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A Paolo Di Mizio il Premio Truentum

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Paolo Di Mizio, Premio Truentum

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Il giornalista: “San Benedetto è una città magica, mi ha accolto alla vita, mi ha aperto gli occhi”

 

San Benedetto del Tronto, 2017-03-11 – La sala consiliare di viale De Gasperi ha ospitato nel pomeriggio dell’11 marzo la cerimonia di consegna del premio Truentum, giunto alla trentunesima edizione, massima onorificenza concessa dalla Città di San Benedetto del Tronto che premia i sambenedettesi di nascita e d’adozione che hanno dato lustro alla città nei vari campi dell’agire umano.

La commissione aggiudicatrice presieduta dal sindaco Pasqualino Piunti e composta dagli ex Sindaci della città e dai premiati delle precedenti edizioni, ha attribuito il premio Truentum 2016 a Paolo Di Mizio, giornalista, scrittore, ideatore della rassegna stampa televisiva, tra i fondatori nel gennaio 1992 del Tg5 e capace nella sua carriera d’intervistare i più grandi esponenti della storia e della cultura contemporanea.

Così infatti recita la motivazione dell’attribuzione del premio a Di Mizio, letta dal sindaco Piunti prima della consegna della pergamena e della medaglia d’oro con incisa l’effigie del Santo patrono della città: “Cronista di grande valore, pioniere del giornalismo televisivo, ha raccontato le vicende e i grandi personaggi del mondo con curiosità, passione e competenza. Durante la sua luminosa carriera non ha mai reciso il legame con la Città della sua giovinezza che lo ringrazia e lo indica alle giovani generazioni come esempio di professionista dell’informazione libera e obiettiva”.

“San Benedetto è una città magica, mi ha accolto alla vita, mi ha aperto gli occhi, qui riconosco la mia terra, la mia gente, le abitudini, la psicologia”: così Di Mizio nel suo intervento di ringraziamento che ha ripreso una riflessione fatta dal Sindaco nel tratteggiare la figura del premiato. “La nostra è una città magica – aveva infatti detto Piunti – sia per chi transita o per chi vi rimane, trasmette un ricordo indelebile”. Di Mizio ha infatti trascorso gli anni dell’infanzia, dell’adolescenza e della giovinezza proprio a San Benedetto, confermando che questo legame sia sempre rimasto vivo nel suo cuore. “Ho ricevuto tanti premi nella mia carriera – ha detto commosso – ma questo è il più gradito, ne sono veramente orgoglioso”.

Dopo la cerimonia, Di Mizio, intervistato dalla presidente della commissione consiliare cultura Rosaria Falco, ha presentato la sua ultima fatica letteraria “Teneri Lupi”, un mix di poesia, narrativa e saggistica, nuovo capitolo di una carriera da scrittore iniziata con il romanzo storico “Storia di Giuseppe e del suo amico Gesù”. A proposito di questo volume, Di Mizio ha narrato come abbia descritto i paesaggi ispirandosi alle bellezze di San Benedetto e del suo comprensorio.

Il pomeriggio è stato caratterizzato, come vuole la tradizione, da intermezzi musicali curati dall’Istituto “Vivaldi”. Le note dei docenti Marco e Francesco Ghezzi hanno percorso un itinerario partito da Bach e che poi ha toccato celebri colonne sonore cinematografiche e pietre miliari della musica jazz.


Paolo Di Mizio, giornalista e scrittore, e stato uno dei volti “storici” del Tg5. A lui si deve “l’invenzione” della rassegna stampa, poi imitata da quasi tutte le tv italiane. Di Mizio ha trascorso la sua infanzia e prima giovinezza a San Benedetto del Tronto. Dopo la laurea a Macerata, iniziò la sua carriera lavorativa a Londra nel 1975, dapprima come insegnante di letteratura italiana, poi come corrispondente dell’agenzia di stampa NEA. Rientrato in Italia qualche anno dopo, lavorò per diversi quotidiani e periodici collaborando per varie riviste europee e americane.

 

Approdò in televisione con Maurizio Costanzo nel 1980, nel primo telegiornale privato (“Contatto”) della rete appena fondata dalla RizzoIi – Corriere della Sera. Uno dei suoi primi scoop televisivi avvenne poche ore dopo l’attentato a Giovanni Paolo II. Mentre il Papa veniva operato, Di Mizio riuscì a intervistare, sul letto d’ospedale, la turista americana ferita da una pallottola di Ali Agca.

 

Assunto come inviato speciale dalla Domenica del Corriere, si occupò dei principali casi di cronaca (tra i quali l’uccisione del generale Dalla Chiesa e la successiva guerra di mafia) e pubblicò in esclusiva i “verbali d’interrogatorio” delle BR durante la prigionia di Roberto Peci. Dopo quattro anni, tornò in televisione con Arrigo Levi, come inviato speciale del settimanale d’inchieste di Canale 5 “Tv- Tv”. Nel 1992 fu nel gruppo fondante del Tg5 insieme a Mentana, Mimun e Sposini.

 

Come inviato speciale è stato sui principali teatri internazionali, dal Kurdistan nella prima guerra del Golfo (1991) alle regioni della ex Iugoslavia sconvolte dalla guerra, agli Stati Uniti durante la guerra all’Iraq (2003).

 

Nel 2009 ha pubblicato il suo primo romanzo, “Storia di Giuseppe e del suo amico Gesù”, romanzo storico – teologico incentrato sul contrasto tra ragione e fede.

 

“Teneri lupi”, che ha presentato a San Benedetto, è un diario, scritto nell’arco di alcuni decenni a partire dall’adolescenza, su fogli sparsi, nelle situazioni più diverse, talvolta nel mezzo di guerre e crisi diplomatiche durante le missioni dell’autore come giornalista, talvolta invece in solitudine su spiagge battute dal vento o dalla pioggia, spesso appuntando le frasi sul telefono cellulare, ora in prosa, ora in versi. L’autore spiega a se stesso ciò di cui è testimone, ne rielabora il senso, e lo fa con un ventaglio linguistico mutevole, che si conforma alle circostanze: colloquiale o lirico o ironico, talvolta giornalistico, talvolta sensuale, talvolta carico di ethos.  È il libro di un uomo che, senza nulla nascondersi, osserva le metamorfosi della vita come una serie di eventi spesso in contraddizione con i suoi desideri e i suoi sogni, e da “involontario guerriero” s’interroga sulla “incalibrata ira” del destino e del suo padrone, il Fato.

 

Paolo Di Mizio, Premio Truentum

 

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12 Marzo 2017 alle 2:50 | Scrivi all'autore | | |

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