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Nick Cave “The Sick Bag Song”

di | in: in Vetrina, Recensioni

“The Sick Bag Song” (Bompiani, 2016 – euro 17,00; pag. 180)

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«Cammino a tentoni verso le labbra del mondo. Il Nord America si spiega davanti a me come un lacero sacchetto per la nausea.»

 

Il nuovo disco uscirà a settembre, nell’attesa arriva anche in Italia (edito da Bompiani, con la traduzione di Chiara Spaziani) The Sick Bag Song, diario epico scritto da Nick Cave a partire dagli appunti presi sui sacchetti per il vomito dei vari aerei utilizzati per spostarsi da una città all’altra durante il tour nordamericano del 2014.

L’ultimo grande poeta del rock, per anni simbolo di decadenza tossica a causa del suo stile di vita e di un canzoniere in cui mescolava in modo furioso il blues delle origini con le decostruzioni rumoriste del punk e della new-wave, poi divenuto raffinato crooner oltre che insospettabile padre di famiglia, in The Sick Bag Song si misura con una scrittura a scatti, fotografa, illumina, porta in superficie tutto ciò che appesantisce lo sguardo e restituisce lampi di bellezza colti tra camere di hotel e sale da concerto.

 

Senza rincorrere la letteratura di viaggio, analizzando la caducità e la volgarità del mondo, prendendosi gioco dei propri limiti,ricordando colleghi amati come Bob Dylan e Bryan Ferry e colleghi che non ci sono più, trasformandoli in piccoli ritratti spogliati del mito («In uno studio di Malibù, Johnny Cash si è messo a sedere e ha suonato una canzone. Era quasi cieco e a malapena riusciva a camminare. Io ero lì. Ho visto un uomo malato prendere la sua chitarra e stare bene. Purtroppo ho visto anche il contrario. Prendi, prendi, prendi. Ho visto uomini sani prendere la loro chitarra e stare male»), il ‘Re Inkiostro’ scrive il suo libro più irresponsabile e fresco, a tratti toccato dalla grazia.

 

Tutto il contrario di un artista che raschia il fondo del barile, Nick Cave oggi è quanto mai vivo. Gioca con il lettore e innanzitutto con se stesso, armato di quella fervida autoironia che troppo spesso anche i critici più attenti hanno faticato a trovare nella sua opera. Proprio un anno fa è stato preso a schiaffi dalla vita, quando suo figlio Arthur è morto cadendo da una scogliera a Brighton, da molti anni residenza dell’artista australiano. Eppure il Re ha ancora voce e annuncia per settembre un album che sarà una sorta di testamento della sua arte oscura: si intitolerà Skeleton Tree e abbiamo già i brividi.

 

 

© 2016, Pierluigi Lucadei. All rights reserved.




26 Agosto 2016 alle 20:08 | Scrivi all'autore | | |

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