Immagini del 2018

San Benedetto del Tronto, 2018-12-31 – Immagini del 2018

 


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Una stella nel cielo per te

Buran

l’Attesa…

Sunset and the blue moonrise

Bombay Street Garage @ “Metti l’Olio”: photogallery

22° Festival dell’Arte sul Mare: video – immagini

Sacra Giubilare, in migliaia al corteo storico

è Templaria Festival

Foto del giorno

pe’ la Maiella…

Stadio Fratelli Ballarin: ieri, oggi… domani?

Natale al Borgo

 

 

 




Presepe Vivente a Poggio Canoso

Rotella, 2018-12-28 – A Poggio Canoso la 4a edizione del “Presepe Vivente” organizzato dalla Comunità dei Frati del Convento di San Francesco di Rotella, con la generosa e laboriosa collaborazione delle Parrocchie di Poggio Canoso, Castel di Croce, Montemoro e Castel San Pietro e con il patrocino del Comune di Rotella.
Nelle giornate del presepe vivente, dal 28 al 30 dicembre dalle ore 17.30, l’antico borgo medioevale, di Poggio Canoso, cambia volto e i visitatori possono immergersi nell’atmosfera sacra del Natale, rivivendo in prima persona il mistero della nascita di Gesù. La numerosa partecipazione degli anni passati e le numerose attestazioni di plauso confermano il valore di questa occasione di riflessione cristiana e di recupero delle tradizioni, offerta gratuitamente alla gente.
E’ ormai divenuto un appuntamento tradizionale del periodo natalizio, un evento che accompagnerà ad ogni passo il visitatore in un viaggio a ritroso nel tempo tra suoni, profumi, sapori e melodie di strumenti dimenticati della tradizione artigianale; un mondo incantato fatto di botteghe, animali e personaggi, illuminati dalla luce delle fiaccole che daranno al borgo uno straordinario fascino.
Il presepe si snoda lungo un tragitto da percorrere a piedi, durante il quale il visitatore viene catapultato nella Betlemme di 2000 anni fa. Il Presepe vivente rievoca l’evento del Dio fatto carne in Gesù di Nazareth e attraverso la partecipazione di circa 150 figuranti anche la vita del popolo dell’epoca attraverso botteghe di mestieri e di artigiani del tempo.
L’ingresso al presepe è gratuito, è invece previsto, per varcare la soglia della città di Betlemme, un cambio monete appositamente coniate per la rappresentazione e indispensabili per poter assaporare i prodotti tipici all’interno del percorso, come formaggi, arrosticini, frittelle e molto altro ancora.
Il Presepe Vivente di Poggio Canoso ti rende protagonista tanto da non essere più un semplice spettatore, ma ti permette di calarti dentro vivendolo pienamente come un personaggio del tempo donandoti la sensazione di averne in qualche modo fatto parte.
Ottima anche quest’anno l’organizzazione: le auto potranno essere lasciate nelle piazza di Rotella dove, dalla Comunità dei Frati, saranno messi a disposizione dei bus navetta.

 

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Nuova vita per il mio Durst M 301

 

San Benedetto del Tronto, 2018-12-17 –  Nuova vita per il mio Durst M 301

 

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Mozzacchio®

Da Spelacchio a Mozzacchio: la triste sorte degli Alberi di Natale



      Può un “nostro” giovane albero finir peggio di uno di quegli abeti rossi della Val di Fiemme stroncati a migliaia dal vento elefante? (per dirla con Paolo Conte)

Cerrrto che può, se capita nelle grinfie di Babbo Natale a San Benedetto.

      Non solo il tronco mozzato malamente. Ma pure brutalizzato con cunei battuti a martellate per tenerlo in piedi morto, impalato in piazza su un cubo di cemento, con le lucine cinesi – più tristi di quelle del cimitero – buttate a casaccio fra i rami.
L’hanno subito chiamato Mozzacchio ®. Gli piangono accanto i salici-piangenti scelleratamente segati a novembre…

Un posto allegro, Piazza Matteotti.

Nessuno si meraviglierà se la giostrona finto-ottocento che per tre mesi (!) ci delizierà a pagamento, vorrà ogni tanto intonare una marcia funebre.

    16 dicembre 2018  PGC 




Mam, Museo d’Arte sul Mare: la storia – 14

LE OPERE DEL MAM E LA LORO STORIA – 14

di Piernicola Cocchiaro

 

 

 

San Benedetto del Tronto, 2018-12-13 –  Un nuovo post con le foto delle opere del MAM realizzate durante la quattordicesima edizione di “Scultura Viva”, nel 2010 e la loro storia.
Le foto sono tratte dal catalogo del Festival dell’Arte sul Mare 2018, realizzato da Fabrizio Mariani, mentre la storia e’ tratta dal libro “Cercavo proprio te” di Piernicola Cocchiaro.

Scultura Viva 2010

Tokoname

Tokoname è il nome di una bella città del Giappone. E’ famosa per la sua ceramica e oltre ad essere un centro turistico, è anche importante per la sua attività commerciale. Ha quasi gli stessi abitanti di San Benedetto e sono tre le cose che le due città hanno in comune: il turismo, il mare e il simposio di scultura.
Durante la 13^ edizione del 2009 di Scultura Viva, ebbi il piacere di ricevere la visita di Nobuschige Akiyama, uno scultore giapponese che lavora a Roma presso l’Istituto Giapponese di Cultura. Lo avevo già conosciuto nel 2005, quando, durante il decennale di Scultura Viva, venne a trovare Toshihiko Minamoto, che lui definiva suo “maestro”. La sua visita fu motivata anche dal suo desiderio di coinvolgermi in un suo progetto artistico molto interessante che io condivisi immediatamente.
La sua idea era quella di creare una sorta di gemellaggio artistico tra i due simposi di Tokoname e San Benedetto e di celebrare l’evento, organizzando nel 2010 un’edizione speciale di Scultura Viva con la partecipazione di cinque scultori giapponesi, tutti residenti nell’area di Tokoname. Lui avrebbe selezionato gli artisti ed organizzato il viaggio dal Giappone a Roma e da Roma a San Benedetto.
L’idea mi sembrò molto interessante e dunque accettai senza riserve la proposta di Nobushige che fu felice della mia decisione. Rimanemmo d’accordo che ci saremmo risentiti via e-mail intorno al successivo novembre per iniziare a lavorare insieme all’edizione del 2010 e che nel frattempo, avrei scelto due artisti locali, che avrebbero avuto il compito di rappresentare, nel gemellaggio, l’area di San Benedetto.
Tra un’e-mail e l’altra, arrivammo alla metà di maggio 2010 e anche se mancavano ancora più di quattro settimane alla 14^ edizione del simposio, tutto era già pronto, compreso l’intervento sul catalogo, dell’ambasciatore giapponese a Roma. Con Nobushige ci demmo appuntamento al casello autostradale di Grottammare. Quell’anno, infatti, l’albergo cambiò nuovamente e gli artisti furono ospitati presso un hotel situato sul lungomare della cittadina rivierasca, di cui non voglio pubblicizzare il nome, per quanto fu orrenda l’ospitalità.
“Sto arrivando”, mi disse Nobushige al cellulare, “ho superato il casello di San Benedetto”. Dopo qualche minuto vidi arrivare una piccola Peugeot 106 bianca con cinque persone a bordo, quattro uomini e una donna, quasi del tutto sommerse da borse e cose di vario genere e due piani di valigie e contenitori legati sul portapacchi fissato al tetto della piccola macchina. Ci salutammo e li accompagnai in albergo per poi darci un appuntamento pomeridiano in Comune e procedere all’allestimento della mostra delle loro opere nella sala consiliare.
Il giorno dopo iniziò la quatordicesima edizione di Scultura Viva che quell’anno ebbe un grande successo, anche perchè oltre al gemellaggio artistico con Tokoname, ci fu un’altra importante novità. Il programma della settimana artistica, prevedeva infatti, per la prima volta nella nella storia del simposio, anche una Serata Jazz dedicata agli artisti partecipanti, una sorta di benvenuto di cui avrebbe goduto soprattutto il pubblico che avrebbe potuto assistere all’evento gratuitamente.
La Serata Jazz si tenne nel dopocena di mercoledi al molo sud, in prossimità della scultura dedicata al gabbiano Jonathan e nonostante fosse un giorno feriale, ci fu un grande afflusso di pubblico. Per l’occasione chiamai il Giacinto Cistola trio che già avevo avuto modo di apprezzare durante un ricevimento che fece mio figlio per celebrare in Italia il suo matrimonio americano. Ospite della serata fu Simone Beck, l’ecclettico scultore che aveva partecipato all’edizione 2008 di Scultura Viva e che, in qualità di scrittore, aveva appena pubblicato un poema intitolato “Oneiros” che citava il simposio di San Benedetto. La mia idea di invitarlo fu vincente perchè le due poesie, quella del jazz di Giacinto e quella del poema di Simone, alternandosi, si fusero in un tutt’uno creando un’atmosfera veramente unica.
Naturalmente, insieme a Simone venne anche il padre Gualtiero che fu felice di salutare per la terza volta i suoi “amici di San Benedetto”, ma nessuno immaginava, nemmeno io ancora, che ci sarebbe stato anche un successivo quarto incontro.
Durante la serata Peppino portò due o tre bottiglioni del suo speciale verdicchio che offrì al pubblico e agli artisti presenti. Gli scultori giapponesi, non erano abituati a così tanta disponibilità di vino, anche perchè l’albergo che li ospitava lo serviva con il contagocce e solo durante i pasti, se così si potevano chiamare. Ricordo ancora infatti una “strana cosa” dura e marrone, che durante una cena alla quale partecipai anch’io, per verificare la qualità dell’hotel, il cameriere ebbe il coraggio di chiamare sogliola.
Sicuramente però, più di me e dei giapponesi, che per indole non si lamentavano mai di nulla, la ricorderà ancora di più Gualtiero Mocenni, che quella sera non solo ordinò e poi naturalmente lasciò nel piatto quella schifezza, ma addirittura ebbe la sfortuna di invitare a cena un importante collezionista della zona, con la speranza di fare oltre che una bella figura anche qualche buon affare. Non gli chiesi come andò, ma dalla sua faccia capii subito che quella era una serata da dimenticare.
Dunque, tornando alla Serata Jazz, i giapponesi furono così estasiati dal verdicchio che Peppino offrì a tutti, che gli chiesero di portarne ancora il giorno dopo. Lui non se lo fece dire due volte e oltre al vino, il giorno dopo si fece portare dalla moglie Antonietta, una delle sue squisite merende a base di bruschette e crostini. Il risultato fu che alle quattro del pomeriggio, dei cinque scultori giapponesi, uno era disteso a pancia in giù sull’asfalto della passeggiata del molo sud, vicino al compressore dell’aria e un altro paio sonnecchiavano all’ombra della tenda che lo proteggeva e sotto la quale c’era il tavolo con quello che era rimasto dello spuntino e del vino, praticamente nulla.
Nobushige, unico sopravvissuto oltre alla scultrice, sembrava un pò imbarazzato, ma al tempo stesso mi regalò un grande sorriso facendomi capire che in fondo il simposio era anche quello e che tutto era comunque sotto il suo controllo.
Oltre ai cinque scultori giapponesi capitanati da Nobushige, invitai al simposio anche due artisti locali, Silvano Pizza di San Benedetto, che scolpì un bellissimo inginocchiatoio fatto di onde marine e Kristina Kanaan di Monsampolo che realizzò un grande occhio di balena per lanciare il suo messaggio ecologico in loro difesa, forse un pò polemico con i giapponesi che tuttavia secondo me, non se ne accorsero. Anche Peppino Straccia, che come sempre in cambio del suo aiuto voleva fare una scultura gratuitamente, quell’anno dimostrò il suo inaspettato spirito animalista. Infatti realizzò una scultura che rappresentava due foche che reggevano con il muso un mappamondo e che intitolò “Salviamo le foche nel mondo”.
Sempre a proposito di Peppino, mi ricordo un simpatico episodio che mi è rimasto impresso per la sua originalità. Un giorno, mentre stava scolpendo le due foche, Peppino abbandonò la sua postazione per raggiungere, una ventina di metri più in là, un grosso pezzo di travertino che sporgeva dagli altri ed era incastrato tra due blocchi adiacenti. Lo vidi toccare la pietra più volte ed osservarla attentamente, per poi tornare dove erano le due foche, prendere la sua mola ed il suo cavo elettrico e raggiungere di nuovo il pezzo di travertino che aveva appena lasciato.
Qualche minuto dopo lo vidi mentre lo lavorava con la mola, tirandone fuori a poco a poco, un viso che sembrava quello di una donna. Finì la scultura in poco più di un’ora e quando mi avvicinai per vedere cosa avesse fatto, mi disse: “Non potevo rimandare ancora e ho dovuto abbandonare il lavoro che sto facendo per liberare dalla pietra questa bella sirena che continuava a chiamarmi.”
Quello del 2010 fu un bellissimo simposio, che ricorderò sempre con piacere e che oltre a regalare alla città altre belle sculture, suggellò la nascita di un’altra bella amicizia, quella con Nobushige Akiyama.

 




il calcio è di tutti

San Benedetto del Tronto, 2018-12-09 – il calcio è di tutti

 

 




Giostra

San Benedetto del Tronto, 2018-12-08 – Giostra

 

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L’Alba è

San Benedetto del Tronto, 2018-12-02 – L’Alba è

 

 

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Mam, Museo d’Arte sul Mare: la storia – 13

LE OPERE DEL MAM E LA LORO STORIA – 13

di Piernicola Cocchiaro

 

 

 

San Benedetto del Tronto, 2018-12-02 – 
Un nuovo post con le foto delle opere del MAM realizzate durante la tredicesima edizione di “Scultura Viva”, nel 2009 e la loro storia.
Le foto sono tratte dal catalogo del Festival dell’Arte sul Mare 2018, realizzato da Fabrizio Mariani, mentre la storia e’ tratta dal libro “Cercavo proprio te” di Piernicola Cocchiaro.

Scultura Viva 2009

L’anno del dragone

“L’anno del dragone” è un famoso film di Micheal Cimino del 1985, interpretato da Mickey Rourke e John Lone. Anche Scultura Viva si può dire che abbia avuto il suo “Anno del dragone” o meglio “L’anno dei dragoni” e fu proprio il 2009. Naturalmente, la nostra storia non si svolgeva nella Chinatown di New York, come quello di Cimino, ma semplicemente lungo il molo sud di San Benedetto e invece di Mickey Rourke e tanti cinesi, c’era un solo cinese che però si chiamava Emil Adamec. A dire il vero Emil non era proprio cinese, cinese e immagino che lo abbiate capito anche voi. Si, viveva a Honk Kong, ma era ceco, nel senso naturalmente che era nato nella Repubblica Ceca.
Il nostro scambio di e-mails prima del simposio fu lungo e faticoso. Lui si era fissato che voleva realizzare una scultura usando ben 9 blocchi affiancati di travertino. Ogni blocco sarebbe stato un dragone e avrebbe rappresentato una nazione, diceva. Ci volle la mia pazienza e diplomazia a convincerlo che non avrebbe potuto fare nove sculture in soli sei giorni e dopo diverso tempo, riuscii a convincerlo di scolpire solo sei blocchi.
Mi disse che da Hong Kong si sarebbe recato nella Repubblica Ceca per prendere gli attrezzi e poi avrebbe raggiunto San Benedetto. Ero molto curioso di conoscerlo, anche perchè in internet c’erano diversi siti che parlavano di lui e di un suo strano progetto artistico internazionale che si chiamava “Agopuntura della terra”. Pensavo che da Praga sarebbe venuto a San Benedetto in macchina, visto che mi aveva anticipato che avrebbe portato con se diversi grandi attrezzi del suo laboratorio e quindi la mia sorpresa fu grande quando mi informò all’ultimo minuto che sarebbe invece arrivato in pullman.
Quando lo andrai a prendere alla fermata dell’autobus con il quale aveva attraversato mezza Europa, mi trovai di fronte ad un uomo non tanto grande, con i capelli quasi biondi e lunghi, raccolti dietro la testa a coda di cavallo e con due grandi occhi azzurri. La cosa che mi colpì di piu’ fu il grande maglio di acciaio che portava con se. Poteva pesare almeno 8 chili ed aveva un manico in legno lungo oltre un metro. Non era un attrezzo da lavoro, era praticamente un’arma. Lui infatti mi raccontò che a Praga non volevano farlo salire sull’autobus con quell’arnese, perchè credevano che fosse un terrorista o qualcosa del genere.
Affianco a se c’erano due enormi bauli neri, di quelli che si aprono verticalmente dividendosi in due. Dopo essere riusciti a malapena a caricare i due bauli sulla mia macchina, lo accompagnai all’Hotel Sabbiadoro, dove quell’anno, l’Associazione Albergatori “Riviera delle Palme” ospitò gli artisti.
In albergo trovai i due italiani Maurizio Perron e Emanuele Rubini e l’italo canadese Domenico Di Guglielmo. Rubini era uno scultore di Bitonto, molto bravo, che aveva partecipato anche alla biennale di Venezia. Scolpiva delle forme molto sinuose che, diceva lui, erano la sintesi della sensualità femminile. Oltre a loro quell’anno parteciparono Francesca Bianconi, una giovane scultrice di origini sambenedettesi, la svizzera Blanka Bernasconi, la turca Evrin Kilic ed il locale Francesco De Angelis.
I lavori più ammirati furono quello di Emanuele Rubini e di Domenico Di Guglielmo. La scultura di Rubini era praticamente un’opera a tutto tondo, di notevole dimensione e composta da due forme molto sinuose, compenetranti, che aveva anche un titolo un pò osè “Sono dentro te”, mentre Di Guglielmo realizzò una bellissima opera ispirata alle onde e ricca di movimento e ritmo chiaroscurale. Anche Perron fece un bellissimo lavoro, molto originale e così pure Francesca Bianconi che dimostrò un’esperienza scultorea inaspettata.
Emil Adamec alla fin fine non fece un gran bel lavoro, ma comunque fu il personaggio più amato dal pubblico di quell’anno. La domenica, quando iniziarono i lavori, faceva freddo e pioveva. Tutti gli altri scultori si ripararono nel container vicino al compressore dell’aria aspettando che passasse il maltempo, ma Emil, imperterrito, dopo aver indossato i pantaloni e una grande giacca di tela incerata, come quelle che indossano i pescatori norvegesi, incominciò a lavorare incurante della pioggia. Portò con se una mola con un disco diamantato da almeno 40 cm. di diametro e un vero e proprio motopicco lungo almeno 60 cm..
La mola aveva il raffreddamento ad acqua e così, Emil gettò in mare, tra gli scogli, un lungo tubo collegato ad una pompa elettrica. Il mare era mosso e presto, la pompa sbattuta dalle onde, si incagliò e smise di funzionare, anche a causa del filo elettrico che si distaccò. Questo primo incidente, fece perdere molto tempo a Emil che, con la santa pazienza, quella mattina dovette disincagliare la pompa e ripristinare i collegamenti. Lui però non si perse d’animo e andò avanti nel suo lavoro senza tanti problemi. La mattina dopo piovve ancora, ma poi il tempo piano piano si rimise e nel primo pomeriggio addirittura spuntò tra le nuvole un sole caldissimo.
Il terzo giorno di lavoro, ormai le sculture erano tutte più o meno sbozzate e già qualcuno stava iniziando a rifinirle. Emil però si rese conto di essere in ritardo e così mi chiese se era possibile lavorare di notte alla luce artificiale. Io lo accontentai e la sera stessa, dopo cena, lui tornò al molo sud per riprendere il lavoro alla luce del proiettore che gli avevo procurato.
Di solito, di sera, il molo sud si popola di pescatori che muniti di piccole luci, fissano tra gli scogli le loro canne e rimangono per due o tre ore a pescare praticamente al buio. Quella sera fu grande la loro sorpresa nel vedere sui massi una persona che lavorava alla luce di un proiettore e dopo un primo timido saluto, qualcuno incominciò a fargli domande e a fare amicizia. La voce si sparse velocemente tra tutti i pescatori notturni che a loro volta invitarono i loro amici e fu così che ogni sera, decine e decine di persone andarono a visitare Emil, portandogli da bere e intrattenendosi con lui. Era diventato una leggenda!
Alla fine dei sei giorni del simposio, i suoi sei dragoni erano finiti e colorati e la sua soddisfazione fu veramente grande. Le sue disavventure non finirono però, perchè il giorno dopo la sua partenza, ricevetti una telefonata con la quale in un inglese un pò sofferto, Emil mi disse che aveva dimenticato il portafoglio con tutti i documenti in albergo e che alla frontiera non l’avevano riammesso. Mi raccontò che aveva già informato l’agenzia dell’autobus che da San Benedetto arrivava a Praga, del fatto che io avrei presto portato là il suo passaporto e il suo portafogli per farglieli riavere una volta che l’autista avesse raggiunto la frontiera ceca, dove lui avrebbe aspettato. Così feci, ma nel suo portafogli non c’era più un euro.
Gli artisti sono così, stanno con la testa tra le nuvole, direte voi, si, ma Adamec era particolare. L’ho rincontrato in internet per caso, qualche tempo fa. Il suo progetto internazionale di agopontura della terra risultava ancora attivo, ma in aggiunta, ho visto su Wikipedia, che non solo erano aumentati i suoi titoli (agricoltore, fabbro, saldatore, viaggiatore, regista, geologo, astronomo, sciamano e taoista) rispetto a quando partecipò a Scultura Viva, ma addirittura, quale sostenitore della monarchia costituzionale, nell’agosto 2012, si era candidato a Presidente della Repubblica Ceca per le elezioni presidenziali del 2013.




Nuova vita per il mio Durst M 301

San Benedetto del Tronto, 2018-11-27 – Nuova vita per il mio Durst M 301