dalla Regione Marche

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12 ago 2015
LA CONFERENZA DELLE REGIONI RIBADISCE IL SUO NO AGLI OGM. SODDISFAZIONE DELL’ASSESSORE ALL’AGRICOLTURA ANNA CASINI.

In occasione dell’ultima riunione, la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome ha approvato e consegnato al Governo un ordine del giorno in materia di OGM che ribadisce la posizione più volte espressa di contrarietà alla coltivazione di organismi geneticamente modificati (OGM) sul territorio nazionale e impegna il Governo stesso a garantire: – che per ciascuna notifica/domanda presentata o autorizzazione concessa sia predisposta una specifica richiesta alla Commissione europea che preveda di escludere la coltivazione degli organismi geneticamente modificati dall’intero territorio dell’Italia; – a trasmettere senza indugio, e comunque non oltre i termini indicati dalla legge (dir. UE 412/2015), alla Commissione europea le richieste dell’Italia di adeguamento dell’ambito geografico delle notifiche/domande presentate o delle autorizzazioni concesse, in modo che tutto il territorio nazionale sia escluso dalla coltivazione degli organismi geneticamente modificati. Particolare soddisfazione per il provvedimento è stata espressa dalla vicepresidente della Regione e assessore regionale all’Agricoltura Anna Casini che riveste anche il ruolo di coordinatrice delle Regioni italiane in materia di OGM e di vice presidente della rete delle Regioni europee Ogm- free. “L’atto approvato – afferma l’assessore Casini – è un ulteriore tassello alla battaglia contro gli Ogm intrapresa dalle Marche sin da 2003, quando venne individuata e distrutta una coltura di mais contaminata e istituito il marchio QM (Qualità garantita dalle Marche) per valorizzare e tutelare i prodotti regionali. Le Regioni italiane e la Regione Marche ritengono infatti che la coesistenza tra Ogm e colture biologiche e tradizionali sul territorio italiano non sia tecnicamente e realisticamente realizzabile. Considerano infatti prioritaria la volontà dei consumatori italiani ed europei che non vogliono vedere nei loro piatti alimenti che contengono Ogm. Gli agricoltori italiani e marchigiani in particolare, rifiutano gli Ogm perché nelle loro aziende preferiscono valorizzare la biodiversità e le più redditizie produzioni di qualità, le denominazioni d’origine e le coltivazioni biologiche. Coltivare Ogm, comporterebbe una perdita di competitività dell’attuale sistema agricolo italiano e europeo orientato invece ad un modello di agricoltura sostenibile che genera economia locale, tutela la storia e le tradizioni, garantisce la biodiversità, l’ambiente e consente agli agricoltori di essere pienamente responsabili delle loro produzioni nei confronti dei consumatori”.

CACCIA, NUOVE MODALITÀ DI GESTIONE PER LE AREE DI RISPETTO.

Nuove modalità per la gestione delle Aree di rispetto a protezione della fauna selvatica, dell’ equilibrio ambientale e per la disciplina dell’attività venatoria. Lo stabilisce una delibera di Giunta proposta dall’assessore alla Caccia, Moreno Pieroni: “Si tratta – spiega – di una delibera auspicata da tempo dagli Ambiti Territoriali di Caccia (A.T.C.) e dalle Associazioni Venatorie Regionali che potranno assicurare pertanto una più efficace risposta alle numerose ed eterogene istanze del territorio marchigiano”. Le aree di rispetto rappresentano dei veri e propri istituti faunistici destinate ad incrementare le presenze della piccola fauna stanziale di interesse venatorio come fagiano, starna, coturnice e lepre. Dovranno essere prese tutte le misure necessarie per tutelare gli animali oggetto di divieto caccia con specifici piani di gestione che dovranno essere presentati alla Provincia entro il 31 marzo di ogni anno. Gli Ambiti Territoriali di caccia potranno quindi stabilire il divieto dell’esercizio venatorio, in una o in tutte le sue forme, nei confronti di una o più specie, ma non a tutte, oppure prevedere li-mitazioni di prelievo subordinato alla redazione di specifici piani di abbattimento. Resta la pos-sibilità di intervenire per il controllo delle specie in sovrannumero. L’accesso sarà comunque consentito a tutti gli iscritti nell’ATC di riferimento nel rispetto delle modalità contenute nei piani di gestione. Un’importante novità, così come avviene nelle altre Regioni italiane, è che nelle Aree di Rispetto sarà consentita la cattura di fauna selvatica stanziale ai soli fini del ripopolamento così come lo sarà l’attività cinofila nei periodi indicati dal calendario venatorio e da eventuali provvedimenti regionali. La durata delle aree non sarà superiore a tre anni dalla data della loro istituzione. I confini perimetrali dovranno essere delimitati da tabelle di colore giallo recanti la scritta ‘Area di rispetto – caccia regolamentata – L.R. 7/95 ART. 10 BIS’ .

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