L’attimo fuggente di Bodei e l’elogio dell’assenza di Givone, a Popsophia pubblico affascinato dai due filosofi

L’attimo fuggente di Bodei e l’elogio dell’assenza di Givone, a Popsophia pubblico affascinato dai due filosofi

Ultima diatriba alla Rocca Costanza di Pesaro sul tema dell’edizione 2014, “Nostalgia del presente”, con ospiti d’eccezione

 

 

Pesaro, 6 luglio 2014 – I filosofi Remo Bodei e Sergio Givone sono stati i protagonisti a Pesaro dell’ultimo confronto di Popsophia su “Nostalgia del presente”, arbitrato dalla direttrice artistica Lucrezia Ercoli. Punti di vista diversi sul palco di Rocca Costanza. “Nostalgia del presente – ha detto Remo Bodei – è il tentativo di afferrare l’attimo che fugge. Mentre un tempo il presente era qualcosa che si connetteva al passato e al futuro, oggi è diventato un rifugio, un tentativo di sfuggire alla disperazione, riempiendo un vuoto con un pieno, che a volte è la ricerca del cosiddetto sballo. Oggi che la crisi ha portato a vivere esistenze provvisorie, la nostalgia del presente diventa quella predatoria di prendere qualcosa. Il carattere si corrode perché il tempo è sconnesso, manca la continuità”.

A questa nostalgia come carattere identificativo del contemporaneo, come “malattia” che caratterizza il presente, Sergio Givone contrappone l’elogio dell’assenza, riproponendo un interrogativo che riporta alla tragedia greca, “Perché non piuttosto il nulla?”. La sua spiegazione è chiara, “se siamo condannati ad inseguire quello che ci sfugge, non sarebbe meglio il nulla piuttosto che questo conato, questo sforzo?”. L’unica via per sfuggire a questo nichilismo viene intravista nella musica, che offre “una sorta di redenzione, capace di accogliere il tempo e trovare in esso un senso”. Replica Remo Bodei, secondo cui “vivere nel presente, come aveva intuito la tradizione classica, non è solo cogliere l’attimo, ma farlo fruttare, mentre noi, avendo desertificato il futuro, siamo predoni e questo si sta verificando anche nei sentimenti, con un’incapacità amorosa. I nostri rapporti interpersonali, per evitare di essere feriti, sono diventati di tenerezza. Ma l’amore è una scommessa, che si puo’ vincere o perdere, presuppone autonomia. Quando invece consideriamo l’altra persona come un oggetto, si cade nella rapacità, si cerca di godere come una rapina di qualsiasi cosa ci si presenta”. 

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