Ruggero Savinio, “Fabula picta” al Forte Malatesta

Ruggero Savinio, “Fabula picta” al Forte Malatesta
Ruggero Savinio al forte malatestiano di Ascoli Piceno
dal 31 gennaio al 3 maggio 2015
inaugurazione della mostra il 31 gennaio alle ore 17
Fabula picta
a cura di Clio Pizzingrilli
Ascoli Piceno 13 gennaio 2015 – Dal 31 gennaio (con inaugurazione alle ore 17) al 3 maggio 2015, presso il forte malatestiano, verrà allestita la mostra di Ruggero Savinio “Fabula picta”.
Ruggero Savinio è nato a Torino il 22 dicembre 1934. Due nomi, quello dell’anagrafe, de Chirico, e l’altro, Savinio, inventato da suo padre per distinguersi dal fratello, pesano in molti sensi sulla biografia dell’artista, che, nel corso del tempo, ha saputo costituire una propria qualità espressiva elaborando gli stili della pittura greco-romana, di Tiziano, dei pittori veneti, del Seicento italiano, di Rembrandt, non meno che del Piccio, di Fontanesi, di Ranzoni o di Hans von Marées, il pittore che intese rifondare il grande stile perduto esibendo contestualmente lo scacco inevitabile, cui questo sforzo era destinato.
Nel 1956, la sua prima mostra a Roma, insieme a due amici pittori, presentati da Ungaretti. A Milano, nel 1962, la prima personale alla Galleria delle Ore di Giovanni Fumagalli. Fra il 1962 e il 1968 soggiorna lungamente a Parigi, dove, alla Galerie Jacob, nel 1967, tiene una piccola mostra di disegni, presentata da Guy Weelhen e Dominique Fourcade. Subito dopo si trasferisce a Milano. Nel 1989 stabilisce la propria residenza a Roma.
Numerose le sue mostre in Italia e all’estero. Nel 1986 gli è stato attribuito il Premio Guggenheim per un artista italiano. Fra le mostre antologiche si ricordano: 1989, ex Convento di San Francesco a Sciacca; 1992, Castello Sforzesco a Milano; 2001, vicolo Valdina, Roma (allestita dalla Camera dei Deputati); 2012, Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma. Nel 1988 e nel 1995 è stato invitato con una sala personale alla Biennale d’Arte Internazionale di Venezia. Nel 1993 ha dipinto lo stendardo per il Palio di Siena. Nel 1995 è stato nominato Accademico Nazionale di San Luca.
Notevole, d’altra parte, la sua produzione letteraria. Fra gli altri libri pubblicati si ricordano: L’età dell’oro 1981, Il cuore luminoso delle cose 2001, La Galleria d’Arte Moderna 2003, Percorsi della figura  2004, Passaggio della colomba 2008.
Fabula picta prende il nome da una sequenza di opere sulle favole di Jacob e Wilhelm Grimm, nelle quali Savinio ha visitato il fabulosum, ovvero la parola magica, onirica, leggendaria con un tono e una maniera lievi, diversamente dalla cifra meditativa che contraddistingue generalmente l’artista, in specie nelle opere di soggetto mitologico. La mostra si compone di numerosi paesaggi, di alcune rivisitazioni della pittura antica, di ritratti, di interni e di alcuni disegni di grande dimensione. 

Biografia

 

 

Ruggero Savinio è nato a Torino il 22 dicembre 1934. Torino era la prima tappa del ritorno in Italia dei genitori, scacciati da Parigi dalla Crisi Economica.

Da Saturno, che presiede al suo segno astrologico, ha ricevuto l’umore malinconico e l’ostinazione. I suoi nomi, quello dell’anagrafe, che è anche quello dei suoi figli, de Chirico, e l’altro nome, Savinio, che suo padre si è inventato per distinguersi dal fratello e che lui ha conservato per sé, gli hanno pesato e gli pesano, specie da quando i suoi parenti, da personaggi eccentrici nell’arte italiana, sono diventati centrali in quell’arte che vuole adesso chiamarsi postmoderna.

Lui, per conto suo, ha sempre considerato arbitrarie le partizioni temporali della storia dello Spirito. Per lui la pittura è tutta contemporanea, dalla pittura greco-romana a Tiziano e agli altri pittori veneti, al Seicento italiano, a Rembrandt fino alla nostra modernità.

Pur vivendo l’infanzia e la prima giovinezza a Roma, e essendo tornato a abitarci a metà della vita, la sua predilezione è sempre andata agli umidori e agli impasti della pittura del Nord (Piccio, Fontanesi, Ranzoni…), in questo seguendo le predilezioni di Longhi, antimacchiaiolo (Buonanotte, signor Fattori!).

Un altro riferimento, che in certi periodi ha tenuto in mente con una certa ossessione, è il pittore tedesco ottocentesco Hans von Marées, autore di un’opera che voleva rimettere in piedi il grande stile perduto senza nascondere il lavorio, le difficoltà e la vera e propria impossibilità di questo sforzo destinato allo scacco. Crede che proprio lo scacco testimonia della verità della pittura.

Molto giovane ha tenuto la prima mostra a Roma con due amici pittori, presentati da Ungaretti (Galleria L’Aureliana, 1956). A Milano, nel 1962, la prima personale, da nessuno presentata, alla Galleria delle Ore di Giovanni Fumagalli, che, lui stesso pittore, aveva il gusto di scoprire giovani talenti e di seguirli ai loro inizi.

Intanto, forse per un rifiuto di appartenenza, aveva cominciato frequenti e lunghi soggiorni a Parigi. A Parigi aveva tenuto una piccola mostra di disegni, presentata da Guy Weelhen e Dominique Fourcade (Galerie Jacob, 1967). Nel 1968, dopo aver assistito alla fase declinante del Maggio, si è trasferito a Milano, dove ha vissuto per oltre vent’anni con la prima moglie Maries Gardella.

Dopo brevi ritorni a Roma negli anni Ottanta, è tornato a viverci definitivamente con la seconda moglie, Annelisa Alleva, e i due figli Andrea e Gemma.

Nel frattempo ha tenuto molte mostre in Italia e all’estero.

Nel 1986 gli è stato attribuito il Premio Guggenheim per un artista italiano. Gli sono state anche allestite molte mostre antologiche: la prima nell’ex Convento di San Francesco a Sciacca, 1989; a Palazzo Sarcinelli, Conegliano, 1992; Castello Sforzesco, Milano, 1999; vicolo Valdina, Roma, 2001, allestita dalla Camera dei Deputati; Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma, 2012; Forte Malatestiano, Ascoli Piceno, 2014.

Nel 1988 e nel 1995 è stato invitato con una sala personale alla Biennale d’Arte Internazionale di Venezia.

Nel 1993 ha dipinto lo stendardo per il Palio di Siena.

Nel 1995 è stato nominato Accademico Nazionale di San Luca.

Come scrittore ha pubblicato numerosi libri, fra i quali il primo, L’età dell’oro, Milano Scheiwiller, 1981; Il cuore luminoso delle cose, Parma Università degli Studi, 2001; Tra casa e bottega, Roma Edizioni dell’Altana, 2003; La Galleria d’Arte Moderna, poemetto pubblicato nel 2003 dall’editore Le Lettere di Firenze; Percorsi della figura, Bergamo Moretti & Vitali, 2004; Passaggio della Colomba, Milano Libri Scheiwiller, 2008; Cartavoce, Mendrisio Pagine d’Arte, 2012. Sempre da Pagine d’Arte è uscita – dal volumetto Didascalie, pubblicato nel 2004 dalla Galleria Bambaia, Busto Arsizio – a Parigi, nel 2011, l’edizione francese col titolo Legendes.

Alla soglia degli ottant’anni, credendo di dover trarre un senso dall’attività svolta e dalla vita vissuta, è arrivato a pensare che, come dice la canzone, un senso non ce l’ha. La mancanza di senso (di volontà comunicativa, ecc.) è propria della pittura, un’attività che basta a se stessa, così com’è depositata nella tradizione, l’eterno presente con il quale lui continua a confrontarsi e a volervi attingere con una libertà sempre più grande, che spesso l’età alta della vita regala.

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