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Kamasi Washington @ Anfiteatro del Venda (Padova) – 26 agosto 2016

di | in: Primo Piano, Recensioni

Kamasi Washington (foto www.ilmascalzone.it)

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L’astronave sonora di Kamasi Washington atterra in una delle più suggestive location italiane, l’Anfiteatro del Venda sui Colli Euganei, ed entusiasma il numeroso e competente pubblico accorso. Il sassofonista losangelino incarna il jazz del presente e, considerata la sua visione musicale a trecentosessanta gradi capace di proiettarsi in avanti più che adagiarsi sul passato del genere, incarnerà il jazz del futuro. Logico che l’attesa per il suo live sia febbrile. Iconico (capelli afro, tuniche colorate), ambizioso (il suo debutto del 2015, The Epic, è addirittura un triplo album per quasi tre ore di musica) e straordinariamente bravo (vanta collaborazioni con Wayne Shorter, Herbie Hencock e, al di fuori del jazz, con Lauryn Hill e Kendrick Lamar), Kamasi crea musica difficilmente catalogabile, contaminata con il black in ogni sua gradazione, colta ma non elitaria, apprezzabile anche dal pubblico poco avvezzo alle scale del jazz.

 

Si inizia con Change Of The Guard, si prosegue con Henrietta Our Hero, poi con l’originale rilettura del Clair de lune di Debussy, ma i singoli brani contano fino ad un certo punto, perché l’intero concerto è uno spartito virtuale su cui Kamasi e i sette musicisti sono liberi di scardinare generi, giocando con elementi funk, rock, blues, hip-hop e mandando i presenti in un’estasi tale da sfiorare l’isterismo.

La sezione ritmica è impressionante per potenza e pulizia, con il basso di Miles Mosley che eccelle in un virtuosismo mai fine a se stesso, perfettamente funzionale ad un tessuto sonoro in cui manca la chitarra ma nessuno se ne accorge.

All’interno della lunga jam in cui ogni brano finisce per trasformarsi, Kamasi sa essere uno splendido non protagonista e ognuno dei musicisti trova spazio per improvvisazioni funamboliche: le strepitose tastiere di Brandon Coleman e il trombone di Ryan Porter, ideale contrappunto al sax di Kamasi, al di là di discorsi meramente tecnici, lasciano un segno nell’anima.

 

Quello di Kamasi Washington è un suono globale, dalle tangibili nervature tribali ma, allo stesso tempo, metropolitano e futuribile. Non disdegna sfumature pop, percorre con la stessa nonchalance spiritualità ed impegno, la sua visione è infinita. Kamasi è il personaggio che il mondo del jazz aspettava da tempo per rifarsi un alfabeto. Kamasi è uno dei grandissimi, dopo due ore di spettacolo nessuno dei presenti sul Venda ha il minimo dubbio.

Kamasi Washington (foto www.ilmascalzone.it)

Kamasi Washington (foto www.ilmascalzone.it)

Kamasi Washington (foto www.ilmascalzone.it)

Kamasi Washington (foto www.ilmascalzone.it)

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30 Agosto 2016 alle 17:51 | Scrivi all'autore | | |

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