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Coffee shop come ad Amsterdam nelle Riserve Indiane in America

di | in: Interviste

Cedric Black Eagle

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Una nuova opportunità economica per i Nativi. Intervista a Cedric Black Eagle.

 

Anche se la legge dello Stato Americano in cui si trovano lo proibisce, le riserve indiane possono, da un paio di anni, coltivare e vendere marijuana, allestendo veri e propri coffee shop che potrebbero attrarre molti turisti. Me lo spiega l’ex Presidente della Tribù Crow, Cedric Black Eagle, che è mio fratello adottivo nella famiglia che mi ha “battezzato”, secondo gli usi native, Baa Kuuxsheesh. Ma questa è un’altra storia. Solo negli ultimi trenta anni le riserve indiane e I loro governi tribali hanno cominciato a riappropriarsi di una sorta di indipendenza e di “sovranità” del territorio rimasto. Alla base di tutto, c’è la consapevolezza degli USA, peraltro negata in modo ufficiale, che il popolo delle mille tribù dei Nativi Americani abbia subìto ingiustizie e soprusi di tutti I colori, dallo sbarco di Colombo in poi. Sono infatti svariate le cause legali in corso contro il Governo degli Stati Uniti, con le quali molte tribù indiane rivendicano le loro terre originarie, “rubate” con mezzi illeciti e attraverso trattati truffaldini. E’ veramente una lunga storia quella delle riserve indiane, e di come il Bureau of Indian Affairs, l’Ufficio degli Affari Indiani statunitense, abbia manipolato il destino dei popoli indigeni americani. Le uniche concessioni ottenute, anche se spesso non richieste, sono state quella di poter avere casinò sui loro territori e ora, quella di poter coltivare canapa Indiana e marijuana. Concessioni alquanto bizzarre, che fanno delle riserve indiane una sorta di territorio off-limits. Se alcune tribù hanno accettato con entusiasmo questa “concessione”, come una possibilità di business, molte altre non sono favorevoli. i casinò, ad esempio, hanno fatto la ricchezza di poche tribù ma per molte alter hanno costituito una vera e propria rovina per i membri della tribù, caduti vittime del gioco d’azzardo, una nuova “peste “ con cui ammorbarli. Il rischio che le droghe leggere possano creare dipendenze soprattutto fra i Nativi Americani sembra preoccupare i consigli tribali. Opportunità positiva o negativa ? Risposte alle mie domande Cedric Black Eagle, dirigente della CannaNative, una azienda specializzata nello start up del business della marijuana.

 

 Milandri con Cedric e Audrey Black Eagle

Milandri con Cedric e Audrey Black Eagle


Cedric, per favore spiegaci cosa è la CannaNative e come lavora

 

CannaNative è stata fondata da tre Nativi Americani: due ex Presidenti di una riserva, Anthony Rivera e io, Cedric Black Eagle, e Andy Nakai, un businessman Navajo. Sono entusiasta di lavorare con questo team. Io sono stato Vice Presidente e Presidente della tribù Crow in Montana dal 2004 al 2012. Subito dopo ho fondato la Black Eagle Enterprise International, come Presidente. Anthony Rivera è un membro della Juaneño Band of Mission Indians, Acjachemen Nation of Orange County; Anthony ha venti anni di esperienza in management e business development, con incarichi e progetti universitari e governativi. E’ stato al servizio di varie organizzazioni e aziende tribali, come Executive Leader, Funzionario Eletto, Project Manager, Specialista Culturale, etc. Come Presidente della sua Tribù, la Nazione Acjachemen Nation in Sud California, dal 2005 al 2013, Mister Rivera è stato fondamentale nel rappresentare gli interessi tribali, sia economici che politici, a Washington D.C. Andy Nakai è un membro della Navajo Nation, fluente nella lingua originale Dine. Andy ha lavorato con molte tribù di Nativi Americani in tutti gli Stati Uniti per sviluppare opportunità economiche nelle riserve. Ha creato forti legami e relazioni con ogni tribù dove ha lavorato.

 

L’obiettivo di CannaNative è aiutare le tribù a sviluppare economie basate su canapa e cannabis sulle terre dei Nativi Americani, in tutti gli Stati Uniti. Noi crediamo che ogni tribù debba avere la opportunità di fondare e accrescere una propria responsabile economia basata sulla cannabis, per sostenere le future generazioni. CannaNative offre diversi servizi colegati alla marijuana per uso terapeutico e per prodotti derivati dalla coltivazione della canapa. Il nostro programma è strategico e costruito attorno alla eccezionale opportunità che hanno le tribù Native Americane sulle loro terretribali.

 

 

Ci sono alcune tribù pronte a partire con il progetto di coltivazione di cannabis sulle loro terre, altre sono contrarie.

 

E’ vero, e le tribù che hanno più successo sono quelle negli Stati come Colorado, Washington, Alaska e Oregon, Stati che hanno già legalizzato la cannabis .

 

Secondo te, il fatto che alcune tribù siano contrarie dipende dalla loro cultura?

 

Sì, la Cultura Nativa è la chiave in base alla quale le diverse tribù decidono e sviluppano I loro progetti. Ogni tribù è unica e differente dalle altre e ha il proprio sistema di credenze culturali. Così, ogni tribù determina se una opportunità economica è adatta per la propria cultura e per I propri membri residenti nella riserva.

 

Dopo la legge speciale che ha permesso i casinò sulle terre tribali, indipendentemente dalle leggi dello Stato in cui si trovano, ora con il Memorandum Cole le riserve hanno il permesso di piantare cannabis. Sempre indipendentemente e anche se in contrasto con le leggi dello Stato in cui sono. Pensi che attraverso I casino prima, e le piantagioni di cannabis poi, questo permetta di rafforzare il concetto di tribù come territorio indipendente e autonomo?

 

Poichè il Congresso non ha cambiato la classe 1 della classificazione delle droghe, ciò ha lasciato che il possesso, la coltivazione o l’uso della marijuana e della canapa siano sempre illegali. Il Dipartimento di Giustizia ha rilasciato due memorandum, il Cole e il Wilkinson, che sembrano sottintendere che una tribù può coltivare marijuana subito, ma non è così. Molte tribù hanno avuto grossi problemi e le loro coltivazioni sono state confiscate, non è facile come sembra legalizzare la marijuana nel Territorio Indiano.La sovranità e la indipendenza delle terre native, insieme alla autonomia economica: questo è il risultato che la CannaNative vuole per le tribù. Come Popolo Indiano, abbiamo contato sul fatto che sia il Governo federale statunitense a prendersi cura di noi. Noi vogliamo che le tribù utilizzino le loro terre e acque per crescere la canapa e avere così il prodotto che li tiri fuori dalla povertà. In un articolo della tribù di Warm Springs Tribe, si legge che I membri delle Tribù Confederate di Warm Springs hanno approvato un progetto per costruire una piantagione di marijuana nella loro riserva in Oregon, ma non solo, di vendere poi il prodotto a negozi di proprietà della tribù fuori dalla riserva. Sono tra I primi in America a iniziare un business sulla coltivazione di marijuana, solo un anno dopo che il Dipartimento di Giustizia ha indicato che le tribù possono piantare e vendere marijuana sotto le stesse linee guida adottate negli Stati che la hanno legalizzata. I funzionari tribali dicono che più dell’80% dei votanti a Warm Springs ha votato a favore della coltivazione di canapa e marijuana. Il loro progetto è di costruire una serra di oltre 10 kmq per coltivare e lavorare la canapa; ciò creerà più di 80 posti di lavoro. L’utile che contano di poter realizzare attraverso I tre negozi tribali di vendita al dettaglio è stimato fino a 26 milioni di dollari

 

Quindi, le riserve indiane saranno presto un posto “speciale” dove poter fumare droghe, come I coffee shop di Amsterdam?

 

Le tribù hanno molte idee su come portare clientele non-Indiana nelle reserve, creando negozi dove fumare marijuana

 

Pensi che questo business creerà un forte flusso turistico nelle riserve, specialmente da parte del bianchi?

 

Credo che dipenderà dalla posizione geografica della riserva e se c’è ad esempio un Parco Nazionale o una attrazione turistica nelle vicinanze, ad esempio il campo di battaglia del Little Big Horn con il museo, che sono all’interno della mia riserva, la Crow Nation.

 

Gli interrogativi che rimangono sono molti. Le riserve indiane non sono praticamente menzionate come attrazione turistica, nemmeno nei “visitor center” che danno informazioni su parchi e musei; nelle riserve indiane non esistono praticamente banche, e le strutture alberghiere e turistiche sono ben poche. Inoltre: se venisse eletto Trump come Presidente degli Stati Uniti, come vedrebbe le riserve indiane? Vista la sua politica contro l’immigrazione, Trump si renderebbe conto che, nei confronti dei Nativi Americani, è lui ad essere l’immigrato?

 

Biografia di Raffaella Milandri

 

Raffaella Milandri

Raffaella Milandri

Scrittrice, fotografa umanitaria e viaggiatrice in solitaria . Attivista per i diritti umani dei popoli indigeni, è membro adottivo della tribù Crow, in Montana. Presidente della Omnibus Omnes Onlus. Titolare alla Europrinters Consulting. Membro del Lions Club Ascoli Host. Redattore a Il Mascalzone. Attualmente iscritta alla Facoltà di Scienze Sociali alla Unicam di Camerino.

Dice Raffaella Milandri : “Viaggiare non vuol dire visitare luoghi, ma percepire l’animo dei popoli”. Come viaggiatrice solitaria è stata accolta da tribù nei più remoti angoli di mondo. Dice di sè: “Amo le persone semplici, e sono fiera di essere una di loro”.

La Milandri si dedica alla scrittura, alla fotografia e ai reportage, intesi come strumento di sensibilizzazione e divulgazione sul tema dei diritti umani e delle problematiche sociali, attraverso campagne di informazione, appelli, petizioni e conferenze, e diffondendo filmati, libri e interviste su media e social network. Varie le partecipazioni televisive e radiofoniche in Italia, numerosi gli articoli sui suoi viaggi, su quotidiani e riviste. I suoi viaggi in diretta su Facebook sono un evento mediatico molto seguito. Il gruppo Tabula Osca ha dedicato un pezzo al suo impegno umanitario https://youtu.be/18ePxizn7ug . Una sua intervistasui popoli indigeni è stata pubblicata sul sito dell’ONU http://www.unric.org/it/attualita/30454-raffaella-milandri-la-situazione-dei-popoli-indigeni-oggi .

Tra le mete dei suoi viaggi, ricordiamo la Papua Nuova Guinea, l’Alaska, il deserto del Kalahari,

il Tibet, il Kimberly in Australia. Tra i Popoli Indigeni oggetto delle sue campagne per i diritti umani, i Nativi Americani, i Pigmei, i Boscimani, gli Adivasi dell’Orissa.

Libri pubblicati

Io e i Pigmei.Cronache di una donna nella Foresta, Polaris 2011.

Booktrailer https://youtu.be/5sHZgaTRPOY

La mia Tribù.Storie autentiche di Indiani d’America, Polaris 2013.

Booktrailer https://youtu.be/5xtIuTYxCWA

In India. Cronache per veri viaggiatori, Ponte Sisto 2014.

Booktrailer https://youtu.be/KH3J-NNJRXY

 

Email raffaellamilandri@gmail.com

Facebook https://www.facebook.com/raffaella.milandri

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Twitter @RaffaellaMiland

© 2016, Raffaella Milandri. All rights reserved.




19 Giugno 2016 alle 17:32 | Scrivi all'autore | | |

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