Vittorio Camacci, “Il terremoto è come una guerra”

Vittorio Camacci, “Il terremoto è come una guerra”

Il Poeta e Podista Vittorio Camacci di Arquata del Tronto racconta: il terremoto è come una guerra

 

San Benedetto del Tronto, 2016-11-08 – Diversi alberghi di San Benedetto ospitano oggi gli abitanti di Arquata, dopo la terribile ultima scossa del 30 ottobre, alle 7.40. Una scossa che ha spezzato la speranza di chi continuava a vivere nella propria amata terra o almeno nelle sue vicinanze. Chi continuava a visitare giorno dopo giorno la propria casa più o meno danneggiata. Una scossa che ha infranto-per ora- progetti e ansia di ricostruzione. Tutto da rifare per gli arquatani, che sono passati attraverso non uno, ma tre terremoti in poco più di due mesi. Ci parla della sua esperienza Vittorio Camacci di Spelonga, guida naturalistica, podista e scrittore-poeta. Oggi anche lui ospite in un hotel della Riviera Adriatica. Un personaggio estroso, strettamente connesso alla natura dei Sibillini e dei Monti della Laga, che tramuta in poesia i suoi sentimenti verso la Madre Terra e che racconta le antiche storie e le preziose leggende dei suoi monti.

Vittorio,  sei guida naturalistica e quindi a stretto contatto con la natura dei luoghi colpiti dal terremoto. Raccontaci se ci sono state avvisaglie o “segnali ” strani prima del 24 agosto, e descrivici cosa è successo dopo il terremoto  alla terra, prima ancora che agli uomini.

 

Buongiorno Raffaella, è difficile spiegare alle persone che vivono nelle città cosa sia vivere a stretto contatto con la natura, oggi quasi tutti vivono in comode abitazioni, fresche d’estate e calde d’inverno, mangiano cibo precotto e preconfezionato, lavorano per ore in ambienti stretti e chiusi, fanno movimento in affollate palestre. In pochi sanno ascoltare i segnali della terra come il soffio del vento, il tremore degli alberi, lo scrosciare della pioggia o  guardare il pallido chiarore della Luna e le splendide notti stellate. La nostra Madre Terra è viva, ad esempio in montagna al sorgere del sole il suolo è colto da un fremito, un breve alito di vento che fa vibrare le fronde e provoca un brivido dietro la schiena, che fa alzare in volo gli uccelli e fuggire impauriti gli animali selvatici, ma in pochi oggi si alzano all’ alba per vivere questa esperienza. La Terra, questo piccolo pianeta che da tempo immemore percorre gli spazi siderali dell’infinito, è ferito, le sue risorse non sono illimitate e noi piccoli ed ingordi esseri umani  abbiamo lacerato la sua crosta per succhiare dalle sue vene gas e petrolio per alimentare i nostri costosi privilegi. Dice un vecchio proverbio Sioux : ” Quando l’ ultimo albero sarà abbattuto, l’ultimo pesce sarà pescato, solo allora l’uomo bianco capirà che i soldi non si possono mangiare”. La Terra ha lanciato il suo grido di allarme, un sussulto violento e disperato che ha lasciato lunghi solchi, come ferite e cicatrici, ha fatto ruzzolare a valle detriti e massi, come enormi gocce di sangue. L’uomo ancora non ha capito , invece gli animali con il loro istinto fuggono e lanciano le loro strida alcuni minuti prima che la terra tremi. Loro più di noi capiscono la grande Madre. Il terremoto come tutte le catastrofi naturali colpisce senza avviso e senza logica, questa volta ha fatto sobbalzare in modo anomalo le faglie arenarie e calcaree dei nostri monti, alzando immense zolle di terra e sfaldando le fragili rocce di superficie mentre ha risparmiato le abitazioni costruite sugli immensi massi che per centinaia di metri sprofondano nelle profondità del terreno.

 

Narra la tua esperienza del terremoto, parlaci di quello che hai vissuto.

 

Il mattino dell’ultima scossa, la più violenta e rabbiosa, ero sulla cima del Vettore ad accompagnare un escursionista ed ho percepito in modo amplificato le scosse telluriche vedendo precipitare enormi frane da Palazzo Borghese verso il ghiaione che circonda i minuscoli occhi del Lago di Pilato.  Scendendo poi dalla montagna sono saltato sull’enorme spaccatura , una lunga ferita che dal Vettoretto arriva fin quasi a Forca Viola. Il ritorno a casa è stato terribile , tra pezzi di strada franati e pieni di fenditure sull’ asfalto, rocce e paesi ormai ridotti a cumoli di rovine. I miei paesani ormai erano stati tutti trasferiti negli hotel della riviera ed anch’io ho dovuto a malincuore abbandonare i miei luoghi natii. Il terremoto è un po’ come una guerra, strappa via vite umane, sconvolge le menti, tira fuori il bello ed il brutto dell’ animo umano, ma ancora non abbiamo capito…

 

Vittorio, dopo due raccolte di poesie hai scritto un libro, Pastalocchie” strettamente legato alla tua terra. Quale è la essenza del tuo scritto, il senso profondo che vuoi comunicare ai lettori?

 

Tutti i miei versi ed i miei scritti sono ispirati dal mio profondo rapporto con la Natura selvaggia dei mie luoghi, parlano degli antichi usi e consuetudini dell’uomo, delle amare storie di una vita di sussistenza e sopravvivenza, delle antiche leggende della nostre lande. Il mio ultimo libro è dedicato ai miei amati nipoti in esso è racchiusa l’essenza di vita dei nostri avi e tutte le sue pagine riassumono un enorme grido disperato verso tutta l’umanità alla quale chiedo di fermarsi nella folle corsa all’ Eldorado. Bisogna tornare ad un’economia primaria e bio-compatibile, bisogna vivere con parsimonia, disincanto e felicità. Se tutti vivessimo nello stile occidentale : maxi ville, enormi suv, pasti pantagruelici … avremmo già esaurito tutte le risorse del nostro pianeta. Ricordate sempre che l’ ” Avere” non fa la felicità e che l’essenziale è invisibile agli occhi.

 

Esiste qualche leggenda (come quella delle Fate di Pretare o altre) che possa ricondursi a questo terribile terremoto?

 

I terremoti hanno colpito le nostre montagne sin dalle epoche più remote, benché la nostra storia sia antichissima con testimonianze di reperti di tribu pre-etrusche , come quelle celtiche del Nera, non ci sono monumenti antecedenti il XIII / XIV secolo a conferma del fatto che terribili terremoti hanno sicuramente cancellato le costruzioni e le vestigia delle epoche antecedenti il tardo medioevo.
Ecco La leggenda del Tesoro di Re Manfredi:
Una leggenda dice che Re Manfredi visitando Castel Trosino si fosse innamorato di una bella fanciulla affacciata ad un balcone. Tanto era il desiderio di rivedere tale fanciulla che fece scavare un’enorme passaggio segreto da Castel Manfrino, situato su uno sperone di roccia che domina le Gole del Salinello, fino dentro le mura del villaggio a ridosso del torrente Castellano. Tale mastodontica impresa richiese un lavoro sovrumano di centinaia di servi della gleba ma la sua realizzazione fu possibile anche grazie ad un patto con il ” Re” dei Mazzamaurielli, piccole creature che popolavano gli anfratti della terra e custodivano enormi tesori. Ma anche Re Manfredi fu preso dall’ingordigia e un giorno mentre andava dalla sua bella percorrendo l’interminabile tunnel segreto notò all’ interno di una radice un prezioso diadema, lo estrasse e lo regalò alla sua amata provocando così l’ira dei mazzamaurielli che attraverso il loro particolare ed articolato modo di roteare il corpo provocarono un terribile terremoto che ostruì il passaggio e fece crollare il castello del Re. Ancora oggi tra le splendide rue di Castel Trosino si può ammirare una particolare costruzione, detta la Casa della Regina in cui si dice abbia vissuto l’amante del Re.

 

Chi è Vittorio Camacci


Vittorio Camacci è di Spelonga, frazione di Arquata del Tronto (AP). E’ una delle guide naturalistiche autorizzate dalla provincia di Ascoli Piceno, attività che esercita con vero piacere da più di 20 anni poiché è anche appassionato di corsa in natura. Collabora da oltre un decennio, come corrispondente di corsa, con una delle riviste più importanti del panorama nazionale, il mensile ” Correre ” oltre ad alcune riviste digitali come Podisti.net. E’ stato ideatore, speaker e commentatore di eventi sportivi e manifestazioni follkloristiche. Durante allenamenti giornalieri intorno alle montagne del suo paese, attraverso un contatto particolare e spirituale con la natura affascinante dei Monti della Laga e dei Sibillini trae ispirazione per versi di poesia che parlano anche di antichi usi e consuetudini lavorative del passato. Ha già scritto due raccolte di poesia : “A timpe de prima” ed “Adusera”. Si è classificato 8° al I° concorso nazionale di poesia ” Festival dei Due Parchi ”  con la poesia ” Il Maratoneta “. Il suo motto è : ” Tutti vogliono tornare alla Natura … ma nessuno vuole andarci a piedi ” . La sua missione è : ” Farceli tornare di corsa ! ” .

 

Il libro Pastalocchie

 

L’ estroso e poliedrico spelongano, globetrotter del podismo, ci conduce nel modo incantato dei racconti e delle favole. Una raccolta di novelle, oltre alle sue poesie, che conducono il lettore nel mondo delle arcane leggende della Laga e dei Sibillini. Chi fu l’eroina di Lepanto che conquistò il vessillo ottomano di Spelonga ? Come nacque la Leggenda delle Fate di Pretare ? Chi erano i briganti della Laga ? Quale regina dimorò nella Rocca di Arquata ? Un libro che corre a
cavallo della storia e gioca una corsa conto il tempo. D’ altronde la corsa non è forse nel DNA di Vittorio ?  Per richiedere il libro, scrivere a vittoriocamacci@libero.it

Vittorio Camacci in testa a una corsa
Vittorio Camacci in testa a una corsa

Biografia di Raffaella Milandri 

Raffaella Milandri
Raffaella Milandri

Scrittrice, fotografa umanitaria e viaggiatrice in solitaria . Attivista per i diritti umani dei popoli indigeni, è membro adottivo della tribù Crow, in Montana. Presidente della Omnibus Omnes Onlus. Titolare alla Europrinters Consulting. Membro del Lions Club Ascoli Host. Redattore a Il Mascalzone. Attualmente iscritta alla Facoltà di Scienze Sociali alla Unicam di Camerino.

Dice Raffaella Milandri : “Viaggiare non vuol dire visitare luoghi, ma percepire l’animo dei popoli”. Come viaggiatrice solitaria è stata accolta da tribù nei più remoti angoli di mondo. Dice di sè: “Amo le persone semplici, e sono fiera di essere una di loro”.

La Milandri si dedica alla scrittura, alla fotografia e ai reportage, intesi come strumento di sensibilizzazione e divulgazione sul tema dei diritti umani e delle problematiche sociali, attraverso campagne di informazione, appelli, petizioni e conferenze, e diffondendo filmati, libri e interviste su media e social network. Varie le partecipazioni televisive e radiofoniche in Italia, numerosi gli articoli sui suoi viaggi, su quotidiani e riviste. I suoi viaggi in diretta su Facebook sono un evento mediatico molto seguito. Il gruppo Tabula Osca ha dedicato un pezzo al suo impegno umanitario https://youtu.be/18ePxizn7ug . Una sua intervista sui popoli indigeni è stata pubblicata sul sito dell’ONU http://www.unric.org/it/attualita/30454-raffaella-milandri-la-situazione-dei-popoli-indigeni-oggi .

Tra le mete dei suoi viaggi, ricordiamo la Papua Nuova Guinea, l’Alaska, il deserto del Kalahari,

il Tibet, il Kimberly in Australia. Tra i Popoli Indigeni oggetto delle sue campagne per i diritti umani, i Nativi Americani, i Pigmei, i Boscimani, gli Adivasi dell’Orissa.

Libri pubblicati

Io e i Pigmei.Cronache di una donna nella Foresta, Polaris 2011.

Booktrailer https://youtu.be/5sHZgaTRPOY

La mia Tribù.Storie autentiche di Indiani d’America, Polaris 2013.

Booktrailer https://youtu.be/5xtIuTYxCWA

In India. Cronache per veri viaggiatori, Ponte Sisto 2014.

Booktrailer https://youtu.be/KH3J-NNJRXY

 

Email raffaellamilandri@gmail.com

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Twitter @RaffaellaMilandri

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