Il Commissario Straordinario per la ricostruzione post sisma, Paola De Micheli ospite d’eccezione a Rotella

Rotella – In occasione dell’appuntamento con “Rotella d’Autore”, rassegna inserita nell’ambito degli eventi previsti dall’Amministrazione Comunale di Rotella per l’estate 2018, è stata annunciata per domani, 3 agosto, la presenza del Commissario Straordinario per la ricostruzione post-sisma,on. Paola De Micheli.

L’arrivo del Commissario è previsto per le ore 17.00 a Palazzo Magnalbò dove sarà effettuato un sopralluogo per visionare i lavori negli appartamenti sostitutivi delle casette (Sae). In seguito, visita al centro storico per fare il punto sulla ricostruzione post terremoto.

Alle 18.00 visita alla mostra “Opere salvate dal terremoto, da Camerino e dalle terre sistine” che raccoglie opere d’arte recuperate da chiese e musei chiusi dal sisma ed esposti nel più piccolo, ma prezioso,Museo Sistino della provincia: il Museo di Arte Sacra Ciccolini, di Rotella. La mostra, che sta registrando un’ottima affluenza di visitatori, è stata inaugurata il 22 luglio scorso e resterà aperta al pubblico fino al prossimo 30 settembre (10.30-12.30 / 16.30-19.30).

Alle 18.30 aperitivo conviviale nel giardino antistante il Museo Sistino- La serata si concluderà con il concerto a Castel Di Croce, presso la chiesa di S Severino alle ore 21.15; concerto curato dal primo Flauto dell’Orchestra sinfonica della RAI Dante Milozzi con musiche di Marcello, Vivaldi e Scarlatti. Oltre al flauto di Milozzi, vi saranno la voce del soprano A. Agostini, la tromba di C. Ficcadenti e il cembalo di C. Perna. La De Micheli pernotterà nel territorio, nella prima struttura ricettiva agibile dopo il terremoto.

Alla grande soddisfazione-commenta il Sindaco di Rotella Dott. Giovanni Borraccini- di esser riusciti ad organizzare con i Musei Sistini l’importante mostra ‘Opere d’arte salvate dal terremoto da Camerino e dalle terre sistine’ si aggiunge il compiacimento e il piacere per la presenza nel piccolo Comune di Rotella del Commissario De Micheli in un momento importantissimo per la ricostruzione post sisma; a Rotella ci sono numerosi cantieri e, non è mai stato così significativo vedere nel proprio Comune le gru in opera”.

Ancora più significativo il luogo scelto dal commissario per il pernotto, e cioè il primo agriturismo tornato agibile dopo il sisma , dopo aver completato i lavori di ricostruzione grazie alla ferrea determinazione del proprietario Giuseppe.

Un segnale importante.




Ricostruzione, progetti per una smart land dell’alto maceratese

 

 

Al convegno degli architetti domande e risposte sui piani post sisma per pensare il territorio

 

 

MACERATA – Non v’è dubbio alcuno. Dopo i terribili eventi sismici che hanno violato le zone del centro Italia, parlare di ricostruzione vuol dire riunirsi attorno ad un tavolo di concertazione e parlare di dove vuole andare un intero territorio, quello marchigiano, fatto di un pulviscolo di identità e comunità. Capire come immaginare luoghi interi tra storia e progettualità. Sembrano tutti concordi i protagonisti di “Dopo il terremoto… come agire?”, convegno organizzato ieri alla Domus San Giuliano dall’Ordine degli Architetti della Provincia di Macerata, in accordo con Italia Nostra, AssoRestauro e Arco e che ha visto intervenire anche esperti delle università di Roma Tre, La Sapienza e Unimc. «Non si può immaginare di costruire un territorio senza partire dalla sua comunità» sostiene Francesco Adornato, rettore dell’Università di Macerata nei primi interventi d’apertura del convegno. E quella intesa istituzionale e professionale che auspica Romano Carancini, sindaco di Macerata e che deve essere alla base di un reale progetto di ricostruzione pare essere uno dei fil rouge della discussione.

Perché se è vero che negli anni, sin dal terremoto dell’Irpinia slogan cardine di ogni ricostruzione è stato “Dove era, come era”, altrettanto vero è che proprio nel lavoro di team tra varie figure professionali si può valutare di volta in volta se quel buon proposito lo è davvero. L’Architetto Francesco Doglioni che in prima linea si occupò della ricostruzione in Friuli nel suo intervento pone subito le basi del tema caldo del convegno. “Dov’era e com’era non è un format. Si tratta invece di qualcosa che va discusso caso per caso, luogo per luogo. In Friuli i muri delle città colpite erano stati mantenuti come traccia della continuità di un luogo. Ricostruire il duomo di Venzone è stato un ricomporre ciò che il terremoto aveva scomposto, pietra su pietra.” Non si tratta di un intervento romantico. Quel lavoro fatto di volontà di una comunità attaccata ai suoi luoghi è stato alla base del ripopolamento dei centri storici e la creazione di un motore economico che ha fatto ripartire la loro economia. “La pista ciclabile per il Tarvisio che ha attraversato Venzone, – spiega Doglioni – ha ridato vita economica all’intero territorio”.

A questo si aggiunge quanto evidenziato dall’Ing, Cesare Spuri, Direttore dell’Ufficio Speciale per la Ricostruzione Marche che evoca nel suo intervento uno scenario “post bellico” ed evidenzia la necessità di una gestione in loco dei territori, più autonomi rispetto all’accentramento romano.

Altrettanto accorato l’intervento di Carlo Birrozzi, Soprintendente Marche, che ha evidenziato quello che l’ordine degli architetti di Macerata nella persona del suo presidente Enzo Fusari, denuncia da tempo. “Ancora non si parla davvero di ricostruzione, questa è forse la prima occasione – tuona Birrozzi – Siamo di fronte ad un tessuto sociale estremamente impoverito, invecchiato e con un patrimonio storico-architettonico straordinario ma in esubero. Di fronte ai terribili fatti manca un’attività programmatica che miri domani a riportare la gente nelle aree colpite, che trasformi quei luoghi in smart land. Occorre una regia forte che unisca tutti i professionisti e le Università in una visione sistemica di ricostruzione di luoghi e comunità.”
Ma non si tratta solo di ricostruire, occorre anche saper creare nuovo senza averne paura, obbedendo non solo a tecniche d’avanguardia antisismica ma anche ad una visione del territorio che miri alla qualità del costruito in armonia con la sua storia e identità. Una fiducia nel costruire con il minor consumo di suolo possibile, ricreando patrimonio e nuovi modelli di vita e di arte.

Ora, decisamente, i tempi sembrano essere più che maturi.

tra gli altri l’arch. Francesco Doglioni