“Insieme a te”, intervista a Daniele Falasca

“Insieme a te”, intervista a Daniele Falasca

Abruzzese, classe ’73, Daniele Falasca è un musicista e compositore attratto dai suoni della fisarmonica sin dalla più tenera età, quando ha iniziato a studiare musica grazie alla passione del nonno, fisarmonicista classico. Nel corso degli anni ha collaborato e condiviso il palco con musicisti del calibro di Fabrizio Bosso, Frank Marocco, Gervasio Marcosignori, Antonello Salis, Luca Bulgarelli. Da poco è uscito il suo quinto album, “Insieme a te”, che presenterà dal vivo a Castelfidardo (AN) dal 18 al 21 settembre.

 

Il titolo del tuo nuovo disco può sembrare sentimentale, in realtà Insieme a te va letto osservando la copertina: tu insieme alla tua amata fisarmonica. È una lettura corretta?

È la lettura corretta, in modo spontaneo ho sottolineato il mio viaggio nella composizione con questo eccezionale strumento che è l’accordion, e che vorrei far conoscere al grande pubblico con il mio stile.

Insieme a te è il tuo quinto album: che differenze ci sono rispetto ai precedenti?

È il terzo come fisarmonicista (ho inciso altri due album per pianoforte solo): per quanto riguarda la scrittura credo di essere riconoscibile sin dal primo disco, tutte le mie musiche parlano sinceramente di me e la maggior parte delle melodie prendono ispirazione dalla persona amata, ovvero la mia ragazza Fiorella. La mia scrittura è il risultato del mio percorso artistico che non si è mai fossilizzato in un solo genere musicale ma, nel corso degli anni, ha assimilato tanti stili musicali,  dalla classica al jazz con influenze di ritmi latini. Sicuramente ho acquisito una maturità anche come fisarmonicista, dopo anni che non suonavo questo strumento ho dovuto studiare per colmare qualche “difetto” e da buon perfezionista spero di essere riuscito nell’intento. Una delle novità di questo disco, oltre all’utilizzo delle percussioni, sono le bonus track cantate: tanti miei ammiratori mi hanno sempre consigliato di affiancare alle mie melodie dei testi e così ho voluto seguire il loro consiglio e devo riconoscere che avevano ragione!

Una cosa molto importante da segnalare è il contributo del pubblico: Insieme a te ha visto la luce grazie al sostegno di MusicRaiser e dei tuoi ammiratori…
Sì, devo ringraziare i miei ammiratori, il pubblico che mi sostiene e mi segue ai concerti e gli amici (anche musicisti). Sinceramente non me l’aspettavo: viviamo in un momento di crisi e la musica, soprattutto quella indipendente, fatica molto ad andare avanti. È stata una stimolante esperienza che ha confermato l’affetto delle tante persone che mi vogliono bene: un segno del destino che mi consiglia di continuare su questa strada.

Una caratteristica peculiare della tua musica è l’unione di due anime: da una parte quella più “classicamente” melodica e folk, dall’altra l’indole jazz. Quel è il segreto per tenerle in equilibrio?

Non c’è un segreto, nascono spontaneamente. Penso che l’esperienza nei diversi generi musicali e la fortuna di aver suonato sempre con grandi talenti mi abbia arricchito e quello che scrivo è il risultato di tanti anni di live, di collaborazioni con grandi artisti e ascolto costante di dischi di altissima qualità, non solo per quanto riguarda il genere ma soprattutto per gli  arrangiamenti che hanno sempre stuzzicato la mia attenzione. Mi é capitato spesso di trascrivere per delle composizioni che adoro le parti di ogni singolo strumento, con Charlie Parker e Michel Petrucciani per esempio. Ho ascoltato molti dischi di Gino Vannelli e Michael McDonald ed ho avuto la fortuna di ascoltarli dal vivo insieme a musicisti di strepitoso livello.

Come nasce solitamente un brano di Daniele Falasca?

Spontaneamente al pianoforte. Le musiche dei miei dischi sono state pensate e trascritte in massimo una settimana, dal 2010 ad oggi ho scritto un numero eccezionale di idee, potrei incidere altri album ma le tasche non me lo permettono… Sicuramente l’amore che provo per Fiorella incide molto nella mia scrittura, è sempre la prima ad ascoltare una mia composizione, tra l’altro stiamo incidendo un album con pezzi liturgici di sua creazione, è una brava cantante e ha un ottimo orecchio musicale, con lei sto molto bene ed ho la tranquillità ideale per comporre.

Per quanto riguarda la fisarmonica, quali sono stati i tuoi maestri, le figure che per te hanno rappresentato e rappresentano un punto di riferimento musicale?

Non ho avuto un modello di fisarmonicista, mentre per quanto riguarda la mia attività come pianista classico, il mio modello è stato Arthur Rubinstein, ho consumato le videocassette dei suoi concerti, seguivo in ogni suo gesto il suono delle sue dita, la musicalità; volevo fare il concertista classico, ho studiato molto per questo e ho ricevuto diverse soddisfazioni. Da bambino volevo fare il direttore d’orchestra, mi alzavo di notte per seguire i concerti che trasmetteva Rai 3: mentre ascoltavo le diverse sessioni di strumenti, dagli archi ai fiati, seguivo il direttore dirigendo anch’io con lui.

L’Abruzzo è una regione musicalmente un po’ defilata però ha donato alla musica italiana grandi nomi, da Ivan Graziani a Goran Kuzminac: oggi qual è lo stato di salute della tua terra?

In Abruzzo ci sono tanti talenti, e i musicisti che suonano nei miei dischi sono tutti abruzzesi. Chi governa questa regione dovrebbe aiutare i giovani musicisti, attivandosi di più per la cultura in generale.

Parallelamente alla tua attività di strumentista e compositore, sei molto presente con la tua scuola: pensi che la musica sia ancora un’arte importante e formativa oppure percepisci un diverso tipo di considerazione?

La musica è sempre un’attività educativa importante per una sana formazione del bambino, oltre all’attività pratica e teorica con lo strumento c’è anche il rapporto di rispetto per l’interpretazione e quindi un rapporto con l’anima del bambino, che può solo avere benefici dalla musica amplificando la sua sensibilità. La musica stimola il bambino ma anche l’adulto, fa bene ad ogni età avvicinarvisi perché tocca le corde  del cuore facendoci conoscere parti sconosciute di noi stessi.

 

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