Al via il 27° Premio Libero Bizzarri – Festival del Documentario

Al via il 27° Premio Libero Bizzarri – Festival del Documentario

San Benedetto del Tronto – Lunedì 20 luglio, presso la Palazzina Azzurra, si terrà la prima serata della sesssione estiva del 27^ Premio Libero Bizzarri – Festival del Documentario. La prenotazione è obbligatoria: contattare  info@fondazionebizzarri.org
oppure chiamata, sms o whatsapp al numero: 3207297536.  

Qui è possibile consultare il PROGRAMMA COMPLETO: https://www.fondazionebizzarri.org/images/schede/247allegato.pdf

Il 20 luglio – ore 21.30 è in programma il documentario “La nostra pietra” di Alessandro Soetje sull’imprenditore visionario Daniele Kihlgren e sul suo progetto di recupero del borgo di Santo Stefano di Sessanio in Abruzzo. Presenzierà Daniele Kihlgren.

Il New York Times ha presentato Daniele Kihlgren, milanese di padre svedese, come “modello imprenditoriale” per come ha recuperato “pietra per pietra” l’antico borgo disabitato di Santo Stefano di Sessanio, per aver dimostrato che “il cemento ha disonorato l’Italia”. Lo definivano “il rampollo rinnegato di una concreta fortuna italiana”: la fortuna di famiglia era stata costruita producendo proprio cemento.

Da tempo, Daniele immaginava di recuperare un borgo di “architettura minore”, privo di cemento. L’idea era ricostituire un posto in cui vivere come 70 anni fa, coi mobili di allora, anche se scomodi, i tessuti fatti a telaio come una volta.

Alla fine degli anni Novanta visita a cavallo della sua moto Santo Stefano di Sessanio, un borgo medievale aggrappato su una cima delle aspre montagne abruzzesi. È amore a prima vista. Intuisce che è il luogo giusto per dare corpo alla sua vecchia idea: restaurare in modo filologico un borgo medioevale in rovina, per fare del paese intero un albergo diffuso.

L’idea è di trarre profitto dalla conservazione del paesaggio anziché, come troppo spesso accade in Italia, dalla sua devastazione. È un’idea buona e funziona.

I turisti accorrono.

Sull’onda dell’entusiasmo Kihlgren comincia a comprare case in altri borghi simili e avvia un progetto analogo nei Sassi di Matera. Il nuovo albergo Sextantio, a Matera è nelle grotte e tanti clienti scivolano sui pavimenti di sasso, eppure, tasso di occupazione e prezzo delle stanze sono superiori a quelli dei vicini grandi alberghi.

L’Azienda è cresciuta, ora è in progetto un resort in Ruanda.

 

“La nostra petra” ben introduce il tema scelto per l’Anteprima del Festival.

Dopo il lungo lockdown causato dalla pandemia devono riaprirsi i luoghi della cultura e della socializzazione. Ma dobbiamo anche individuare nuovi modi, nuovi spazi e diversi luoghi per vivere la nostra vita, la nostra quotidianità. Dobbiamo riappropriarci di spazi resi “invisibili” dal tempo e di attività dimenticate, è un segno di ripresa e vitalità che vale per tutta la comunità.

La nostra pietra
di Alessandro Soetje (2018, 72’)
“Daniele Kihlgren è il terzogenito “ribelle” di una ricca famiglia italiana di imprenditori del cemento. Alla fine degli anni Novanta visita a cavallo della sua moto Santo Stefano di Sessanio, un borgo medievale aggrappato su una
cima delle aspre montagne abruzzesi. È amore a prima
vista. Intuisce che è il luogo giusto per dare corpo a una
sua vecchia idea: restaurare in modo filologico un borgo
medioevale in rovina, per fare del paese intero un albergo diffuso. L’idea è di trarre profitto dalla conservazione
del paesaggio anziché, come troppo spesso accade in
Italia, dalla sua devastazione. È un’idea buona e funziona.
I turisti cominciano ad accorrere. Sull’onda dell’entusiasmo Kihlgren comincia a comprare case in altri borghi
simili e avvia un progetto analogo nei Sassi di Matera. Ma
Daniele ha un temperamento più artistico che imprenditoriale. E un’amministrazione poco accorta, unita a un
perfezionismo quasi maniacale, presto genera problemi. La situazione diventa critica: il sogno di un progetto
privato per la conservazione dei beni culturali – portato
avanti senza un euro d’intervento pubblico – rischia di
infrangersi contro lo scoglio dei debiti e della crisi.
Sullo sfondo di spettacolari paesaggi italiani il regista
Alessandro Soetje dipana il racconto metaforico di un
uomo, che, come il suo Paese, ha un’anima profonda, ma
non riesce ad amare se stesso”.

 

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