Coronavirus e bonus alimentare, Falco e Curzi: “I servizi sociali devono lavorare in front office non da remoto”

Coronavirus e bonus alimentare, Falco e Curzi: “I servizi sociali devono lavorare in front office non da remoto”

San Benedetto del Tronto, 2020-03-31 – Tutti i comuni d’Italia si stanno apprestando ad affrontare la distribuzione dei fondi di cui il Presidente del Consiglio ha annunciato l’assegnazione a seguito di un’ordinanza della protezione civile, 400 milioni di euro totali come stanziamento straordinario, vincolato agli aiuti alimentari, ossia destinati alle famiglie che non hanno soldi per provvedere a fare la spesa, come primo passo per il contrasto agli effetti dell’emergenza Corona virus. Questa decisione è stata presa a seguito di alcuni casi di disordini verificatisi davanti a supermercati di Palermo, ed assunta in accordo con il presidente dei comuni italiani (Anci) De Caro.

Accantonando la sterile polemica di alcuni esponenti politici, che dividendo 400 milioni per 56 ottengono i famosi 7 euro a testa, chiariamo subito che non tutte le famiglie, almeno per ora, hanno problemi a fare la spesa, e che confidiamo nel fatto che questa sia solo la prima e più urgente misura di sostegno per i casi davvero disagiati. Va detto che l’assegno alimentare spetterà in via prioritaria alle famiglie che non percepiscono già contributi o sussidi finalizzati a far fronte alle esigenze primarie. In secondo luogo, diciamo che lo stesso verrà conferito, a seconda dello stato di bisogno dei destinatari, fino ad un importo massimo di 300 euro.

Parlando del Comune di San Benedetto, ci sono stati assegnati 296.000 euro circa, che, avendo riguardo alla loro specifica destinazione e finalità alimentare immediata (ricordiamo che sono somme vincolate dalla legge a tale fine), non sono affatto pochi per la nostra città.

La protezione civile, cui è stato assegnato il fondo, ha disposto che i comuni provvederanno, mediante i servizi sociali, e laddove si ritenesse utile, con il coinvolgimento del terzo settore, a distribuire i buoni pasto.

A questo punto, senza alcun intento polemico, facciamo rilevare che da due settimane circa il personale dei nostri servizi sociali è a casa e lavora da remoto, e che riteniamo questa decisione assolutamente inopportuna in quanto, pur con tutte le precauzioni relative alle dotazioni sanitarie di sicurezza, alle distanze ed alle norme igieniche imposte dalla situazione attuale, se vi è un servizio ove è assolutamente necessario ed imprescindibile il front office con i cittadini, che a volte con molta fatica chiedono aiuto, e soprattutto in un periodo emergenziale e per molti disperato come quello attuale, è proprio quello dei servizi sociali. Servizio delicatissimo che non si può assolutamente fornire in modo soddisfacente lavorando da remoto: questo ufficio comunale, nella casa dei cittadini, ora dovrebbe essere aperto per chi si trovi in condizioni di disagio, e moltissimi municipi si comportano in tal modo.

Va detto che i servizi sociali hanno cognizione solo di una parte delle realtà e dei soggetti disagiati, e che esiste una grandissima parte sommersa di poveri che non vi si rivolge, e alla quale il comune non arriverà, se non dimostrando una grande sensibilità ed intuizione, passando attraverso le varie associazioni del territorio, come Caritas, Comunità di Sant’Egidio, Sulle ali dell’Amore, Ora et Labora, Banco Alimentare, ecc.

Ieri mattina il nostro sindaco ci ha informati della decisione di costituire un tavolo di lavoro con l’assessore competente ed i dirigenti del settore, dimostrandoci di voler coinvolgere anche un consigliere per la maggioranza ed uno per la minoranza, cosa che abbiamo senza dubbio apprezzato, al fine di stabilire i criteri per l’individuazione dei soggetti bisognosi di tale provvidenza, dicendo anche di voler “sentire” le associazioni. Oggi si è riunita l’apposita commissione, e ci sembra che l’Amministrazione stia procedendo in tale direzione, ci permettiamo solo di sottolineare che alcune famiglie bisognose ricevono assegni alimentari non dai servizi sociali ma attraverso le varie associazioni e gli organismi benefici come la Caritas, dunque sarà importante monitorare le esigenze reali per il tramite di tutto il terzo settore operante sul territorio, nella selezione dei soggetti destinatari, affinchè questi 296.000 euro diventino un prezioso e vitale aiuto per chi versa in condizioni di assoluta indigenza.

Cons. Rosaria Falco

Cons. Marco Curzi

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