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Musica e letteratura. Quali sono i libri preferiti di Erica Mou?

di | in: Interviste

Da poche settimane è uscito il suo nuovo album, “Tienimi il posto”, che sta riscuotendo un unanime consenso di critica e pubblico. A soli venticinque anni, Erica Mou non è più soltanto una promessa, ma una splendida realtà della canzone italiana, con quattro album già all’attivo, un Premio della Critica Mia Martini al Festival di Sanremo e collaborazioni con Boosta, Raphael Gualazzi e Perturbazione. Dopo le interviste letterarie con Bugo, Giuliano Dottori e Andrea Chimenti, abbiamo chiesto anche a Erica di parlarci dei suoi libri preferiti.

 

Quando hai iniziato a leggere romanzi?

Sono figlia di insegnanti, non c’è giorno della vita in cui non ricordi di essere stata circondata da libri! Durante gli anni della scuola media, nello stesso periodo in cui ho cominciato a suonare la chitarra, ricordo di aver iniziato a leggere di gusto e non più per imposizione.

Qual è lo stato d’animo che più frequentemente ti porta a rivolgerti alla lettura di un libro piuttosto che all’ascolto di un disco?

Più che uno stato d’animo è il bisogno di silenzio. Una necessità delle orecchie e della mente.

Hai mai sognato di fare la scrittrice?

Sì, l’ho sempre sognato e da bambina, prima delle canzoni, scrivevo poesie o brevi storie. Ma non credo potrò mai essere una scrittrice, mi manca la perseveranza di un’unica idea, la costanza di sviluppare un pensiero lungo un intero libro. E invidio moltissimo gli scrittori proprio per questo, per le centinaia di pagine contrapposte alle mie poche righe, a quei tre minuti e trenta che sono il mio spazio e che già così, tante volte, mi appare superfluo.

La musica può essere credibilmente raccontata in un romanzo?

Credo di sì, come credo che tutto possa essere raccontato con emozione e credibilità. Però non penso di aver ancora trovato il mio romanzo musicale del cuore.

Ti sei mai innamorata del personaggio di un romanzo?

Forse il personaggio maschile che più mi ha affascinata finora è il protagonista di “Un uomo” di Oriana Fallaci. E, anche se è una persona realmente esistita, io non credo di essermi innamorata del vero Alekos Panagulis, ma di come l’ha descritto l’autrice.

C’è uno scrittore al quale confideresti i tuoi segreti più intimi?

Mi piacerebbe una chiacchierata con Virginia Woolf, o persino uno scambio di lettere con lei. Sicuramente non mi sentirei la più problematica delle due!

Lo scrittore che troverebbe le parole più belle se dovesse raccontare la tua vita fin qui?

La mia amica Chiara Gamberale, per il suo sguardo così intelligente e ironico. Per la stessa dignità che dona alle cose piccole e a quelle grandi.

Lo scrittore al quale faresti scrivere i prossimi dieci anni della tua vita?

Paul Auster. Sicuramente non mi annoierei.

Lo scrittore che non hai mai digerito?

Irvine Welsh, ma mi riservo di riprovarci.

goetheLo scrittore del passato che apprezzerebbe le tue canzoni?

Goethe, magari. Tempo fa ho aperto a caso una pagina di “Affinità elettive” e ho trovato questa frase: Ora si accosteranno da amici e conoscenti che s’incontrano senza problemi, si uniscono senza mutare nulla l’uno nell’altro come quando si mischiano vino e acqua. Altre invece resteranno estranee l’una all’altra e non si fonderanno neppure dopo rimescolii e sfregamenti meccanici; come olio e acqua che, scossi insieme, tornano a separarsi all’istante” , frase che mi ha ricordato moltissimo il testo di una mia canzone, “Depositami sul fondo”. Forse io e Wolfgang avremmo potuto prendere un tè insieme.

Quali sono i tre romanzi della tua vita?

I promessi sposi” di Manzoni. Lo so che sembra folle ma è il libro che ho letto più volte, per motivi di studio (sia al Liceo che all’università) e mi ricorda un periodo stupendo della vita.

Se una notte d’inverno un viaggiatore” di Italo Calvino perché era il libro preferito di mia madre.

Lo straniero” di Camus, perché mi ha sconvolta.

Sei abituata a regalare romanzi?

Ultimamente ho regalato spesso “L’arte di correre” di Murakami, soprattutto a colleghi o comunque a persone che amano scrivere e creare.

Ti sei mai sentita spinta a scrivere una canzone dopo aver letto un romanzo?

Ora che ci penso, colloco spesso momenti di ispirazione in periodi in cui leggo molto. Credo che le idee generino altre idee, sempre; che il bello faccia venir voglia di creare; che le parole siano portatrici di altre parole e che gli stimoli esterni creino sempre un vortice positivo nella nostra mente. Così mi è capitato che “Tutti gli uomini sono mortali” di Simone De Beauvoir ispirasse in parte il brano che ho presentato a Sanremo; che “Candido” di Voltaire/Sciascia mi facesse riflettere sulle tematiche che poi sono diventate il fulcro del mio disco precedente, “Contro le onde”. “Tienimi il posto”, invece, non so perché ma credo sia in debito con i “Sillabari” di Parise. Non solo nei contenuti; è un libro che mi ha ispirato molto per la forma, per la profondità, per la sintesi, per il non detto.

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12 novembre 2015 alle 1:07 | Scrivi all'autore | stampa stampa | |

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