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Musica e letteratura: quali sono i libri preferiti di Nada?

di | in: in Vetrina

“Leonida” (Atlantide, 2016 – pag. 144, euro 20,00)

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La cantante di “Amore disperato” e “Il cuore è uno zingaro”, il cui ultimo album, “L’amore devi seguirlo” è uscito ad inizio 2016, è diventata col tempo la musa della musica indipendente italiana. Non tutti sanno però che Nada è anche una scrittrice, con all’attivo quattro libri. “Leonida”, il nuovo romanzo, è appena uscito per le Edizioni Atlantide: è l’occasione per una chiacchierata sui suoi libri preferiti e sul suo rapporto con la scrittura.

 

Quando è iniziato il tuo amore per i libri?

Da piccola. Vivevo in un realtà particolare, dove non c’era granché, e i libri mi facevano conoscere cose diverse, mi accompagnavano, mi facevano compagnia. I libri, in definitiva, mi facevano sentire meglio. Da bambina leggevo davvero molto, crescendo sono riuscita a farlo meno, perché la vita mi ha portato a fare altro, ma quelle letture mi sono sempre tornate molto utili. Quando leggi non te ne rendi bene conto, ma spesso i libri ti lasciano dentro delle cose che puoi riscoprire anche dopo molto tempo.

Ti capita di rileggere quei libri letti da ragazza?

Sì, mi piace rileggere libri già letti, innanzitutto perché non ho una gran memoria e molte cose non le ricordo, poi perché la rilettura ti permette di trovare cose che non avevi trovato in precedenza e, in generale, di riscoprire il romanzo in modo diverso.

Qual è il romanzo a cui ritorni più spesso?

“Delitto e castigo”.

delitto e castigoI tuoi tre romanzi preferiti di tutti i tempi?

E’ molto difficile sceglierne tre. Ce ne sarebbero talmente tanti, e tanti che ancora non ho letto. In generale, direi che mi piacciono i classici. Adoro, appunto, Dostoevskij, “Delitto e castigo”, “L’idiota”, “I demoni”, e un po’ tutti i romanzieri russi. Poi mi piacciono Proust, Kafka… proprio recentemente ho riletto “Il castello” di Kafka perché, dopo averlo letto da bambina, mi aveva incuriosito di nuovo e, a distanza di tempo, l’ho trovato ancora molto attuale. Mi piacciono anche molti scrittori sudamericani, Garcia Marquez per esempio. E poi Carver, di cui ammiro la brevità e l’asciuttezza. Sono caratteristiche completamente diverse da quelle dei classici ma credo che quando un’opera ha la forza di diventare universale conti poco che sia asciutta oppure prolissa.

“Non potrei mai abitare una casa spoglia di libri, sarebbe un posto dove mi sentirei a disagio, vuota dentro”, sono parole tue?

Sì, ho tanti libri. E’ una bella sensazione averli lì. Fanno parte della mia vita, se non ce li avessi mi sentirei persa. Sono tanti e sono lì, quando li guardo è come se dicessi “questa sono io”.

Quando decidi di rivolgerti ad un romanzo invece che ad un disco, sai che troverai qualcosa che nella musica manca e che, allo stesso tempo, perderai qualcos’altro che manca alla letteratura?

La lettura di un libro e l’ascolto di un disco sono due momenti diversi. Durante la lettura di un libro ti immergi nella sua storia e quello che leggi ti rimane, ti accompagna a lungo e spesso riesce a farti capire qualcosa della vita, ti illumina, chiarisce. La musica non chiarisce, è più viscerale, quando ascolti sei presa da una sorta di ebbrezza. Anche da autrice, l’approccio ad una canzone piuttosto che ad un libro è diverso. Nella canzone puoi dire qualcosa con due parole, quindi utilizzi un altro ritmo, un altro tempo, e devi confrontarti con dei limiti. La scrittura non ha limiti. E’ ovvio che quando scrivi un libro puoi essere più riflessiva e andare più in profondità.

Come si è manifestata in te la voglia di scrivere?

E’ da quando sono piccola che sono interessata alla lettura, ma anche alla scrittura. Scrivere mi piaceva e avevo anche degli ottimi risultati a scuola. Poi la vita mi ha portato a fare cose diverse, ho iniziato a cantare giovanissima e non ho più pensato veramente a scrivere, soprattutto perché ho sempre avuto molto rispetto per la scrittura e ogni volta che magari ho sentito il desiderio di cimentarmi ha prevalso il pudore. C’è da dire che sono anche pigra e esigente verso me stessa e questo credo mi abbia in qualche modo limitato. Poi sono stata spinta nella direzione della scrittura da una persona che mi ha fatto notare che le mie canzoni potevano vivere anche senza la musica e che scrivendo avrei potuto raggiungere qualcosa di più profondo. Così si è riacceso qualcosa che era sempre vivo dentro di me e ho provato. Prima ho scritto “Le mie madri”, che era una raccolta di poesie e racconti. Poi è arrivato il primo romanzo, “Il mio cuore umano”, che raccontando la mia infanzia era pieno di dettagli autobiografici. Nel secondo romanzo, “La grande casa” ho sentito il bisogno di andare oltre le mie esperienze, anche se la protagonista è una cantante e per forza di cose ho finito per tornare ancora a me stessa. Con l’ultimo libro, “Leonida”, mi sono staccata ancora di più da me, volevo che non ci fosse nulla della mia vita. A prescindere che ci siano o meno riferimenti alla propria vita, quello che conta quando si scrive è la verità. “Leonida” è il mio quarto libro, spero di continuare.

C’è un romanziere che secondo te apprezzerebbe le tue canzoni?

Shakespeare! Perché ha raccontato l’essere umano mettendone in luce anche gli aspetti peggiori. Nelle mie canzoni io non tiro indietro quando devo parlare di sofferenza, o della forza della sofferenza. Penso che lui capirebbe (ride, nda).

 

 

 

© 2016, Pierluigi Lucadei. All rights reserved.




29 Maggio 2016 alle 16:40 | Scrivi all'autore | | |

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