dall’UniMc

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Nuova luce per la Biblioteca Giuridica di Unimc

Dopo un radicale intervento di ristrutturazione e riqualificazione, riapre lo storico edificio di Giurisprudenza. Il rettore Adornato: “Gli edifici dedicati allo studio universitario diventano anche un modo per costruire il senso di comunità “.

Si scende tra scaffali di libri e, alzando lo sguardo, si può vedere uno scorcio del San Paolo incorniciato dal cielo: risplende di luce la rinnovata Biblioteca Giuridica dell’Università di Macerata, interessata da un’importante opera di ristrutturazione e riqualificazione, interamente firmata dall’Area tecnica di Unimc guidata dall’architetto Francesco Ascenzi, grazie anche ai fondi Miur per il progetto di eccellenza del Dipartimento di Giurisprudenza: 700 mila euro per recuperare uno spazio di 900 metri quadri, che può ospitare fino a 160 utenti seduti e 70 mila volumi, oltre ai 120 mila custoditi nell’archivio sotterraneo. Oggi il taglio del nastro, benedetto da don Jacopo Foglia in rappresentanza del vescovo, alla presenza del prefetto Iolanda Rolli, della presidente dell’ordine degli avvocati Maria Cristina Ottavianoni, del comandante della Compagnia dei Carabinieri Luigi Ingrosso insieme al comandante della stazione Andrea Petroselli.

“Inauguriamo questo spazio nel 2019, anagramma di 1290, anno della fondazione, che rappresenta il futuro – ha commentato il rettore Francesco Adornato -. Architettare il cambiamento, come noi vorremmo anche attraverso la nuova biblioteca, vuol dire collegare cose e pensieri, persone e discipline, arte e scienza, analisi e intuizione, connettendo più piani di una stessa realtà di cui non abbiamo ancora scoperto tutta la potenzialità. Gli edifici dedicati allo studio universitario diventano anche un modo per costruire il senso di comunità, che si sta sempre più perdendo in una società smarrita di sconnessi individualismi”.

Come hanno sottolineato il direttore del Dipartimento Stefano Pollastrelli e il suo predecessore Ermanno Calzolaio, la struttura, interna alla sede storica dell’Ateneo, rappresenta oggi un polo specialistico del sapere giuridico, con raccolte anche molto prestigiose, un luogo – come ha fatto notare Elisabetta Michetti, delegata ai servizi bibliotecari – di conservazione del passato e della memoria. “Uno spazio di integrazione e inclusione tra studenti, docenti e personale tecnico amministrativo”, ha aggiunto Marco Fortuna, rappresentante degli studenti del Dipartimento.

Forte è il legame di molti maceratesi con questo edificio, realizzato negli anni ’60 del Novecento, nello spazio vuoto della corte dell’ex Convento dei Barnabiti. “E’ emozionante – è intervenuto il direttore generale Mauro Giustozzi, che tra quei banchi ha trascorso tanti momenti della sua vita universitaria – ricordare avvenimenti e persone”. L’interno della struttura ha mantenuto la sua peculiare connotazione spaziale, caratterizzata da vorticosi e “piranesiani” ambienti a doppia e tripla altezza. Mediante la riconfigurazione di elementi quali luce, finiture, colori, materiali e design, è stata valorizzata l’originaria identità spaziale, non rinunciando a un’immagine più contemporanea e adatta alle esigenze dell’attuale utenza universitaria, grazie anche all’impianto wi-fi.

Una delle novità più significative è la riqualificazione dei due lastrici solari presenti all’interno del cortile, trasformati e attrezzati per farne luoghi per la socializzazione e l’incontro degli studenti.

L’ingresso, più visibile e rappresentativo, si apre al centro del corridoio principale del Dipartimento, vicino alle aule. Gli spazi sono stati adeguati alle attuali normative di sicurezza. Il vecchio ascensore è stato sostituito con un nuovo impianto in grado di soddisfare i requisiti di accessibilità. L’efficienza energetica è stata aumentata attraverso la riqualificazione degli impianti e la completa sostituzione di tutte le ampie superfici vetrate del piano terra, dei lucernai e delle finestre in legno lungo il corridoio principale dell’immobile.

Il senso del latino oggi. Incontro a Unimc

Mercoledì pomeriggio, 20 febbraio, dibattito con i latinisti Andrea Balbo e Luigi Miraglia al Casb, la biblioteca didattica di Ateneo.

Che senso ha oggi studiare il latino, da molti considerato obsoleto e inadeguato alla formazione nel mondo attuale? “Studiare il latino non è sinonimo di noia, la disciplina non è un male necessario, ma un’opportunità di crescita culturale e intellettuale ancora più importante in un mondo globalizzato e in continua trasformazione” scrive Andrea Balbo, docente dell’Università di Torino, che domani pomeriggio, mercoledì 20 febbraio 2019, alle ore 15.30 sarà ospite dell’Università di Macerata alla biblioteca Casb (Piazza Oberdan 4) per l’incontro sul tema “Sermo Latinus: dialogo sull’attualità della lingua latina e incontro tra proposte didattiche”.

Con lui ci sarà anche Luigi Miraglia, che da una ventina d’anni forma giovani alle lingue e alle lettere antiche in un collegio, l’Accademia Vivarium Novum, dove si parla latino e greco antico. L’iniziativa, moderata da Francesca Boldrer, docente Unimc di lingua e letteratura latina, rientra nell’ambito del progetto “Le lingue della cultura” del Dipartimento di Studi Umanistici. Sarà presente anche il direttore Carlo Pongetti.

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