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Centro Trasfusionale, Madonna del Soccorso e dintorni: l’ira del Comitato

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San Benedetto del Tronto, 2020-05-28 – Riceviamo e pubblichiamo

 

All’inizio di marzo la Direzione Av5 fece trasferire in tutta fretta tutte le attrezzature del centro Trasfusionale del Madonna del Soccorso ed ora, con il lentissimo avvio al ripristino, promesso in toto, anzi in melius e in più di una occasione, sia dal presidente Ceriscioli che dalla direzione di AV5, tornando il nostro ospedale ad occuparsi di tutti i pazienti ordinari e in prossimità della stagione estiva, che vede purtroppo frequenti incidenti stradali e autostradali, infortuni in mare ed in spiaggia, urgenze ed emergenze di ogni genere, diventa ormai improcrastinabile riportare il centro Trasfusionale nell’ospedale insieme al laboratorio analisi. Sarebbe davvero pericoloso ed irresponsabile decidere di farci affrontare i prossimi mesi senza questo servizio fondamentale e, pur trattandosi di un argomento molto tecnico, cercheremo di spiegarne i motivi.


Premettiamo. Ci dicono che la Direzione avrebbe deciso che possiamo farne tranquillamente a meno fino a fine anno, come fatto in questi mesi: magari in autunno tornasse ad aumentare il contagio, avrebbero una pessima scusa per tenersi l’intero servizio, che prima dell’emergenza era dislocato su entrambi i presidi.

Spieghiamo quindi come si svolgerebbe allo stato di fatto attuale la filiera delle trasfusioni. I donatori in questo periodo possono donare il sangue sia in Via Romagna a San Benedetto che al Mazzoni. Poi i flaconi vengono portati ad Ascoli per la c.d. tipizzazione. Quando arrivano utenti bisognosi di trasfusione ma senza emergenza immediata, viene loro effettuato un prelievo, inviato al laboratorio analisi del Mazzoni, ove il sangue viene analizzato e “crociato” per individuare i flaconi di sangue compatibili, dopodiché i flaconi vengono inviati a San Benedetto: tempo medio per procedere alla trasfusione due ore.

È noto però che, nella maggior parte dei casi, le trasfusioni sono necessarie con estrema urgenza, se non si vuol rischiare di perdere il paziente, sia in caso di incidente con ingenti perdite ematiche, sia ad esempio in caso di parto di urgenza con placenta previa, che presuppone una prevedibile e abbondantissima perdita di sangue ed una sicura necessità di immediata trasfusione. In tal caso, alla situazione attuale, risulterebbe impensabile attendere due ore, il paziente morirebbe e le responsabilità della struttura sanitaria sarebbero incontestabili e gravissime, in quanto le morti sarebbero facilmente prevedibili ed evitabili con l’uso delle minime cognizioni di organizzazione sanitaria e con competenze mediche basilari. L’alternativa, in caso di assenza assoluta di tempo, è quella di utilizzare un flacone di sangue RH 0 negativo, gruppo sanguigno molto raro e la cui quantità è limitata, in quanto sono pochi ed individuati i donatori, che naturalmente non possono effettuare donazioni oltre una certa frequenza: dunque si tratta di un patrimonio da usare con attenzione e parsimonia.

Il sangue 0 negativo va quindi usato solo in due casi tassativi: quando il paziente da trasfondere ha gruppo sanguigno 0 negativo, o quando occorre una trasfusione entro pochissimo minuti, senza che ci sia il tempo, in un ospedale “normale”, di attendere l’esito delle analisi per verificare il tipo di sangue del paziente. E solo un flacone, il tempo di avere i risultati e individuare il tipo di sangue necessario alle successive trasfusioni.

Ebbene, tutta questa spiegazione serve per rendere chiara la gravità e l’abnormità del fatto che, negli ultimi due mesi, nell’AV5, e soprattutto a San Benedetto si siano usate ben 37 sacche di sangue 0 negativo, una enormità, al punto che ad oggi sarebbero rimaste, per tutte le necessità dell’AV5, solo 3 sacche di tale tipo di sangue. Cosa succederà quando a seguito di un incidente sarà necessario procedere d’urgenza ad una o più trasfusioni, dovendo attendere almeno due ore per avere i flaconi adatti al paziente e non disponendo di una riserva di sangue 0 negativo?

Questa resistenza decisa a restituirci tale servizio, insieme alla pediatria e al punto nascite, costituisce una chiara manovra per ridurre il nostro ospedale, a mente del decreto Balduzzi, ad un livello di base, e far restare tutti i reparti e le dotazioni del primo livello ad Ascoli. Sembra anche che ci sia un secondo motivo per non riportare l’intero servizio trasfusionale nel nostro ospedale. Ci hanno spiegato, e stiamo ora verificando la notizia, che vogliono riempire il piano 1, dove si trovava prima, con posti letto per lungo degenti. Così avremo l’Hospice, i lungodegenti, gli ambulatori, magari pochissima Day Surgery. È cominciata la programmata trasformazione dell’ospedale in Poliambulatorio con RSA!

Del resto tale nostra tesi sarebbe suffragata dalle affermazioni della Direzione nel riscontro alla diffida del cons. reg. Giorgini: in previsione ci sarebbe solo l’attività di raccolta delle donazioni di sangue, tralasciando il servizio trasfusionale.

Concludiamo insistendo sull’incongruenza di aver predisposto ed attrezzato, grazie alle generose donazioni pro-Covid, i 21 posti letto di ricovero ordinario nella palazzina ex AIDS di Ascoli, senza che se ne sia mai ventilato neanche lontanamente un uso concreto: cosa hanno intenzione di farne, vista anche la delibera regionale che adesso ne prevede obbligatoriamente l’uso? Oltretutto il Mazzoni dispone di ben due infettivologi, che la Direzione si è ben guardata, in fase emergenziale, di mandare a San Benedetto quando ce ne sarebbe stato estremo bisogno. E a rischio di passare per campanilisti e faziosi, resta anche da ribadire la curiosa perdurante assenza nel nostro nosocomio, di almeno una apparecchiatura per analizzare i tamponi, cosa non solo equa e ragionevole, ma che servirebbe a rendere il lavoro degli operatori più agile, con una minore attesa per i pazienti da esaminare e con minori rischi di contagio. Sappismo che ora ne dispone anche l’ospedale di Camerino, ove riescono ad avere la risposta in 20 minuti. Non ci rassegneremo ad essere trattati come bassa manovalanza: i nostri utenti, i nostri operatori e i nostri servizi meritano la stessa considerazione, cura e rispetto che riservate a quelli del Mazzoni. E comunque del Mazzoni avremo presto modo di parlare dettagliatamente con dati e fatti.

Dott. Nicola Baiocchi

Cons. Rosaria Falco

 

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