Caro segretario ti scrivo… Tonino Armata lascia il Partito Democratico!?

Caro segretario ti scrivo… Tonino Armata lascia il Partito Democratico!?

San Benedetto del Tronto, 2014-12-30 – Riceviamo e pubblichiamo integralmente una lettera aperta di Tonino Armata

 

 

Al segretario del Circolo “Guido Ianni” Roberto Giobbi

 

e p. c. alla segretaria dell’Unione Comunale Sabrina Gregori

 

e p. c. Tonino Capriotti

 

e p. c. Gianluca Pompei (minoranza)

 

e p. c. Pd Provincia Ascoli Piceno Antimo di Francesco

 

e p.c. al segretario regionale Francesco Comi

Caro segretario

 

 

 

Ti scrivo questa lettera/e-mail per comunicarti la mia decisione di non rinnovare la tessera, di lasciare il Partito Democratico e di non militare più in esso (come già detto, sono stato fra i fondatori del PD nella città di San Benedetto del Tronto dopo circa un anno e mezzo di lotte e di proposte in giro per il Centro/Nord d’Italia) .

 

Questa decisione sofferta è maturata dopo che la segreteria dell’Unione Comunale Sabrina Gregori ha deciso di non rapportarsi con gli iscritti mettendo in crisi il concetto della piramide rovesciata (anche da te condivisa) e di non mettere in atto, dopo molte sollecitazioni, di quanto promesso più di un anno fa, con la mozione congressuale a candidato segretario di San Benedetto del Tronto (da te non sollecitato – vedi i 10 tavoli per la città).

 

Tutti coloro che mi hanno frequentato sanno che ho provato a costruire un progetto alternativo alla logica correntizia dominante da sempre nel PD sambenedettese senza mai piegare la testa ai voleri, più o meno espliciti, di nessuno che avesse posizioni ben più potenti della mia nel PD e nelle istituzioni. Non posso negare che portare avanti questo progetto, con le sue peculiari caratteristiche, non è stato facile, è stato faticoso, frustrante e spesso avvilente a livello politico ed esistenziale dentro un partito a fusione fredda fra Ds e Margherita da questo mio essere fuori dagli schemi.

 

Io ho scelto di essere democratico con l’idea di “cambiare” insieme ad altri, la mia città, la mia Regione e l’Italia, con nuove logiche e nuovi rapporti di forza. Per questo me ne vado oggi, perché nel PD sambenedettese immaginare di costruire una cosa nuova non è possibile, solo a professare questa volontà si è malvisti, ci si giudica diversi, le “pecore nere”, sembra che alla maggioranza del partito le cose vanno benissimo così, al massimo con qualche “aggiustamento strutturale” da fare, magari in peggio, ma nulla di più.

 

Nel PD sambenedettese, ormai abita il profondo niente, uno spazio vuoto, un foglio bianco che nessuno sa riempire. Credo che i dirigenti del PD cittadino continuando a scegliere, ormai da anni, il male minore, si dimenticano di fare oggettivamente un danno alla nostra società privandola in un momento storico, in cui crescono le disuguaglianze sociali, la costruzione di un partito nuovo, strutturato, che difenda davvero la cultura, il turismo, gli interessi dei deboli, dei disoccupati, degli sfruttati. Poiché sono sicuro che la storia non ci assolverà preferisco andarmene prima di iniziare a sentirmi troppo complice.

 

Mi dispiace e mi scuso se qualcuno si sentirà tradito o abbandonato da questa mia scelta (e so che succederà) ma vi prego di considerarla come un atto di coerenza assolutamente necessario.

 

 

 

Cordiali saluti e Buon 2015

 

Tonino Armata

 

San Benedetto del Tronto 30 dicembre 2014

 

P.S.

 

Che cosa significa essere di sinistra? È possibile ancora esserlo? Sentire nel profondo di appartenere a una storia di libertà, a una tradizione di critica sociale e di sogno, a un percorso che sembra essersi lacerato, reciso. Con un immenso passato e un futuro incerto? E soprattutto di quale sinistra parliamo e di quale tradizione? E come si coniugano le due anime della sinistra, quella riformista e quella rivoluzionaria? Che genere di dialogo c’è stato tra loro? Domande che affliggono militanti, intellettuali e uomini di partito. Domande che affliggono me da sempre.

 

Quelli che provengono dal Pc, Pds, Ds (i comunisti) hanno educato generazioni di militanti a definire gli avversari politici dei pericolosi nemici, a insultarli e irriderli. Invitavano i compagni a ricorrere alle parolacce e all’insulto personale contro gli avversari che si lamentavano delle offese ricevute (ne so personalmente qualcosa perché appartenevo al Movimento Giustizia & Libertà). Ma c’è anche, fuori dal Parlamento, una certa sinistra che vive di dogmi. Sono i sopravvissuti di un estremismo massimalista che sostiene di avere la verità unica tra le mani. Loro sono i seguaci dell’unica idea possibile di libertà, tutto quello che dicono e pensano non può che essere il giusto.

 

I veri democratici, invece, non credono nella società perfetta, ma in una società migliore che innalzi progressivamente il livello culturale della società e migliori le loro condizioni di vita anche attraverso la partecipazione attiva alla gestione della cosa pubblica. I veri democratici sono realisti e tolleranti. Realisti perché credono che non sia possibile costruire una società in cui siano banditi per sempre i conflitti sociali. Tolleranti perché, rifiutando il perfettismo, si pongono al riparo dalla convinzione di avere avuto accesso alla verità ultima sul significato della storia.

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