“Voglio una scrittura che somigli ad un milkshake”: intervista ad Adam Thirlwell

“Voglio una scrittura che somigli ad un milkshake”: intervista ad Adam Thirlwell

Adam Thirlwell è lo scrittore inglese che la prestigiosa rivista Granta ha inserito per ben due volte (nel 2003 e nel 2013) nella lista dei “Best of Young British Novelists”, la prima senza che il suo romanzo d’esordio, “Politics”, fosse stato ancora pubblicato. Un prodigio e un predestinato, per alcuni. Il principe dei sopravvalutati, per altri. Tra qualche settimana sarà pubblicato in Italia da Guanda il suo terzo romanzo, “Tenero & violento”, storia di un trentenne dal dubbio talento artistico che finisce per perdersi in una spirale di nevrosi, paranoie, sesso, droghe e elucubrazioni autoreferenziali. Il romanzo, c’è da scommetterci, farà ancora una volta discutere e dividerà pubblico e critica. Intanto, in attesa di vederlo al Festival PordenoneLegge il prossimo 20 settembre, in questo botta e risposta, l’autore ci ha concesso alcune gustose anticipazioni.

 

Come mai un protagonista senza nome?

Volevo che potesse essere chiunque.

E una città senza nome?

Perché volevo che potesse essere ovunque e che il romanzo potesse in qualche modo essere universale.

Il protagonista vive, insieme alla moglie, a casa con i suoi genitori. Cosa porta un trentenne a lasciare il lavoro e a farsi mantenere dai soldi di mamma e papà?

Direi pigrizia, corruzione, malinconia e amore.

Cosa puoi dire della particolare via alla felicità e alla leggerezza che hai tentato di tracciare con “Tenero & violento”?

Penso che la felicità sia l’unica questione importante che occorra porsi nella vita. E penso che le cose del mondo non siano mai leggere come desidero e la leggerezza sia una delle più grandi conquiste della letteratura. Il percorso che porta alla felicità e alla leggerezza nel mio nuovo romanzo, certo, passa attraverso sentieri molto tortuosi e devianti.

Leggere Thirlwell è come addentrarsi nella più grassa e felice forma di esistenza letteraria”, ha scritto il tuo collega Gary Shteyngart. Sei d’accordo con lui?

Sì, soprattutto sono d’accordo sul fatto che essere Thirlwell equivalga ad essere grasso. A parte gli scherzi, io aspiro ad una prosa ricca e in qualche modo narcotica. Qualcosa che somigli ad un milkshake.
Quando uno compra un tuo romanzo, sa già in partenza che ci troverà un sacco di sesso. Hai psicoanalizzato questa tua ossessione?
Sì, ci provo. Sempre. Ma non ho trovato ancora alcuna risposta.

Leggendo i tuoi romanzi, si penserebbe che non ci sia uno scrittore più convinto di te del potere della letteratura di far empatizzare anche con personaggi raccapriccianti.

Esatto, ne sono assolutamente convinto! La sospensione dei nostri giudizi morali è una delle essenza della letteratua.

Pensi che questo libro abbia soddisfatto il tuo bisogno di indagare il lato oscuro dell’essere umano? O ti senti in dovere di scavare più a fondo nel torbida e nello spregevole?

No, sono andato sufficientemente a fondo, ho indagato fin dove potevo. D’ora in poi, mi butterò sull’inumano puro: l’Oceano Pacifico, per esempio, o il cosmo.

Tenero & violento” è anche un grande romanzo di dialoghi. Chi è il tuo maestro in questo ambito?

La bellezza dello scrivere dialoghi è che hai la libertà di produrre una specie di superficie di poesia nonsense. I maestri in quest’arte sono tanti. Amo molto, tra i grandi romanzieri, Stendhal e Henry James. In entrambi, i dialoghi hanno la caratteristica si essere saturi di significato e, allo stesso tempo, puramente irrilevanti.

Chi ha raccontato meglio l’edonismo in narrativa?

Penso che Nabokov sia stato il più grande scrittore a raccontare il piacere. E anche la felicità. Che non sono esattamente la stessa cosa. Poi ti direi alcuni scrittori la cui intelligenza sembra edonistica nella sua auto-delizia: Georges Perec, per esempio, o Italo Calvino.

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