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MERCOLEDÌ 30 NOVEMBRE AL TEATRO DELL’AQUILA DI FERMO UBU ROI DI ROBERTO LATINI

PRIMO APPUNTAMENTO DI “CLASSICO CONTEMPORANEO”

 

 

Paragonato spesso a Carmelo Bene e Leo De Berardinis, Roberto Latini Premio Ubu 2014 come migliore attore italiano, torna al Teatro dell’Aquila di Fermo mercoledì 30 novembre con Ubu Roi, un lavoro profondo e affascinante di grande impatto visivo, primo appuntamento di Classico contemporaneo, la stagione dedicata alle esperienze più contemporanee promossa – accanto a quella di prosa – dal Comune di Fermo e dall’AMAT in collaborazione con la Regione Marche e il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo.

 

Con Classico Contemporaneo torna anche Scuola di platea, seguitissimo progetto di introduzione al teatro per gli studenti degli istituti superiori di Fermo promosso dall’AMAT e dal Comune di Fermo. La partecipazione allo spettacolo è solo il momento centrale di un programma che prevede incontri propedeutici e confronti con la compagnia. I seminari preliminari vogliono tracciare alcune linee di lettura dell’opera teatrale attraverso l’ausilio di materiali critici. Le scuole che partecipano al progetto sono il Liceo Classico “Annibal Caro”, il Liceo Scientifico “T. C. Onesti”, l’Istituto d’Arte “Preziotti”, l’Istituto Tecnico Industriale “G. M. Montani”, l’Istituto Tecnico per Geometri “Carducci Galilei”. Gli studenti incontreranno la compagnia al termine dello spettacolo.

 

Datato 1896, il testo di Ubu Roi è la definizione di un processo di teatralizzazione unica: un gioco scolastico che diventa spettacolo per marionette e poi occasione scenica per riflessioni sulla natura dell’arte teatrale. Attraverso una costante reinterpretazione del Macbeth di Shakespeare, Alfred Jarry apre il Novecento alla “patafisica”, la scienza delle soluzioni immaginarie. Quasi un errore imprevisto della letteratura teatrale. Una specie di sbaglio che si è cercato talvolta di relegare appena fuori dal teatro. Il tempo, l’arte intorno all’arte e tutto ciò che è il teatro degli ultimi cent’anni, hanno invece reso possibile ricollocare Jarry tra Pirandello e Beckett, ammettendolo all’assolutezza che gli compete e quindi, come rispondendo ad un reclamo, farci i conti. Ubu Roi è ormai un classico del teatro mondiale, come Edipo o Amleto, capace cioè di superare se stesso e mettersi a disposizione dell’occasione teatro che ogni appuntamento scenico rappresenta.

“Per me, da Jarry inizia il Teatro contemporaneo. Gli Ubu – scrive Roberto Latini nelle note allo spettacolo – sono un’alterazione e una capacità insieme. Dalla loro comparsa sulla scena si può stabilire un punto di non ritorno. E quindi anche di ripartenza, o partenza nuova. Mentre ci si affannava ad accompagnare il Teatro alla vita e a ricomporre tutte le sfumature dei velluti del Teatro intanto borghese, Jarry è riuscito a ricondurci al Teatro, a riconvocarci, proponendo delle figure e una modalità di relazione tra testo e scena assolutamente contemporanei. Ubu apre la strada al Teatro del Novecento. Sono sempre stato convinto che quanto proposto dalla scena difficilmente riesca a stare al passo con i cambiamenti che avvengono in platea. Voglio dire che la velocità di trasformazione, di evoluzione, del pubblico, i gradi, come conquista, della comunicazione e ogni altra relazione che si stabilisce tra lo spettacolo e il pubblico, sono più in avanti di quanto generalmente lo spettacolo riesca a proporre. Jarry, insieme a pochi, pochissimi altri, è riuscito invece a darci un appuntamento dentro il futuro prossimo, spostando il luogo dell’incontro dalla convenzione stabilita alla relazione possibile. La patafisica, o scienza delle soluzioni immaginarie, è una parola che da sola può essere sinonimo di Teatro”.

 

Lo spettacolo è prodotto da Fortebraccio Teatro, adattato, diretto e interpretato da Roberto Latini con Savino Paparella, Ciro Masella, Sebastian Barbalan, Marco Jackson Vergani, Francesco Pennacchia, Guido Feruglio, Fabio Bellitti. Musiche e suoni sono di Gianluca Misiti, la scena di Luca Baldini, i costumi di Marion D’Amburgo, le luci di Max Mugnai. Il progetto è realizzato con la collaborazione di Teatro Metastasio Stabile della Toscana.

 

Per informazioni e biglietti (da 5 a 10 euro): biglietteria del Teatro dell’Aquila 0734 284295. Inizio ore 21.


CIVITANOVA DANZA TUTTO L’ANNO

VENERDÌ 2 DICEMBRE CANTIERE APERTO PER RITUAL QUINTET_01

 

 

Venerdì 2 dicembre al Teatro Annibal Caro con Cantiere aperto per Ritual Quintet_01 un progetto di Giulio De Leo prosegue la ventesima edizione di Civitanova Danza tutto l’anno, rassegna promossa dal Comune di Civitanova Marche, dall’Azienda Teatri di Civitanova e dall’AMAT, realizzata con il contributo di Regione Marche e Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo e con il sostegno di Il Cuore Adriatico Centro Commerciale (main sponsor) e Banca di Credito Cooperativo di Civitanova Marche e Montecosaro (sponsor).

 

Lo spettacolo va in scena al termine di una residenza di Civitanova Casa della Danza nell’ambito del progetto Residenze Marche Spettacolo promosso dalla Direzione Generale per lo Spettacolo dal Vivo del MiBACT con la Regione Marche, il Consorzio Marche Spettacolo e l’AMAT.

 

Ritual Quintet_01 – afferma Giulio De Leo – inaugura una ricerca sulla ritualità corporea contemporanea, un’indagine sulla necessità collettiva del danzare in relazione ai luoghi, alle comunità e alle culture. Proprio dallo studio di una cultura a me vicina sono partito: il Tarantismo. Una cultura vicina a me non solo geograficamente, ma nella sua capacità di essere terreno di sintesi, d’ibridazione e di sopravvivenza. Lungi da me l’idea di un’indagine archeologica e necrofila. Il Tarantismo è solo un’occasione per riflettere ancora una volta sulla capacità del corpo di farsi luogo d’incontro collettivo e di poter credere nel discorso coreografico come motore ancora vivo di nuovi percorsi rituali, religiosi, musicali, alimentari, comportamentali, visionari: e tutti pieni di scorie, di residui, di resti. Questo stesso quintetto nelle sue premesse si propone come esogamia culturale, fra il mio corpo/pensiero, la musica percussiva di Pino Basile spesso legato alla danza e al circo contemporaneo (Roberto Olivan, Akram Khan, Ruspa Rocket) e cinque danzatori provenienti da etnie, contesti geografici e storie molto lontane fra loro. L’esogamia sincretica rimescola le culture e i luoghi rurali e metropolitani e genera una babele, a volte esaltante, altre confusa ed incomprensibile; in questa mistura fomenta il nuovo, germoglia il vecchio”.

 

Progetto e coreografie dello spettacolo sono di Giulio De Leo, la danza è affidata a Erika Guastamacchia, Liia Gusein-Zade, Nikoleta Koutitsa, Luciano Nuzzolese, Joannis Polyzo. Lo spettacolo è una produzione Compagnia Menhir con il sostegno di Teatro Garibaldi di Bisceglie.

 

Informazioni e biglietti (biglietto cortesia 3 euro): Teatro Rossini 0733 812936, Teatro Annibal Caro 0733 892101. Inizio spettacolo ore 21.15.

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28 Novembre 2016 alle 17:32 | Scrivi all'autore | | |
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