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Omicidi Bianchi

Lavorare per...morire

Sono 1.280 le morti sul lavoro registrate dall’Inail nel 2006. Da gennaio ad aprile sono 226 gli infortuni mortali, di cui ben 169 negli ultimi due mesi. La media è di 3 morti bianche ogni giorno. Tutti i giorni, anche quando i giornali e la televisione non ne parlano o non danno troppo risalto a questo tipo di notizie, dei lavoratori muoiono. Di fronte a uomini e donne che perdono la vita nell’esercizio di un diritto, quello al lavoro riconosciuto dalla nostra Costituzione, come ha detto il Capo dello Stato Giorgio Napolitano “non ci sono più parole per esprimere sdegno e dolore. E' ora di decidere e agire”. Il Consiglio dei ministri ha approvato in questi giorni un ddl per la sicurezza sul lavoro e si spera in tempi rapidi per il varo dei decreti applicativi.  La parola chiave  per limitare gli incidenti, però, è più sorveglianza. Le leggi sulla sicurezza possono essere migliorate ma come prima regola devono essere applicate e rispettate. Le morti bianche dimostrano come i lavoratori spesso siano costretti a lavorare senza le condizioni di sicurezza che la legge impone ai datori di lavoro. Per questo è giusto destinare i mezzi necessari per il rafforzamento di ispezioni, controlli e prevenzione. Il governo Prodi ha stanziato in Finanziaria più soldi per le ispezioni ma le risorse sono ancora poche se si pensa che con il precedente governo non c’erano neanche i soldi per la benzina  degli ispettori che dovevano andare a fare i controlli. In Italia ci sono tante piccole e medie imprese. Con i fondi a disposizione ogni azienda rischia di essere controllata una volta ogni 150 anni. Troppo poco per fare da deterrente a pratiche illegali come lavoro nero e mancanza di sicurezza. A proposito di lavoro nero, un ottimo provvedimento che entrerà in vigore al più presto è l’obbligo di assumere il lavoratore il giorno prima dell’inizio effettivo del lavoro, dopo che la maggior parte degli incidenti vengono denunciati proprio il primo giorno di lavoro. Nelle intenzioni del ministro Ferrero c’è anche l’esigenza di cambiare la Bossi-Fini per dare la possibilità all’immigrato clandestino che lavora di avere, se possibile, il permesso di soggiorno e di denunciare chi lo sfrutta e spesso ricatta facendolo lavorare in condizioni disumane e pericolose. Le cifre mostrano un'alta percentuale di incidenti e morti bianche nei cantieri edili dove esiste ancora la figura del “caporale”, di colui che recluta gli operai, per lo più immigrati senza permesso di soggiorno e  li costringe a svolgere mansioni al limite dello sfruttamento. In alcuni casi si potrebbe parlare addirittura di situazioni di schiavitù e a novembre il governo ha varato un provvedimento per colpire con durezza il caporalato. Infine vanno riviste le aste per i lavori pubblici. Le aste al massimo ribasso sono l’anticamera di luoghi di lavoro non sicuri e del lavoro nero. Una ditta che strappa un appalto a prezzi irrisori per rientrare dei costi spesso sub-appalta i lavori a ditte “sgangherate”, improvvisate che non rispettano le più elementari regole di sicurezza e ricorrono a  lavoratori a nero.

 Giovanna Sechini

Editoriali

 Articolo letto 2591 volte. il 27 maggio 07 alle 07:53
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