Alessandra Peloso, “il mare il mio specchio”: video-intervista all’artista

 

San Benedetto del Tronto, 2017-07-09 – Abbiamo incontrato l’artista Alessandra Peloso per alcune considerazioni sulla sua personale “il mare il mio specchio” alla Palazzina Azzurra dal 26 giugno al 09 luglio.

 

 

“Non c’è niente di più bello che ritrovarmi davanti ad una tela bianca e riempirla di emozioni, vivo per il colore e nel colore, amo il gesto e la materia, la pittura è l’amore che non tradisce e non delude, la cosa più bella, più importante del risultato, è la gioia che dà il fare”È la contemplazione di ciò che voglio riprodurre, l’emozione che mi dà quello che vedo, il vuoto che  si forma  nel momento del fare nonché il risveglio carico di stupore dinnanzi a quello che ho creato. Magia e tormento, malattia e amore, ricerca e trasformazione, musica e danza, gusto e poesia… ma soprattutto è la mia vita. In ogni quadro c’è la mia presenza, ogni tela è una pagina del mio diario, una parte della mia vita e l’ultimo lavoro porta in sé tutta la mia vita fino a quel momento…”

 

 

 

 

 

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Alessandra Peloso – Il mare il mio specchio – San Benedetto Del Tronto | Catalogo in PDF

 

 

 




Alessandra Peloso, “il mare il mio specchio”: intervista alla pittrice

 

In ogni quadro c’è la mia presenza, ogni tela è una pagina del mio diario, una parte della mia vita e l’ultimo lavoro porta in sé tutta la mia vita fino a quel momento…

 

San Benedetto del Tronto, 2017-07-03 – Abbiamo incontrato la pittrice Alessandra Peloso per un primo bilancio sulla sua personale “il mare il mio specchio” alla Palazzina Azzurra dal 26 giugno al 09 luglio.

 

All’inizio dell’ultima settimana de “il mare il mio specchio” alla Palazzina Azzurra, primo bilancio e considerazioni.
Devo dire che sono molto soddisfatta dell’affluenza alla mia mostra: oltre alla gente del posto vengono molti turisti così ho la possibilità di farmi conoscere un po’ ovunque. Molte persone tornano portando amici e familiari, é una bella cosa…
Nei tuoi quadri abbiamo notato la tua presenza dentro la tela, dentro il mare…
É naturale che in ogni quadro c’è la mia presenza, ogni tela è una pagina del mio diario, una parte della mia vita e l’ultimo lavoro porta in sé tutta la mia vita fino a quel momento…
Ogni tanto qualcuno mi chiede: quanto tempo ci hai messo al fare quel quadro? Rispondo sempre, 52 anni ( la mia età)
Hai mai pensato di farti contaminare dall’astratto?
Mi rendo conto che i miei lavori sono un po’ controcorrente. Il figurativo non va per la maggiore ma mi piace trasmettere qualcosa di chiaro, rassicurante e comprensibile a tutti. Un quadro deve parlare da solo di sé, non deve aver bisogno di spiegazioni… In ogni caso i miei lavori, anche se figurativi, hanno un tocco di modernità dal gesto, dalla spatola, dalla materia.
La pittrice Alessandra Peloso fuori da tele, pennelli e spatole è?
Alessandra Peloso fa bigiotteria e lampade, è sportiva, le piace fare da mangiare, è zingara e curiosa, adora la natura e camminare nei boschi, adora il mare, le piace leggere, stare con la famiglia ma soprattutto ama dipingere!
Vogliamo ricordare prossime mostre, impegni, progetti?
Il prossimo appuntamento è dal 13 al 18 agosto alla sala imperatori di Porto San Giorgio con la mostra “invisibili presenze”
Sempre ad agosto sono ospite con un quadro alla Biennale di Venezia presso la sede Dell”Armenia.
Ci parli anche dei tuoi “Palii” per la Quintana? Sarai presente alle manifestazioni del 8 luglio e del 6 agosto?
Sto vivendo un momento magico immersa nelle atmosfere medioevali  di Ascoli Piceno. Ho vinto il concorso per la realizzazione dei palii della quintana di luglio e degli sbandieratori. Naturalmente non mi perdo lo spettacolo dell’8 luglio!

 

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Alessandra Peloso, “il mare il mio specchio”

 

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Radio e solidarietà: il progetto OnlusOnAir di Marina Leoni

 

San Benedetto del Tronto – Ho conosciuto Marina subito dopo il terremoto del 24 agosto 2016. Io mi davo da fare con la mia associazione Omnibus Omnes per aiutare le vittime del terremoto, e cercavo visibilità per diffondere la campagna a favore di Arquata del Tronto. Marina invece era indaffaratissima con la sua OnlusOnAir per aiutare e dare voce ai progetti più concreti creati dalle associazioni nel post-sisma. Ci siamo subito trovate e capite, due donne idealiste ma concrete, che cercavano con tutti i mezzi di aiutare il Centro Italia ferito, lacerato, in ginocchio. Ne è nata una bella amicizia e sono oggi con piacere a intervistare Marina sul suo progetto, che vuole dare visibilità alle associazioni e al mondo non-profit. Il suo sogno è una riforma che dia maggior spazio e mezzi al terzo settore.

Marina: conduttrice radiofonica e televisiva, parlaci di come sei approdata al progetto Onlus On Air

Come sai ho una casa di produzione audio e video e incontrando nel corso degli anni diverse organizzazioni non-profit per la realizzazione dei loro spot, ho notato che il mondo non-profit ha bisogno di canali di informazione…così, arrivare a questo progetto non è stato difficile. Ho in pratica raccolto tutta la mia esperienza radiofonica per creare un “circuito solidale” attraverso le molte emittenti radiofoniche che hanno sposato questa iniziativa e trasmettono con interesse la produzione di microprogrammi e news di OnlusOnAir.Tutta la produzione è dedicata al Terzo Settore.

Dietro alla Onlus On Air si percepisce un ideale di “solidarietà diffusa”, quali sono i tuoi obiettivi?

Guarda, il mio obiettivo principale è molto “DI CUORE”, perché vorrei veramente che il mondo non-profit

emergesse completamente e camminasse accanto a tutti; trovo che il mondo non-profit sia poco conosciuto e che lo sia solamente dagli addetti ai lavori. A parte i momenti di emergenza, nei quali tutti diventano volontari, pochi sanno veramente cosa succede nel terzo settore e quante cose belle si realizzano ogni giorno in tutti i campi. E bisogna dire che il terzo settore arriva spesso dove non arrivano i nostri servizi pubblici. Quindi il mio obiettivo è quello di dare visibilità al terzo settore attraverso la radio, il mezzo che amo che piace sempre tanto ed è alla portata di tutti.

Dalla tua esperienza, quale è il quadro delle associazioni che emerge in Italia?

Il numero delle associazioni è in espansione, e questo mi fa piacere perchè significa che sempre più persone sentono l’esigenza di cambiare concentrandosi su obiettivi importanti finalizzati al bene comune. Ne abbiamo tanto bisogno! E’ un settore che ha assolutamente bisogno di una riforma per diventare un modello di sviluppo socio-economico, che possa dare gli strumenti utili perché il lavoro dei volontari sia riconosciuto come una professione e giustamente remunerata.

La radio, la voce: quale è la evoluzione del mezzo radiofonico comunicazione, oggi?

Sai, non posso immaginare un mondo senza la radio; la radio è più una passione che un lavoro. A parte i grossi network, che sono assolutamente standardizzati e sempre uguali a sé stessi, da parte delle radio locali c’è l’esigenza di diversificarsi e di offrire, oltre alla musica, anche nuovi contenuti. Oltretutto, le realtà locali sono molto ben disposte tra l’altro ad accogliere programmi che trattino temi a sfondo sociale, che possano sottolineare anche un aspetto di utilità e servizio, oltre a quello dell’intrattenimento. OnlusOnAir risponde bene a questa esigenza; è nata nel momento giusto!

Chi è Marina Leoni

Marina Leoni nasce nel 1960 in provincia di Ferrara. Si diploma stilista modellista con indirizzo tecnico industriale e per alcuni anni produce una linea di abbigliamento in pelle maschile, oltre ad occuparsi di campionari per alcune aziende emiliane. Il lavoro della radio, iniziato in un’emittente della provincia di Ferrara a 16 anni, diventerà il lavoro principale dal 1985 in poi, quando trasferitasi a Roma, vince un provino in Rai per la Long Playing Hit e contemporaneamente entra a RDS. Successivamente passa a Rai Isoradio e nel 2007 conduce con Roberto Giacobbo “Ragazzi c’è Voyager” per due stagioni. La sua casa di produzione audio, fondata col marito, prende vita nei primi anni ’90; oltre a casa di produzione, nel corso degli anni diviene anche agenzia di comunicazione. Nel luglio del 2016, fonda OnlusOnAir, testata giornalistica dedicata al terzo settore che produce informazione radiofonica “sul e per” il mondo del volontariato. Marina è creativa, eclettica, inguaribilmente ottimista e propositiva, e ha prestato la sua voce a migliaia di spot pubblicitari. In oltre trent’anni di attività almeno una volta nella vita ogni italiano ha sentito la sua voce!

Marina Leoni

Biografia di Raffaella Milandri 

Raffaella MilandriScrittrice, fotografa umanitaria e viaggiatrice in solitaria . Attivista per i diritti umani dei popoli indigeni, è membro adottivo della tribù Crow, in Montana. Presidente della Omnibus Omnes Onlus. Titolare alla Europrinters Consulting. Membro del Lions Club Ascoli Host. Redattore a Il Mascalzone. Attualmente iscritta alla Facoltà di Scienze Sociali alla Unicam di Camerino.

Dice Raffaella Milandri : “Viaggiare non vuol dire visitare luoghi, ma percepire l’animo dei popoli”. Come viaggiatrice solitaria è stata accolta da tribù nei più remoti angoli di mondo. Dice di sè: “Amo le persone semplici, e sono fiera di essere una di loro”.

La Milandri si dedica alla scrittura, alla fotografia e ai reportage, intesi come strumento di sensibilizzazione e divulgazione sul tema dei diritti umani e delle problematiche sociali, attraverso campagne di informazione, appelli, petizioni e conferenze, e diffondendo filmati, libri e interviste su media e social network. Varie le partecipazioni televisive e radiofoniche in Italia, numerosi gli articoli sui suoi viaggi, su quotidiani e riviste. I suoi viaggi in diretta su Facebook sono un evento mediatico molto seguito. Il gruppo Tabula Osca ha dedicato un pezzo al suo impegno umanitario https://youtu.be/18ePxizn7ug . Una sua intervista sui popoli indigeni è stata pubblicata sul sito dell’ONU http://www.unric.org/it/attualita/30454-raffaella-milandri-la-situazione-dei-popoli-indigeni-oggi .

Tra le mete dei suoi viaggi, ricordiamo la Papua Nuova Guinea, l’Alaska, il deserto del Kalahari,

il Tibet, il Kimberly in Australia. Tra i Popoli Indigeni oggetto delle sue campagne per i diritti umani, i Nativi Americani, i Pigmei, i Boscimani, gli Adivasi dell’Orissa.

Libri pubblicati

Io e i Pigmei.Cronache di una donna nella Foresta, Polaris 2011.

Booktrailer https://youtu.be/5sHZgaTRPOY

La mia Tribù. Storie autentiche di Indiani d’America, Polaris 2013.

Booktrailer https://youtu.be/5xtIuTYxCWA

In India. Cronache per veri viaggiatori, Ponte Sisto 2014.

Booktrailer https://youtu.be/KH3J-NNJRXY 

Email raffaellamilandri@gmail.com

Facebook https://www.facebook.com/raffaella.milandri

Linkedin https://it.linkedin.com/in/raffaellamilandri

Twitter @RaffaellaMiland




“il mare il mio specchio”: intervista alla pittrice Alessandra Peloso

 

 

 

San Benedetto del Tronto, 2017-06-15 – In attesa della mostra “il mare il mio specchio” di Alessandra Peloso alla Palazzina Azzurra di San Benedetto – dal 26 giugno al 09 luglio, inaugurazione il 25 giugno dalle ore 18 con la presenza dei due importantissimi critici d’arte di livello  internazionale Giorgio Grasso e Stefano Papetti – abbiamo incontrato la pittrice per una breve intervista.

 

 

Cosa deve aspettarsi il visitatore della mostra “il mare il mio specchio”?

Bella domanda! Beh, naturalmente di vedere il mare, magari da un punto di vista diverso, non quello fotografico, ma quello pittorico dove più che il rappresentare la realtà, si descrive un sentimento, una emozione, un sogno, una apparizione… sicuramente si chiederà perché il mio specchio, perché non è solo il mio, ma quello di tutti.
Il mare per molti è lavoro, per altri è vacanza… ma come ho detto in conferenza, per tutti è un luogo dove perdersi per poi ritrovarsi.
Lo sguardo si perde all’infinito e con lui i pensieri, le  paure, le gioie, i sogni,i ricordi, … ma poi ti parla, ti sussurra, ti suggerisce… basta saperlo ascoltare, basta saperti  ascoltare, perché il mare ti fa entrare dentro te stesso…
Il mare è il mistero che fa paura ed affascina.
Il mare è un forziere che racchiude storie antiche.

Ci spiega il rapporto che lega una valdostana al mare?

Nell’acqua del mare c’è l’acqua delle mie montagne…. il tutto è collegato!

Cosa la lega al Piceno?

Amo le Marche perché é qui che ho le mie radici, amici e parenti. Fin da piccola ho passato le mie estati a Porto San Giorgio e oggi che viaggio in tutto il mondo, appena posso scappo nelle Marche!!!
Ad Ascoli Piceno ho fatto una bellissima mostra al Palazzo dei Capitani. Quest’anno ho vinto il concorso per fare i palii della quintana, ma il fatto di aver vissuto ad Ascoli il terremoto di ottobre, mi ha fatto conoscere l accoglienza, la forza ed il coraggio della sua gente, questo non me lo dimenticherò mai!

Quando è nato l’amore per la pittura e come ha mosso i primi passi nel mondo dell’arte?

Fin da piccola, non giocavo ma disegnavo in continuazione, si può dire che l’amore per la pittura sia nato con me, in più ho avuto la fortuna di incontrare un grande maestro come Gabriel Girardi che mi ha fatto capire quanto sia bello vivere nel colore e per il colore… insomma, vivere nella magia.

Quali sono i principali motivi di orgoglio del suo lavoro di pittrice?

Ho sempre dipinto per me, per la gioia che mi da il fare, al di la del risultato. In un  periodo dove l’astratto fa da padrone, io continuo con il figurativo, cercando di dare un tocco di originalità dipingendo a spatola.

A cosa sta lavorando ora? Prossimi progetti?

Nel periodo di ferragosto farò una mostra a Porto San Giorgio nella sala Imperatori, mostra curata da Diego Dellavalle.
Sempre ad agosto sarò ospite con i miei quadri al padiglione Armenia alla Biennale di Venezia, presentata da Giorgio Grasso

Importantissimo, la mostra di San Benedetto del Tronto sarà presentata da Giorgio Grasso e Stefano Papetti  due importantissimi critici d’arte di caratura internazionale.

 

 

 

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“Maledetti”, l’originale omaggio alla musica degli Area di Merlin & Scrignoli

Intervista ai due chitarristi Enrico Merlin & Valerio Scrignoli

Un omaggio trasversale, originale, coraggioso: è quello racchiuso in “Maledetti”, disco realizzato da Enrico Merlin e Valerio Scrignoli partendo dalle composizioni degli Area, il mitico gruppo di Demetrio Stratos che negli anni Settanta ha travalicato generi e confini. Abbiamo rivolto alcune domande ai due chitarristi che si sono misurati con un repertorio rischioso realizzando un singolare e ipnotico dialogo tra chitarre.

 

 

Com’è nato il progetto di “Maledetti”?

Valerio: A stimolare questo progetto è stata la mia compagna, Viviana Bucci, che è stata amica di Gianni Sassi (discografico e autore di alcuni dei testi degli Area). Eravamo da poco andati ad ascoltare un concerto di Enrico Merlin a Milano. Non conoscevamo Enrico ma dopo quel concerto a lui abbiamo proposto di formare questo duo. Una delle esperienze più stimolanti della mia carriera di musicista. Con Enrico abbiamo subito stabilito un feeling pazzesco, condiviso una comune creatività che ci ha permesso di addentrarci nelle note degli Area con libertà e, oserei dire, leggerezza.

Enrico: Sì è così, e io ne sono stato molto onorato, anche se all’inizio ero un po’ preoccupato all’idea di affrontare musica tanto complicata e a cui ero legato sin dai miei ascolti adolescenziali.

Che tipo di rapporto avevate con la musica degli Area? Questo rapporto è cambiato dopo “Maledetti”?

Valerio: Sono rimasto folgorato dagli Area Festival del Proletariato Giovanile di Re Nudo al Parco Lambro nel 1974. Avevo 14 anni e i calzoni corti: mi ci portò mio padre, per mano. Da quel momento per me sono stati un mito che si rinnova ogni volta che li ascolto, anche dopo “Maledetti”.

Enrico: Il primo disco loro che ho sentito è stato proprio “Maledetti”. Mi travolse. Potente, sovversivo, ironico, non incasellabile in un genere definito. Io ero principalmente attratto dal jazz all’epoca, ma arrivavo dal progressive, quindi gli Area riassumevano il mio ideale del “fare musica”.

Il disco è tutto fuorché una raccolta di cover. I brani scelti sembrano più che altro dei pretesti per divagazioni musicali in assoluta libertà. Quanto è stato difficile trovare un punto di equilibrio tra il bisogno di prendervi tutta la libertà creativa di cui avevate bisogno e il rispetto per le composizioni degli Area?

Valerio: L’operazione concettuale di Maledetti è un omaggio che viaggia con la stessa libertà che avevano gli Area nelle loro esecuzioni. Questo è il modus che abbiamo replicato.

Enrico: Personalmente ho sempre odiato le repliche, il coveremmo, l’atteggiamento di sudditanza assoluta verso un modello. L’arte, in tutte le sue forme, si alimenta di stimoli, a volte anche solo di pretesti. La sfida con gli Area era quella di riuscire a trovare una chiave di lettura indipendente che potesse sovrapporsi a strutture musicali assai complesse e per certi versi molto ben delineate. Per omaggiare un grande innovatore non si può (anzi non si deve) riproporne la sua musica e basta. Bisogna entrare in intimità con il suo linguaggio e scrivere nuove poesie, nuovi racconti, nuovi romanzi… Altrimenti è solo un’altra forma di interpretazione di un testo dato.

Quali sono stati gli aspetti più complicati nel far dialogare le due chitarre?

Valerio: Nessuna complicazione. Già dalla prima prova che abbiamo fatto io e Enrico, abbiamo capito che il nostro interplay era perfetto per questo progetto.

Enrico: Valerio è un partner straordinario! Nessuna fatica. È il mio alter ego sonoro. Ci integriamo sempre senza nessuna fatica: Yin e Yang. Già al primo concerto ogni tanto scoppiavamo a ridere per ciò che accadeva imprevedibilmente.

E gli aspetti più interessanti?

Valerio: La capacità di entrambi di lanciarci stimoli e spunti mentre suoniamo. E la capacità di entrambi di raccoglierli con estrema libertà. Senza pensare troppo a chi lancia e chi raccoglie. L’importante è il risultato.

Enrico: Concordo pienamente anche in questo caso con Valerio. Spesso i duetti di chitarre si trasformano in duelli… Tristissimo e anacronistico. Oppure uno dei due ha una posizione prevalentemente di solista e l’altro di accompagnatore, ma nel nostro caso ci si muove in un continuo scambio dei ruoli. Infatti anche nel disco abbiamo accentuato questa interazione anche muovendo gli strumenti sul fronte stereofonico. Non è così importante chi faccia cosa, ma come il tutto abbia un senso nell’unità figlia della sovrapposizione delle parti.

Sono passate alcune settimane dall’uscita del disco. Che tipo di riscontri avete avuto finora?

Valerio: Qualche preoccupazione per un progetto – il primo – che si misura con dei giganti come gli Area ovviamente c’era. Ma devo dire che oggi siamo assolutamente soddisfatti dei riscontri di critica ma anche di pubblico. E’ un progetto tosto ma nei live che abbiamo eseguito fino ad ora abbiamo sempre riscontrato grande entusiasmo.

Enrico: Sì, un successo sperato, ma inaspettato. Pubblico e critica in gran parte ci amano. Ora basterebbe che anche i direttori artistici e i promoter si accorgessero che esistiamo e ci vogliono sentire in molti… (ride, ndr)!

Che tipo di feedback avete avuto dai fan degli Area?

Valerio: Quelli che sono venuti a sentirci pensando di riascoltare delle cover… ovviamente sono stati delusi. Chi invece ha saputo cogliere l’anima del nostro omaggio a questi grandi, chi ha saputo entrare nella nostra rilettura, si è dimostrato entusiasta.

Enrico: Forse i sostenitori più acerrimi (quelli meno aperti) del gruppo saranno sorpresi per alcune nostre scelte, ma come dicevi giustamente anche tu, non si tratta di un’interpretazione di ciò che già è noto. E questo era lo spirito anche degli Area più sperimentali. Loro stessi evitavano di ripetersi sera dopo sera, concerto dopo concerto. Questo però è secondo me il modo corretto di mettersi in una linea di continuità concettuale con la loro musica.

Oltre agli Area, ci sono nell’ambito del rock italiano altre formazioni che potrebbero stimolarvi altri progetti di questo tipo?

Valerio: Sicuramente ci sarebbero, però lo spessore della musica e del rivoluzionario (in tutti i sensi) progetto musicale degli Area è un esempio difficile da uguagliare.

Enrico: Non c’è dubbio che gli Area siano stati la band italiana più importante nel panorama internazionale, come anche da me sostenuto nel mio volume 1000 dischi per un secolo (ed. Il Saggiatore), ma un sogno nel cassetto a questo punto lo avrei… Una rivisitazione di Perigeo e Napoli Centrale ci starebbe da parte nostra, ma anche del repertorio di Orietta Berti… (ride, ndr). No, seriamente, forse sarebbe il caso di affrontare seriamente la musica di Secondo Casadei – quello è il nostro Blues, inutile girarci intorno. Oppure sul canto tenero, alle cui atmosfere e dinamiche mi sono appassionato negli ultimi anni.




“Rosewood Almanac”, il disco della maturità artistica: intervista a Will Stratton

Cantautore americano innamorato delle atmosfere delicate del folk britannico degli anni Settanta, amico di Sufjan Stevens, Will Stratton a soli trent’anni è già arrivato alla maturità artistica con il sesto album, l’intenso ed elegante “Rosewood Almanac”. Tra raffinato fingerpicking e versi di struggente poesia, Stratton ha le carte in regola per diventare un classico del songwriting del nostro tempo.

 

 

In che arco di tempo hai scritto le nuove canzoni?

E’ difficile da dire con precisione, non ricordo bene. Indicativamente ho scritto tutte le canzoni tra il 2014 e il 2016. La prima che ho scritto è stata “Light Blue”, subito dopo aver finito di lavorare al mio precedente album, “Gray Lodge Wisdom”.

Come descriveresti il processo di scrittura di “Rosewood Almanac”?

Ogni canzone ha un po’ una storia a sé. Alcune ho iniziato a scriverle strimpellando la chitarra. Altre ci hanno messo del tempo a venir fuori, ostinandosi a non funzionare ogni volta che cercavo di scrivere a tutti i costi. Così, ho semplicemente cercato di restare in attesa, tenendo la mente aperta.

Ci sono differenze sostanziali tra “Rosewood Almanac” e i tuoi album precedenti?

Diverse cose. Intanto ho cercato di coinvolgere un batterista, di coinvolgerlo nella mia musica molto più di quanto avessi mai fatto in precedenza. Ho ripreso a scrivere arrangiamenti d’archi. Ho evitato di scrivere canzoni che suonassero univocamente positive o negative. E ho suonato il basso, cosa che non facevo dall’epoca del mio primo album.

Probabilmente la mia canzone preferita dell’album è “Vanishing Class”. Tu ne hai una preferita?

Ti dirò che forse è anche la mia preferita. O “Vanishing Class” o “Thick Skin”. Tanto “Vanishing Class” è multiforme e piena, tanto “Thick Skin” è concisa, mi piacciono entrambe.

Cosa ti spinge ad essere sempre così intenso nelle canzoni?
Credo che uno che scrive canzoni non dovrebbe in alcun modo trattenere i propri sentimenti, tutto qua.

Non ti capita mai di sentirti un po’ imprudente nel mettere in musica le tue emozioni quasi senza filtro?

No, credo che essere ‘opaco’ dal punto di vista emotivo sia in qualche modo disonesto e sia qualcosa da evitare, a meno che per qualche motivo non serva allo scopo del brano.

Oltre ad essere emozionali, le tue canzoni hanno anche un importante elemento geometrico…

Cerco sempre di tenere in grande considerazione la struttura della canzone, di avere in mente dove voglio che la canzone vada e come riflettere ciò che viene un attimo prima in ciò che viene un attimo dopo, anche a dispetto della spontaneità a volte. La struttura mi aiuta a scrivere, mi aiuta a rendere più semplici le cose complicate, una volta inserite in uno schema simmetrico.

Cosa stai ascoltando in questo periodo?

Il primo disco degli Steely Dan, i primi due album di The Cairo Gang, Andy Shauf e il nuovo album di Joan Shelley. E poi… le prime due tracce che si possono ascoltare dal disco di James Elkington, che sto aspettando con impazienza.

Quali sono invece i tuoi autori di riferimento costante?

Bert Jansch, Leo Kottke e Joni Mitchell sono quelli che probabilmente sento più vicini a me in questo periodo.




Danilo Cortellini, “4 Grosvenor Square – i menù dell’Ambasciata Italiana a Londra”

 

 

San Benedetto del Tronto, 2017-04-12 – Presentato questa mattina all’Istituto Alberghiero Buscemi il libro di cucina “4 Grosvenor Square – i menù dellAmbasciata Italiana a Londra” di Danilo Cortellini – lo Chef dell’ambasciata italiana a Londra e finalista del master chef Uk.
ndr: ricordiamo che Danilo Cortellini è un ex allievo dell’Alberghiero Buscemi.

 

Danilo Cortellini

 

 

 

 

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la leggerezza della carne non è peccato. per noi

San Benedetto del Tronto, 2016-03-28 – Il dilemma della carne e dello spirito nel giro di uno spot

 

di  Daniela Abbondanza
Una campagna pubblicitaria così provocatoria non si è forse mai vista. Arriva dall’Abruzzo. Da un graphic designer di Lanciano che vuole osare. E lo vuole fare su più livelli di percezione, inviando anche un messaggio abbastanza forte al mondo cattolico. Luca di Francescantonio racconta della sua idea, che serbava da un bel po’ di tempo e che, in un modo o nell’altro, farà parlare di sé.
1. Quando ti è stata commissionata questa pubblicità?Due mesi fa circa. Gianluca mi ha chiamato, è webmaster/fotografo e aveva il Salumificio Sorrentino come cliente. Solo che Sorrentino non aveva ancora rinnovato la sua immagine e così hanno pensato di contattarmi.

 

2. Ti è stata data “carta bianca” oppure avete discusso insieme del contenuto?

Mi hanno dato carta bianca, il che per un creativo è un invito a nozze. Questo avviene quando hai a che fare con la “nuova generazione”: come committente avevo una persona che si e no avrà la mia età, con un’apertura di veduta maggiore e più attuale. Tutto quello di cui aveva bisogno era di rinnovare la propria immagine, aggiornarla. In più ho dato quel tocco in più che fa parte della mia filosofia, non dispenso format, visual e slogan già confezionati, non rientra nel mio modo di creare un messaggio per una campagna pubblicitaria. Cerco l’eleganza, ma non basta: la provocazione elegante è molto più difficile. E raffinata nell’efficacia.

 

3. In quanto tempo sei riuscito a sviluppare questa idea?
Mi sono preso del tempo in più. Avevo quell’idea in mente da un bel po’, ma non ero ancora deciso. Ho avuto dei sensi di colpa, lo ammetto. Ma alla fine, rielaborando il tutto, l’idea di lanciare un messaggio oltre il commerciale mi affascinava e convinceva.

4. Un volto enigmatico ed apparentemente ingenuo…
Gianluca ha trovato Alessia ed è stata quello che cercavamo. Mora, occhi scuri, viso dolce ed enigmatico. Colpisce un po’ tutti, dai ragazzi alle signore di terza età, per via del suo viso candido e calmo. In parte era quello che volevamo per via del target richiesto. Poi ha uno sguardo che ammicca al messaggio, quello è stato il plus.

5. Come mai l’idea di provocare su più livelli di percezione?

E’ molto pop, non credi? La “leggerezza della carne” non è solo la caratteristica di quel tipo di salame abruzzese, che è effettivamente molto leggero, ma è anche un messaggio di provocazione: visto che qualcuno mi ha detto che siamo quel che mangiamo, mi chiedo cosa sia il cattolico in occidente ultimamente in confronto ad altri generi di fedeli. Un salame. Lo Spirito non è ancora il nostro pane.

 

6. Potresti spiegarti meglio?
Personalmente noto che l’orgoglio cattolico, in occidente, è pressoché assente, scarseggia in spina dorsale, e in questa situazione mi ci riconosco anch’io, purtroppo. Se ci fosse qualcuno a rimanere colpito dalla mia pubblicità e a rimanerne infastidito sarebbe già un bel risultato, ma so che non sarà così per la maggioranza dei presunti cattolici. Questo mentre viviamo un contesto storico particolare e delicato per il credo e i principi spirituali, mentre siamo sotto la pressione di culture religiose pressoché più ferree e decise. Noi dove siamo? Basta un libro nato per essere best seller per sostituirlo con il vero Vangelo, tutti cominciano a volere un Gesù più adatto ai propri peccati, magari che ha una storia con la Maddalena dimenticando l’essenza dell’amore unico e spirituale e totale, magari si vuole decidere liberamente la vita e la morte di una persona appena nata o appena morta, facendo le veci di Dio e interpretandone facilmente i misteri, come se la strada più facile sia quella più giusta per il cuore…Si, spero che mi censurino in un certo senso. Forse vedrei uno spiraglio di luce nel vuoto.

 

7. Cosa intendi comunicare?
Voglio usare la pubblicità anche per dare altro. Voglio associare concetti universalmente vicini a prodotti commerciali, un’azienda può andare oltre, non vende solo un prodotto ma è anche marchio di una filosofia, di un modo di pensare il lavoro. Un’azienda vera vende la sua vera passione. Dietro un prodotto ci sono lavoratori che ci credono. E quei lavoratori, imprenditori e operai, quelli puri, sono persone come il cliente. Ma nel contesto attuale siamo immersi solo da “merci” dimenticandoci cosa significa “Made in Italy”, siamo annoiati e persi nei supermercati perché siamo noi stessi persi e annoiati e non abbastanza sensibili o acculturati o credibili. Quindi: non sarebbe male lanciare messaggi importanti proprio da quello che abbiamo davanti agli occhi ogni giorno. E’ un modo nuovo di creare “parabole”, il che in una società che tende a crearsi il Vangelo fai da te…

8. Chi ti ha aiutato nella realizzazione?
Gianluca Scerni (www.gianlucascerni.it) e la sua crew tra aiuto fotografo e make up, con Alessia Alfino, l’enigmatica. E poi il ritocco di finezza nel marketing da parte di Antonello Ballerini.

9. Hai avuto qualche esitazione prima di presentare il tuo prodotto al committente?
A parte i sensi di colpa da cattolico poi sono stato molto convincente. Ci credo. E’ stata una provocazione anche per me.

10. A quanto pare è in programmazione il lancio nelle strade di Pescara e forse poi di Roma e vedremo questo volto in formato 6×3. Credi ci saranno delle reazioni dal Vaticano?
Ne sarei onorato.

11. Ci terrai aggiornati sugli effetti mediatici della campagna?
Senza dubbio. Ti consiglio di abbandonarti alla leggerezza della carne… di Sorrentino, ovviamente. Ci sono pochi prodotti in Italia così buoni.

klikka il linkhttp://www.lucadifrancescantonio.it

 Daniela Abbondanza Interviste
 Articolo letto 4984 volte. il 31 gennaio 09 alle 21:21



Mettersi in proprio, perché? Intervista ad Rossella Dimartino, beauty Promoter

 

 

Il lavoro autonomo tra sogni e realtà.
Perché lavorare per “costruire” i propri sogni invece di realizzare quelli degli altri.
Ce lo dice la  beauty Promoter Rossella Dimartino

 

Lavorare in maniera autonoma, perché?

Perché il mondo del lavoro è cambiato. Con l’avvento del web si sono create nuove opportunità per tutti verso il lavoro autonomo e da casa, soprattutto per le donne che desiderano conciliare la carriera con la famiglia e in primis i figli. La libertà di potermi gestire come desidero tra lavoro, famiglia e passioni personali e non dover così rinunciare a niente di questo per la completezza della vita di una donna.

In che cosa consiste il tuo lavoro e chi sono i tuoi clienti?

Sono una Capogruppo e beauty-Promoter della multinazionale francese leader nella cosmetica vegetale: YVES ROCHER COSMETIQUE VEGETALE.

Promuovo i prodotti di questo fantastico mondo vegetale perché il loro livello qualitativo è altissimo con prezzi contenutissimi.

Come è possibile? Certo che è possibile, perché la Yves Rocher coltiva, studia, produce e distribuisce i propri prodotti nella sede in Francia senza ulteriori passaggi, per cui consente il contenimento dei prezzi rendendo la bellezza accessibile a tutte le donne!

Le mie clienti sono donne, ragazze, uomini, ragazzi chiunque decida di prendersi cura di se stesso con prodotti naturali a prezzi contenutissimi.

 

Rossella Dimartino

 

 

 

Perché proprio il settore di beauty cosmetica ?

Ho scelto il settore cosmetica perché da quando ero una bimba amavo “pasticciare” con rossetti, ombretti, blush e profumi come la stragrande maggioranza delle femminucce fanno fin da piccine.

Tutti possono diventare beauty-promoter?

Certo che si!!!

Attività e carriera nella mia azienda sono aperte a tutti!

Essendo io oltre beauty-Promoter anche Capogruppo Yves Rocher ho un team di donne e ragazze che lavorano con me.

Sono però costantemente alla ricerca di qualsiasi figura femminile, o anche maschile, che desideri entrare in questo meraviglioso mondo profumato e colorato, mettersi così in gioco e approfittare dell’opportunità lavorativa che l’azienda ci offre: sarete voi stessi a decidere come rapportarvi a questa attività. A seconda del vostro impegno Yves Rocher vi ricompenserà: se la tratterete come un hobby vi ricompenserà come un hobby, se la trattenete come un lavoro vi ricompenserà come un lavoro, senza vincoli o investimenti ed io sarò sempre al vostro fianco per supportarvi e consigliarvi.

Per essere una brava beauty Promoter quanto conta l’aspetto fisico, simpatia… ?

Non occorrono competenze o caratteristiche particolari ma solo tanta voglia di fare, di provarci, tanta passione e tutto verrà da se.

Così è stato per me e può esserlo per tutti!

Una tua giornata tipo

La mia giornata tipo é… da inventare!!!

Cioè: cerco di fissare gli appuntamenti con le clienti di mattina visto che i ragazzi sono a scuola e riservare il lavoro d’ufficio prevalentemente al pomeriggio per essere presente in casa con loro piuttosto che per le attività sportive.

Cosa desiderare di più?

Per chi vuole mettersi in proprio, i tuoi consigli.

Consiglio vivamente un’attività da gestire in piena autonomia come la mia ad ogni donna! E’ stata una scelta molto coraggiosa per me quando tutti ambiscono al famigerato posto fisso, ma posso dire di essere stata ampiamente ripagata!

Libertà, indipendenza, flessibilità, senza rinunciare alla realizzazione personale, con la possibilità di rimanere accanto ai miei figli e continuare a seguirli nel loro percorso di vita.

Cosa non ti ho chiesto?

Non mi hai chiesto perché dover rinunciare al cosiddetto posto fisso che ti garantisce uno stipendio sicuro mettendoti al riparo da molte responsabilità.

Ed io ti rispondo: Perché ancora si prospetta la possibilità del posto fisso? E se si, ancora per quanto tempo? Sicuro poi che sarà a tempo indeterminato? Desideri stare tutti i giorni con la paura che arrivano i tagli? E tu poi che farai, come manterrai la famiglia? Sei sicura di voler affidare il tuo destino nelle mani di altri?

No grazie, le decisioni sia positive che negative le prendo io!

 

 

 

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ndr: Chi volesse partecipare alla nostra rubrica realizzando con noi una intervista per parlare della propria esperienza può contattare la redazione:  3395958622 redazione@ilmascalzone.it

 

 




Giancarlo Trapanese, “Chi mi ha ucciso”, diventa opera teatrale

 

Sarà ricca di colpi di scena l’opera teatrale tratta da “Chi mi ha ucciso” di Giancarlo Trapanese

Dopo il grande successo ottenuto, l’ultimo libro di Giancarlo Trapanese, “Chi mi ha ucciso”, diventa una opera teatrale, i personaggi prendono vita, le parole sulla carta si trasformano in parole vive e recitate da attori. La curiosità che ferve è tanta e sarà presto soddisfatta alla prima teatrale che avrà luogo sabato 1 aprile 2017 alle ore 21.00 e domenica 2 aprile 2017 alle ore 17.00 al Teatro Sperimentale di Ancona. Sarà la prima nazionale della commedia in tre atti  ” Chi mi ha ucciso?” che porterà ben 14 attori sul palcoscenico per una rappresentazione che già si prevede originale e ricca di colpi di scena. Parliamone con l’autore.

Giancarlo, la trasposizione teatrale del tuo libro è un lavoro tutto marchigiano. Ci puoi dare qualche dettaglio in più?

Tutto Made in marche, esatto: marchigiani autore del romanzo e casa editrice, ( Italic Pequod) per cominciare, così come il regista Giampiero Piantadosi che ha curato anche la sceneggiatura. Tutti marchigiani gli attori, le maestranze, i service. Insomma non capita spesso su testi in lingua, di avere una “filiera corta” di questo tipo. E’ la dimostrazione che abbiamo risorse e qualità per fare certe cose e per metterle in scena in modo autoprodotto ed autonomo. Anche se dobbiamo constatare che abbiamo trovato grande attenzione da parte dei Comuni che hanno capito, un po’ meno sino ad ora dall’Amat che ha una corsia preferenziale ed esclusiva con i professionisti e con le compagnie non regionali.

 In che modo avete tradotto il libro in racconto teatrale? 

Eh non è stato facile per niente: mesi di lavoro. La pima fase è stata affidata a me: ho dovuto immaginare una riduzione teatrale di un romanzo complesso riducendo il numero dei personaggi ( teatralmente non potevano essere in scena 21 personaggi) e far scorrere la storia solo attraverso i dialoghi. Fatto questo preventivo lavoro di cernita e di scelte, è stato poi un grande professionista come Giampiero Piantadosi , che è anche il regista della compagnia, che ha composto liberamente, in accordo con me, la sceneggiatura teatrale cambiando alcune cose, inserendo un paio di personaggi e soprattutto cambiando il finale del libro che essendo un giallo…

Il libro ha avuto un grande successo, ed è stato presentato in modo originale ed emozionante.

Vero, il libro è andato e sta andando molto bene. La Italic Pequod proprio per questo ha avuto un’idea a mio avviso straordinaria: sarà messa in vendita in occasioni delle rappresentazioni, una edizione tascabile del romanzo appositamente creata per questa situazione. Ci sarà in questa edizione a prezzo davvero straordinario, quasi l’intero romanzo originale, la trama del teatrale, i nomi dei protagonisti con prefazione del Regista e persino foto di scena.

Hai dato vita ai tuoi personaggi. Cosa hai voluto trasfondere in loro, prima di tutto?

E’ stato un lavoro di squadra eccezionale. Come sai in scena, come nel libro, ci sono i personaggi dei miei precedenti libri. Gli attori che hanno lavorato da un anno con tre prove alla settimana, hanno voluto tutti leggere i libri dai quali sono tratti i personaggi per entrare nello spirito, per capirli e farli rivivere sul palcoscenico. Un’emozione straordinaria per me ma persino per loro. Ti confesso che in qualche momento delle prove ci siamo commossi! E nei personaggi che prendono corpo c’è davvero l’umanità, i dubbi, l’intensità sentimentale che intendevo trasmettere loro.

Qualche dettaglio e indiscrezione in più sulla prima ad Ancona, il primo aprile.

Posso dirti che il 1° aprile alle 21 allo sperimentale ed il 2 aprile alle 17 ( il nostro esordio) succederà qualcosa di insolito e di raramente visto sulle scene. E’ un’opera diversa, nuova, insolita, che ovviamente come tutte le novità affronterà un giudizio non scontato da parte della gente, ma l’unica cosa certa…è che non ci si annoia in quelle quasi due ore di teatro con una serie continua di colpi di scena.

 

Giancarlo Trapanese è attualmente impegnato con la trasposizione teatrale del suo ultimo e decimo libro, “Chi mi ha ucciso”. Trapanese è scrittore e giornalista, vice capo redattore della sede Rai per le Marche, ed è stato professore di Teoria e tecnica del linguaggio radiotelevisivo e di Laboratorio di Comunicazione scritta presso Scienza della Comunicazione – Università di Macerata. Attualmente risiede a Numana e ad Ancona. In Rai ha collaborato con le più importanti trasmissioni sportive, La Domenica sportiva (di Tito Stagno), Novantesimo Minuto, Tutto il calcio minuto per minuto, Domenica stadio, Domenica sprint, L’Una italiana ( con Umberto Broccoli). Appassionato di psicologia e di counseling, ama approfondire e studiare le trasformazioni in corso dei rapporti affettivi e di coppia. Ha ricevuto numerosi premi letterari e giornalistici, ed ha pubblicato dieci libri. Oltre all’ultimo, “Chi mi ha ucciso” (Italic-Pequod editore), ricordiamo tra gli altri: “La giusta scelta” (Italic-Pequod editore); “Madre vendetta – Storia di un perdono impossibile” (Vallecchi editore); “Ascoltami” (PeQuod Edizioni).

Chi mi ha ucciso, Giancarlo Trapanese