dalla Regione Marche

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CONVENZIONE REGIONE UNIVERSITA’ MARCHIGIANE PER LA SCUOLA DI FORMAZIONE MANAGERIALE

 

E’ stata sottoscritta questa mattina la Convenzione tra la Regione Marche ed i quattro Atenei marchigiani per la realizzazione della Scuola di formazione manageriale nel settore Sanità. Per la Regione Marche hanno firmato il presidente Gian Mario Spacca, l’assessore alla Salute Almerino Mezzolani e il dirigente del Servizio Salute Piero Ciccarelli, per l’Università Politecnica delle Marche il Rettore Sauro Longhi, per l’Università  di Camerino il Rettore Flavio Corradini, per l’Università di Macerata il Rettore Luigi Lacchè, per l’Università Urbino a nome del Rettore Stefano Pivato, Paolo Pascucci ordinario del Dipartimento Giurisprudenza.

Il provvedimento risponde all’esigenza di formazione manageriale prevista dalla legge per chi è già titolare di un incarico dirigenziale e per coloro che aspirano all’inserimento nelle graduatorie dirigenziali, compreso il personale con incarico dirigenziale e non dirigenziale proveniente da altre Regioni. Attualmente nelle Marche il personale obbligato a questo tipo di formazione ammonta a circa 250 unità.

 

“Non è solito vedere le quattro università marchigiane unite in un progetto operativo che nel nostro caso è anche strategico perché riguarda un diritto fondamentale dei cittadini, la salute – ha commentato il presidente Spacca –  Tutti sanno, perché ormai i dati sono più che certificati, che i numeri delle Marche in materia di sanità sono ottimi, addirittura siamo considerati la “regione standard”, una  guida a livello italiano per l’equilibrio tra  costi e servizi erogati. Risultati di eccellenza che sono il frutto, soprattutto, della capacità del personale che lavora nella sanità: quello medico certamente, ma anche quello amministrativo, che organizza l’architettura del sistema sanitario regionale. Dobbiamo continuare ad avere competenze qualificate per mantenere e migliorare ulteriormente queste performance e  formare nuovi dirigenti che siano in linea con queste virtù che abbiamo saputo consolidare. La Scuola che presentiamo oggi ha questo obiettivo: formare dirigenti nel settore della sanità grazie agli elementi di conoscenza in  possesso delle quattro università marchigiane. Tutti gli atenei sono stati coinvolti – ha aggiunto il presidente – perché  le funzioni che si espletano nel settore sanitario sono di vario tipo: passano dall’informatica alla farmacia, dall’economia finanziaria e manageriale al modello organizzativo e ognuna di queste competenze ha delle eccellenze in una delle università della nostra regione. L’importante – ha concluso Spacca – è concentrare tutte le conoscenze a disposizione  in una figura professionale che  sia in grado di interpretare i cambiamenti e di trovare combinazioni originali e nuove come abbiamo fatto finora,  in modo tale da affrontare le  difficoltà che purtroppo ci saranno anche in futuro”.

 

Il dirigente Ciccarelli ha posto l’accento sulla obbligatorietà della formazione ed ha annunciato che i bandi saranno pubblicati a settembre e che, entro la fine dell’anno solare, saranno attivati i corsi.

I Rettori da parte loro hanno espresso soddisfazione per un progetto di condivisione di competenze che, ha detto Longhi,  “presenta a tutto il territorio regionale una offerta formativa ricca e articolata con quanto di meglio esiste nelle nostre università”.

Il Rettore Lacchè ha evidenziato come “per la prima volta si mettano a sistema competenze, conoscenze ed esperienze per raggiungere un livello più alto di competitività”.

Il Rettore Corradini ha parlato di “un risultato importante che dà la possibilità di valorizzare le competenze trasversali tra gli atenei” ed ha espresso l’auspicio “che questa sia la prima di una lunga serie di collaborazioni tra università, istituzioni e sistemi produttivi”.

“Allarghiamo lo spettro di competenze – ha concluso Pascucci – attraverso la collaborazione degli atenei: si tratta di un’azione fortemente innovativa per un sistema universitario a sevizio del territorio”.

 

Con il documento la Regione e le Università si impegnano quindi a:

  • attivare corsi di formazione manageriale, attraverso corsi di master universitario o corsi di perfezionamento o corsi singoli, con decorrenza dall’anno 2014 ed entro il termine massimo dell’anno 2017, del personale obbligato ai sensi di legge all’acquisizione di detta formazione, in quanto già titolare di incarico dirigenziale;
  • ad attivare, negli anni successivi, tali corsi per quanti aspirano all’inserimento nelle graduatorie dirigenziali, compreso il personale con incarico dirigenziale e non dirigenziale proveniente da altre Regioni, nonché la formazione continua su tematiche attinenti alla formazione manageriale riservate ai dirigenti sanitari in possesso del certificato di formazione manageriale.

I moduli di insegnamento, nel rispetto delle specifiche competenze di ciascuna Università e in una logica di sistema, dovranno soddisfare le seguenti aree tematiche:

1.    Organizzazione e gestione dei servizi sanitari

2.    Indicatori di qualità dei servizi – Sanità pubblica

3.    Gestione delle risorse umane

4.    Criteri di finanziamento ed elementi di bilancio e controllo

 

Tre le tipologie di certificazione previste per i partecipanti ai corsi di formazione, rilasciate dalla Regione in conformità  all’Accordo Stato Regioni del 10 luglio 2003:

a.    certificato di formazione manageriale di 3° livello per i direttori generali, corrispondenti ad un Master universitario di II° livello;

b.    certificato di formazione manageriale di 2° livello per i direttori sanitari, amministrativi e dirigenti delle professioni sanitarie;

c.    certificato di formazione manageriale di 1° livello per i dirigenti di struttura complessa.

LA GIUNTA REGIONALE ADOTTA LA PROPOSTA DI PIANO PER LA GESTIONE DEI RIFIUTI E IL RAPPORTO AMBIENTALE: AL VIA LE CONSULTAZIONI.

La Giunta regionale ha adottato la proposta di Piano per la gestione dei rifiuti e il relativo Rapporto ambientale: documenti che delineano gli scenari della produzione, della raccolta e della gestione integrata dei rifiuti fino al 2020. L’adozione consente l’avvio della fase partecipativa della Valutazione ambientale strategica: i soggetti pubblici e privati interessati potranno presentare le proprie osservazioni (o i propri pareri, se istituzionalmente competenti) entro sessanta giorni, dopo la pubblicazione sul Bollettino Ufficiale della Regione Marche. “Il Piano – evidenzia l’assessore all’Ambiente, Maura Malaspina – contiene anche il Programma regionale di prevenzione dei rifiuti. L’obiettivo della Regione è quello di contrastare la loro produzione attraverso un cambiamento dei comportamenti individuali e una riduzione del materiale da smaltire, prevedendo specifici parametri qualitativi e quantitativi per monitorare il raggiungimento dei traguardi previsti. La programmazione delineata con il Piano punta, poi, a garantire la sostenibilità ambientale della gestione dei rifiuti urbani e di quelli speciali che va perseguita responsabilizzando i cittadini, le istituzioni e le attività produttive. L’adeguamento dei Piani, inoltre, risulta essenziale per poter accedere ai finanziamenti nazionali e comunitari destinati al settore, senza i quali la gestione dei rifiuti risulterebbe problematica per le scarse risorse dei bilanci regionali”. Il Piano della Regione Marche è stato redatto dalla Società Oikos Progetti (che si è aggiudicata il sevizio di supporto tecnico scientifico) e da un gruppo di lavoro interno composto da funzionari del servizio Ambiente e Agricoltura. Riporta lo stato attuale della gestione dei rifiuti, l’evoluzione prevista e le proposte operative per i prossimi anni. I dati evidenziano una crescita della produzione dei rifiuti urbani dal 2001 al 2008; dal 2009 si registra, invece, un’inversione di tendenza. Nel 2013 sono state prodotte 793mila tonnellate di rifiuti, con un calo dello 0,2% sul 2012. Quella pro capite segnala una contrazione del 5% tra il 2001 e il 2013, con valori migliori rispetto a quelli medi del Centro Italia, grazie all’incremento della frazione recuperata. Sempre nel 2013 la raccolta differenziata ha superato il 60%. Per prevenire la produzione dei rifiuti urbani viene indicata la necessità di rafforzare la raccolta differenziata “porta a porta”, la promozione del compostaggio domestico, dell’acqua “alla spina” da rubinetto (in modo da ridurre lo smaltimento delle bottiglie di plastica), delle opportunità legate al riutilizzo dei materiali. Il Piano stima una diminuzione del 10,3% dei rifiuti urbani pro-capite al 2020 a seguito della riorganizzazione di servizi di raccolta e come effetto delle azioni di prevenzione attuate. Sempre al 2020, quella complessiva annua dovrebbe diminuire del 6,2% sul 2012. Nello stesso periodo (2012-2020) si valuta un incremento di circa 16 punti percentuali della raccolta differenziata (si attesterebbe al 72,3%). Tra i vari scenari proposti per la gestione dello smaltimento dei rifiuti, il Piano suggerisce un orientamento che privilegia la valorizzazione del rifiuto indifferenziato ai fini della diminuzione dell’uso delle discariche. Il piano esclude il ricorso agli inceneritori e garantisce una importante volumetria residua delle discariche già esistenti, non prevedendo la realizzazione di nuovi siti. Altro elemento importante, dal punto di vista della gestione integrata dei rifiuti, è la previsione di un superamento progressivo dell’obbligo di bacinizzazione dei rifiuti urbani, attraverso la stipula di accordi tra Ambiti territoriali ottimali, al fine di assicurare una gestione più efficiente ed economica degli impianti esistenti.

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