Musica e letteratura. Quali sono i libri preferiti di Giuliano Dottori?

Musica e letteratura. Quali sono i libri preferiti di Giuliano Dottori?

Giuliano Dottori, negli ultimi dieci anni, si è fatto molto apprezzare sia in veste di cantautore che come chitarrista della band Amor Fou. Con questi ultimi ha pubblicato gli album “I moralisti” e “Cento giorni da oggi”. Da solista, invece, si è fatto conoscere nel 2007 con “Lucida” e ha poi pubblicato “Temporali e rivoluzioni”, “L’arte della guerra, vol. 1” e “L’arte della guerra, vol. 2”, accreditandosi come uno degli autori più sensibili e dotati della scena indipendente italiana.
Dopo l’intervista letteraria con Bugo, abbiamo chiesto anche a Giuliano di parlarci dei suoi libri preferiti.

 

 

Quando hai iniziato a leggere romanzi?

 

Direi durante le scuole medie. Prima di allora erano per lo più libri sulla mitologia (mi piaceva tantissimo quella greca) o sulla natura. Alle medie ho cominciato con cose molto variegate, da “I Malavoglia” a “Il Signore degli Anelli”. Ma è stato solo verso i 16-17 anni che ho cominciato a leggere sul serio.

 

Hai delle abitudini da lettore?

 

Faccio delle orecchie nella parte inferiore dei libri, quando trovo frasi o passaggi particolarmente riusciti. Mi aiuta a ritrovare le cose migliori a distanza di anni e delle volte è divertente notare come, una volta passato il momento magico, molte delle frasi segnate sono tutt’altro che memorabili. In alcuni casi ricopio su un taccuino alcuni passaggi, ma questo lo faccio solo se hanno l’aria di tornarmi utili nelle canzoni.

 

Che tipo di emozioni, e in che modo diverse, riescono a trasmetterti romanzi e dischi?

 

Sono emozioni molto diverse. Semplificando molto, i dischi parlano prima al cuore e poi al cervello, i romanzi fanno l’opposto. Purtroppo da quando la musica è divenuta un lavoro il mio cuore si è via via impietrito, dunque il lato tecnico (i suoni, l’armonia, il modo di cantare, la qualità della registrazione) mi arriva ormai prima di tutto il resto. Con alcune eccezioni, ovviamente. Nei romanzi amo gustarmi per prima cosa la qualità della prosa, poi mi concentro sui personaggi e infine sulla storia. La storia è piuttosto marginale. Mi interessa come la racconti la storia mi viene raccontata, le avventure mirabolanti mi lasciano indifferente, così come il genere giallo non mi ha mai appassionato.

 

Cosa trovi nella narrativa che non trovi in altre forme artistiche?

 

La possibilità di immergere completamente il fruitore dentro un’altra realtà, di farla vivere. Le arti pittoriche sono per natura non inclusive: c’era un bellissimo saggio sul senso della cornice nei quadri, cioè sul come abbia la funzione di escludere. La musica certo può portarti altrove, ma di solito il viaggio è molto soggettivo e dunque meno interessante per chi scrive. A volte mi rattrista molto pensare che le canzoni siano spesso soltanto una colonna sonora, che acquistino più o meno significato a seconda del momento in cui le si ascolta. La forza di un grande romanzo sta nel tratteggiare grandi personaggi, di farli vivere. Poi, certo, il lettore porta il suo mondo dentro il romanzo, ma i confini sono segnati. È come se la narrativa avesse una cornice fluida.

 

Qual è il romanzo con il miglior incipit?

 

“Viaggio al termine della notte” di Céline.

 

Quello con il miglior finale?

 

“Tropico del Cancro” di Henry Miller.

 

Lo scrittore che non ti piaceva da ragazzino e che col tempo hai rivalutato?

 

Dante. Un gigante assoluto, purtroppo difficilmente apprezzabile prima dei 20 anni e senza delle solide conoscenze di letteratura latina. Quando l’ho ripreso all’università, dopo averlo studiato svogliatamente al liceo, mi sono imbattuto in qualcosa di enorme, un gigante appunto: più studi e più ne scopri nuovi aspetti e nuovi punti di forza.

 

tropico-del-cancroLo scrittore che non hai mai digerito?

 

Il realismo francese in generale mi è indigesto. Potrei citarti Zola.

 

Molti musicisti, sia italiani che stranieri, si sono misurati con la scrittura di un romanzo. C’è qualcuno che ancora non lo ha fatto e che invece ti incuriosirebbe?

 

Credo che Samuele Bersani potrebbe scrivere ottimi romanzi, ma la vera curiosità sarebbe leggere Vasco Rossi!

 

L’autore di racconti che preferisci?

 

Difficile rispondere. Premesso che non sono un grande amante dei racconti, mi piacciono moltissimo Carver e Bukowski. Non saprei chi scegliere: in gioventù ho amato molto Bukowski, ora apprezzo di più Carver. Credo siano in qualche modo complementari.

 

Il tuo racconto preferito in assoluto?

 

Senza dubbio “Uccidere un bambino” di Stig Dagerman, un racconto breve, brevissimo, ma teso e affilato. Mi piacciono molto i racconti e i romanzi che oltre a emozionare, insegnano qualcosa. Dagerman ha scritto poco, ma quel poco sarebbe da trascrivere interamente sul mio taccuino.

 

I tre romanzi della tua vita?

 

“Underworld” di Don DeLillo: leggerlo è stato come combattere una guerra, una crociata. Romanzo definitivo che celebra la morte del romanzo e la sua ennesima rinascita.
“La strada” di Cormac McCarthy: l’ho letto in una notte e mi ha aiutato in un momento molto difficile della mia vita.
“Tropico del Cancro” di Henry Miller: è stato come un rito di passaggio all’età adulta.

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