dall’UniCam

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OGGI AD UNICAM UN SEMINARIO DI ROMINA VUONO DEL NEUROSCIENCE INSTITUTE DI CAMBRIDGE

Camerino, 14 febbraio 2018 – La dott.ssa Romina Vuono, dottore di ricerca in Biologia, ricercatrice presso il prestigioso Behavioural and Clinical Neuroscience Institute dell’Università di Cambridge ha tenuto oggi in Unicam un seminario su “The role of Ethics in scientific research”, nell’ambito delle attività formative della School of Advanced Studies. La dott.ssa Vuono ha conseguito il dottorato di ricerca in Italia, ma, al pari di tanti altri talenti italiani, ha potuto sviluppare le sue innovative ricerche soltanto andando all’estero. Grazie ad una posizione post dottorale bandita dall’Università di Cambridge, si sono aperte per lei le porte di uno dei miglior centri di ricerca del mondo sede del “John van Geest Centre for Brain Repair” con grandi possibilità di sviluppare studi sulla malattia di Huntington e sul Parkinson.

Vuomo

La dott.ssa Vuono ha tenuto il suo seminario nell’ambito delle attività formative della Scuola di Dottorato di Ateneo incontrando dottorandi e ricercatori Unicam per un confronto su un tema di grande attualità: i rapporti tra etica e ricerca. La sperimentazione clinica pone infatti il ricercatore di fronte a scelte importanti quali il rispetto dei principi contenuti in convenzioni internazionali quali quella di Oviedo sulla biomedicina e a nuove regole adottate dall’Unione Europea in materia di trials clinici.

La biologa ha illustrato queste tematiche offrendo anche interessanti notazioni sulla regolamentazione della ricerca adottata dalla Gran Bretagna in questa fase di progressiva uscita dal sistema regolamentare dell’Unione Europea.

Durante il seminario la ricercatrice ha sviluppato attraverso esempi concreti i principali problemi posti al ricercatore che utilizzi per la sua ricerca dati genetici, campioni biologici, ma anche che conduca direttamente applicazioni sperimentali sull’uomo.

PUBBLICATO L’ELENCO DELLE PIANTE AUTOCTONE D’ITALIA

L’Italia si colloca al primo posto in Europa per numero di entità autoctone.

Fioritura di Tulipa pumila e Narcissus poëticus nell’Altopiano delle Rocche, Abruzzo. Foto F. Conti.

Camerino, 14 febbraio 2018 – Un inventario delle piante che crescono in un determinato territorio rappresenta uno strumento fondamentale per la conoscenza e tutela della biodiversità. In quest’ottica si è appena concluso un lavoro durato quasi tre lustri, svolto senza uno specifico finanziamento, che ha portato alla pubblicazione sulla rivista internazionale Plant Biosystems di un intero fascicolo con l’elenco aggiornato di felci e affini, conifere e piante a fiore, la cosiddetta ‘flora vascolare’, autoctone d’Italia (An updated checklist of the vascular flora native to Italy).

Si è trattato di un lavoro corale, portato avanti dal Gruppo per la Floristica, Sistematica ed Evoluzione della Società Botanica Italiana, coordinato da Fabrizio Bartolucci e Fabio Conti del Centro Ricerche Floristiche dell’Appennino dell’Università di Camerino e del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, Lorenzo Peruzzi dell’Università di Pisa e Gabriele Galasso del Museo di Storia Naturale di Milano, realizzato grazie alla collaborazione di 51 ricercatori, italiani e stranieri.

Ad oggi, la flora vascolare autoctona d’Italia conta 8195 specie e sottospecie, di cui 1708 endemiche (cioè esclusive del territorio italiano) e 26 probabilmente estinte. Le regioni che hanno il più alto numero di entità autoctone sono il Piemonte (3464), la Toscana (3370), la Lombardia (3272), e l’Abruzzo (3190). L’Italia si colloca al primo posto in Europa per numero di entità autoctone. Nell’intero bacino del Mediterraneo, che è considerato uno delle aree mondiali a maggiore biodiversità, solo la Turchia ospita un numero di specie più elevato.

“Negli ultimi anni – ha dichiarato il prof. Conti – le esplorazioni sul campo, la stesura di elenchi regionali e gli studi comparativi riguardanti la flora italiana sono aumentati notevolmente. Tuttavia, per numerose specie vi sono ancora significative lacune di conoscenza. Per questo motivo, l’inventario appena pubblicato servirà come base tassonomica e nomenclaturale per ulteriori ricerche botaniche”.

clicca l’allegato: Immagini_piante autoctone

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