Ritorno ad Arquata: Vittorio Camacci pronto a incatenarsi per protesta

 

di Raffaella Milandri

 

 

Arquata del Tronto, 2017-11-09 – Ho incontrato e intervistato Vittorio Camacci la prima volta l’anno scorso. Lui, poeta e podista, aveva da poco indossato tristemente i “panni” del terremotato, e da allora, fino adesso, è stato ospite di una delle strutture alberghiere di San Benedetto del Tronto, impaziente di tornare al suo paese, in attesa della famosa casetta SAE. Ha trascorso un inverno, poi una primavera, poi una estate sulla riviera adriatica. Nella mente sempre il ritorno a casa per sé ma soprattutto per la anziana madre. Lo ho reincontrato qualche giorno fa, avvilito, affranto, e mi sono fatta raccontare cosa è successo. Perché bisogna dare voce a chi è passato attraverso il tragico terremoto, e non bisogna abbandonarlo, per capire cosa sta succedendo adesso a più di un anno dal sisma. La casetta è stata assegnata a Vittorio finalmente, ma le cose non sono andate secondo lui nel verso giusto.

Vittorio, quanto tempo hai aspettato per la famosa casetta e dove e come hai vissuto nel frattempo?

Per avere la casetta ho dovuto attendere un anno, nel frattempo io e la mia anziana madre abbiamo alloggiato in pensione completa presso un hotel di Porto d’Ascoli, trovando nello staff dell’ albergo cortesia e gentilezza così come in tutta la città di San Benedetto che ci come ha adottati per l’intero anno.

Quali sono i tuoi progetti: rimanere ad Arquata? E per la tua casa, si potrà un giorno ricostruire oppure no?

Sono molto legato alla mia terra ma sono altresì deluso ed in contraddizione con le scelte ed i comportamenti dei miei concittadini nel dopo-sisma, per quanto mi riguarda preferirei vivere da “dissidente” qui in Riviera ma mia madre morirebbe di crepacuore lontano da casa, quindi ho l’obbligo morale di riportarla sui nostri amati monti. Con importanti e sofisticati interventi mirati la mia vecchia baita potrebbe essere ristrutturata ma la burocrazia rallenta l’inizio delle procedura di progettazione ed intervento per cui ogni giorno perso rappresenta un pericolo di crollo definitivo per l’intera struttura.

Raccontami come è la casetta che è stata assegnata a te e tua madre, nei dettagli.

La casetta prefabbricata è delle dimensioni di 40 mq, consta di tre stanze in tutto: un ingresso-salotto-cucina, una camera da letto matrimoniale ed un bagno. E’ completamente arredata ed è corredata anche di utensili da cucina, elettrodomestici e di biancheria. Le casette sono abbastanza dignitose ma costruite in tutta fretta, e presentano molte difettosità, e l’arredo e gli accessori sono di pessima qualità. Nella zona del sisma sono già tante le segnalazioni e i problemi per casette che devono affrontare il duro inverno sui monti e avere quindi un buon isolamento, un buon riscaldamento, una posizione che protegga da acqua e neve.

Ritieni dopo tutta la pazienza nella attesa della famosa casetta, che ci sia stato un trattamento iniquo nei tuoi confronti, e perchè?

Ritengo che ci sia stato un trattamento iniquo perché alcune famiglie con una situazione familiare migliore della mia hanno ricevuto casette di dimensione più grande 60 mq con due camere da letto. Inoltre nel mio Comune sono in corso una cinquantina di indagini per ” residenze fittizie ” quindi si ipotizza che alcune casette siano state assegnate a famiglie che non hanno l’effettiva residenza nel Comune, e che forse abiterebbero queste casette solo a scopo turistico nei week -end o durante le vacanze estive e questa è un’ingiustizia nei confronti di quelli come me che per restare aggrappato alla mia terra hanno consumato in 30 anni da pendolare 7 autovetture, o di quelle braccianti agricole come mia madre che hanno strappato l’ avara terra di montagna con le unghie per sopravvivere in quelle dure valli d’altura.

Quando dovresti trasferirti nella casetta? Visto che non la ritieni adatta alla tua situazione familiare, cosa pensi di fare?

Dovrò trasferirmi nella casetta entro la fine del mese di novembre ed ho intentato tutte le azioni possibili per avere una sistemazione più adeguata anche perchè le condizioni di salute di mia madre nell’ultimo anno si sono aggravate ed ha bisogno di assistenza. In via estrema se le mie richieste non saranno accettate farò un sit-in davanti al Comune di San Benedetto dove mi incatenerò in maniera simbolica per protesta.

In tutta la organizzazione post-sisma, in base al tuo punto di vista e alla tua esperienza cosa sarebbe stato da fare, in meglio, e cosa sarebbe stato da evitare?

Innanzi tutto si doveva intervenire caso per caso, non imponendo le scelte ma offrendo ad ogni nucleo familiare la soluzione migliore. Le abitazioni agibili dovevano essere subito messe in sicurezza e gli abitanti riportati a casa. Per le abitazioni lievemente danneggiate si doveva intervenire celermente in modo che anche in questo caso le famiglie potessero già essere a casa. Per coloro che hanno invece perso tutto bisognava accordarsi sull’ autonoma sistemazione o sulla casetta senza forzature di sorta.

 

 




Un profeta che guarda al passato: lo Storico Francesco Barbagallo

 

di Raffaella Milandri

 

2017-10-28 – Ho avuto il grande piacere e l’onore di leggere e di conoscere Francesco Barbagallo, Professore Emerito di Storia contemporanea nell’Università di Napoli. Ho trovato il suo sapere e il suo modo di analizzare la storia decisamente illuminanti; la Storia Contemporanea del secolo passato mi ha sempre lasciato l’impressione di essere lacunosa, piena di ombre, troppo vicina a noi per essere interpretata in modo obiettivo. I testi del Professor Barbagallo mi hanno colpito per l’acume e la obiettività. “Lo storico è un profeta che guarda all’indietro”
diceva Friedrich Schiller: motivo per cui, gli ho voluto porgere alcune domande sul presente e perché no, sul futuro. Ne è uscita una intervista di elevata attualità.

Professore, quale periodo storico La ha più affascinata da studioso? E perchè?

Da giovane sono stato affascinato dalla partecipazione delle Brigate Internazionali alla guerra civile spagnola, dalla resistenza armata al nazifascismo e dall’impegno romantico dei giovani nelle battaglie risorgimentali.

E in quale periodo storico Le piacerebbe vivere, o fare un salto nel tempo, potendo scegliere ?

Come Woody Allen vivrei con piacere a Parigi tra gli artisti della Belle Epoque.

Crede che questo attuale momento storico sia preludio a grandi cambiamenti? Quali per esempio?

Questo è certo un periodo di grandi cambiamenti. Distinguerei però tra i progressi scientifici e medici che migliorano le condizioni e la qualità della vita e i guasti prodotti da una comunicazione globale, che privilegia il narcisismo degli incompetenti e la disinformazione criminale.

Quali sono i Paesi chiave che stanno dando una impronta maggiore all’attuale frangente storico?

Certamente la Cina che, miscelando il peggio del comunismo e il peggio del capitalismo, è riuscita a creare la più grande potenza economica e geopolitica del XXI secolo, proponendosi come erede legittima dei fasti dell’Impero di Mezzo.

Senza voler fare previsioni, ma guardando al quadro internazionale, crede che ci sia il germoglio di un ritorno alla decentralizzazione con poteri sempre maggiori alle regioni e alle realtà locali?

Vedo piuttosto una tendenza prevalente all’accentramento delle grandi entità superstatali. Decentramento e localismi mi sembrano tentativi subalterni di resistenza ai processi globali.

Siamo in un periodo di “cose mai viste”. Quale La colpisce maggiormente, da studioso?

Mi colpisce il declino della democrazia come processo di elevamento morale e culturale prima che politico, intimamente connesso col precipizio delle masse e delle presunte élites in un baratro di egotismo narcisistico e di volgarità compiaciuta.

Trump e Kim Jong Un : ci sono i presupposti storici per un conflitto?

Sono due marionette che esprimono al meglio il degrado attuale della politica ridotta a squallido avanspettacolo.

Si poteva prevedere negli anni addietro questa crisi del valore delle istituzioni? sarà necessario un ritorno all’autoritarismo come appare succeda in Spagna?

A mio parere tutto comincia nel 1975 col Rapporto della Commissione Trilaterale sulla Crisi della democrazia, che auspicava la riduzione della partecipazione democratica liquidata in termini economicistici come “eccesso della domanda”. La trasformazione della Cina comunista in grande potenza capitalistica e la scomparsa dell’Unione Sovietica hanno completato il processo di globalizzazione, che ha sostituito il potere del capitale finanziario al dominio della politica. La fine delle ideologie ha comportato la scomparsa dell’etica e la dissoluzione della politica. Il XXI secolo appare per ora dominato dalle guerre e dal terrore, nonché dalle crisi economiche e dalla diffusione della povertà nei paesi un tempo avanzati. La contemporanea fuoriuscita dal sottosviluppo di molti paesi per lo più asiatici non è accompagnata dalla costruzione di regimi politici capaci di soddisfare le esigenze primarie e le legittime aspettative delle popolazioni.

Professor Francesco Barbagallo

Nota biografica di Francesco Barbagallo

Nato a Salerno nel 1945, si laurea in Giurisprudenza nell’Università di Napoli nel luglio 1967. Assistente ordinario di Storia moderna nell’Università di Napoli dal 1969, è professore incaricato di Storia delle istituzioni politiche nell’Università di Salerno dal 1972 e ordinario di Storia dei movimenti e dei partiti politici nel 1980.

Dal 1981 al 2015 è stato ordinario di Storia contemporanea nell’Università di Napoli. Ora professore emerito. E’ stato, per dodici anni, direttore del Dipartimento di discipline storiche e, per sei anni, presidente del Corso di laurea magistrale in Scienze storiche dell’Università di Napoli Federico II.

Dal 1983 al 2016 è stato direttore della rivista <Studi Storici>.

Tra le sue opere si segnalano:

Lavoro ed esodo nel Sud 1861-1971, Guida 1973.

Stato, Parlamento e lotte politico-sociali nel Mezzogiorno 1900-1914, Università di Napoli 1976.

Il Mattino degli Scarfoglio, Guanda 1979.

Francesco S. Nitti, Utet 1984.

L’azione parallela. Storia e politica nell’Italia contemporanea, Liguori 1990.

La modernità squilibrata del Mezzogiorno d’Italia, Einaudi 1994.

La formazione dell’Italia democratica, in Storia dell’Italia repubblicana, coordinata da F. Barbagallo, I, Einaudi 1994, pp. 1-128.

Da Crispi a Giolitti. Lo Stato, la politica, i conflitti sociali, in Storia d’Italia, a cura di G. Sabbatucci e V. Vidotto, Laterza, 1995, pp. 3-133.

Napoli fine Novecento. Politici, camorristi, imprenditori, Einaudi 1997.

Il potere della camorra (1973-1998), Einaudi 1999.

L’Italia contemporanea. Storiografia e metodi di ricerca, Carocci 2002.

L’Italia repubblicana. Dallo sviluppo alle mancate riforme (1945-2008), Carocci 2009.

Storia della camorra, Laterza 2010.

La questione italiana. Il Nord e il Sud dal 1860 a oggi, Laterza 2013.

Napoli, Belle Epoque 1885-1915, Laterza 2015.

Ha curato le opere collettanee:

Camorra e criminalità organizzata in Campania, Liguori, Napoli 1988.

Storia dell’Italia repubblicana, voll. 3, t. 5, Einaudi 1994-1997.

Ha curato le edizioni di:

P. Villari, Le lettere meridionali e altri scritti sulla questione sociale in Italia, Guida 1979.

G. Fortunato, Scritti politici, Di Donato 1981.

F.S. Nitti, Il Mezzogiorno in una democrazia industriale. Antologia degli scritti meridionalistici, Laterza 1987.

Caro Berlinguer. Note e appunti riservati di Antonio Tatò a Enrico Berlinguer, Einaudi 2003.

Napoli, La Belle Epoque – F. Barbagallo

 

 




Il mondo a Fumetti di Pasquale Frisenda

di Raffaella Milandri

 

Acquaviva Picena, 2017-10-27 – Attraverso le iniziative della Omnibus Omnes, il territorio piceno sta per essere invaso da… un mondo di fumetti. Parte ad Acquaviva Picena la 1° edizione di Acquaviva Comics, insieme al concorso di disegno a fumetti “SettanTEXimo”, dedicato al 70° anniversario di Tex Willer, famoso personaggio della casa editrice Bonelli. Continua la serie di interviste nel mondo dei fumetti : ecco Pasquale Frisenda, famoso autore della Casa Editrice Bonelli che ci mostra due bellissime tavole, una a colori di Tex e l’altra di Magico Vento. Pasquale Frisenda farà parte della giuria di “SettanTEXimo”

Quando hai cominciato  sviluppare la passione per il disegno ? Ti sei ispirato a qualche autore in particolare?

L’interesse e la passione per il disegno l’ho manifestata sin da piccolo: disegnavo ovunque e su ogni supporto (compresi i classici muri di casa). Verso i 16 anni decisi di provare a far diventare quella passione qualcosa di più concreto e mi iscrissi alla Scuola di illustrazione e fumetto del Castello Sforzesco di Milano, riuscendo, fortunatamente, a trovare spazi dove fare le prime esperienze professionali appena uscito da lì, intorno ai 19 anni. Di riferimenti nel corso del tempo ne ho avuti tantissimi, e ne ho ancora tanti, ma per fare qualche nome direi almeno Hugo Pratt, Gino D’Antonio, Aldo Di Gennaro, Dino Battaglia, Sergio Toppi, Gianni De Luca, Giovanni Ticci, Roberto Diso, Magnus, Attilio Micheluzzi, Vittorio Giardino, Ferdinando Tacconi, Renzo Calegari e ovviamente Ivo Milazzo, e poi Hermann, Jean Giraud, Jean-Claude Mézières,  Caza, Francois Boucq, Francois Bourgeon, André Juillard, Jordi Bernet, Alfonso Font, Carlos Gimenez, Frank Quitely, per quanto riguarda almeno il fumetto italiano ed europeo (ma ne sto lasciando fuori anche troppi di nomi), ma non posso non citare anche Alberto ed Enrique Breccia, Arturo Del Castillo, José Munoz, Jorge Zaffino, Juan Giménez, Domingo Mandrafina, Horacio Altuna, e ancora Richard Corben, José Luis Garcia-Lopez, Michael Golden, David Mazzucchelli e John Buscema, per quanto riguarda il fumetto  sud e nordamericano.

Se potessi essere un personaggio dei fumetti chi vorresti essere?

Mah… onestamente non saprei… ce ne sono tanti che mi affascinano e sceglierne solo uno mi risulta difficile.

Qual è il personaggio che ami di più disegnare e perché?

Posso parlare solo per i personaggi che ho avuto l’occasione di disegnare fino ad ora, almeno a livello professionale, e tra questi non saprei dire se ce n’é uno in particolare perché hanno tutti aspetti interessanti da affrontare e da disegnare. E sia “Ken Parker”, “Magico Vento”, “Tex” che “Dylan Dog”, ma anche i personaggi realizzati in storie più personali, come quelli ritratti nell’albo “Sangue e ghiaccio” della serie “Le Storie”, mi hanno permesso di tirare fuori da me delle idee e soluzioni diverse, ogni volta per me inedite, che ho sviluppato per riuscire ad entrare in sintonia con loro, permettendomi di approfondire, tramite le ricerche del caso, il loro mondo ma, di conseguenza, anche arricchire il mio.

Come procedi a trasformare una sceneggiatura nei disegni di un fumetto? 

 Leggo con attenzione le pagine della sceneggiatura (a volte arriva intera, a volte a tranche), mi preparo la documentazione necessaria, su luoghi, armi, abiti, e quando è il caso anche i volti di vari personaggi, e poi inizio a disegnare la storia, procedendo sempre in ordine cronologico, salvo rare eccezioni.

Quanto tempo impieghi per disegnare una tavola? quanto tempo impieghi a realizzare ad esempio un albo di Tex?

Circa due giorni per completare una tavola, e per una storia intera di Tex (che in media comprende 220 e passa tavole), sempre più di due anni.

Quale tipo di storie  ti piace di più disegnare ?  Scenari post-apocalittici,  puro fantasy alla Tolkien, oppure preferisci decisamente il western o l’horror?

Non ho un genere preferito in assoluto, e anzi mi piace muovermi in molti di essi, anche se alcuni scenari mi interessano di certo più di altri, e sono anche opposti, tipo il western o la fantascienza.

Cosa consiglieresti a chi voglia intraprendere questo mestiere? E quale è il requisito più importante?

Se si vuole intraprendere questo mestiere uno dei requisiti più importanti, oltre naturalmente al dimostrare delle doti nel disegno, è la costanza, un elemento necessario per riuscire a passare moltissimo tempo al tavolo da disegno senza far diminuire l’interesse e l’attenzione in quello che si fa. Pazienza, determinazione e costanza sono cose essenziali per poter permettere ad un fumettista di sviluppare un livello di professionalità adeguato e uno stile interessante per il mercato che si va ad affrontare.

Parlaci dei tuoi progetti futuri

Ora sono impegnato in un progetto a fumetti un po’ diverso dalle cose fatte in passato. E’ una serie western prevista in uscita per l’anno prossimo per la Sergio Bonelli Editore, che avrà diversi elementi insoliti, sia in fatto di stile di scrittura che a livello grafico

Tavola di Magico Vento, copyright Casa Editrice Bonelli

Chi è Pasquale Frisenda

Pasquale Frisenda

Classe 1970, Pasquale Frisenda nasce e cresce a Milano, città dove vive e lavora.

Fin da piccolo dimostra un’accesa passione sia per il fumetto che per il disegno e, nel 1986, si iscrive al Corso di illustrazione e fumetto del Castello Sforzesco di Milano.
Poco dopo, grazie a Pasquale Del Vecchio, entra in contatto con Carlo Ambrosini, Giampiero Casertano ed Enea Riboldi (lo Studio Comix), da cui riceve incoraggiamenti e preziosi consigli.
Il primo incarico professionale avviene con la rivista di fantascienza “Cyborg”, edita dalla Star Comics a partire dal 1990, prima con alcune illustrazioni e poi con una storia di 50 tavole, intitolata “Tenebra” e scritta da Michele Masiero, ma pubblicata solo anni dopo, nel nuovo corso della rivista edito dalla casa editrice Telemaco.

La svolta arriva nel 1990, quando, dopo aver realizzato delle tavole di prova per la nuova rivista dedicata a “Ken Parker” (il “Ken Parker magazine”), viene chiamato da Ivo Milazzo nel suo studio a Chiavari per iniziare quella che si rivelerà una lunga e proficua collaborazione. 
Gli anni passati nello studio del maestro sono, per Frisenda, una profonda esperienza professionale di crescita e apprendimento, grazie agli attenti e puntuali insegnamenti di Ivo Milazzo e Giancarlo Berardi, i due celebri autori di KP.
La testata, pubblicata in origine dalla Parker Editore, viene rilevata, nel 1994, dalla Sergio Bonelli Editore, la casa editrice che per prima pubblicò le storie di “Ken Parker” nel 1977.

Qui, dopo la definitiva chiusura della pubblicazione dedicata alle nuove avventure di Lungo Fucile, il disegnatore milanese viene coinvolto nel progetto di “Magico Vento” (1997), la collana western/horror ideata da Gianfranco Manfredi che ha segnato una nuova tappa dell’avventura western a fumetti. Pasquale Frisenda è uno dei disegnatori che lasciano l’impronta nella serie, realizzando in tutto 14 albi e le copertine dal numero 32 al 75 in sette anni di intensa collaborazione, contribuendo, con il suo stile, a definire il carattere e il mondo del personaggio di Manfredi. Il suo lavoro viene molto apprezzato da Sergio Bonelli e Decio Canzio, tanto che nel 2005 gli viene affidato l’impegnativo incarico di disegnare uno dei prestigiosi speciali di “Tex” (i cosiddetti Texoni). La storia, sceneggiata da Mauro Boselli, verrà pubblicata nel giugno del 2009 con il titolo di “Patagonia”. Il volume viene accolto con calore sia dagli appassionati lettori delle avventure del famoso ranger che dalla critica specializzata, e permette a Frisenda di vincere il Gran Guinigi all’edizione di Lucca Comics&Games del 2009.
Entra cosi a far parte dello staff di disegnatori fissi che realizza la serie di “Tex”, concedendosi comunque una digressione a colori nel mondo di “Dylan Dog” grazie alla realizzazione, nel 2010, dell’episodio “Il grido muto”, contenuto nel “Dylan Dog Color Fest” n.5.

Da segnalare anche il suo contributo al progetto “150 – Storie d’Italia”, con l’episodio intitolato “Il Postino”.  Scritta da Francesco Artibani e realizzata da nomi del calibro di Sergio Toppi, Ivo Milazzo (che ne è stato anche il coordinatore), Giorgio Cavazzano, Carlo Ambrosini, Corrado Mastantuono e Marco Nizzoli, l’opera è stata pubblicata in due volumi nei primi mesi del 2011 dalle edizioni San Paolo in collaborazione con il MUF, il Museo del fumetto di Lucca.

Nel 2013 esce la sua prima storia di Tex sulla serie regolare, sempre scritta da Mauro Boselli, intitolata “Il segreto del giudice Bean”.
Nel 2016 esordisce sulla collana “Le Storie”, nel n. 47 intitolato “Sangue e ghiaccio”, su sceneggiatura di Tito Faraci.

Pasquale Frisenda

Diversi sono i riconoscimenti ricevuti durante la sua carriera:
– Premio INCA Miglior copertina nel 2000
– Premio “Fumo di china” miglior disegnatore realistico nel 2001
– Premio “Fumo di china” miglior copertinista nel 2001
– Premio Milano Cartoomics miglior disegnatore nel 2001
– Premio INCA miglior copertinista nel 2001
– Premio “Fumo di china” miglior disegnatore realistico nel 2004
– Premio Gran Guinigi a Lucca Comics&Games come miglior disegnatore nel 2009
– Premio Ayaaaak a Milano Cartoomics nella categoria “Miglior storia del 2009” a “Tex speciale n. 23 – Patagonia ” nel 2010

 




Il mondo a Fumetti di Lucilla Stellato

 

di Raffaella Milandri

 

 

Acquaviva Picena, 2017-10-22 – A cura della Omnibus Omnes, parte ad Acquaviva Picena la 1° edizione di Acquaviva Comics, insieme al concorso di disegno a fumetti “SettanTEXimo”, dedicato al 70° anniversario di Tex Willer, famoso personaggio della casa editrice Bonelli. Continua la serie di interviste nel mondo dei fumetti : ecco Lucilla Stellato, autrice della Casa Editrice Bonelli che ci mostra una bellissima tavola del personaggio che sta curando, il Commissario Ricciardi. Lucilla Stellato farà parte della giuria di “SettanTEXimo”

Quando hai cominciato sviluppare la passione per il disegno ? Ti sei ispirata a qualcuno in particolare? Disegno da sempre, sin da bambina. Già nei miei disegni infantili creavo delle vere e proprie “scenette”, facevo compiere delle azioni ai personaggi che raffiguravo e li facevo dialogare con l’aggiunta dei balloons. Quindi era già abbastanza evidente l’esigenza, da parte mia, di raccontare attraverso il disegno, di mettere in scena dei fatti o delle vere e proprie storie su carta. Negli anni la mia passione per il disegno e per il fumetto non ha fatto altro che crescere e infine mi ha portato a seguire i corsi di fumetto alla Scuola Italiana di Comix, a Napoli. Ho da sempre cercato di affinare il mio stile guardando la linea chiara dei grandi disegnatori, nonché miei concittadini, della scuola Salernitana ma credo di aver subito molto anche il fascino degli autori napoletani. Apprezzo tantissimo anche l’eleganza delle opere di Vittorio Giardino e la naturalezza dei personaggi disegnati da un grande disegnatore come E.G. Seijas.

Se potessi essere un personaggio dei fumetti chi vorresti essere? Spesso dico che vorrei avere il potere di teletrasportarmi, per potermi spostare velocemente da un posto all’altro… quindi, sì, direi un personaggio dotato di questo superpotere, tipo Nightcrawler degli X-Men!

Qual è il personaggio che ami di più disegnare e perché? Generalmente mi affeziono a ogni nuovo personaggio che mi capita di disegnare, imparo a conoscerlo sempre meglio man mano che prendo confidenza con il suo aspetto, con i suoi lineamenti e atteggiamenti, con il suo carattere. Quindi per me è molto difficile scegliere un preferito. Attualmente sono impegnatissima nel disegnare il commissario Ricciardi… un grande onore ma anche una bella sfida!

Come procedi a trasformare una sceneggiatura nei disegni di un fumetto? Leggo più volte la sceneggiatura di una o più tavole, soprattutto se si tratta di sequenze lunghe o comunque complesse, che richiedano un certo studio degli ambienti, per esempio.
Poi procedo con la fase delle bozze, dei layout, per trovare le inquadrature e le soluzioni più efficaci per ogni singola vignetta, cercando di rispettare quanto più possibile le idee dello sceneggiatore. Le fasi successive riguardano una definizione maggiore a matita (almeno di alcune parti del disegno) e il ripasso finale a china.

Quanto tempo impieghi per disegnare una tavola? quanto tempo impieghi a realizzare ad esempio un albo di Nathan Never? Per realizzare una tavola mi occorrono in media due giorni, la tempistica varia in relazione alla difficoltà, a eventuali richieste dello sceneggiatore o anche al numero di vignette. Di conseguenza possono variare anche i tempi di realizzazione dell’intera storia. Per un albo completo di 94 tavole (lunghezza standard) ci impiego, orientativamente, 9-10 mesi.

Quale tipo di storie ti piace di più disegnare ? Scenari post-apocalittici, puro fantasy alla Tolkien, oppure ti piace anche il western o l’horror? Mi piace disegnare storie in cui venga approfondita la psicologia dei personaggi e in cui mi possa divertire ed esercitarmi con la recitazione. Mi piace molto anche disegnare spazi aperti e vignette panoramiche. Il genere, quindi, ha per me una valenza secondaria, cerco di adattarmi sempre a eventuali nuove ambientazioni e di aiutarmi con la documentazione. Forse, potendo scegliere, eviterei il genere horror-splatter che sento meno nelle mie corde.

Cosa consiglieresti a chi voglia intraprendere questo mestiere? E quale è il requisito più importante? Consiglio a tutti gli aspiranti disegnatori di fumetti di lavorare tanto, di esercitarsi di continuo e di guardare lo stile dei grandi maestri, di imparare da loro il più possibile, con umiltà. Coltivare il talento è importante ma lo è altrettanto imparare ad essere professionali e saper assumere il giusto atteggiamento nelle varie occasioni. Ci vuole tanta buona volontà, il giusto entusiasmo e anche una buona dose di tenacia.

Parlaci dei tuoi progetti futuri Attualmente sono davvero molto impegnata nel disegnare il secondo albo della serie a fumetti dedicata al Commissario Ricciardi e c’è già in programma il prosieguo con altre storie. Il mio futuro, quindi, è nella Napoli degli anni ’30.

Sergio Bonelli Editore -Tavola Commissario Ricciardi a fumetti – La condanna del sangue

 

Chi è Lucilla Stellato

Nata a Salerno nel 1980. Nel 2003 si è diplomata all’Accademia di Belle Arti di Napoli con una tesi sulle tecniche di incisione e, successivamente, ha frequentato i corsi di fumetto presso la Scuola Italiana di Comix. Tra il 2008 e il 2011 ha pubblicato con le seguenti case editrici: Eura Editoriale (“Unità Speciale” 5 e 10), Edizioni Arcadia (“L’Insonne” 1 e 3, Stirpe di Elan in “Arcadia Presenta” 1), ed Edizioni Star Comics (“Jonathan Steele Extra” 3, “Agenzia Incantesimi” 5, “Kepher” 2). Nel 2010 ha preso parte al progetto “Nero Napoletano” per il Corriere del Mezzogiorno, la Scuola Italiana di Comix e Napoli Comicon. In passato si è anche interessata di illustrazioni per la scolastica (Helbling Languages), insegnamento delle tecniche dell’incisione (progetto PON presso Alfano I – Salerno), storyboard pubblicitari (Studio Vatore). Nel 2012 inizia la sua collaborazione con la casa editrice Sergio Bonelli Editore come disegnatrice per la serie di fantascienza “Nathan Never”, per questa testata ha realizzato i numeri 276, 282, una storia breve nell’albo 292 e le matite dell’albo 309. Attualmente fa parte dello staff della nuova serie “Il Commissario Ricciardi”, trasposizione a fumetti dei romanzi di Maurizio De Giovanni, per cui sta disegnando il secondo albo: “La condanna del sangue”. Vive e lavora a Salerno.

 

 




Il mondo a Fumetti di Pasquale Ruju

 

di Raffaella Milandri

Acquaviva Picena, 2017-10-16 – Attraverso le iniziative della Omnibus Omnes, il territorio piceno sta per essere invaso da…un mondo di fumetti. Parte ad Acquaviva Picena la 1° edizione di Acquaviva Comics, insieme al concorso di disegno a fumetti “SettanTEXimo”, dedicato al 70° anniversario di Tex Willer, famoso personaggio della casa editrice Bonelli. Continua la serie di interviste nel mondo dei fumetti : ecco Pasquale Ruju, famoso autore della Casa Editrice Bonelli che ci mostra due bellissime tavole di Tex. Pasquale Ruju farà parte della giuria di “SettanTEXimo”.

Quando hai cominciato a sviluppare la passione per la scrittura e in particolare la sceneggiatura dei fumetti ? Ti sei ispirato a qualche autore in particolare?

La passione dei fumetti per me c’è sempre stata, fin da quando ho cominciato a leggere. Sono stato e sono tuttora un lettore vorace, anche se credo che i fumetti Bonelli, in particolare Tex, Zagor e Mister No, abbiano segnato la mia infanzia e prima adolescenza, insieme alle letture dei romanzi di Verne e di Salgari. Sono le radici della mia idea di Avventura.

Se potessi essere un personaggio dei fumetti chi vorresti essere?

Difficile dirlo. Forse il primo Mister No, per il senso di libertà e anche di ribellione che le sue storie ispiravano.

Qual è il personaggio di cui ami di più scrivere e perché?

Sicuramente Tex, in questo momento, così come per anni ho amato scrivere Dylan Dog. Con la mezza età ho ripreso ad apprezzare il genere western, e le storie di frontiera. Un genere che in fondo a ben guardare si ritrova sotto a storie di tutt’altra ambientazione, dal thriller, al poliziesco alla fantascienza.

Come procedi a creare una sceneggiatura che poi si trasformi nei disegni di un fumetto? Lasci molto spazio alla creatività del disegnatore oppure ami di più un tipo di sceneggiatura “rigorosa”?

Sono abbastanza rigoroso, come se trattassi una sceneggiatura esecutiva di tipo cinematografico. Indico sempre, insomma, dove posizionare l’obiettivo di una cinepresa ideale, in ogni vignetta. Però non mi dispiace se il disegnatore, avendo una strada già tracciata, si prende qualche libertà. Di solito questo giova al risultato finale. L’importante è che né lui né io perdiamo di vista la narrazione, e la sua fruibilità da parte del lettore.

Quanto tempo impieghi per scrivere ad esempio un albo di Dylan Dog?

Fra soggetto e sceneggiatura, quattro o cinque settimane. Poi a volte si lavora su più storie contemporaneamente, per cui capita di sospendere una sceneggiatura a metà e chiudere la storia anche dopo mesi.

Quale tipo di storie ti piace di più creare? Scenari post-apocalittici, puro fantasy alla Tolkien, horror oppure western?

Western, come ho detto, ma anche noir, horror e crime story. Ho scritto e ogni tanto continuo a scrivere fantascienza, ma anche lì prediligo le trame nere e “realistiche” alla space opera.

Cosa consiglieresti a chi voglia intraprendere questo mestiere? E quale è il requisito più importante?

Leggere, leggere tanto. Non solo fumetti, anche e soprattutto libri. E poi andare al cinema, a teatro, giocare ai videogiochi. E imparare a scrivere e riscrivere e ad accettare le correzioni, senza accontentarsi dei risultati raggiunti. E’ un po’ quello che fanno tutti i professionisti. Anche perché non si parla di scrivere o disegnare una singola storia, ma decine o centinaia. Occorre farsi certi “muscoli” per arrivarci.

Parlaci dei tuoi progetti futuri e del tuo ultimo libro

In questo momento ho in libreria “Nero di mare”, una sorta di “Hard boiled mediterraneo”, ambientato in Sardegna, mia terra natale. E’ la storia di un paparazzo, Franco Zanna, un uomo in crisi, alcolista, con un gran brutto carattere e molti segreti. Farà la foto sbagliata alla persona sbagliata e si ritroverà in un mare di guai. E’ un romanzo a cui tengo molto, scritto per la collana Sabot-Age delle edizioni E/O, curata daMassimo Carlotto e diretta da Colomba Rossi. Una seconda ‘famiglia’ letteraria, dopo quella fumettistica della Bonelli, nella quale è bello lavorare. Per il futuro… Sicuramente altre storie di Tex, e un nuovo romanzo, attualmente in corso d’opera. Magari avremo modo di riparlarne in futuro!

Pasquale Ruju, Nero di Mare

Chi è Pasquale Ruju

Dopo essersi laureato in architettura presso il Politecnico di Torino si avvicina al mondo del cinema e del teatro, dedicandosi poi principalmente al doppiaggio di personaggi di soap-opera (tra cui Sentieri) e di cartoni animati. Nel 1995 entra a far parte dello staff degli autori di Dylan Dog, scrivendo un breve episodio per il Gigante n.4 (Il vicino di casa per i disegni di Enea Riboldi), diventando ben presto una delle firme note ai lettori della testata (sulla serie regolare esordisce a maggio del 1997 con Il richiamo della foresta disegnata da Luigi Piccatto). In seguito gli verranno affidate anche le sceneggiature di storie per gli albi di Nathan Never, Martin Mystère, Dampyr e Tex. Per la Sergio Bonelli Editore, crea la miniserie in diciotto episodi Demian pubblicata da maggio 2006 a ottobre 2007 e la mini, sempre in diciotto episodi, Cassidy, da maggio 2010 a ottobre 2011. Premio Cartoomics-If 2004 e premio U Giancu 2011 per la sceneggiatura, nel 2010 è anche l’autore Bonelli più pubblicato dell’anno, con 1604 pagine e quattro serie all’attivo. Nel 2012 è autore e sceneggiatore del thriller interattivo The House of Mystery, primo esempio italiano di filmgame pubblicitario, nell’ambito della campagna Vigorsol Mystery. Insieme al disegnatore Giovanni Freghieri crea poi nel 2015 la miniserie in quattro episodi Hellnoir. Nel 2016 pubblica per Edizioni E/O il suo primo romanzo: Un caso come gli altri, finalista al Premio Scerbanenco 2016. Nel 2017 esce sempre per Edizioni E/O il suo secondo romanzo: Nero di mare.

 

 




Il mondo a Fumetti di Pasquale Del Vecchio

 

Acquaviva Picena, 2017-10-10 – Attraverso le iniziative della Omnibus Omnes, il territorio piceno sta per essere invaso da… un mondo di fumetti. Parte ad Acquaviva Picena la 1° edizione di Acquaviva Comics, insieme al concorso di disegno a fumetti “SettanTEXimo”, dedicato al 70° anniversario di Tex Willer, famoso personaggio della casa editrice Bonelli : nella categoria per gli Istituti d’Arte e Licei Artistici delle province di Ascoli Piceno e Fermo e nella categoria professionisti e dilettanti aperta a tutti. Nel frattempo, la sezione Fumetti della Biblioteca di Acquaviva si rimpingua di ulteriori volumi donati da me, Raffaella Milandri, presidente dell’Omnibus e scrittrice. Sarà un punto di riferimento per collezionisti e appassionati del Piceno. Sono oltre 2000 fumetti, raccolti in oltre trenta anni, con collezioni complete e serie degli anni ’90 ormai introvabili. Appena pronta la collocazione nella nuova sede della Biblioteca, renderemo note le liste dei fumetti. Inizio oggi una serie di articoli e interviste nel mondo dei fumetti : ecco Pasquale Del Vecchio, autore della Casa Editrice Bonelli che ci mostra due sue bellissime tavole dell’ultimo MaxiTex in edicola.

Quando hai cominciato sviluppare la passione per il disegno ? Ti sei ispirato a qualcuno in particolare?

La passione per il fumetto è praticamente nata con me. I ricordi più remoti della mia infanzia mi vedono seduto da qualche parte a disegnare, soprattutto cavalli. Per quanto riguarda l’ispirazione, di volta in volta, nel corso degli anni si sono alternati autori diversi che ho ammirato e cercato di imitare. Mi vengono in mente nomi diversissimi: Moebius, Pazienza, Giardino, Munoz, Milazzo, Toth, De Luca, Corben…e ne dimentico senz’altro molti.

Se potessi essere un personaggio dei fumetti chi vorresti essere?

Questa domanda mi prende un po’ alla sprovvista: Pensandoci mi viene in mente Lucky Luke, un personaggio che mi è sempre stato molto simpatico.

Qual è il personaggio che ami di più disegnare e perché?

Direi Kit Carson. Mi piace disegnare le sue espressioni a volte un po’ teatrali e mi piace come è caratterizzato.

Come procedi a trasformare una sceneggiatura nei disegni di un fumetto?

Prima cerco di leggere tutta la sceneggiatura o, se non è possibile, almeno l’intera sequenza. Poi faccio un rapido layout della pagina, controllando che la scena sia ben inquadrata nella vignetta. Dopo passo a definire meglio le matita ed aggiungere i dettagli. Quando tutto mi sembra sia a posto, procedo col ripasso a china, alternando pennarelli calibrati, pennini e pennelli di martora. Una volta asciugato l’inchiostro si può sgommare la matita eliminando le tracce di matita.

Quanto tempo impieghi per disegnare una tavola? quanto tempo impieghi a scrivere ad esempio un albo di Tex Willer?

Una pagina di Tex all’incirca due giorni. Un albo completo di 110 pagine porta via un anno di tempo, grosso modo.

Di quale componente caratteristica di Tex Willer ti piace di più disegnare ? Giusto e spietato, umano e comprensivo, oppure…

Di Tex mi piace la risolutezza e sicurezza: dopo anni di eroi-antieroi che ho anche amato molto, Tex rappresenta una sorta di ritorno alle origini. Un personaggio che conosce l’animo umano e si muove senza incertezze: per uno pieno di dubbi come me è non è male.

Cosa consiglieresti a chi voglia intraprendere questo mestiere? E quale è il requisito più importante?

Consiglierei di fare o intraprendere questa corriera soltanto se si ha una grande passione. Lo considero il requisito principale. Senza passione disegnare tutti i giorni fumetti può essere un lavoro molto duro.

Parlaci dei tuoi progetti futuri

Nell’immediato una nuova storia di Tex sceneggiata dal bravo Pasquale Ruju. Nello scarso tempo a disposizione che rimane qualche progettino che aspetta di essere portato alla luce.

Chi è Pasquale Del Vecchio

Pasquale Del Vecchio, nato a Manfredonia il 17 marzo 1965. Laureato in architettura presso il Politecnico di Milano. Già dopo la maturità scientifica, inizia a muovere i primi passi da professionista, con la pubblicazione sulla rivista “1984” di alcune storie brevi. Collabora inoltre con “Il Giornalino” e realizza una storia sulle avventure in Africa di Walter Bonatti, di pugno dello stesso esploratore, pubblicata da Massimo Baldini Editore. Poi il contatto con la Bonelli, che lo coinvolgerà nell’universo poliziesco di Nick Raider, sebbene la sua prima prova per la Casa editrice di via Buonarroti sia stata spesa per un episodio di Zona X mai pubblicato. Il vero e proprio esordio bonelliano di Del Vecchio, dunque, è da far risalire al 1993, con l’avventura del detective newyorchese “Duri a morire”, scritta da Gino D’Antonio, anche se due anni dopo si imbatterà nuovamente in Zona X, con un episodio firmato da Pier Carpi. Attualmente, Pasquale Del Vecchio, dopo aver realizzato dal 1997 al 2004 parecchi albi della serie “Napoleone”, è entrato stabilmente a far parte dello staff di “Tex”. Contemporaneamente collabora anche con l’editore francese “Les Humanoides Associés”, per il quale ha realizzato i primi 3 volumi di “Russell Chase”. Nel 2008 pubblica sulla rivista di viaggi “Meridiani” la serie a fumetti “Mary Diane” su sceneggiatura di Federico Bini. Le storie di “Mary Diane” sono state raccolte in volume dall’editore Claire De Lune nel 2009. Ha recentemente disegnato un Color Tex sceneggiato da Roberto Recchioni . Ha realizzando la serie “ Blackline” in due volumi per la casa editrice Le Lombard. Per la Dargaud ha realizzato il V volume della serie “WW2.2” dal titolo Une Odyssée Sicilienne sceneggiata da Luca Blengino. Ha pubblicato per la Glènat la serie “Les Montefiore”, su sceneggiatura di Bec e Betbeder. Ha anche svolto per più di un decennio l’attività di insegnante presso la “Scuola del fumetto” e la “Scuola Superiore di Arte Applicata Del Castello Sforzesco di Milano”. Attualmente insegna all’Accademia di Belle Arti “Acme” di Milano.

Tavole di Pasquale Del Vecchio Maxi Tex dal titolo “ Nueces Valley” scritto da Mauro Boselli

Tavole di Pasquale Del Vecchio Maxi Tex dal titolo “ Nueces Valley” scritto da Mauro Boselli.

 




Da aiutare “a casa loro”: i Boscimani del Kalahari. Intervista a Job Morris

 

 

di Raffaella Milandri

 

 

Uno dei popoli più antichi del mondo: i Boscimani. Essi hanno sempre vissuto nelle loro terre ancestrali, tra Botswana, Sudafrica e Namibia, e il Deserto del Kalahari, uno dei territorio più ostili all’uomo sulla faccia della Terra, è per loro “casa”, il posto dove vorrebbero sempre vivere, come i loro antenati. Perché l’identità e la cultura dei Boscimani è proprio incentrata sulla terra, quella terra inospitale dove nessun altro vorrebbe abitare. Non troverete mai un Boscimane che cerca di emigrare su un barcone: le loro radici sono là, e non desiderano essere in nessun altro posto al mondo. Purtroppo, nella zona del Kalahari sono stati scoperti i diamanti, negli anni ’90, e da pochi anni, giacimenti di gas. Irresistibile attrazione per multinazionali e potenti, il terreno –che era stato concesso loro come “riserva”- è stato requisito per poter iniziare a scavare e a guadagnare. Non solo: in quella terra ricca di fauna rara e di panorami fantastici, quasi un Paradiso originale, è stato irresistibile anche creare per gli occidentali resort di lusso con piscine, e a fronte di decine di migliaia di dollari, in quella zona è anche possibile, a ricchi viziati senza scrupoli e in cerca di avventure, andare a caccia di leoni, leopardi e tutti quegli animali superbi che tutti noi, anche i non-animalisti, vorremmo salvaguardare e proteggere. Insomma, i Boscimani sono stati deportati dalle loro terre ancestrali e “parcheggiati” in campi di reinsediamento subito fuori dal Deserto del Kalahari. Gli è proibito recarsi nella loro terra, gli è proibito nutrirsi con la loro antica risorsa, la caccia. La loro caccia non è per sport: è per nutrirsi, e non conosce la parola spreco. Cibo e acqua, nel deserto, sono davvero preziosi. Non i diamanti. E infatti in migliaia di anni in cui hanno abitato il Kalahari, nemmeno una singola specie animale si è estinta. Si va a caccia solo quando per sopravvivere. Ho conosciuto Job diversi anni fa, dopo la mia prima visita in Botswana, e da allora ci siamo sempre tenuti in contatto perché quello dei Boscimani è un popolo da aiutare e proteggere dalla estinzione. Da aiutare “a casa loro”, come dicono alcuni politici nostrani. Job ha fondato una associazione, la SYNet, che si propone di aiutare e far collaborare i giovani San, i Boscimani, a salvare la loro cultura, le tradizioni, e a riuscire a volgere il “progresso” in loro vantaggio, grazie a una migliore educazione e informatizzazione. La Omnibus Omnes Onlus, di San Benedetto del tronto, sta prendendo a cuore Job e la sua associazione. Una raccolta fondi, e la raccolta di computer nuovi e usati per le scuole e i giovani di D’Kar possono fare molto. I problemi sono molti. Prima di tutto, non scomparire e rimanere solo sui libri o in foto d’epoca.

Job, puoi raccontarci dove vivi e da dove viene la tua famiglia?

Vengo da un villaggio chiamato D’Kar nel distretto di Ghanzi, nell’ovest del Botswana. Il villaggio, dove vivo, ha circa 1800 abitanti e vi risiedono i San, i Boscimani, che parlano il dialetto Naro. Anche la mia famiglia vive in questo villaggio, e qui dove ho le mie radici spero che miglioreremo la qualità di vita per essere un esempio per altri villaggi nella regione e nel Paese.

Dove hai trascorso la tua infanzia? Puoi descriverci D’Kar?

Ho passato la mia infanzia in D’Kar, Ho avuto la opportunità di capire la complessità delle nostre vite come popolo dei San, ed è per questo che sono diventato un attivista per i diritti umani. Trovo la mia ispirazione per quello che sto facendo in D’Kar proprio a causa della situazione che il mio popolo deve affrontare. D’Kar è un villaggio con un sistema di amministrazione complesso. Fu dato dai missionari alla mia gente proprio per provare a stabilire un network di comunità cristiane tra i Naro San e al tempo stesso per far gestire il villaggio per conto proprio. Quasi tutti i residenti sono Naro San.

Parlaci dei Naro e delle loro tradizioni

Il popolo dei Naro è il custode della cultura dei San, dei Boscimani, Questa cultura ha una tradizione di danze curative, rebus, metafore, cantastorie, raduni. E anche di alimenti tradizionali. Queste tradizioni esistono ancora oggi. E la nostra medicina viene studiata dalla scienza attuale, perché preziosa per tutto il genere umano. Ma a mio parere, vedo la possibilità che questa cultura sia a rischio di estinzione. I giovani non sono interessati, e con gli anziani, questa conoscenza sta morendo. Oggi i giovani coinvolti nelle tradizioni lo fanno solo per denaro, e in questo, si perde la essenza e la sacralità della cultura.

Di che cosa sei particolarmente fiero, come membro del popolo San?

Sono fiero della nostra resistenza e capacità di adattamento come Popolo San, i Boscimani. Nel passato, i San sono stati cacciati come fossero prede animali, e per sport. In ogni caso, noi ancora esistiamo e ci stiamo organizzando per combattere per i nostri diritti, poiché siamo un gruppo di persone emarginate e discriminate.

Quali sono i più grandi problemi per voi San?

Le leggi e le politiche che non ci prendono in considerazione, e poi i diritti alla terra, la scarsa educazione dei giovani che è di misera qualità, l’identità e i diritti dei Popoli Indigeni, la estinzione della nostra cultura e poi abbiamo gravi problemi di assistenza sanitaria.

Qual è l’obiettivo della tua associazione, SYNet?

Lavorare in fretta prima che sia troppo tardi per la nostra identità di popolo. Abbiamo specifiche aree di priorità: il movimento dei Popoli Indigeni, la Cultura, i Diritti Umani, l’Educazione, la Salute, le Donne San, e i problemi dell’Ambiente. Siamo anche focalizzati sul Early Childhood Development (ECD), lo sviluppo dell’Infanzia, nell’ottica di migliorare la educazione e la Cultura dei giovani San.

 

Job Morris

Raffaella Milandri con donne Boscimani durante uno dei suoi viaggi nel Kalahari, in Botswana

 




“Solo chi osa ce la fa”: venti storie ispirate alla musica di Springsteen nel libro di Valerio Bruner

Intervista all’autore di None But The Brave, ventidue racconti pubblicati da GM Press.

 

 

Non solamente racconti di ispirazione springsteeniana, le storie di None But The Brave sono istantanee su una periferia esistenziale prima ancora che geografica, su un’America dalla stessa profondità dell’abisso che i suoi abitanti si portano dentro. Romantici, perdenti, violenti, i personaggi di None But The Brave prendono forma dal canzoniere del Boss per poi inciampare in un’esistenza che nessuno ha mai imparato a vivere. Abbiamo incontrato l’autore, Valerio Bruner, scrittore, giornalista, autore teatrale e, ovviamente, grande appassionato della musica di Bruce Springsteen.

 

A quanto pare l’immaginario creato da Springsteen non smette di affascinare chi suona, chi scrive, chi fa cinema… Tu come sei arrivato a questi racconti ispirati alla poetica springsteeniana?

Ascoltando Springsteen, alcune canzoni in particolare mi spinsero a immaginare delle storie parallele, come se i loro protagonisti andassero oltre quei versi, intraprendendo una strada diversa, una blue highway, per dirla con le parole di Least Heat-Moon, aprendosi così a una serie di emozioni e sentimenti del tutto nuovi.

L’arte di Springsteen si è sempre mossa in quella dolorosa distanza che separa l’illusione e la disillusione del sogno americano. E’ la stessa distanza misurata nei racconti dai tuoi personaggi?

È quello che ho cercato di fare. Sin dai miei studi universitari, sono sempre stato attratto dall’altra faccia della medaglia del sogno americano: i suoi esclusi. Benjamin Franklin insegna che se ti rimbocchi le maniche e ti dai da fare una fetta di felicità è lì pronta che ti aspetta, eppure che cosa succede quando, nonostante lavori duro e ti spacchi la schiena, quella “pursuit of happiness” sembra condurre a un vicolo cieco? Sia nella narrativa che nella musica, ho sempre cercato di camminare nelle scarpe di chi lotta disperatamente per una seconda opportunità e dar loro voce. Inutile dire che ho trovato in Springsteen una grande fonte d’ispirazione.

Il libro è pieno di uomini dediti alla fuga, alla sconfitta, alla violenza, antieroi il cui sguardo è spesso rivolto ad un passato con cui è difficile fare i conti. Da dove arriva questa cupezza generale che tu hai il merito di non aver mai edulcorato?

Ogni personaggio è una proiezione, più o meno esasperata, del mio vissuto, di esperienze e accadimenti che mi hanno toccato in prima persona o riguardano persone con cui ho incrociato la strada. Le canzoni di Springsteen sono il punto di partenza, la scintilla, ma ogni racconto è un viaggio nell’animo umano, in quelle zone d’ombra che tutti nascondiamo segretamente e con cui, prima o poi, siamo chiamati a fare i conti: la paura del fallimento, i rimorsi e i rimpianti che ci lasciamo dietro, il senso di sconfitta e di inadeguatezza, ma anche le semplici gioie e le piccole vittorie di ogni giorno.

La cupezza del racconto si appoggia su una prosa scarna, ruvida. E’ stata una scelta stilistica fatta sin dall’inizio o, semplicemente, scrivendo queste storie ti sei reso conto che non potevano non essere scritte che così?

Ho sempre creduto che il compito dell’artista sia quello di “mostrare” e non “educare” il pubblico: l’arte, sia essa scrittura o musica, è come una fotografia, un quadro, in cui bastano pochi, semplici ma mirati tratti essenziali per lasciare poi a chi osserva il compito di coglierne sfumature e particolari. Ognuno secondo la propria sensibilità.

Come mai hai scelto None But The Brave per il titolo?

Cercavo una canzone di Springsteen che facesse non solo da filo conduttore alle storie narrate nel libro, ma che servisse a me come “monito”, sprone ad andare avanti inseguendo i propri sogni, e mi sono reso conto che “solo chi osa” prima o poi, in un modo o nell’altro, ce la fa, o quantomeno ci prova.

C’è un album di Springsteen che ti ha ispirato più di altri?

Per ogni racconto ho ripercorso tutta la discografia springsteeniana, ma la maggior parte delle storie affonda le proprie radici nella triade Darkness On The Edge Of Town, The River, Nebraska: in ognuno di questi album ci sono quei “fantasmi” e quelle “zone d’ombra” che volevo mettere nero su bianco. Ogni canzone è pervasa da una profonda ricerca del senso della vita, un senso che va ricercato nell’amore, nell’amicizia, ma anche nel dolore, nella morte e nel peccato. Era questo il campo di battaglia sul quale volevo misurarmi.

Il tuo libro è un perfetto esempio di come musica e letteratura si influenzino a vicenda. Come è nato il tuo amore per la musica? E quello per la letteratura? Come si sono mescolati?

Ho iniziato a suonare la chitarra dalle suore, con Fra’ Martino Campanaro me la cavavo piuttosto bene. Ho sempre sentito la necessità, l’urgenza, di narrare delle storie: alcune sotto forma di canzone, quando la melodia che mi frulla in testa diventa carne e sangue, altre sotto forma di narrativa, quando cerco disperatamente di mettere nero su bianco il bisogno viscerale di dare corpo alle mie sensazioni, emozioni, immaginazioni. A volte sono nati dei racconti dalle canzoni, come nel caso di questo libro, altre delle canzoni dai racconti, come nel caso di “Randy”. Ascolto tanta musica e leggo altrettanto: è davvero cibo per l’anima, senza retorica.

Pochi giorni è scomparso un maestro delle short stories, Sam Shepard. La sua scrittura è stata importante per te?

Conoscevo poco Sam Shepard scrittore, come attore l’ho ammirato. Lo sto riscoprendo adesso e trovo in lui, così come in Carver e in Flannery O’ Connor, quel genio di rendere una short story perfetta, completa e più incisiva di qualsivoglia romanzo.

Infine, puoi dire qualcosa sulle tavole che accompagnano i racconti?

Rappresentano il valore aggiunto del libro, opera di mio fratello Ivano. Suo è stato il genio, e il merito, di aver saputo cogliere in ogni storia un piccolo particolare e di trasformarlo in simbolo. Le tavole sono infatti collocate alla fine di ogni storia come chiosa, riassunto: ogni disegno si sofferma su un particolare e da questo si espande fino a diventare esso stesso una storia da raccontare.




Si va verso il sold out per il concerto di Andrea Concetti, intervista al bass/bariton

Concerto di beneficenza di Andrea Concetti al Teatro delle Energie per i bambini del Saharawi. “Una di quelle iniziative che mi rende fiero della città in cui vivo Grottammare” commenta il famoso bass/bariton che festeggia i 25 anni di carriera.

 

Grottammare . Si va verso il sold out per il concerto, in programma venerdì 25 agosto al Teatro delle Energie, del bass/bariton Andrea Concetti a cui il FestivaLiszt consegnerà il Premio alla Carriera “ Le Radici della Musica” per i 25 anni di carriera. Circa 200 biglietti polverizzati nel giro di pochi giorni nelle prevendite, ne restano ancora a disposizione nel botteghino del Teatro. Un artista generoso che ricambia l’affetto della città con la decisione di esibirsi senza cachet con l’espresso desiderio d’intesa con l’Amministrazione comunale di devolvere l’incasso della serata in beneficenza per la cura ed il soggiorno dei bambini del Sharawi a Grottammare. Una decisione che motiva nella sua pagina facebook. “ C’è un popolo del deserto che non ha la sua terra. È il popolo Saharawi. È un popolo giovane, con tanti bambini, che non meritano di vivere un’infanzia da profughi nelle tendopoli. Da quasi vent’anni, a Grottammare, una ventina di piccoli Saharawi passano due mesi della loro estate.
Da oltre un decennio l’ospitalità è diventata occasione di cura, per molti ragazzi affetti da malattie o disabilità, spesso legate alla loro condizione di vita. Vogliamo che i Saharawi tornino alla loro casa, ma nel frattempo vogliamo continuare a offrire la nostra a chi ne ha bisogno. Come dice un loro proverbio, “il peso diviso tra tutti diventa una piuma
“.

Concetti eseguirà un programma molto impegnativo e coinvolgente che spazia da Liszt, a Verdi e Ravel per concludere con autori più moderni quali Gardel e Capossela.

Ci illustra il programma che ha scelto per il concerto al Teatro delle Energie.

“ Il programma è un viaggio attraverso sfumature diverse di emozioni oltre che di stili musicali. La prima parte “classica” comprende Liszt con i Tre Sonetti del Petrarca, in omaggio al Festival, prosegue poi con le tre canzoni di “Don Quichotte à Dulcinée” di Ravel che sono un classico della musica vocale da camera francese.

Poi, in omaggio alla parte più significativa del mio lavoro, l’opera, eseguirò il bellissimo monologo di Filippo II dal Don Carlo di Verdi.

Poi si entra nella parte più “leggera”, ma non per questo meno dignitosa, iniziando con tre Romanze da camera di Francesco Paolo Tosti, autore celebre in tutto il mondo per le sue melodie che evocano atmosfere del classico salotto tra l’800 e il ‘900 ed eseguito dai cantanti lirici in ogni angolo del pianeta. Si prosegue con tre tanghi di Carlos Gardel che ormai sono diventati dei classici come, per noi, la canzone napoletana.

E la scelta di chiudere con Capossela?

“Nel 2012 dovevo preparare il programma per il concerto per i miei 20 di carriera che mi era stato chiesto da Francesco Micheli per il Macerata Opera Festiva, ma nello stesso tempo stavo facendo le prove per la Bohème allo Sferisterio e la notte, tornando a casa, in macchina ascoltavo sempre un cd di Capossela.

Questa canzone mi aveva colpito: scritta per voce e piano, evocativa, bella, malinconica, bellissima. Ogni volta che la ascoltavo pensavo che sarebbe stata perfetta per chiudere una serata di un certo tipo. L’ho fatta ascoltare a Micheli che ne rimase entusiasta e così divenne il brano finale di quella serata”.

Si è esibito nei più prestigiosi teatri di mezzo mondo, con critiche entusiastiche, che effetto le fa cantare al Teatro delle Energie?

“Lo inaugurai nel 2007, mi sembra, poi ci tornai per il Festiva Liszt del 2011 e questa, dunque è la terza. Cantare nella mi città non è un impegno diverso dal cantare in altri Teatri più titolati, anzi, allo sforzo di concentrazione, alla tensione, si aggiunge la grande emozione di vedere tra il pubblico molte facce conosciute. Non è un impegno che prendo alla leggera, anzi, mi costa molta fatica, ma non potevo assolutamente tirarmi indietro alla possibilità di una raccolta di beneficenza per i bambini del Saharawi: una di quelle iniziative che mi rende fiero della città in cui vivo”.

Dunque 25 anni di carriera, ci ricorda gli esordi?

“Nel 1992 partecipai e vinsi il Concorso della Comunità Europea per cantanti lirici “Adriano Belli” di Spoleto. Questo concorso prevede il debutto in Teatro per i vincitori. Ad accompagnare al pianoforte le selezioni c’era un pianista che ai tempi collaborava col Maestro Gustav Kuhn e mi propose un’audizione con lui perché cercava giovani cantanti per allestire le Farse di Rossini per la Stagione dello Sferisterio di Macerata. Fu così che Kuhn mi scelse e mi fece debuttare a Macerata nel “Signor Bruschino” e “La Scala di seta” di Rossini, a luglio. Cosi iniziai questo lungo viaggio. Ma il vero concerto di esordio fu un saggio di Conservatorio alla sala dei Ritratti di Fermo, avevo 19 anni. Ricordo persino il colore del papillon che indossai!”

Quali i personaggi a cui è più legato?

“Di getto risponderei che il personaggio a cui sono più legato è Leporello del “Don Giovanni” di Mozart. È un personaggio che mi ha dato tante emozioni, oltre che soddisfazioni. Soprattutto due produzioni di questa opera mi sono scolpite nel cuore: quella che inauguró la stagione del San Carlo di Napoli, con la regia di Mario Martone e quella che inauguró la stagione 2009 a Macerata nell’allestimento di Pierluigi Pizzi. Peró non posso dimenticare Colline della Bohéme, Seneca dell’Incoronazione di Poppea e Papageno del Flauto magico.

Per un attimo si volta indietro e vede le immagini più significative della sua carriera. Qual è il commento?

“Quante cose belle mi hanno fatto fare, quante emozioni. Che privilegio!”

 

 

 




Mondiali, Tamberi: “Mai smesso di crederci”

 
L’azzurro si racconta a Casa Atletica Italiana a due giorni dalle qualificazioni dell’alto.

“Sogno una medaglia: sarà durissima, sarà un’impresa, ma io devo provarci”.

2017-08-09

Gianmarco Tamberi c’è. Si vede e si sente. Quando l’azzurro arriva in conferenza stampa a Casa Atletica Italiana è un fiume in piena. Un anno fa di questi tempi, dopo l’infortunio al meeting di Montecarlo, era in stampelle a Rio de Janeiro spettatore di un’Olimpiade in cui sarebbe voluto essere protagonista. A Londra 2017 Gimbo, il recordman italiano assoluto, il campione del mondo indoor e d’Europa è arrivato carico di energia e motivazione.

“Non sono venuto qui per fare presenza, io voglio una medaglia. Finora non l’ho mai fatto, ma ora è arrivato il momento di espormi. Sarà durissima, sarà un’impresa, ma quello che mi portato fin qui è l’idea di salire sul podio. Ci ho creduto sempre, anche quando ero lontanissimo dal tornare in pedana, mi sono forzato a rimanere a dieta quando ancora avevo le stampelle. E ora non sto nella pelle”.
Venerdì 11 agosto, ore 12:15 in Italia, toccherà a lui scendere in pedana: primo impegno la qualificazione con la misura di ammissione diretta alla finale fissata a quota 2,31. “Il 16 luglio, il giorno successivo all’infortunio, ho capito che il mio sogno olimpico si era infranto. Da lì ho ricominciato da capo, da zero, con in testa il Mondiale di Londra, ed è stato un percorso durissimo, pieno di alti e bassi. Mi sono aggrappato ai miei sogni – racconta –anche se in molti momenti, lo ammetto, è stata durissima non arrendersi”.
Quando si è riaccesa la luce? “Fino a maggio non ho mai saltato più di due metri. Poi, improvvisamente, in un allenamento, ho ritrovato quelle sensazioni lì, quelle giuste, quelle del mio salto. Da quel momento ho pensato solo ad arrivare qui competitivo. Una vera e propria ossessione, che si è allargata nelle ultime settimane fino ad avvolgere ogni istante delle mie giornate…”. 
Ormai mancano poche ore. “Vorrei che questi giorni passassero in un lampo, la sera mi addormento sperando di svegliarmi già nel giorno della gara, non vedo l’ora di saltare… Se sono qui oggi è solo grazie alle persone che hanno lottato insieme a me. Penso a Franco Benazzo che mi ha operato, a fisioterapisti di Pavia e di Ancona, al super fisio della Nazionale Antonio Abbruzzese, alla mia famiglia e tutti quelli che ho sentito vicini nei momenti bui. È stato un lavoro infinito e lo abbiamo fatto insieme”.
Ad incoraggiarti anche tanti avversari: “A Montecarlo quando mi sono infortunato sono corsi tutti a soccorrermi. Non era scontato, e quando ho rivisto le immagini mi sono commosso. Lo stesso Bondarenko, che normalmente quasi non saluta nessuno, e che ha subito la mia stessa operazione cinque anni fa, mi ha aiutato un sacco mandandomi la sua documentazione medica, i programmi di recupero, dandomi consigli. Mutaz Barshim, quando non volevo parlare con nessuno dopo il disastro di Parigi (tre nulli alla misura d’entrata ndr), è rimasto mezz’ora a bussare fuori dalla mia stanza d’albergo finché non l’ho lasciato entrare. Mi ha parlato a lungo per farmi reagire, e ci è riuscito. Il giorno successivo sono partito per l’Ungheria da solo, di nascosto, senza dirlo nemmeno a mio padre. Dovevo ritrovarmi: ho saltato 2,28”.
Quanto vali? “Sto all’80%, ma sono su un’altalena. Certi giorni mi sento davvero bene, in altri al 20%. Alti e bassi continui, che non mi danno certezze tecniche e che non riesco a mitigare. Sono il motivo per cui ho anticipato il rientro a San Marino, volevo darci un taglio. Ultimamente sono riuscito a trasformare gli ‘alti e bassi’ in ‘alti e medi’, ma di certo non saranno i medi a portarmi sul podio”.
Quanto ci vuole per le medaglie? “2,33. Una misura che so di valere, ma farla in finale è diverso, più difficile. Barshim è il favorito, il migliore quest’anno nonostante un piccolo problema a luglio. Poi Bondarenko, anche se non è ai livelli del suo passato. Mateusz Przybylko, il tedesco, ha fatto 2,35 ma bisognerà vedere come reagirà alla pressione di un grande evento e di un grande stadio. Lo so bene io che nel 2012 passai da una gara con 30 spettatori alle qualificazioni dei Giochi Olimpici, nello stesso stadio di questi Mondiali”.
Lo Stadio Olimpico sarà pieno fino all’orlo. “Questo stadio mi caricherà, lo sto sognando a occhi aperti. Lo avete visto anche negli occhi di Filippo Tortu: un pubblico del genere mette pressione ma anche tanta carica agonistica. Io lo ricordo come fantastico, ci ho saltato a Londra 2012 e poi nella Diamond League 2015 quando Fassinotti ed io arrivammo primo e secondo… una delle volte in cui Marco mi ha battuto”.
Il meteo promette pioggia“Mio padre dice che mi favorirà, io visti i precedenti non sono tanto d’accordo! È vero che ora devo controllare la velocità della rincorsa, quindi potrei avere meno problemi con la pedana bagnata. In passato incanalavo tutta la mia foga agonistica nella velocità della rincorsa, ora devo gestirla, controllarla. In fondo a Colonia ho saltato 2,28 dopo un violento acquazzone, ma non dimentichiamo che anche Barshim ha fatto 2,30 con la pioggia”.
E le qualificazioni sono di mattina… “Lo so, lo so (ride). Ma io non ho cambiato l’ora sull’orologio, ho tenuto il fuso italiano: così sarà come saltare a mezzogiorno! Non è più mattina…”.
Sei molto amico di Gregorio Paltrinieri. “Greg è il Bolt del nuoto, ha fatto cose enormi. Paragonarmi a lui non ha senso. Per me è un grande amico, una persona eccezionale e un esempio”.

GLI ATLETI DELLE MARCHE AI MONDIALI DI LONDRA – Saranno due i marchigiani in gara nei Campionati Mondiali di atletica a Londra. Venerdì 11 agosto alle 12.15 (ora italiana) scenderà in pedana Gianmarco Tamberi nella qualificazione del salto in alto. Il 25enne anconetano delle Fiamme Gialle, allenato da papà Marco, cercherà un piazzamento fra i migliori dodici che andranno alla finale di domenica 13 agosto alle 20.00. Sempre nella giornata conclusiva della rassegna iridata, domenica 13 agosto alle 8.45 italiane del mattino, scatterà la 50 chilometri di marcia con il maceratese Michele Antonelli. Quest’anno il 23enne, appena arruolato dall’Aeronautica e proveniente dall’Atletica Recanati, sotto la guida tecnica di Diego Cacchiarelli ha conquistato il terzo posto in Coppa Europa.

ISCRITTI E RISULTATI: https://www.iaaf.org/competitions/iaaf-world-championships/iaaf-world-championships-london-2017-5151/timetable/byday

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Gianmarco Tamberi: http://www.fidal.it/upload/images/2017_varie/2tamberi_londra207.JPG

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