Grazie al Dna di un pesciolino si studierà anche l’Alzheimer

Grazie al Dna di un pesciolino si studierà anche l’Alzheimer

Lettura con gli esperti ad Ancona

Ancona, 14 Marzo 2016 – In un piccolo pesce del Mozambico si nascondono i segreti dell’invecchiamento. Si chiama “Nothobranchius Furzeri”, ha una vita brevissima ma riesce a rallentare il metabolismo attivando un processo simile a quello delle cellule umane quando invecchiano. Mappando il Dna del pesciolino infatti, si è osservato che alcuni geni sono presenti anche nell’uomo. Della recente scoperta – effettuata dalla Scuola Normale Superiore di Pisa – se ne è parlato durante la lettura “Dalla Savana ai laboratori” (Lunedì 14 Marzo, Sala del Rettorato, Ancona). L’incontro rientra nell’ambito dell’appuntamento organizzato dall’Irccs Inrca (Istituto Nazionale Riposo e Cura Anziani) e Università Politecnica delle Marche nell’ambito della “Settimana del Cervello” (14-19 Marzo), la ricorrenza annuale volta a diffondere al grande pubblico i risultati più interessanti della ricerca scientifica mondiale sul tema.

Comprendere i meccanismi biologici responsabili della vecchiaia – ha ricordato il Direttore Scientifico Inrca Fabrizia Lattanzio introducendo l’incontro – è una necessità e allo stesso tempo una delle sfide più affascinanti e complesse della ricerca biomedica, poiché sono la causa di tutte le malattie umane”. L’importanza della sinergia negli studi sull’invecchiamento è stata ribadita anche dal Rettore Sauro Longhi.

Un impulso in tale direzione potrà essere dato proprio studiando il piccolo animale, che sviluppa gli stessi disturbi fisici dell’uomo quali problemi cardiovascolari, malattie neurodegenerative e tumori. “È il vertebrato – ha spiegato il prof. Fiorenzo Conti, Direttore del Centro di Neurobiologia dell’invecchiamento Inrca – che mostra la maggiore velocità di crescita e la più breve aspettativa di vita, di soli sei mesi. Permette così di studiare in poco tempo gli effetti di cure per i quali servirebbero anni”.

Relatore d’eccellenza Alessandro Cellerino – Direttore del Laboratorio di Biologia della Scuola Normale Superiore – il primo a descrivere il rapidissimo ciclo vitale dell’animale. “Quando le pozze d’acqua in cui vive si prosciugano, è in grado di interrompere la crescita ponendosi in una condizione di inattività, detta ‘diapausa’, per la quale l’organismo non si muove, non si alimenta e l’attività metabolica si riduce”.

Riproducendo in laboratorio le condizioni di vita della Savana, è stato scoperto che i processi attivati durante la ‘diapausa’ e quelli dell’invecchiamento sono simili. In entrambi vengono attivati i geni responsabili della sintesi di nuove proteine. Se durante l’invecchiamento questi hanno lo scopo di compensare i danni subiti dalle proteine dovuti all’età, nella “diapausa” lo scopo è ancora sconosciuto. “E’ su questo aspetto che sono indirizzate le ricerche future, volte ad accelerare lo sviluppo di nuovi farmaci, anche per malattie come l’Alzheimer”.

La “Settimana del cervello” è frutto di un enorme coordinamento internazionale. Ogni marzo, l’iniziativa coinvolge più di 4.100 organizzazioni, associazioni di malati, agenzie governative, gruppi di servizio e organizzazioni professionali in 99 Nazioni.

I prossimi appuntamenti ad Ancona: la Settimana del Cervello, inaugurata oggi, proseguirà domani con una lettura del prof. Vito Martino dell’Università Vita Salute San Raffaele, mentre Mercoledì pomeriggio un team di esperti risponderà alle domande del pubblico sull’invecchiamento. La settimana si concluderà sabato, con le olimpiadi delle Neuroscienze, rivolte alla scuola secondaria.

un momento dell'incontro
un momento dell’incontro
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