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Tra Zagor e Cico: intervista a Moreno Burattini

di | in: Interviste

Moreno Burattini

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Moreno Burattini è stato recentemente ospite della prima edizione di Acquaviva Comics, organizzata dalla Omnibus Omnes e dal Comune di Acquaviva. Ha inoltre incontrato i ragazzi del Liceo Artistico Licini di Ascoli e ha fatto parte della giuria del concorso SettanTEXimo, concorso di disegno dedicato a Tex Willer, il celebre personaggio della Sergio Bonelli Editore, che quest’anno compie 70 anni. Burattini è un famoso sceneggiatore di fumetti, in particolare di Zagor, lo Spirito con la Scure, di Cattivik e di Lupo Alberto, ed è autore di libri e di opere teatrali. Ad Acquaviva ha presentato i suoi libri di aforismi, ironici e pungenti: “Utili sputi di riflessione” e “Sarò bre” (Ed. Allagalla).


Moreno, nel 1991 usciva la tua prima storia di Zagor. Ma tu, ti senti un po’ Zagor? Ovvero, con gli anni, Moreno è diventato un po’ Zagor, o viceversa?

Ero Zagor nei sogni di bambino, sicuramente. Ho cercato di esserlo almeno un po’ nella prestanza fisica della giovane età, quando andavo in palestra. Tanti sforzi con i pesi e il tapis roulant per essere oggi, invece, simile più a Cico che a lui. Scherzi a parte, chi cresce leggendo Zagor subisce un imprinting di valori positivi che si porta dietro tutta la vita. Lo Spirito con la Scure non è uno spaccamontagne, è un eroe che vince soffrendo. Rispetta la natura, fa da peacekeeper fra le etnie, persegue la giustizia prima del rispetto formale della legge, è generoso e coraggioso. E’ anche il più possibile sorridente. Se anche non ho più il fisico per sentirmi lui fuori, lo uso come modello per sentirmi lui dentro.

Se tu potessi scegliere di incarnarti in un personaggio dei fumetti, chi vorresti diventare e perché?

Zagor ha una esistenza troppo piena di guai (anche per colpa mia che gliene creo, scrivendo le sue storie da trent’anni) per essere appetibile, piuttosto mi piacerebbe essere Corto Maltese, che vive (sì) avventure drammatiche, ma con ritmi più rilassati, e viaggiando il mondo con una donna in ogni porto.

Raccontaci l’ambientazione in cui scrivi le tue sceneggiature. Al computer seduto davanti a una tazza di caffè? O c’è un luogo da cui trai ispirazione?

Sono uno scrittore da battaglia, nel senso che non vivo guardando languidamente fuori dalla finestra con la tazza di caffè americano in mano in cerca di ispirazione. Sono obbligato dai ritmi delle mie tante attività a scrivere di continuo, dove capita. Scrivo una pagina in redazione fra il riscontro di una tavola disegnata e l’altra o fra due delle cento mail al dì che spedisco o che ricevo; una pagina sul tablet in treno mentre raggiungo la città di una mia conferenza; una pagina la sera tardi sul portatile prima di crollare addormentato, ma con un libro in mano, di ritorno dalla palestra; una pagina a casa della fidanzata prima di portarla al cinema o a cena fuori. Alla fine, cinque pagine al giorno escono fuori, insieme ad articoli, capitoli di libri, testi per i miei due blog.

I tuoi libri di aforismi nascono dalla osservazione delle persone? Qual è la tua maggior fonte di umorismo quotidiano?

I miei libri di aforismi nascono dall’osservazione delle persone (il “gran teatro del mondo”, per dirla con Shakespeare) ma anche dalla lettura delle notizie di cui mi capita di cogliere il risvolto comico o su cui mi viene un commento cinico. Mi fa molto ridere l’importanza che la gente dà alle sciocchezze, mi disturba la convinzione delle persone di poter esprimere un parere su tutto anche senza avere le competenze o le informazioni necessarie. Comunque anch’io ho la mia opinione su tutto, ed è “avete ragione voi”.

Come è cambiato, e in cosa, il mondo dei fumetti dal tuo esordio ad oggi.

Il principale cambiamento tra i fumetti di ieri e quelli di oggi è che ieri i fumetti qualcuno li leggeva. Oggi, purtroppo, lavoriamo (realizzando prodotti mediamente di qualità anche maggiore) senza nessuna vera possibilità di incidere come invece hanno inciso certi fumettisti del passato.

Un consiglio per chi volesse diventare sceneggiatore di fumetti. Scuola, passione, talento innato?

Dal punto di vista pratico, il mestiere del fumettista presto smetterà di essere un mestiere e diventerà soltanto un hobby, indubbiamente “figo”, ma un hobby. Cioè gli sceneggiatori avranno altri lavori (anche in campi e settori limitrofi) e per passione scriveranno fumetti, senza che ciò possa essere fonte unica di sostentamento (salvo rarissimi casi, magari all’estero). Poi, parlando di passione, è chiaro che solo chi è innamorato del fumetti potrà riuscire a scriverne. Se c’è del talento innato, una scuola può fornire degli strumenti, ma non basta la scuola se il talento non c’è. Io non ho frequentato corsi specifici, ho imparato osservando e studiando il lavoro altrui.

Parlaci dei tuoi progetti futuri. Cosa bolle in pentola?

Ho in serbo un sacco di belle cose riguardanti Zagor, su cui però meglio non anticipare niente per non sciupare la sorpresa. Lo Spirito con la Scure è un personaggio estremamente vitale che gode dell’appoggio di uno zoccolo duro di lettori entusiasti in grado anche di dar vita a comunità virtuali molto attive su Internet, e dunque è bello lavorare a iniziative che poi, si sa, troveranno un pubblico ricettivo. Al di fuori di Zagor sto scrivendo un saggio sulla carriera di un importante autore di fumetti e una nuova commedia. Sto lavorando a un paio di graphic novel erotiche, per cimentarmi anche con questo genere dopo aver scritto di tutto. Ho due blog da portare avanti e aggiornare. Continuo a fare presentazioni dei miei libri, dando vita a incontri che risultano (di solito) molto divertenti. Mi chiedono con insistenza un romanzo che prima o poi sfornerò (in fondo ho il mio piccolo seguito). Di sicuro non mi annoierò e cercherò di non far annoiare i miei lettori.

© 2018, Raffaella Milandri. All rights reserved.


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17 Maggio 2018 alle 17:55 | Scrivi all'autore | | |

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