Rick Moody “Musica celestiale”

Rick Moody “Musica celestiale”

Non è un mistero che l’autore di “Cercasi batterista, chiamare Alice”, “Tempesta di ghiaccio” e “Rosso americano” sia un grande cultore della materia musicale, un autorevole critico, nonché un musicista con tre dischi all’attivo con la sua band The Wingdale Community Singers.

Ben venga dunque “Musica celestiale”, corposa raccolta degli articoli musicali di Rick Moody appena pubblicata da Bompiani: si tratta di articoli nell’accezione più dilatata e divagante del termine che, per dirla con l’autore, “si prefiggono di illustrare tutto ciò che nella musica cantata e in quella strumentale è in grado di sopraffare il sottoscritto”. Nelle oltre quattrocento pagine, lo scrittore newyorkese è alle prese con il jazz degli anni Quaranta, con Pete Townshend degli Who, con Jeff Tweedy e i suoi Wilco, e poi con Meredith Monk, Shane McGowan, Magnetic Fields, Velvet Underground, e la lettura è sempre illuminante, piacevole, anche divertente. Moody cerca di guardare il mondo delle sette note da una prospettiva originale, di offrire il suo personale punto di vista, di non nascondere tanto il suo amore per la musica suonata (in particolare per il rock con chitarra-basso-batteria) quanto la sua idiosincrasia per l’elettronica più becera, di mettere in gioco i propri ricordi e le proprie esperienze, fino ai suoi concerti preferiti (per la cronaca: il preferito in assoluto è un concerto dei Lounge Lizards durato appena quarantacinque minuti), e riesce in tutto ciò grazie ad una prosa intelligente e appassionata, competente e un po’ folle.

E’ un modo di raccontare la musica, quello di Moody, che ha che fare con la sua anima ammaccata, e che permette di capire meglio i suoi romanzi e, più in generale, la letteratura. “Credo che musica e letteratura“, sostiene lo scrittore, “siano complementari: entrambe richiedono ascolto“.

 

 

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