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Bobo Rondelli “Come i carnevali”

di | in: Primo Piano, Recensioni

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Etichetta: Picicca

Brani: Come i carnevali / Cielo e terra / Qualche volta sogno / Autorizza papà / Nara / La statale cosmica / La voglia matta / Tieni il mio amore / Ugo’s dilemma / Maestro Goldszmit

Produttore: Filipo Gatti

 

Istrionico, stralunato, scanzonato, trascinante, viscerale, struggente. Gli aggettivi per descrivere Bobo si sprecano. Ma, per capire veramente come tante qualità riescano a concentrarsi in un solo artista, bisogna vedere una sua esibizione dal vivo: è sul palco che le diverse facce del cantautore livornese si susseguono con palese nonchalance, con la leggerezza di chi possiede un dono. Ed è bello sapere che la base di partenza dei prossimi concerti saranno le canzoni contenute nel nuovo album “Come i carnevali”, registrato al 360 Music Factory di Livorno con l’aiuto, in veste di produttore artistico, di Filippo Gatti, lo stesso di “Per amor del cielo”, il disco del 2009 che rappresenta probabilmente la summa dell’arte rondelliana e alle cui atmosfere “Come i carnevali” decide di tornare dopo la svolta brass&roll di “A Famous Local Singer”.

Il nuovo lavoro mitiga l’aria da balera che finisce sempre per infestare la musica di Bobo, in favore di un approccio più raffinato e riflessivo. La title-track, già parte integrante degli spettacoli dal vivo degli ultimi mesi, contiene un sentito omaggio a Emanuel Carnevali, dimenticato scrittore e poeta italo-americano del primo Novecento, e a tutti i “poeti guaritori”.
Tre pezzi sono stati scritti insieme a Francesco BianconiQualche volta sogno, La statale cosmica e, soprattutto, Cielo e terra, in cui le armonie dei Baustelle si mescolano meravigliosamente con la vocalità fumosa di Bobo.

Tutte le canzoni mantengono il piglio caustico e spontaneo dell’autore, pur nell’apprezzabile tensione verso la melodia perfetta. Poi, siccome nei dischi e nei concerti di Bobo, dopo gli sberleffi arriva sempre il momento di piangere, Nara è una preghiera rivolta alla mamma che commuove dalla prima all’ultima parola (mi alzerò e ti vedrò sonnambulo/con lo scialle sulla vecchia poltrona/…/vai, vola via/tienimi dentro/dammi quella pace/che non ti diedi mai”).  

© 2015, Pierluigi Lucadei. All rights reserved.


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7 Marzo 2015 alle 18:08 | Scrivi all'autore | | |

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