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Festival Ferré 2015, ventennale nel segno della giovinezza e della varietà artistica

di | in: in Vetrina, Primo Piano, Speciali

Benjamin Clementine ©

di Rosita Spinozzi

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Dieci e lode. È il voto che merita la 20^edizione del Festival Ferrè, concepita all’insegna del rinnovamento e di una eccellente varietà artistica che ha portato sul palco del Teatro Concordia, nelle serate dell’11-12-13 giugno, circa trenta musicisti uniti dalla passione per il carismatico chansonnier Léo Ferré, la cui immagine evocativa ha troneggiato su di loro dall’alto di uno schermo nel quale sono state proiettate le immagini di repertorio più emblematiche, compreso il bellissimo manifesto realizzato da Sergio Staino per il ventennale del Festival. Che, onore al merito, ogni anno ha la straordinaria capacità di superare se stesso, grazie alla competenza e al genuino entusiasmo di Giuseppe Gennari, direttore artistico e presidente del Centro Ferrè, il quale è riuscito a ‘contagiare’ i suoi collaboratori, in primis il direttore operativo Maurizio Silvestri e il prof.Giuseppe Cappelli, al punto tale da rinnovare nel tempo questo piccolo miracolo dedicato al celebre cantautore monegasco Léo Ferré. L’evento è stato accolto a braccia aperte non solo dall’amministrazione comunale, ma anche dalla cittadinanza che ha partecipato numerosa dimostrando, qualora ce ne fosse ancora bisogno, che il Festival Ferré è uno degli eventi maggiormente qualificanti per la città di San Benedetto del Tronto. Un fiore all’occhiello in continua evoluzione che, oltre ad aver spalancato le porte a giovani artisti-rivelazione, per la prima volta in assoluto nella sua longeva storia ha visto risuonare la canzone in lingua inglese grazie all’ugola prodigiosa del 26enne astro nascente Benjamin Clementine. Impresa ‘sfuggita’ persino alla divina Dee Dee Bridgewater, che nel 2005 cantò in francese affiancata dai Têtes de Bois. Autodidatta, polistrumentista con all’attivo il disco d’esordio At least for now premiato in Francia alle Victoires de la Musique come Rivelazione dell’anno 2015, il giovane londinese di origini africane ha partecipato al festival perché ama la poetica di Léo Ferré, tanto che, insignito della Targa Ferré del Ventennale, i suoi occhi si sono illuminati di gioia quando la signora Maria Cristina lo ha ufficialmente invitato in casa Ferré per suonare il pianoforte appartenuto al celebre marito. Accompagnato al violoncello dalla bravissima Barbara Leliepvre, Clementine ha fermato il tempo con una voce magnifica ed il suono del pianoforte, incantando il pubblico con la sua melodia avvolgente e l’omaggio a Ferrè tradotto in due canzoni in francese. Magia allo stato puro, estasi per un pubblico che ha ascoltato rapito, in religioso silenzio, per poi esplodere in un incontenibile tripudio di applausi sfociato in una standing ovation. Momento indimenticabile per il Ferrè, che in Benjamin Clementine ha trovato la sua punta di diamante per il ventennale. Altissimo e a piedi nudi, l’artista ha fatto dono di se stesso e della sua arte in modo autentico, ed ha saputo trasmettere ai presenti la stima incondizionata che nutre per Ferré e la gioia di trovarsi ad una manifestazione a lui dedicata per volontà di ‘wonderful man’ Gennari.

Benjamin Clementine - Barbara Leliepvre ©

Benjamin Clementine – Barbara Leliepvre ©



Eccezionali anche gli altri protagonisti del Festival Ferrè 2015. Allo spumeggiante ed irriverente quartetto Eugenio in Via Di Gioia, ‘vincitori mancati’ di Musicultura, l’onore e l’onere di aprire la ventesima edizione del Festival, con una vena pop-folk-rock di impatto immediato e melodicamente coniugata a testi che affrontano temi seri portando chi li ascolta a riflettere senza annoiarsi, ma con stampato un bel sorriso in volto. Divertente e ‘contagiosa’ nell’accezione più propositiva del termine, la band si è abbattuta sul pubblico come un ciclone ed ha conquistato applausi a non finire. L’ironia traspare già dal nome Eugenio in Via Di Gioia, che nasce da un incastro fra i nomi di tre quarti della band (il cantante Eugenio Casaro, il fisarmonicista Emanuele Via, il batterista Paolo Di Gioia). Ed il bassista Lorenzo Federici? Nessuna esclusione, perché il loro primo Lp porta proprio il suo nome: Lorenzo Federici, appunto. Un quartetto di grande talento che sarebbe sicuramente piaciuto a Léo Ferré. Un plauso ad Eugenio che, oltre a cantare e suonare la chitarra, ha trovato persino il modo di risolvere il cubo di Rubrik in tempi record. Cantano ‘ho perso e non sono nemmemo arrivato secondo, è la cosa peggiore dell’universo’. Per noi sono arrivati primi, senza nulla togliere al bravissimo Dante Francani, vincitore del 1° Premio al Musicultura di Recanati nel 2014, che con grande intelligenza è andato oltre la barriera delle classifiche puntando l’attenzione sulla validità musicale di ogni artista che non può essere ‘imprigionata’ in un podio. Intenso e vigoroso il suo canto pieno di passione sociale. Perché Francani prima di essere un cantautore è un operaio metalmeccanico che conosce bene il lavoro in fabbrica ed ha respirato il senso della precarietà, elementi che sono stati fonte d’ispirazione per la sua composizione musicale letteraria, riconoscibili soprattutto nella sua prima canzone ‘Tuta blu…o la ballata dell’operaio’. Imperdibile.

 

Eugenio In Via Di Gioia ©

Eugenio In Via Di Gioia ©

E che dire della Scraps Orchestra? «La grande poesia del Novecento e le fulminanti intuizioni della cultura popolare sulle ali della finta aria d’opera e dei veri cori delle mondine e delle montagne, risciacquati nel fiume della grande canzone d’autore italiana e giostrati con ironia, passione e un pizzico di buona cattiveria». Parole non mie, ma da me ‘saccheggiate’ perché rendono perfettamente l’idea della vera essenza di questa meravigliosa, magica orchestra , già due volte ospite al Premio Tenco (nel 2000 e nel 2014), composta dal leader Stefano Boccafoglia (voce, pianoforte, piano elettrico, organetti, theremin), Giorgio Signoretti (chitarra elettrica, acustica, banjo), Roberta Visentini (clarinetto, sax contralto), Marco Remondini (violoncello, sax contralto), Marco Cocconi (basso acustico, basso elettrico, tic-tac), Pietro Benucci (batteria, percussioni). Scraps, è un termine inglese traducibile con frammenti, rottami, scarti. Quindi Scraps Orchestra sta per orchestra dei rottami, visto che i sei artisti compongono utilizzando rottami sonori e verbali. Rottami in senso lato, ovviamente, perché ogni loro composizione vale più dell’oro. La Scraps Orchestra ‘agisce’ con intelligenza ed è dotata di una bravura che non conosce confini. È una stella che ora brilla luminosa anche sul firmamento del Festival Ferré.

Scraps Orchestra ©

Scraps Orchestra ©

Alto cantautorato con Alex Bandini, Carmine Torchia, Lucio Matricardi. Alex Bandini, al secolo Alex Secone nato ad Atri nel 1986, ha portato al Festival Ferré il sorriso dell’anarchia in un recital di canzoni alchimizzate in parole e musica di suadente eleganza, proposte dal quartetto composto da se stesso (voce e pianoforte), Emanuele Carulli (chitarre), Gianluigi Antonelli (basso e cori), Andrea Marcone (batteria). Ospite nella tappa di Pescara de Il Tenco ascolta, Bandini ha diviso il palco con Roberto Vecchioni ed altre proposte del Club. I suoi temi ricorrenti sono contemporanei ed hanno uno sguardo apparentemente disincantato, che si muovono in bilico su un gradevole filone dal sapore un po’ retrò. Amante del cinema, dopo il primo disco Piccole catastrofi l’artista ha pubblicato nel 2014 Signore e signori buonanotte, dando chiara dimostrazione del suo talento. Un talento che non è sfuggito al Club Tenco e nemmeno al Festival Ferrè, che l’ha voluto in scena per un appuntamento importante come il ventennale.

Alex Bandini Quartetto ©

Alex Bandini Quartetto ©

Dove si è distinto anche Carmine Torchia che,oltre alla sua indiscussa professionalità, ha portato una nota di tenerezza al Festival: il piccolo Tristan di sei mesi, nato dal suo amore con la figlia di Ferré. Torchia, grande pensatore di musica, parole ed aforismi, pluripremiato a Musicultura (Premio SIAE come migliore musica con la canzone Quest’amore e Premio AFI come migliore progetto discografico), si è esibito in un tour di quattro mesi nell’ambito di un viaggio denominato Piazze d’Italia (9000 chilometri percorsi). Nato nel 1977 a Catanzaro e cresciuto a Sersale, l’artista vive a Milano ed attualmente porta in giro Bene , riduzione teatrale del disco omonimo.

Lucio Matricardi, sangiorgese, è un talentuoso pianista- cantante che ha la grande capacità di entrare in punta di piedi nell’universo poetico delle canzoni di Ferrè, riproponendo interpretazioni originali. Ha partecipatoal concerto in onore di Fabrizio DeAndré che si è svolto nel febbraio 2005 al PortoVecchio di Genova, ed ha collaborato con MauroMacario in veste di regista e attore in un recital sulla canzone d’autore italo-francese. Matricardi si è esibito più volte al Festival Ferré, dove non poteva di certo mancare per il ventennale. Applausi, meritatissimi, per Bandini, Torchia, Matricardi.

Carmine Torchia ©

Carmine Torchia ©

Serata finale in rosa per il Festival, che ha visto protagoniste Sandra Aliberti e Daniela Fiorentino in un magnifico ed irripetibile assemblaggio Ferré-Piaf. Apertura in grande stile con la classe e l’innata eleganza di Sandra Aliberti che, insieme a Bertrand Ravalard al pianoforte e Lionel Mendousse al violino, ha portato in scena un concerto dedicato alle canzoni di Léo Ferré, tutte rivisitate in una suggestiva versione di musica da camera. Il risultato? Da brividi, poiché l’artista di Nizza ha messo in evidenza con la sua voce cristallina l’essenza più intima del canto di Ferré, avendo come punto di forza la potenza evocativa della parola. Voce, pianoforte e violino. Niente più. Del resto non occore altro, quando ci sono sul palco la grazia di Sandra Aliberti accompagnata da due musicisti del calibro di Ravalard e Mendousse. Due compagni di viaggio con i quali ha condiviso ‘Des voyageurs dans ta voix, Ferré’, titolo dato allo spettacolo su Ferré e al relativo disco con 15 tracce e testi di Louis Aragon e Jean-Roger Caussimon.

Sandra Aliberti Trio ©

Sandra Aliberti Trio ©


Energia allo stato puro. Questo e molto altro ancora si è rivelata Daniela Fiorentino, deliziosa creatura che ha incantato, coinvolto ed appassionato il pubblico del Ferré con la suggestiva rievocazione del Canzoniere di Edith Piaf, la voce ‘più cantante’ che forse sia mai esistita e che “ha preso in mano la canzone realista di fine Ottocento per trasportarla nell’empireo atemporale della musica assoluta, avvinta inscindibilmente a un inimitabile canto capace di rendere la realtà più vera del vero”. Cantante ed attrice internazionale, Daniela Fiorentino ha ripercorso le tappe più emblematiche della vita di Edith Piaf , tra estasi e tormento, dando nuova linfa vitale ai più grandi successi della cantante, tra cui Milord, La foule, L’hymne à l’amour, L’accordéoniste, La vie en rose. Tanto la Piaf era sconvolta quanto la Fiorentino è stata sconvolgente nella sua magistrale interpretazione: non solo voce – e che voce!- ma anche tanto sentimento, anima, cuore, adrenalina ed empatia nei confronti di una piccola, grande donna parigina che l’artista napoletana ha ‘metabolizzato’ nel tempo effettuando un percorso personale ed interiore partito non solo dalla voce, ma anche dai ‘luoghi’ stessi in cui era solita gravitare la Piaf. Da qui la passione, il dolore, la ribellione e l’amore gridati dalla Piaf tornano a noi attraverso la voce di Daniela Fiorentino, facendoci sussultare il cuore. Tutto ciò grazie anche allo straordinario talento del quartetto di affermati musicisti napoletani che l’hanno affiancata, ovvero Mariano Bellopede (pianoforte), Giosi Cincotti (fisarminica), Davide Esposito (batteria), Alessandro Anzalone (contrabbasso). La Targa Ferré 2015, ritirata da Daniela Fiorentino, è stata assegnata a Edith Piaf, di cui quest’anno ricorre il centenario della nascita. 

Daniela Fiorentino ©

Daniela Fiorentino ©

In conclusione ha ragione il vulcanico Giuseppe Gennari, ‘cuore pulsante’ del Festival Ferré, nel sostenere che l’edizione del ventennale è stata indubbiamente hors la routine, straordinaria, unica e forse irripetibile. Tre serate francesi, all’insegna di una classe di calibro superiore, che ci hanno donato uno stato di beatitudine mentre al di fuori del Teatro Concordia la vita scorreva, ignara, nella sua classica routine. Per tre, indimenticabili giorni abbiamo avuto il privilegio di ‘toccare con mano’ la grande canzone d’autore, sentirci più che mai vicini al genio anarchico e creativo di Léo Ferré, respirare a pieni polmoni l’aria fresca profusa da ogni nota che è volata, leggera e palpabile, al Concordia . Ora un altro anno ci separa da un’altrettanta meraviglia, ma la nostra attesa non resterà mai delusa fino quando Gennari sarà al timone di una manifestazione che abita a San Benedetto, grazie alla tenace volontà organizzativa di un gruppo di persone definite dallo storico della canzone Enrico De Angelis ‘meravigliose, competenti, illuminate, generose, disinteressate, ed anche un po’pazze’. Chapeau!

Targa Léo Ferré 2015 a Daniela Fiorentino ©

Targa Léo Ferré 2015 a Daniela Fiorentino ©

 

Mad Ferré, Benjamin Clementine, Giuseppe Gennari - la Targa Ferré del Ventennale ©

Mad Ferré, Benjamin Clementine, Giuseppe Gennari – la Targa Ferré del Ventennale ©

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19 giugno 2015 alle 18:14 | Scrivi all'autore | stampa stampa | |

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