parco italiano a sviluppare esempi di pagamenti di servizi ecosistemici>.  

 

Sempre più forti si levano gli allarmi sullo stato del pianeta: ci sono ancora margini di recupero e attraverso quali azioni?

<Nel 2017 i 4 principali bacini idrografici italiani (Po, Adige, Tevere e Arno) hanno visto diminuire le portate medie annue di circa il 40% rispetto alla media del trentennio 1981-2010i. Sempre lo scorso anno, è stato richiesto lo stato di emergenza da 6 Regioni su 20 per carenze idriche anche nel settore potabile, per effetto delle quali si sono verificate interruzioni e razionamenti della fornitura: aree e comunità storicamente mai interessate da scarsità di risorse idriche sono state colpite da limitazioni di accesso all’acqua e ai servizi igienici, e diversi problemi di qualità dell’acqua per il consumo umano, con potenziali rischi sanitari. Perciò non c’è molto tempo, temo. E’ necessario lavorare sugli strumenti che permettano di sviluppare azioni efficaci e il paradigma del Capitale Naturale lo è perchè governare con la natura è più consapevolmente economico, sano e duraturo per tutti, piuttosto che farlo senza. Un altro strumento fondamentale> conclude Santolini nel segno della speranza <è l’educazione ambientale a tutti i livelli per creare consapevolezza e comportamenti sostenibili; il corso di scienze della formazione dove insegno ecologia diventa un’opportunità chiave per far maturare nuove coscienze. Come disse Einstein “Il mondo è un bel posto e per esso vale la pena di lottare”>.

Clicca l’allegato: UDCM.DECRETI MINISTRO(R).0000035.15-02-2019

 

 

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26 Febbraio 2019 alle 12:34 | Scrivi all'autore | | |

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