Tonino Armata: “Caro commissario Pd Pier Giorgio Giorgi ti scrivo”

Tonino Armata: “Caro commissario Pd Pier Giorgio Giorgi ti scrivo”

Riceviamo e pubblichiamo

 

Tonino Armata: “COSA SARÀ LA SAN BENEDETTO DI DOMANI? RECUPERIAMO LE CULTURE POLITICHE”

“Caro commissario Pd Pier Giorgio Giorgi

 

Questo paese ha voluto distruggere le culture politiche. Nel momento del passaggio politico più delicato del post-dopoguerra (il crollo del Muro e la fine della guerra fredda), anziché immaginare un rinnovamento del sistema politico ed istituzionale basandosi sulla modernizzazione delle culture politiche, ha scelto di… sbarazzarsene.

Non è accaduto così negli altri paesi europei, nei quali l’intreccio tra i filoni di pensiero otto-novecenteschi e i nuovi movimenti figli della modernità è avvenuto all’interno di processi fisiologici, che hanno garantito alternanza di potere, stabilità di governo, capacità di leadership. Tutte cose che mancano all’Italia, alle Regioni, alle città e ai comuni.

Le élites economico-finanziario-mediatiche che hanno promosso questa cesura oggi sono asfittiche e in competizione al loro interno, dentro un processo di riassetto del capitalismo europeo e globale che le vede sostanzialmente ai margini.

Su questo campo di battaglia, sullo sfondo del quale si affacciano – sostanzialmente come spettatori – partiti senza radicamenti sociali e territoriali, partiti personali, forze politiche esistenti solo nelle aule parlamentari e assenti nella società e nel quale i processi di concentrazione dell’informazione hanno ridotto significativamente gli spazi del pluralismo e della dialettica, si è abbattuto il Coronavirus, che oltre alla immane tragedia di oltre 32.000 morti (che sembrano essere passati già in cavalleria per troppe porzioni della società italiana) ha generato la più grave recessione economica della storia repubblicana, i cui effetti ancora sono incipienti e non esplicati ma che presto si manifesteranno in tutta la loro drammaticità.

Per uscirne, il governo sin qui ha operato a mio avviso bene. Non solo nella gestione dell’emergenza (giudizio condiviso da larghe parti dell’opinione pubblica), ma anche nel recupero di risorse straordinarie. Lo sblocco in sede europea di questioni che apparivano insormontabili (il patto di stabilità, il MES senza condizionalità, i fondi per la cassa integrazione, la socializzazione dei titoli di debito comunitari) sono risultati eccezionali, viste le condizioni di partenza. E mi permetto di aggiungere che sono stati raggiunti grazie alla presenza e all’apporto decisivo del Pd. 

Avessimo avuto il governo Conte-Salvini a guidare questo processo, al netto delle tensioni sociali drammatiche che si sarebbero generate nel paese, in Europa con l’alleanza stretta con l’Ungheria di Orban e la Polonia e tutti gli altri contro avremmo ottenuto sonore sconfitte e ora saremmo qui ad imboccare una strada di sapore argentino.

Però, ora, si pone il problema di come impiegare queste risorse, di come fare “presto e bene”, di come riavviare il motore dell’economia prima che il rimbalzo della recessione si trasformi in una spirale senza fondo nella quale rischiano di cadere imprese, posti di lavoro, ricchezza e -soprattutto- speranza e fiducia nel futuro.

E su questo, non ci sono sconti. Non basteranno Stati Generali o iniziative comunicative, non servirà l’abilità dei comunicatori, non sarà sufficiente la capacità degli spin-doctor o dei press agent.

Per uscire dovremo tornare sul luogo del delitto. Dovremo tornare a pensare politicamente, a declinare cultura politica, a interpretare la società secondo il pensiero politico.

Non ho sentito ancora nessuno ragionare attorno alle analisi di scenario che il Covid19 ci pone.

Sento lunghi elenchi della spesa, infinite proposte sovrapposte fra loro spesso in maniera incoerente, e gli eterni progetti tirati fuori dal cassetto da almeno 30 anni.

Non sento invece la visione, il pensiero di fondo, l’obiettivo sul tendere.

La politica non è la somma alla rinfusa delle proposte avanzate dalle corporazioni o dagli stakeholder, alcuni dei quali hanno anche qualcosa da farsi perdonare anziché concionare. 

La politica è un progetto di azione basato sull’interpretazione della società secondo caratteristiche ideali e valoriali, e in una democrazia si attua attraverso strumenti che -piaccia o meno a qualcuno- incarnano i principi nella Storia, ovvero i partiti.

I partiti popolari sono stati storicamente lo strumento con il quale un paese come l’Italia, che aveva escluso le masse dai processi di unità nazionale, ha fatto il salto di qualità in termini di crescita, economica e umana.

È stato con l’immissione delle masse popolari nelle istituzioni, attraverso il sistema rappresentativo, che l’Italia è diventata una nazione tra prime al mondo.

E questo è avvenuto perché il processo di basava sulle culture politiche, di destra, centro e sinistra.

A lì dobbiamo tornare. In un’ottica di modernità, certo, perché i problemi nuovi non sono interpretabili con le lenti del passato. Ma con una declinazione adeguata, che filtri il futuro dentro l’analisi dei valori e dei principi, degli interessi generali e delle prospettive comuni.

Altrimenti sul campo resteranno solo due elementi: il corporativismo e il trasformismo.

L’idea, cioè, che è sufficiente raccogliere le proposte di questa o quella categoria, e adattarle alla bisogna dentro una dimensione di occhieggiamento, che rinvia all’infinito la soluzione dei nodi reali.

Così facendo, per anni, abbiamo infilato tutti i nodi dentro l’imbuto. E ora non ci passa più nulla. Gli esempi, in tal senso, si potrebbero sprecare…

Cosa sarà la San Benedetto di domani? Pensiamo di adattare il modello “Congresso di Vienna” al post-Covid o quello della fine dell’impero romano d’Occidente? Oppure abbiamo risorse, pensieri e persone per un nuovo rinascimento culturale (es. Città dei Bambini), economico, politico e ambientale che faccia tesoro di questo schiaffo della Storia e costruisca davvero una città nuova, diversa e più giusta?

Questo è un tema che riguarda soprattutto noi riformisti, perché senza una azione reale, forte e concreta della politica, la città che si prospetta è una città in cui si cristallizza la dimensione dei ricchi più ricchi e dei poveri più poveri, nel quale gli esclusi sono emarginati ancora di più e gli inclusi sono garantiti in modo maggiore.

In una città così, la sinistra fallisce il proprio compito naturale ed esce sconfitta. Per evitarlo, e per essere all’altezza del compito che ci siamo cercati alle scorse elezioni, non possiamo accontentarci di adunate dallo sfondo fin troppo aristocratico dalle quali non arriverà nessuna dimensione messianica, né il traccheggiamento ondivago dell’eterno galleggiamento sambenedettese.

Dobbiamo inverare le culture politiche, e ricondurre a queste (nel loro confronto, nel loro scontro e nella loro sintesi) la costruzione del domani. (Tonino Armata)”

In allegato: convocazione degli iscritti al Pd

Agli iscritti del Partito Democratico
di San Benedetto del Tronto
Oggetto: Convocazione dell’Assemblea generale degli iscritti
E’ convocata per lunedì 29 c.m. alle ore 21 presso l’Associazione dei Pescatori in
Piazza Caduti del Mare n° 6 l’Assemblea generale degli iscritti al Partito Democratico
di San Benedetto del Tronto con il seguente ordine del giorno:
1. Relazione sul Commissariamento del Partito e sulla situazione politica;
2. Presentazione e approvazione dei bilanci relativi agli anni 2017,2018 e 2019;
3. Indicazione da parte degli iscritti dei candidati alle prossime elezioni regionali;
4. Varie ed eventuali.
L’Assemblea verrà svolta nel rispetto delle vigenti norme sul Covid-19 che
prevedono l’igienizzazione delle mani all’ingresso, il distanziamento sociale e
l’obbligo di indossare la mascherina.
Pier Giorgio Giorgi
Commissario PD
San Benedetto del Tronto, 24/06/2020

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