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Pd, Giobbi: ” Faremo la ‘Festa degli Iscritti’ “

di | in: Cronaca e Attualità, Oblò: Spunti, Appunti e Contrappunti

Partito Democratico

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1a FESTA DEGLI ISCRITTI ( 18/12/2016)

Ho voluto organizzare questo incontro per fare il punto politico su questo 2016.

Un anno dal punto di visto elettorale intenso, iniziato con l’illusione dei 7000 delle primarie, proseguito con la divisione sul referendum sulle trivelle, seguito ancora dalle amministrative amare per noi sia a San Benedetto che in tante altre parti d’Italia e chiusosi con il risultato altrettanto negativo del referendum.

Potevo, visto l’anno non proprio brillante far finta di nulla, mandarvi i soliti auguri di Buone Feste tramite email o whatsApp e chiudere l’anno così.

Ma io al PD e soprattutto agli iscritti del PD ci tengo. Ho deciso quindi di convocarvi, di parlare con voi, di darvi la parola, perché voi siete le antenne riceventi/trasmittenti sul territorio del partito, parte fondamentale per un partito strutturato e che vuole essere vicino al proprio territorio

Ho deciso che faremo anche festa, la 1a FESTA DEGLI ISCRITTI, una festa che spero diventi una appuntamento fisso di fine d’anno nel nostro circolo e che si possa estendere a tutti i nostri circoli.

Una festa nella nostra sede, la casa comune, un momento per stringersi la mano e augurarsi buone feste, per omaggiare nostri iscritti di lunga militanza e over 75 con una pergamena ricordo. Una militanza iniziata per molti nei partiti della prima repubblica, proseguita nel periodo della stagione dell’Ulivo e che continua ora dentro il PD.

Ho voluto sottolineare questo percorso perché si dice spesso che i “vecchi” non cambiano, rimangono sulle loro posizioni; questi iscritti diversamente “giovani” dimostrano invece che si può e si deve cambiare; si cambia però dopo essersi confrontati, dopo magari un confronto duro ma civile come quello che portò allo scioglimento dei DS e della Margherita per fondare il PD.

Ecco questi iscritti dimostrano che nulla è per sempre ma mai cambiare per soddisfare esigenze personali e mai farlo senza cercare di trasmettere il cambiamento a chi ti ha camminato affianco e vuoi che continui a farlo.

Venendo alla politica e in particolare al referendum devo constatare che l’ennesima bocciatura di una riforma costituzionale fatta a maggioranza conferma quanto da me sempre pensato: La riforma della costituzione non può essere fatta da soli. Lo diceva il programma del PD del 2013.

Visto però che si è voluto agire in questo modo anche perché sollecitati dai richiami del Presidente Napolitano si sarebbe dovuto dividere le sorti del governo dalla riforma fatta, che doveva essere esclusivamente giudicata per quello che era e non invece trasformata in una sorta di plebiscito pro o contro la maggioranza anzi pro o contro una persona: Renzi.

Renzi avrebbe dovuto semplicemente dire: questa è la riforma votata in parlamento a voi il giudizio finale. E’ ovvio che la bocciatura avrebbe comportato le sue eventuale dimissioni, come era avvenuto in Inghilterra per Camerun, e di conseguenza la nascita di un nuovo governo se ci fosse stata ancora una maggioranza. Un governo che sarebbe dovuto nascere tenendo conto della bocciatura ricevuta, che avrebbe dovuto cambiare diversi ministri per dimostrare di voler cambiare la rotta, ascoltare il messaggio ricevuto e arrivare al porto della naturale scadenza del mandato: il 2018

Se vogliamo veramente guardare ai paesi dove la democrazia ha qualche secolo più della nostra dobbiamo capire che si può governare anche cambiando governo ( Camerun- May) se si continua ad avere una maggioranza in parlamento.

Renzi, segretario del PD, deve chiarire se c’è ancora quella maggioranza, se ci sarà non dico per arrivare a fine mandato ma almeno a fine primavera e far fare a questo governo le tante cose non rimandabili. Non ci scordiamo i problemi urgenti come le banche, la gestione dei migranti, il lavoro, il G7 e la gestione post terremoto. Almeno arriviamo a dare delle casette prefabbricate a questa gente che ora è sfollata o vive in situazioni veramente emergenziali.


CONGRESSO NAZIONALE /LOCALE

Il partito deve usare questo tempo per riflettere e capire, non per organizzare le rivincite. Si fa questo organizzando un congresso vero. Un congresso che deve essere il luogo e il momento del confronto delle idee e deve una volta per tutte sciogliere un nodo. Possono le due componenti maggioritarie che hanno dato vita a questo partito continuare a stare insieme? Può un partito nato dall’unione di più anime, che condivisero un progetto politico complesso e difficile da portare avanti, sopravvivere alle forti accelerazioni centrifughe messe in campo da Renzi e dal ritorno di D’Alema?

Secondo me no. O si cambia metodo e si trova un punto di incontro oppure si muore.

C’è un’altra possibilità, la crescista di un’area numericamente e politicamente rilevante che abbandoni la politica personalistica condivisa solo con pochi e torni alla condivisione e all’inclusione che fu il metodo usato dall’Ulivo e portò alla nascita del PD.

Una visione del partito che lavori per riportare il confronto nelle sedi , magari eliminando quella pagliacciata dello streaming, che riscopra l’ascolto della base, che non umili gli iscritti con primarie che li fa mettere in fila fianco a fianco con esponenti del centro destra , che per evitare questo faccia subito un elenco degli elettori certificato e pulito da chi vuole solo inquinare il nostro voto; elettori veri riconoscibili e che possano dare utili consigli ai nostri dirigenti locali.

Altro che far eleggere anche i segretari di circolo con primarie gonfiate da semplici figuranti o peggio da chi è stato sempre contro di noi.

Dobbiamo invece invertire la rotta, servono sedi frequentate magari anche da poche persone ma costantemente frequentate, oserei dire presidiate. Occorre avere direttivi partecipati e collaborativi.

Il Partito, il livello superiore ai circoli territoriali, periodicamente dovrebbe pretendere dai segretari e dai direttivi relazioni sui lavori svolti, sulle iniziative fatte, sulla presenza o meno dei membri del direttivo. Far parte di un direttivo del PD non lo ordina il medico, è una libera scelta, è un impegno preso con gli iscritti che ti hanno votato . Chi si è fatto eleggere e non ha mai partecipato ad un direttivo, chi è venuto solo quando interessi personali o di gruppo lo spingeva a venire non è sicuramente un valore aggiunto per il nostro partito.

Ricordarsi di far parte di un organo elettivo solo in certi momenti e usare la violenza verbale vista lo scorso Luglio deve essere una cosa non più tollerata dagli organismi superiori, Provinciali e Regionali.

Cosa mi auguro quindi per il futuro congresso locale che si svolgerà probabilmente a fine Gennaio?

Una discussione serena sul nostro paese, sui giovani e sulle povertà delle periferie, che non ci guardano più come riferimento per la loro crescita.

Una discussione non finalizzata a far vincere questo/a o quello/a ma a trovare soluzioni da portare poi avanti da un gruppo unito e compatto.

Per fare ciò meglio se riusciamo a trovare un’ampia maggioranza, ma va bene anche una sana e leale competizione se poi si è disposti a percorre la strada insieme.

Per fare questo è importante però darci delle regole, condivise e soprattutto rispettate, lo dico da anni. Ne ho parlato con l’ex Ministro Barca che mi ha mandato un documento da analizzare e sottoscrivere se si condivide, anche solo parzialmente. Sono regole ed aggiustamenti necessari per continuare a tenere insieme questo partito, che è l’unico che permette a tanti cittadini di fare politica e interessarsi della cosa pubblica e in definitiva rimanere un baluardo per difendere la nostra democrazia.

Chiudo rinnovando l’invito a tesserarvi e dare un senso a questa sede, e annunciandovi che questo sarà l’ultimo anno che vi rinnoverò personalmente la tessera.

Io concludo il mio mandato e non mi ricandido a segretario del circolo centro ma resto dentro al PD e a disposizione del partito.

Nel 2013 avevo accettato questo incarico per spirito di servizio. C’era una forte divisione nel partito, mi impegnai per cercare di ricompattare persone che erano state insieme e di colpo si erano divise. Il fatto che sono arrivato a fine mandato dimostra che non sono riuscito a ricucire queste divisioni. Era mia intenzione infatti dimettermi appena avrei visto un direttivo unito, capace di lavorare in modo collaborativo e autonomo. A quel punto avrei passato volentieri la mano ad un giovane che sarebbe potuto crescere supportato dal tutto il direttivo.

Cosi non è stato anche per le divisioni ampliatesi nell’unione comunale che inevitabilmente si sono riflesse nei circoli, in tutti i circoli.

Sono arrivato così mio malgrado a fine mandato.

Qualcuno voleva che abbandonassi insieme agli altri, ma quel qualcuno che non c’entrava nulla col nostro circolo, non immaginava di trovarsi di fronte uno cocciuto e ostinato come me.

Voi mi avevate dato fiducia nel congresso del 2013 ed avete continuato a darmela anche durante questo ultimo periodo e per rispetto a quella fiducia sono rimasto alla guida del vostro circolo e sono oggi qui a dirvi “continuate a credere e lottare” insieme al PD per creare un mondo migliore.

Continuate a farlo nella nostra sede, continuate a farlo in ricordo e in onore di chi per anni lo ha fatto e quest’anno ci ha lasciato , mi riferisco a Pietro Paolo Menzietti che spero nel prossimo anno il partito possa ricordare con un evento a lui dedicato; continuate a farlo anche confrontandovi duramente ma fatelo sempre in modo leale e alla fine uscite da questa sede con una stretta di mano.

Ecco questo è il messaggio che lascio a chi verrà dopo di me perché il PD sopravvive ai sui segretari, locali e nazionali.

Grazie a tutti

San Benedetto del Tronto lì 16/12/2016

Il segretario del Circolo Centro “Guido Ianni”

Roberto Giobbi

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17 Dicembre 2016 alle 16:08 | Scrivi all'autore | | |

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