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Articoli di Recensioni

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Steve Earle & the Dukes “Terraplane”

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“Terraplane” (New West, 2015)

Terraplane non è il lavoro più centrato di Steve Earle e in diversi episodi rischia di annoiare, ma non c’è nulla di scontato in undici canzoni vissute in prima linea, sostenute da una band smagliante (Kelly Looney al basso, Will Rigby alla batteria, Chris Masterson alle chitarre, Eleanor Whitmore al violino), in cui le mai concluse battaglie personali si mescolano alle battaglie di un’America sempre più lacerata.



Philip Roth “Il grande romanzo americano”

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“Il grande romanzo americano” (Einaudi, 2014)

Gil Gamesh, l’unico lanciatore che abbia mai provato a uccidere l’arbitro. Letteralmente. O l’ex carcerato John Ball, «il Babe Ruth della galera», il prima base che non ha mai battuto un fuoricampo da sobrio. Se non vi ricordate di loro, né dei Ruppert Mundy, la prima e unica squadra senzatetto di un campionato maggiore di […]



Vashti Bunyan “Heartleap”

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“Heartleap” (Fat Cat, 2014)

“Heartleap”, a detta di Vashti Bunyan, sarà il suo ultimo album. Una dichiarazione del genere non è rara nel mondo della discografia ma, contrariamente a quanto accade di solito, nel caso della Bunyan, non c’è motivo di non prenderla sul serio. “Heartleap” è solamente il terzo album in quasi cinquant’anni di carriera, trenta dei quali passati lontani dalla scena. Nata a Londra nel 1945, incide il primo singolo nel 1965 grazie a Andrew Loog Oldham, il manager dei Rolling Stones



Tweedy @ Het Depot, Louvain – 15.11.2014

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Jeff Tweedy @ Het Depot, Louvain – 15.11.14 (foto www.ilmascalzone.it)

Si chiude a Louvain, pochi chilometri fuori Bruxelles, il tour con cui Jeff Tweedy ha portato in giro per l’Europa le canzoni del suo primo album solista, “Sukiarae”, un affare di famiglia composto di sorprendenti ballate agrodolci dedicate alla moglie Susan e registrate con il primogenito Spencer alla batteria. “Sukiarae” è un lavoro capace di mescolare con nonchalance il gusto pop di Ray Davies e John Lennon con almeno quattro decenni di musica americana, dosando le lezioni di Gram Parsons, The Band, R.E.M., Will Oldham, Elliott Smith con l’obliqua introspezione tipica del songwriting di Jeff Tweedy.



Nicola Lagioia “La ferocia”

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“La ferocia” (Supercoralli, Einaudi, 2014 – pp. 418, € 19,50)

Quella de “La ferocia” è una narrazione spettrale, mai edulcorata, congegnata con precisione autoptica, testamentaria, e, insieme a quella del precedente “Riportando tutto a casa”, offre la più alta rappresentazione letteraria di una Puglia rovinosa, incapace di salvarsi da se stessa.



Mark Olson “Good-bye Lizelle”

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MARK OLSON

Un album suonato artigianalmente, intimo e raccolto ma anche incisivo e vigoroso. Mark Olson non è un musicista che segue le mode, se ne frega degli ultimi dettami dello stile e si permette il lusso di dedicare un brano (Long Distance Runner) ad un eroe dell’atletica leggera dell’immediato dopoguerra, Emil Zatopek. La sua musica ha il pregio di suonare in tutto e per tutto fuori dal tempo, buona per tutte le stagioni, forse perché è semplicemente ottima musica



Eric Clapton & Friends “The Breeze, An Appreciation of J.J. Cale”

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Eric Clapton & Friends: The Breeze, An Appreciation of J.J. Cale

  di Renzo Vitellozzi     Ci manca davvero tanto JJ Cale, il musicista americano di Tulsa, Oklahoma City, che poco più di un anno fa, in seguito ad un attacco cardiaco, ci lasciava improvvisamente. Uomo riservato, schivo e misurato, artista pigro per antonomasia ma geniale e di talento, Cale è uscito di scena in […]



Nickolas Butler “Shotgun Lovesongs”

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“Shotgun Lovesongs” (Marsilio; pag. 320, euro 18,00 – traduzione di Claudia Durastanti)

Una parabola americana che indaga i temi della famiglia, dell’amicizia e della fama.



Avi Buffalo “At Best Cuckhold”

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“At Best Cuckhold” (Sub Pop, 2014)

“At Best Cuckhold” permette agli Avi Buffalo di collocarsi tra i nomi più interessanti di quel genere a cavallo tra la classicità dell’Americana e le bizze dell’indie anni zero. I Wilco continuano a restare su un altro pianeta, ma Avigdor e i suoi hanno dalla loro la capacità di scrivere ballate romantiche con un appiccicoso gusto retrò. Forse il riferimento più azzeccato va cercato dall’altra parte dell’oceano: sono i Belle & Sebastian di Stuart Murdoch a fare capolino più di una volta tra le nuove tracce



Tricky “Adrian Thaws”

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Arrivato all’undicesimo album, Adrian Thaws in arte Tricky decide di sbattere, per la prima volta, il suo nome e cognome in copertina. Ma, parlando di uno degli artisti più sfuggenti e controversi degli ultimi vent’anni, non c’è troppo da stupirsi se l’album intitolato con il proprio nome di battesimo non sia un lavoro sofferto e introspettivo. “Adrian Thaws” è un disco per fare un party, oscuro, adulterato, stonato, malato quanto volete, ma pur sempre un party



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