Giancarlo Orrù, “Comincio da me”

Giancarlo Orrù, “Comincio da me”

L’arte a ore.
L’ultima provocazione dell’operaio d’arte Giancarlo Orrù, pieno di meraviglia ma in un mondo senza valori.
Chi è il vero artista?

 

San Benedetto del Tronto, 2016-05-122016-05-12 – Una “bottega” che ho sempre frequentato, sin da ragazza, è stata proprio la bottega di Giancarlo Orrù, odorosa di colori ed acquaragia, piena di immagini oniriche e fantastiche ma al tempo stesso anche di ritratti “su commissione”, come poteva farne anche “l’artigiano” Leonardo da Vinci ai suoi tempi. Ora, Giancarlo Orrù lancia la sua provocazione con un progetto e una mostra: “Comincio da me” al Palazzo del Commercio di Chieti dal 17 al 25 maggio 2016. Dice Orrù: “Da sempre ho un sogno: presentare i miei lavori in un modo più vero, più schietto, più accessibile. Questo farò a Chieti, permettendo ai visitatori di avvicinarsi ai miei quadri in libertà ed esprimendo ad alta voce il proprio giudizio”. 

Giancarlo Orrù
Giancarlo Orrù

Giancarlo, artista, pittore, uomo. Cosa è cambiato attorno a te, e dentro di te, dagli inizi della tua arte?

Andava molto bene agli inizi della mia “arte.” Avevo quindici anni e correvo per l’Europa col mio cavalletto, le mie speranze ed i miei sogni. Cos’è cambiato intorno a me?  È cambiato tutto ciò che è cambiato per tutti: scienza, emancipazione, conquiste sociali, la perdita di tabù e di valori, crisi dell’industria, riprese economiche alternate a nuove crisi, avvento della tecnologia sofisticata, internet, inizio e fine di guerre, buoni propositi disillusi… e tutto continua a crescere, modificarsi ed a morire e c’è spazio per il Nuovo (molte volte nuove proposte sono già antiche). L’Arte vede, si rivede e si propone con vestiti nuovi, ma è sempre Lei. Io, almeno penso, sono sempre uguale, forse meno predisposto a credere, sopratutto ai miei buoni propositi. Continuo ad essere dipendente dal colore, dai pennelli e continuo a godere nel dipingere e provo meraviglia per tutto quello che mi succede. Sono solo invecchiato.

 

Puoi dirci in poche parole come nasce la idea di una tua opera? Tranne quelle su specifica richiesta dell’acquirente, ovviamente.



Poche volte è l’idea a spingermi davanti al cavalletto, più spesso è uno sfogo, è un voler rispondere ad una notizia triste, ad una frase sentita o letta, o può essere la voglia di rappresentare la natura e monumentalizzarla. Questa è la mia mania: incensare e sacralizzare alberi, rocce e paesaggi.
A dipingere mi spinge spesso il mio inconscio, è allora che produco quadri “surreali”, sogni ad occhi aperti che contribuiscono loro stessi al proprio divenire, come in un dialogo tra l’oggetto e me, che si rivela quasi una psicanalisi.

 

L’onestà nell’arte. Parliamo di questo tuo nuovo provocatorio progetto. L’arte a ore. Orrù operaio dell’arte. Quante ore “costa” una tua opera? E come ti poni di fronte a tanti artisti tuoi colleghi che non si fanno questi scrupoli, quelli del “valore del tempo” dedicato a creare una opera?

 

 

La mia opera non dovrà mai costare di più di ciò che guadagna il mio acquirente, nell’equivalente tempo impiegato da me a realizzarla. È chiaro che si potrebbe anche leggere come: “Il mio tempo non vale certo di meno di quello dell’eventuale acquirente.” Ma questo non mi riguarda!
Per quanto riguarda i miei colleghi, mi pongo come espiante. Io non parlo a loro, ma a me stesso. Il mio non è uno “scrupolo”, ma un esperimento personale ed esistenziale. Riuscirò a mantenere questo mio metro di valutazione sul mio lavoro? Devo, devo, devo. Perché in teoria lo predico da sempre. È ora di passare ai fatti.

 

Giancarlo, ti conosco e sei sempre stato una persona schietta e aperta. In questo “conteggio” di ore nelle tue opere, vorresti coinvolgere altri artisti? E se è così, come pensi che potrebbero reagire ad una proposta dove le opere non hanno una indicazione di quotazione, ma solo il numero di minuti, ore e giorni impiegati a produrle?

 

Aperto lo sono di sicuro, “schietto” non sempre lo sono stato… Sai, l’educazione…
Gli altri sono ben distanti dai miei esperimenti esistenziali, forse pure loro hanno problemi e auguro a tutti di risolverli. Può essere invece interessante conoscere la reazione di chi in un giorno guadagna quanto in un anno un minatore. A lui in teoria il mio quadro, se lo volesse, costerebbe veramente caro e sono più che sicuro della reazione davvero scontata: farebbe un piccolo sorriso di sufficienza.

 

Infine… come dovrebbe essere secondo te la figura di un cosiddetto “artista ideale”? L’operaio-artigiano, il divino ispirato… l’arte può stare con i piedi per terra o deve per forza fare voli pindarici?



Il divino ispirato non ho avuto il piacere di conoscerlo, conosco invece chi è ispirato di vino.
Io artisti personalmente ne ho conosciuti pochi. Pittori (che non vuol dire artisti) e colleghi ne ho conosciuti parecchi, ma pochi hanno pagato il biglietto della rinuncia al resto. I pittori che vivono di sola pittura sono rari, di solito è gente che non sa fare altro, come me.
Chi è l’artista? Colui che ti emoziona? Chi ti fa vedere da un’altra prospettiva il mondo? Chi stimola lo spirito di critica? Colui che crea immagini scioccanti? Che realizza opere bellissime, eseguite perfettamente a livello tecnico? Il pazzo che si sposa con un serpente? Colui che si vanta di poter gonfiare un salvagente con un peto?… Per me sono tutti artisti quelli che sanno suscitare in me meraviglia, mi svegliano lo spirito critico, mi solleticano lo spirito, mi aprono a visioni mai immaginate, mi fanno vibrare il timpano con suoni dolcissimi o mai concepiti. Quelli che quando scrivono ti obbligano a pensare e ti dispiace di non aver letto prima le sue lettere, i sui libri od i suoi articoli… Quelli che mi istigano al bello, al buono. L’arte non dipende da ciò che si fa, ma da come lo si fa, intenzioni comprese. L’arte, lasciamola volare. Può anche fare voli pindarici, ma deve tradursi in oggetti d’arte: spartiti, libri, quadri, films, muri, sedie, vestiti, carrozzerie…

 

 

Breve biografia di Giancarlo Orrù

Nasce a Lunamatrona (CA) nel 1948, e bambino si trasferisce a Torino con la famiglia. Poco piu’ che diciottenne conosce Livio Pezzato che gli organizzera’ la sua prima personale alla “Lanterna”,
concretizzando così il vivo e precoce interesse per l’arte. Ha solo venti anni quando insieme a Bagliano e Stiffi dal 1968 al 1973 organizza mostre itineranti, mostre incontro, all’aperto e in sale
comunali per tutta Europa. Con i suoi compagni e’ presente in Francia, in Svizzera, in Germania, in Olanda. A Basilea conosce Flachman, gallerista e mercante, che gli organizzera’ una mostra
al “Boccalino” di Berna. Nel 1975 tornato in Italia, apre a Milano lo studio in via Padova che diventa il cenacolo di artisti che con lui firmano il manifesto del gruppo “L’impegno”. Nel 1977 si stabilisce a Ripatransone. Nell’Ottanta nasce A.C. Asxesis divenutasuccessivamente ProArte di cui e’ presidente. Organizza con successo numerose mostre personali e collettive in tutta Italia.
Ha illustrato i libri di Temistocle Pasqualini: “Frizzi Lazzi e Sollazzi” e “Il Marcuzzo”, di Luis Ferdinand Ce’line “Tracce diviaggio al termine della notte”, di Maria Letizia del Zompo “Come
la luna” e di Enrica Loggi “Vasto e’ il mare”. 

Giancarlo Orrù
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