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Before and Beyond Auschwitz alla Biblioteca Statale di Macerata

di | in: Cultura e Spettacoli

Paradigma Lager

MACERATA – Esattamente un anno fa, in questo stesso periodo, l’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Macerata e il suo Osservatorio di Genere, dopo essersi aggiudicati un progetto nell’ambito del programma europeo, Europe for Citizen. Active European remembrance, davano il via a Macerata ad un convegno internazionale che si sarebbe protratto per ben tre giorni, 27, 28 e 29 gennaio.

Before and beyond Auschwitz, letteralmente Prima e oltre Auschwitz, questo il titolo della tre giorni maceratese il cui obiettivo è stato quello di rileggere la Shoa come fenomeno degenerativo fondato sulla demarcazione tra identità vista come modalità di esclusione/discriminazione alla base di tutte le storie di intolleranza. Lo studio condotto si fece forte di un percorso interdisciplinare utile a leggere il fenomeno lager, luogo di esclusione non solo fisica ma anche biologica e sociale, non solo come fatto storico confinato nella memoria collettiva ma come filtro di lettura della contemporaneità. È un leggere Auschwitz attraverso la luce di una modernità portata all’estremo.


Ad un anno di distanza quel progetto ha rinnovato l’appuntamento con la cittadinanza dando vita ad una serie di iniziative con un duplice dictat: quello di ricordare e quello di leggere la realtà utilizzando tutti gli strumenti offerti dall’analisi multidisciplinare di quello che è stato il fenomeno emblema del XX secolo.

Nel pomeriggio di ieri, presso la Biblioteca Statale di Macerata sono dunque stati presentati i due volumi che raccolgono quanto discusso nei tre giorni di studio. Già, perchè non si voleva lasciare che il tempo corrodesse quanto di prezioso raccolto e perchè ancora una volta, lo scripta manent potesse aprire nuovi spazi di più puntuale riflessione per tutti coloro ne fossero interessati.

Paradigma lager. Vecchi e nuovi conflitti del mondo contemporaneo e Esclusione, identità e differenza. Riflessioni sui diritti e alterità seppur nelle loro differenze di approccio metodologico si pongono però uno stesso obiettivo e cioè quello di approntare la tematica  attraverso una chiave scientifica senza lasciarsi trascinare dalla retoricità che il tema spesso richiama.

Oltre alle curatrici dei volumi, molte le personalità presenti seppur non trascurabili due importanti assenze per impegni accademici e cioè quelle di Paola Magnarelli, docente di Storia Contemporanea presso l’Università di Macerata e di Marcello Verdenelli, docente di Comunicazione Letteraria presso la medesima università.

Ad introdurre la discussione coordinata dal prezioso intervento di Annalisa Cegna, direttrice dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea, Julia Ponzio, docente di Filosofia e Semiotica del testo presso l’Università di Bari. Il suo intervento introduttivo è stato volto a illustrare la direzione perseguita dai due volumi, soffermandosi sui saggi introduttivi scritti dalle dott.sse Caterina Resta e Paola Magnarelli. Rispettivamente con un approccio filosofico e uno storico entrambe partono dall’amara analisi dell’irrappresentabilità di Auschwitz: un evento che seppur nella sua singolarità storica si fa paradigma, chiave di lettura del nostro presente.

Le questioni a fondamento dell’indicibilità del fenomeno Auschwitz sono essenzialmente due: definire come avviene il passaggio da testimonianza-memoria individuale a memoria collettiva; stabilire cosa accade alla memoria collettiva una volta che il fenomeno è stato accolto.  Auschwitz per dirla con Levi è il buco nero della storia, ciò che divide in due il tempo e che consente di gettare dei ponti tra il prima e il dopo. La rimozione della Shoa è di per se un fatto fisiologico per la memoria collettiva. Come si può accettare infatti che l’umanità sia in grado di partorire un tale  abominio? È proprio da questa difficoltà che scaturisce il problema più vasto di definire un’identità a partire dalla memoria collettiva.

A fronte di un revisionismo storico che riduce la storia a scienza naturale e di un processo di rimozione che non consente alla memoria collettiva di sorreggere il paradigma Auschwitz, si rende necessario stabilire cosa sottende il concetto di identità. In aiuto, spiega la dott.ssa Ponzi, ci viene l’opera del filosofo Emmanuel Levinas. Il pensatore lituano suggerisce l’idea che nel momento in cui ciascuno di noi declina la propria identità, non fa altro che raccontare la propria storia personale passibile di verifica esaminando la documentazione a sostegno di quanto asserito. In realtà, questo declinare è una risposta,  normale conseguenza della domanda Chi sei?

Dunque non può che esserci un rapporto di causalità o più generalmente una qualche relazione tra l’io e l’altro.  La risposta all’appello sta alla base della costruzione dell’identità. Questa in verità è una importante conquista per la definizione non solo del fenomeno Auschwitz ma anche del problema più vasto e ahimè oggi ancora vivo della discriminazione.

Nell’affermare la propria identità si abbatte quindi il muro della accettazione passiva del “così stanno le cose” poiché si contribuisce alla costruzione di qualcosa, una pangea che include sé e l’altro, non come ingranaggi sostituibili ma come componenti unici e essenziali alla definizione dell’essere. Dunque si schiva la deresponsabilizzazione e si accede ad una nuova forma di percezione dell’altro in cui la sua esistenza è testimonianza della propria. La paura per la finitudine dell’altro è dunque principio vivificante che consente l’apertura di un’etica dopo Auschwitz.

E allora la paura per la morte l’altro diviene paura per l’annientamento stesso del concetto di identità. È questo che fa si che Auschwitz non venga visto soltanto come rito da vivificare con cadenza annuale; l’obiettivo non è quello del compimento di un rito laico e sterile ma quello di essere monito di oggi, un traduttore di realtà che identifichi quelli che sono i ricorsi storici legati a doppio filo con quella che è stata la più grande tragedia del 1900.



Paradigma lager. Vecchi e nuovi conflitti del mondo contemporaneo, a cura di Silvia Casilio, Annalisa Cegna, Loredana Guerrieri, Edizioni Clueb, Bologna 2010.


Esclusione, identità e differenza. Riflessioni su diritti e alterità, a cura di Natascia Mattucci e Claudia Santoni, Edizioni Clueb, Bologna 2010

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28 gennaio 2011 alle 21:00 | Scrivi all'autore | stampa stampa | |

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