Padre massacra i figlioletti a martellate poi si suicida

Padre massacra i figlioletti a martellate poi si suicida

 

 

 

 

ABC DELLA PSICHE E DELLA RELAZIONE

 

 

Antonella Baiocchi, Psicoterapeuta e Criminologa, risponde alle vostre domande

 

 

 

 

Domanda:

Dott.ssa sono rimasta sconvolta dalla notizia di quel padre che ha ucciso con inaudita violenza i suoi due figlioletti. I vicini di casa hanno descritto lui come una persona gentile e tutta la famiglia come “la famiglia del Mulino Bianco”: questo mi sconvolge ancor di più. Mi aiuti a capire come possono accadere questi atti bestiali. Sonia R. (Centobuchi)

 

 

 

Risposta:

Cara Signora Sonia, comprendo l’angoscia. In questa storia tutto parla di normalità ed armonia, e questo inquieta e destabilizza, perché “Quando non si riesce a contestualizzare le radici del Male, significa che il Male potrebbe essere ovunque, anche accanto a noi“.

La prima domanda che tutti si chiedono è: “Perché?”

In questa tragedia si ipotizza che il movente possa essere stato “finanziario”: sembrerebbe che questo padre nascondesse da tempo dei problemi economici e che la montagna di bugie eretta per nasconderli, fosse ormai irrimediabilmente minacciata dalla conclusione della pratica per l’acquisto di un immobile, prevista proprio nel giorno della tragedia.

Ma come può un movente del genere portare a massacrare a martellate, due anime innocenti, sangue del proprio sangue?

Tra gli autori, c’è ancora molta incertezza in merito alla comprensione di cosa accada nella mente delle persone che decidono di attuare atti estremi come l’omicidio e il suicidio ed è opinione comune, ritenere che le variabili che contribuiscono ad originare questi fenomeni, siano talmente variegate, al punto da impedire l’individuazione e l’attuazione di strategie preventive.

Io penso, invece, come spiego nei saggi “Rischio Suicidario” (edizione Youcanprint 2016), e “Autopsia della Relazione Malata” (edizione Youcanprint 2015) che tra la miriade di fattori che sottendono l’Azione Suicidaria ed Omicidaria, sia possibile individuare un Comun Denominatore: “la Sofferenza”.

Escludendo la Sofferenza Fisica (che, quando eccessiva e insanabile, pur di porvi fine, porterebbe chiunque a contemplare per sé e per i propri cari, la morte come scelta logica e razionale), la gran parte degli atti estremi ha alla base la Sofferenza Psicologica ritenuta Intollerabile (una intensissima emozione di tipo spiacevole: rabbia, vergogna, disprezzo, o qualsiasi altro nome le si voglia dare, a seconda dei casi): è la Psiche a star male, non il Corpo.

La Sofferenza Psicologica è sempre legata alla disattesa delle aspettative: quando la vita va diversamente da come di vorrebbe.

Le Aspettative sono sempre legate alle Credenze (cioè alla “Cultura” della Persona, all’insieme di Informazione incamerate durante l’esistenza, in merito a ciò che è Bene-Male, Giusto-Ingiusto, Vero-Falso).

Per fare un esempio: se si Crede che il proprio valore sia direttamente proporzionale al potere economico, questa Credenza crea l’Aspettativa di “non dover mai fallire né rimanere senza soldi” e se ci si dovesse esporre a queste eventualità, tale disattesa creerebbe una Sofferenza Psicologica.

Come si spiega, però, il diverso atteggiamento attuato dalle persone davanti alla Disattesa?

Nel caso del suicidio, ad esempio, come mai davanti ad una “delusione d’amore” o ad un “fallimento economico

  • alcuni sono determinati a suicidarsi,

  • altri pensano di suicidarsi ma non lo fanno

  • ed altri ancora non ci pensano per nulla e continuino a vivere tollerando la delusione subita?

Credo che la risposta sia contenuta nella parola tollerare.

La differenza tra chi si lascia andare ad Atti Estremi e chi no, è individuabile nel Grado di Tolleranza nei confronti della Disattesa di determinate Aspettative:

  • chi sceglie la morte (per sé o per gli altri) ha un bassissimo Grado di Tolleranza: è intransigente, ritiene insopportabile la disattesa di determinate aspettative;

  • chi continua a vivere dimostra un Grado di Tolleranza più alto (soffre di un dolore meno intenso, quindi vissuto come sopportabile).

La Psicoterapia Cognitiva insegna che il Grado di Tolleranza dipende dal Grado di Convinzione delle Credenze della persona (“Su una scala da 1 a 100, quanto sono convinto della Tal Credenza? ”). In tutti gli ambito in cui la risposta è “100”, lì c’è il problema: lì la Persona ha Credenze Assolute (in termini più semplici, Crede di Conoscere la Verità Assoluta) ed è quindi Intollerante a tutto ciò che diverge dalla propria Verità.

Il Grado di Sofferenza Psicologica è sempre coerente con il Grado di Convinzione della Credenza Disattesa: va da sé che Chi è Convinto 100 di qualcosa, starà male 100 se vedrà disattesa la sua visuale (proverà cioè emozioni spiacevoli estremamente intense).

La tesi, quindi, che ho maturato negli anni di esperienza clinica, è la seguente: le persone con Credenze Assolute (Convinte cioè di conoscere la Verità Assoluta) sono a potenziale Rischio di Suicidio ed Omicidio perché “se le cose non vanno come dovrebbero assolutamente andare” provano una Sofferenza Estrema (insopportabile) che (soprattutto in concomitanza di Fattori Precipitanti e Predisponenti) li potrebbe spingere ad Azioni Estreme.

La responsabilità primaria, di questa ennesima storia di spietata crudeltà, ma anche di moltissime altre storie che insanguinano le cronache, non va individuata nell’esecutore materiale degli atti di volenza (che beninteso, merita una adeguata punizione legale), né tantomeno va individuata sugli Eventi Spiacevoli che hanno scatenato la disperazione o rabbia accecante (è inevitabile che la vita, pur cercando di edulcorarla, che le cose vadano diversamente da come ce le si aspetta).

La Responsabilità primaria va individuata nell’Analfabetismo Psicologico nel fatto cioè, che la gran parte delle persone non possiede competenze adeguate in merito al Funzionamento della Psiche e sono indotte, quindi, ad agire sotto la spinta di un Pilota Automatico caricato con un Software infetto (un Virus potentissimo è “Credere che la Verità Assoluta Esista”) che trasforma le relazioni (con Se Stessi e con gli Altri) in una trappola dicotomica, in cui l’intolleranza verso ciò che diverge dal Modello ritenuto Verità, la fa da padrona.

Credo che, se una società veramente Civilizzata, non possa più prescindere dall’inquadrare il problema della Violenza da questa angolazione: la Violenza su di Sé e sugli Altri si previene con la conoscenza del funzionamento Psichico che si dovrebbe divulgare in modo capillare.

 

dr.ssa Antonella Baiocchi

ABC DELLA PSICHE E DELLA RELAZIONE

Antonella Baiocchi, Psicoterapeuta e Criminologa, risponde alle vostre domande

Il mascalzone.it ha deciso di sostenere la dott.ssa Antonella Baiocchi, nel raggiungimento del suo obiettivo (ormai noto a tutti), di “Alfabetizzare le persone in merito al funzionamento della psiche” attraverso una apposita Rubrica da lei curata nella quale è possibile rivolgerle le domande in merito al funzionamento della Psiche e alla Relazione. La Rubrica, che avrà al massimo cadenza quindicinale, si chiama ABC DELLA PSICHE E DELLA RELAZIONE e gli utenti, tramite l’indirizzo  antonellabaiocchisbt@libero.it  , potranno rivolgerle le domande più disparate, compresi dubbi e perplessità in merito alla psiche (ansia, depressione, panico, disturbi compulsivi, etc.) e alla relazione: (l’amore, la relazione genitori – figli, la relazione con il partner, etc.). Vi invitiamo ad approfittare di questa preziosa occasione psico-educativa.
FB: https://www.facebook.com/antonellabaiocchipsicoterapeutabis 

 

 

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