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L’ampio senso della Laicità

di | in: Cronaca e Attualità, Oblò: Spunti, Appunti e Contrappunti
laicità

laicità

di Danilo D’Antonio

In questi ultimi tempi il concetto di LAICITA’ viene richiamato piuttosto di frequente. Urge allora riflettere sulla necessità di riportare in auge il significato originale di questa parola, cara alle persone ragionevoli, e di distaccarsi nettamente dal significato che le fu successivamente dato dai superstiziosi.

“La parola [laico] è originata dal greco Laikòs – del popolo, estensione del termine laós – popolo e contraddistingueva l’appartenente alla moltitudine degli uomini in contrapposizione agli appartenenti a una comunità chiusa.” narra Wikipedia, aggiungendo: “Il termine fu poi usato in ambito religioso per indicare colui che, appartenente alla moltitudine dei fedeli, non è appartenente alla gerarchia del suo clero, la comunità chiusa”.

http://it.wikipedia.org/wiki/Laico
vedasi pure: http://www.etimo.it/?term=laico

Ebbene: oggi che la parola laicità viene solitamente intesa come rivendicazione di una propria autonomia decisionale rispetto al condizionamento operato da un’autorità superstiziosa, come possiamo non porre in risalto l’ampio senso originario della sana regola di vita collettiva richiamabile con la parola LAICITA’? Questo principio, nel significato generale che aveva all’origine, chiarisce alla perfezione cosa sia la DEMOCRAZIA, aiutandola a realizzarsi appieno.

Democratica è quella organizzazione economico/socio/politica che permette ad ogni suo componente di partecipare in modo appropriato alle attività d’interesse collettivo. All’interno di ciò che pertiene la collettività non possono esserci cricche, caste e lobby. Al contrario le persone, per il tramite di una armoniosa dinamica, hanno da disporre della possibilità di partecipare direttamente, secondo capacità e competenze, alla vita pubblica, contribuendo a determinare l’ordine vigente e gestire il bene comune.

LAICO non è termine da poco. Esso non può venire utilizzato al solo scopo di rintuzzare gli attacchi delle istituzioni superstiziose nell’ambito della vita collettiva. LAICITA’ è idea e termine di così elevato livello, di tale primaria necessità, che va affermata ovunque vi sia pertinenza con la collettività. Chiunque l’abbia usata e la stia ancora riduttivamente usando per tenere a bada la sola cricca, casta e lobby superstiziosa, sta rendendo un pessimo servizio a ciò che è uno dei fondamenti della vita democratica. La sta letteralmente svilendo per usarla a fini propri.

Essere LAICI significa vivere badando che ovunque si consideri l’interesse della collettività non compaiano cricche, caste e lobby. Ogni comunità chiusa opera una forza politica al fine di affermare se stessa ed ostacolare l’avanzare di quelle verità che non le sono confacenti. Rimedio principe per il buon andamento della società è quindi la domanda che per prima nasce dal concetto di LAICITA’ e che dobbiamo porci ad ogni incontro politico: la persona che abbiamo di fronte e stiamo ascoltando è membro di una cricca od è parte della moltitudine degli esseri umani nudi e puri? La voce e l’idea che udiamo ha carattere di obiettività o nasce da un interesse di parte?

Capiamolo bene:

la LAICITA’ è il modo in cui
si estirpa ogni conflitto di interessi
e si realizza appieno la DEMOCRAZIA.

Alla luce del senso originario della parola LAICITA’ tutto si chiarisce e sana in men che non si dica. Che qualità LAICA può avere una Funzione Pubblica ch’è proprietà privata degli statali? Zero spaccato! Che qualità LAICA possono avere partiti politici che fanno della parzialità il loro carattere distintivo? Zero spaccato! Che qualità LAICA possono avere le stesse innumerevoli associazioni (leggasi: lobby) politiche nate come erba gramigna tutt’intorno alla Cosa Pubblica, alla Res Publica? Zero spaccato! Se davvero si desidera DEMOCRAZIA (non quella finta di una maggioranza che tutto ignora, bensì quella partecipativa che tutti apprezza) si apra la Funzione Pubblica al contributo di ognuno e si faccia sì che periodicamente i migliori ascendano al Governo. Non occorre altro.

Diviene evidente la necessità di ESSERE COERENTI con quanto si afferma di essere e volere. Il principio della LAICITA’ richiede che la Res Publica sia liberata dagli statali e che vengano abbandonati tanto i partiti quanto ogni altra associazione politica. La Repubblica è la nostra Associazione Costituzionale e, se ben costruita, non necessita di altro. Prima di Internet, nel più rozzo sistema espressivo disponibile quando ancora non vi era un terminale a disposizione di ogni persona, non potevamo far altro che associarci ed operare una forza politica, sperando nella buona sorte ma puntualmente verificando il pendere delle cose da una parte o dall’altra. Oggi continuare in questo modo è un’offesa verso il prezioso strumento telematico che c’è stato concesso dalla sorte, nei confronti di noi stessi e della collettività.

Ieri la vera LAICITA’ non era possibile. Oggi sì che lo è!
E tramite essa possiamo infine realizzare vera DEMOCRAZIA.

Perché possiamo far emergere il nostro essere umani, la nostra sensibile personalità, rispetto all’essere anonimi forzisti affiliati di un gruppo.

Le persone ragionevoli non si lascino pilotare dai superstiziosi e dai loro antagonisti atei e quant’altro, non facciano il gioco dei loro rispettivi gruppi riducendo a poco il senso della parola LAICITA’. Riabbracciamo invece l’ampio, universale significato che la stupenda razionalità Greca aveva concepito per essa ed impegnamoci a costruire una vera Res Publica: in cui ognuno persegua il bene collettivo e la collettività quello di ognuno.

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Daimonia, Peloponneso

Terradì 30, decimo mese,
anno del Sole, 41° della Nuova Era

(dal primo sbarco sulla Luna e dalla nascita di Internet)


RIPENSARE LA LAICITA’
 
Egregio direttore, oggi leggendo l’articolo su il Mascalzone “L’ampio esempio di laicità”, penso sia possibile, è opportuno “ripensare la laicità” in un paese come il nostro in cui da anni è in corso, tra laici e cattolici, un dibattito aspro, ripetitivo e anche proprio per questo, forse, incapace finora di aprire passaggi per quanto stretti nel campo avversario? È possibile “ripensare la laicità” senza chiedere a chi milita nei due opposti schieramenti un arretramento, una rinuncia ai propri convincimenti? È possibile farlo senza attirare su di sé il sospetto degli uni e degli altri?
Il principio di laicità, pure iscritto fin dal secolo scorso negli ordinamenti di tutti i paesi europei, e generalmente accettato nella sua forma teorica sta entrando in crisi, a causa di tre fenomeni nuovi e convergenti, che si manifestano ormai in tutta Europa: la legittima richiesta di un riconoscimento identitario da parte di nuovi gruppi, culture e religioni che da tempo si sono insediati nei nostri paesi; una crisi che, dovuta alla globalizzazione, indebolisce le tradizionali identità nazionali e ne chiede quindi un irrobustimento; l’ emergere infine della bioetica con il suo carico di questioni che pur proponendo temi apparentemente privati, come la vita la morte e la riproduzione, non possono tuttavia considerarsi problemi solo personali ma chiedono necessariamente una discussione e una decisione pubblica. I tre fenomeni, del tutto nuovi ma destinati a permanere e approfondirsi segnando a fondo il nostro come altri paesi europei, si sommano, si intrecciano e rischiano di dar luogo a conflitti pericolosi che già si sono manifestati anche in modo drammatico in altri paesi europei. Conflitti che si potranno evitare, solo con un diverso approccio sul piano culturale e, di conseguenza, legislativo, rinunciando a quella che si può definire una laicità “militante” per passare a quella che definiremmo una “laicità inclusiva”. La prima presuppone la rigida separazione tra spazio pubblico e spazio privato (alla definizione di “spazio pubblico” e “spazio privato”. La seconda, la “laicità inclusiva”, farà perno sulla assoluta neutralità dello Stato rispetto alle fedi o alla mancanza di fede. Una neutralità che non dovrà comportare né chiusura né ostilità di fronte alle manifestazioni religiose, a qualsiasi fede appartengano. Un esempio tipico, e ormai classico, di “laicità militante” è, ad esempio, quello venuto dalla Francia e dalla sua decisione di vietare il velo alle giovani musulmane quando frequentino la scuola pubblica. Il divieto, lo ricordiamo, non vale soltanto per il velo ma anche per la kippà o altri segni forti di identità religiose che , secondo la “laicità militante” devono restare rigorosamente fuori dalla scuola, spazio pubblico per eccellenza. Una “laicità inclusiva” invece, rifiuta questo taglio netto tra spazio pubblico e privato, e dunque, per restare nell’ ambito della scuola, non vieterà certo alle adolescenti musulmane di coprirsi il capo con il velo, né all’ ebreo di venire in classe con la kippà. Ma, per venire al nostro paese, una assoluta, auspicabile, “neutralità” dello Stato non potrà ritenere opportuna la presenza, nelle nostre aule scolastiche, del crocefisso, vistoso segno della nostra identità religiosa. Citando Baubérot, il più acuto critico della laicità francese dall’ interno (fu l’ unico della commissione appositamente istituita a votare contro il divieto del velo per le ragazze musulmane), dobbiamo disegnare la laicità come un perfetto triangolo ideale i cui lati sono: la laicità dello Stato, la libertà di coscienza di culto e di religione dei cittadini, l’ eguaglianza in diritto delle diverse religioni. O, detto in altro modo, lo Stato laico, perfettamente neutrale, non dovrà sostenere o privilegiare nelle sue scelte nessun culto, mentre tutti i cittadini quale che sia la loro religione avranno diritto di professarla pubblicamente nelle sedi a ciò destinate (nessun ostacolo quindi, salvo quelli da stabilire per legge alla costruzione delle moschee). All’ interno di questa “laicità inclusiva”, tutti i cittadini, quale che sia il loro credo, si dovrebbero trovare a proprio agio, nel rispetto delle leggi del paese che li accoglie.  
Noi non crediamo, nonostante le accuse che in questo senso spesso vengono rivolte ai laici, che un mondo senza religione sarebbe migliore. Ma non crediamo nemmeno che la presenza delle religioni e della Chiesa nello spazio pubblico debba o possa essere giustificata, come alcuni laici sostengono, in nome del contributo che le stesse religioni o la Chiesa darebbero o potrebbero dare al rafforzamento del legame sociale. No, la presenza della Chiesa o delle Chiese si giustifica, come il puro e semplice, ma fondamentale inalienabile diritto dei cittadini a professare la propria religione, per quanto minoritaria essa sia. La ragione pubblica non consente né l’ idea di una superiore razionalità laica, né l’ idea di una superiore etica religiosa : una polarizzazione che è l’ anticamera del disprezzo e dell’ odio tra i cittadini e che rappresenta uno dei pericoli maggiori per le nostre società. Ma, stare insieme politicamente tra con-cittadini che, pur non condividendo la stessa fede condividono le stesse istituzioni, lo stesso spazio pubblico. L’ adozione di questo punto di vista, rigorosamente liberale, non renderebbe tuttavia più facile o meno conflittuale nel nostro paese il rapporto con le gerarchie vaticane. Al contrario, credo, moltiplicando per così dire gli attori o i contraenti del rapporto con lo Stato, potrebbe apparire come il tentativo togliere alla Chiesa il ruolo di unico interlocutore e protagonista capace (lo abbiamo visto e lo vediamo costantemente quando si discute di bioetica) di distinguere il bene dal male, di proporre e di imporre quello che essa giudica il bene.
Per concludere,  La donna o l’uomo di fede ha davanti a sé il laico trasparente come un cristallo poiché egli è tutto in ciò che appare e che dice. La donna o l’uomo di fede tende ad affermare davanti a tutti la sua verità assoluta, imponendola se può con la forza. Il laico invece non può scrutare i misteri del credente che contraddicono spesso la ragione e sono perciò indiscutibili. Il laico si batte perché ad ognuno sia consentito il libero esercizio del pensiero e la sua realizzazione pratica. Egli ha la propria coscienza, il senso della propria responsabilità e, i principi di libertà eguaglianza e fraternità come punti d’orientamento.
 
Cordialità, Tonino Armata

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31 ottobre 2010 alle 22:51 | Scrivi all'autore | stampa stampa | |

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