Michael Kiwanuka “Kiwanuka”

Michael Kiwanuka “Kiwanuka”

Etichetta: Polydor / Interscope
Brani: You Ain’t the Problem / Rolling / I’ve Been Dazed / Piano Joint (This Kind of Love) Intro / Piano Joint (This Kind of Love) / Another Human Being (Interlude) / Living in Denial / Hero / Hard to Say Goodbye / Final Days / Interlude (Loving the People) / Solid Ground / Light
Produttori: Danger Mouse & Inflo

 

 

Michael Kiwanuka firma un altro grande album, dopo l’eccelso “Love & Hate” del 2016. Ma c’è poco da sorprendersi: parliamo di un artista di grande talento, capace di passare nel giro di pochi minuti dal soul più confidenziale al rock più ruvido, dal cantautorato tipicamente british (Van Morrison e John Martyn sono due dei suoi fari) ai cocktail sonori alla Beck. Tutta musica retromaniaca, questo è palese, ma talmente eclettica da lasciare quasi disorientati durante i primi ascolti. Ormai nessuno parla più di Michael come del nuovo Otis Redding o dell’erede di Bill Withers, difficile incasellarlo in un genere, figuriamoci in un paragone con un singolo artista. Michael è perfettamente a proprio agio tanto con la tribalità di You Ain’t The Problem quanto con l’easy listening di Living In Denial; sa quanto accelerare e quando riposarsi, sa quando sussurrare e quando volare alto; ha, soprattutto, la capacità di fare canzoni che, una volte entrate nel cuore, non escono più. Hero, per esempio, non è un semplice singolo ma un autentico instant classic, con riverberi che nemmeno i Black Keys e un testo che rende omaggio all’attivista nero Fred Hampton, ucciso dalla polizia di Chicago nel 1969. Forse non è il brano più originale né il più coraggioso di “Kiwanuka” ma ne è il simbolo. E’ un brano che raccoglie molti dei temi sviluppati del disco, dove l’attenzione per uguaglianza, identità, ambiente è costante. Un poco alla volta, canzone dopo canzone, Michael sembra scrollarsi di dosso l’innata insicurezza e i tanti dubbi sul proprio posto nel mondo. Ne esce fuori quello che The Guardian ha definito “uno dei migliori album del decennio”: forse in Inghilterra esagerano. O forse no.

 

 

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